Cos’è successo?

Accadde che..., Virtuality

2 Commenti

In breve: tophost ha sputtanato un disco. Su quel disco c’ero io.

Per fortuna avevo un backup vecchio di meno di una settimana.

Nell’importazione si sono persi gli widget (che credo d’aver ripristinato) e sputtanati gli accenti (accetto suggerimenti se qualcuno è in grado di fare un “trova e sostituisci” o un adeguamento al set di caratteri su un .sql mi faccia un fischio, riparto da capo con l’importazione.

Abbiamo lavorato per voi (noi, mica tophost).

  • Share/Bookmark

Consigli per i viaggiatori -segue-

Sapevatelo!

1 Commento

13) E’ inutile che facciate finta di essere Humbert Humbert. Tanto la figlia appena maggiorenne della tenutaria del B&B, sorella più bella di una finalista Miss Italia, occhi azzurri e pelle scura, studia per l’ammissione a medicina, non a lettere, e non capirà la citazione. E voi non insegnate francese.

14) Se siete detta tenutaria, continuate pure a piombare a sorpresa, con ancora le pieghe del cuscino sulla faccia, addosso agli ospiti mentre fanno colazione nel silenzio della casa. Le assicurazioni pagano anche le ferite inflitte con coltelli da burro.

15) Già che ci siete, negate pure che i mal di schiena di detti ospiti siano dovuti al letto morbido come un pan di spagna: sia mai che vi richiedano le spese del Voltaren. E la camera non odora di cacca di bimbo.

  • Share/Bookmark

Consigli per i viaggiatori -segue-

Sapevatelo!

2 Commenti

10) Spiegate a chiunque che vostra moglie ?n changeling degli accenti, e che le vocali aperte che le scappano di tanto in tanto sono familiarità, non sfottò. CHIUNQUE.

11) Se in un ristorante c’è la policy del “niente comande scritte” e il cameriere, già con le mani e le braccia in posizioni da gangsta rapper per ricordarsi quello che hanno ordinato al tavolo da 20 (“treastici duerisotti seilinguine dueacque treastici duerisotti seilinguine dueacque…”) NON e ripeto NON chiedetegli “un caffè lungo”. Non solo non volete vedere come lo segna, ma vi arrestano pure tutti e due.

12) Quando entra nel ristorante in cui siete anche voi una panterona rossa di un metro e ottanta inguainata in un vestito nero molto corto e saluta sorridendo PROPRIO VOI, non montatevi la testa: è la vicina di B&B, che avete visto seduta in controluce mentre stendevate ad asciugare la tenda Togni che chiamate “costume”.

  • Share/Bookmark

Consigli per i viaggiatori -segue-

Sapevatelo!

1 Commento

7) Quando alla domanda “Quanto, per un ombrellone e due lettini?” vi rispondono “35 euro le prime due file, 25 le altre”, una buona risposta è “Torno quando sei sobrio, ok?”.

8 ) Adesso che state recuperando un colore epidermico che non rientra tra quelli usati dall’ANAS, potete pure addormentarvi pancia sotto, quasi del tutto all’ombra, e scottarvi la pianta dei piedi. Coglioni.

9) Se avete un concerto alle 21, presentarvi alle 23:45 con gli occhiali da sole e iniziare con una canzone nuova e orribile non vi farà benvolere dal pubblico. Capito, Baccini?

  • Share/Bookmark

Consigli per i viaggiatori -segue-

Sapevatelo!

1 Commento

4) Controllate sempre prima di sedervi se c’?a carta igienica. Quando chiedete alla sagoma femminile che passa davanti alla finestra “Ciccia, non c’?a carta, mi procuri un rotolo e me lo passi?” potreste capire solo dalla mano ossuta e inanellata che ve lo porge che quella a cui l’avete chiesta non era vostra moglie ma la tenutaria.

5) Quando osservate la vicina di ombrellone che si spalma la crema sul seno dedicandosi ad inturgidire i capezzoli, siate pronti a spiegare a vostra moglie che tutta quella attenzione è dovuta al fatto che non capite come mai abbia messo la protezione 20 sul capezzolo e la 40 sul resto, mentre voi avreste consigliato il contrario. Non aspettatevi comunque di essere creduti.

6) In seguito al consiglio numero 3, l’invertire le zone spalmate di crema con quelle tralasciate il giorno precedente “così si fa pari”, di nuovo, NON è una buona idea. Il passo successivo di questo ragionamento ?ngersi con la Diavolina e fare il giocoliere con le torcette.

  • Share/Bookmark

Consigli per i viaggiatori

Sapevatelo!

1 Commento

1) Quando in Sardegna ti chiedono “Su fastana Cagliari?” -o qualcosa del genere-, “POPPAAAAA!” non è una buona risposta.

2) Se una autoctona, per farti riconoscere una persona, te la descrive come “un piccoletto coi baffi” (testuale), nemmeno “grazie al cazzo!” èna buona risposta.

3) Quando vi spalmate la crema solare prima di otto ore di spiaggia, ricordatevi che anche la faccia e i polpacci sono roba vostra, volponi!

  • Share/Bookmark

Punti di vista

Ce l'ho con..., Recensioni

1 Commento

Ieri, grazie alla segnalazione di un’amica, sono tornato sul blog di un comune conoscente.
L’ho fatto dopo un paio d’anni dalla prima lettura, e come la prima volta l’ho trovato profondo, scherzoso, ben scritto, rilevatore, coinvolgente.
Come la persona, piena di interessi, genuina e sincera che lo scrive.

Purtroppo avevo perso il link -anche perchè, come ho scoperto ieri, lo cercavo col nick sbagliato-, che adesso è nei miei preferiti, e la ri-segnalazione di ieri mi ha reso un grande favore.

Se ripenso a con quali toni mi era stato descritto la prima volta non posso che, come feci allora, storcere la bocca al pensiero della pochezza del segnalatore originario. Non so se era invidia o semplice incapacità di una lettura un pelo più profonda di quella cronachistica, ma, prima per chat e poi di persona, mi fece un quadro del blog molto falsato e parecchio, parecchio più grigio e infantile di quanto fosse in realtà. Non osavo chiederlo all’autore -non si sa mai-, e ormai lo davo per una spiacevole perdita che, forse, avrei potuto recuperare con un po’ di link-surfing a partire da un amico comune o due.

Per fortuna, a volte ritornano pure le cose buone.

  • Share/Bookmark

Pantomime mattutine

Accadde che..., Dio li fa e poi li accoppa

0 Commenti

Mattina presto.
Batto contro la macchinetta del caffè come una falena contro un neon. Faccio due puttanate che spargono caffè in giro per un tavolo altimenti lindo
Debora interviene.
Finge una telefonata con pollice all’orecchio e mignolo alla bocca.
“Pronto, si… no, è fuori, appena torna ti faccio chiamare” (finge di coprire la cornetta) “E’ il tuo cervello, dice che non ti trova e che comunque anche lui oggi non c’è”
“Passamelo” (fingo di prendere la chiamata) “No, non c’è nemmeno Debora. … Si, l’ho mandata proprio lì”

  • Share/Bookmark

Indiplomatico

Accadde che...

0 Commenti

OK, lo so.

Non sono simpatico un accidente.

Sincero si, simpatico no.

Abbiate pazienza se evito le occasioni di incazzarmi, e ultimamente non esco con chi ogni volta dirotta i programmi, arriva in ritardo mostruoso, o semplicemente appesantisce la serata. Se ti invito “giovedì alle otto birreria, firenze sud?” non rispondi “si” e poi “ma facciamo mercoledì alle 9, pizzeria, empoli”, soprattutto se SAI che ho già coinvolto enne persone con il primo invito.

Abbiate pazienza anche se vi dico le cose come stanno e non per come le vorreste sentire. Se mi dici “me l’hanno data tutte, a Ibiza, tanto ero ubriaco, la mattina quando le vedevo facevo finta di non ricordarmi*”, aspettati la mia risposta “Non ci credo. Se è vero, spero che tu non ti sia preso malattie del cazzo, se non le hai prese sei uno stronzo comunque”.

Facciamo a capirci. E’ dura far finta d’essere buono e caro e comprensivo quando hai altre beghe, magari sormontabili, ma tutte tue, tra le palle. Sopportatemi o, meglio, pure voi ditemi in faccia quel che non voglio sentirmi dire.

*esempio inventato, a fatica, per restare irriconoscibile ma aderente a un evento relamente accaduto

  • Share/Bookmark

Una nuova frontiera

Audio/Video

5 Commenti

del tremendo, ovviamente.

  • Share/Bookmark

Nerdgasm

Audio/Video

0 Commenti

Si, è proprio lui.

edit: la BBC ha rotto il cazzo.

  • Share/Bookmark

La verit fa male

Follia

0 Commenti

Suona il telefono.

“Pronto, famiglia Aldrovandi?”

“No, signora, ha sbagliato numero”

“Qui ho scritto ‘Aldrovandi Santina’”

“Eh, ha scritto male”

Da come ha riattaccato, non deve averla presa bene.

  • Share/Bookmark

Storie da bar

Mi rammento

6 Commenti

Ieri ho promesso -oddio, più che altro ho annunciato- a un Beppe Tosco intortato dalla mia incosciente logorrea, che probabilmente mi ha risposto “lo leggerò solo per farmi star zitto -e vabbè, la serata di presentazione del suo libro “E’ finita la benzina” è stata divertentissima e interessante assai, checchè poco fequentata- la scrittura di un paio dei miei aneddoti da bar; il discorso, a metà della presentazione, complice l’autogestione data dalla diserzione di un assessore alla cultura (complimentoni, eh!, assessore, “ci sarò di sicuro”) che ha permesso di buttarla in caciara e lasciar andare a ruota libera il Tosco e, diciamocelo, di diventar molesti noi, ha svoltato sul personale. La comicità di Beppe è quella dell’immedesimazione, quindi, in quell’amabile convivio che ne ?enuto fuori sono uscite confessioni intime e imbarazzanti -Beppe, se leggi questo, sappi che in questo blog ce ne sono di peggiori, o migliori, secondo i punti di vista- e la spontaneit?ell’ “a me invece è successo…”.
Quindi, dopo le reciproche confidenze di astio tutto mascolino verso l’IKEA -non condivido invece quelle verso il Leroy-Merlin, visto che mezz’ora prima di partecipare alla presentazione (libreria “pezzi da otto”, campi bisenzio, messaggio promozionale, che quei ragazzi se lo meritano) avevo effettuato un blitz da tre minuti d’orologio al Leroy dei Gigli e avevo acquistato un seghetto da traforo oscillante senza por Grumvadslt in mezzo- abbiamo parlato d’ogni cosa.
Ma proprio d’ogni cosa. Dalle passioni personali, alle esperienze lavorative, ai .pdf per gli ebook, al plagio perpetrato reiteratamente di Luttazzi, alla genealogia degli elenchi di assurdit?consiglio di leggere la novella sesta della giornata decima del Decamerone, con protagonista fra’Cipolla, per avere il primo che io riesca a ricordare) alla base comune della comicità agli spot della renault 5 “più di un flirt” -e qui, se cercate su youtube con le chiavi giuste, avrete una sorpresa-.

Insomma: ho minacciato di mettere per iscritto i miei aneddoti da bar -che qualcuno di quelli da 12 e la “trilogia di mia madre” già ci sono- e io le mie minacce le mantengo.

La donna che sapeva quel che voleva

Alla macchina per il caffè:
“Buongiorno, signora”
Il buongiorno da parte dei clienti non usa quasi mai, quindi: “Cappuccinolungoscurolattefreddosenzaschiumanelbicchiere”
Ho necessitato di qualche lungo, imbarazzato, silenzioso secondo con lo sguardo fisso per realizzare che
1) effettivamente fosse un’ordinazione
2) che in realtà si trattava di un caffellatte scuro in vetro.
La mia domanda avrebbe dovuto essere “il cucchiaino in che lega lo vuole?” ma ho preferito soprassedere.

L’incauto

Al banco della pasticceria:
“Mi potrebbe dare una pasta con le mele?”
Io mi son visto a braghe calate, seduto nel bancone, a far contorsioni e contrazioni del gluteus maximus come se fossi una gru di quei giochi da luna park.
Mi è scattato il pazzo: “Io ci posso provare, però poi gliela voglio veder mangiare”.
Per fortuna era un cliente col quale eravamo in confidenza, e ha riso con me invece di denunciarmi.

L’Omo Vero

Allora (che è un modo per pigliar fiato quando parlo, ma qui è una trappola per la punteggiatura), una necessaria premessa: il nostro bar la mattina apriva alle cinque. Alle cinque. Quelle sono ore che la gente perbene, la gente normale, chiunque non costretto dall’Annona o da un turno di sorveglianza medica, tecnica o di pubblica sicurezza, nemmeno crede che esistano: “ma va’? le cinque? del pomeriggio? come, del mattino? ah, adesso ci sono anche le cinque del mattino? ma va’, mi prendi per il culo. Si, vabbè, adesso vado su google e se non è vero ti spacco la faccia”

Alle cinque del mattino la clientela era costituita da prime corse ATAF, edicolanti, medici del vicino ospedale, polizia e carabinieri, personaggi equivoci e, prima di tutti, l’Omo Vero.
L’Omo Vero era un “vecchio mal vissuto” di manzoniana memoria. Avrebbe potuto essere un modello per un dipinto di Caronte, se non avesse avuto un’apecar invece di una barca a remi.
Pi?una volta l’abbiam trovato ad aspettarci appoggiato al bandone, con l’apecar in moto “pet-pet-pet-pet-pet” nel silenzio della piazza.
Si entrava, si accendevano le luci, si faceva entrare.
Mia madre a smacchinare i primi caffè, mio padre a far panini nel retrobottega, io a coprire cassa e bancone.
Al mattino, con macchina non “a regime”, i primi caffè fanno schifo, dicono. Io, nonostante una mano fortunata per la preparazione di caff? cappuccini per conto terzi, del caffè non sono un gran cultore. Uso la caffeina per star sveglio, ma se è in pillole, endovena, o in un americanofreddomacchiatointazzagrande per me fa lo stesso, tant’è che mia madre usava i caffè “di apertura”, che normalmente vengon buttati via, per farmi un “doppio col latte” che mi consentisse di tenere gli occhi aperti.
Insomma, l’Omo Vero entra nel bar, e, come tutte le mattine alle 5:01 chiede, con la voce di uno che per anni ha fumato legno di pioppo e acetilene:
“Un panino con la soppressa e due bicchieri di vinsanto”
Si, alle cinque del mattino. Abbiamo sempre supposto che l’apecar fosse tenuto in moto per tenere al caldo il fegato lasciato nell’abitacolo, e che probabilmente bussava inascoltato al vetro chiedendo aiuto.
Io verso i bicchieri, mio padre porta il panino, mentre l’Omo Vero si bulla delle sue imprese notturne: “Lo vedi quel termosifone?” -indica tra la ferraglia di recupero che ha sul cassone, raccolta chiss?ove e che venderà chissà dove- “l’ho arzato da me!”
Mia madre svicola nel retro per aiutare mio padre, io resto nel bar. Visto che l’Omo Vero è l’unico cliente, mi defilo dietro la macchina del caffè, posto dal quale si vede senza esser visti tutto il bancone, pronto a scattare, e inizio a bere il caffè di cui sopra.
L’Omo Vero s’alza sulle braccia poggiate al bancone, si stende per vedermi e mi apostrofa, sempre con la voce di chi ha fatto per trent’anni i gargarismi con lo sverniciatore:
“O i’cche tu bevi? Il caffellattuccio?”
Io son basito, non ho davvero il tempo di rispondere.
“O chi te l’ha fatto? la mammina?” e, subito: “ma che sei un omo, te, che ti garban le bambine?”
Ora, qui ci sarebbe stato da litigare, seriamente, se l’Omo Vero non avesse aggiunto quello che io ritengo un capolavoro, che mi ha ammazzato ogni sentimento negativo e mi ha fatto togliere un cappello virtuale:

“IO, ALLA TUA ETA’, MI FACEVO LE SEGHE ANCHE COL TELEGIORNALE”.

Ero seriamente tentato d’offrigliela io, la colazione.

———————————

Ah: visto che la gente continua a chiedermi cosa ho nella tracolla (“E qui cosa hai?” indicando uno dei moduli è un gesto che in dodici ore mi hanno ripetuto mia madre, un collega e Beppe Tosco), presto farò un post col contenuto illustrato di ogni tasca. Contenti? (no, che poi, quasi tutti mi pigliate per il culo perchè mi porto dietro “tutta quella roba”, salvo poi venirmi a piagnucolare “Hai mica uno spargibrugole del sei?” consci che, sì, ce l’ho o so come sostituirlo con quel che ho. Stronzi)

  • Share/Bookmark

Ho una moglie a cartoni animati

Dio li fa e poi li accoppa, Follia

0 Commenti

Da qualche giorno, cioè da quando le ho propinato la visione di un DVD con la storia di Carosello, la Figlioluccia esprime il suo disappunto con stile:
rovescia la testa indietro, spalanca la bocca e piange con gli ultrasuoni di quella che suppongo essere stata Isa di Marzio. Andate a 1:13, ad esempio.

Non è meravigliosa?

  • Share/Bookmark

A pennello

Audio/Video

0 Commenti

Non è fantastico il nuovo spot di Valentino Rossi per l’ADSL Fastweb?

“Va veloce proprio come me”

Già, e proprio come te quando cade sta sei mesi fermo.

(si scherza, eh, signor Fastweb!)

  • Share/Bookmark

Prima di agosto devo farmi venire un’altra idea

Dio li fa e poi li accoppa

9 Commenti

Ero al Leroy Merlin con la Figlioluccia.
Dopo aver osservato un paio di utensili, ho punzecchiato:
“Ho trovato cosa farti di regalo per il tuo compleanno: una bel seghetto da traforo oscillante, così fai gli intarsi”
“Nel caso, ti conviene smussargli gli angoli, prima di consegnarmelo”

  • Share/Bookmark

Commento a Luttazzi

Accadde che..., Ce l'ho con..., Virtuality

12 Commenti

Commento inviato (e ovviamente mai pubblicato) al blog di Luttazzi, che leggo quotidianamente.
Per chi non lo sapesse, Luttazzi è stato accusato di plagio per qualcosa come 500 minuti di sketches e battute da stand-comedians americani.
Per saperne di più: http://ntvox.blogspot.com/ e, soprattutto, qui o qui .

“Giusto per curiosità, per te dove si ferma la citazione?
Mi spiego: la famosa battuta della mosca/falena che vola dritto quando scoreggia èna citazione per te e plagio per Bonolis. Ok.
“Troppo presto” per Bonolis, mentre tu hai aspettato vent’anni per riproporla?
E’ una questione di tempi?
Di termini esatti e adattamenti, tipo lo sketch del cameriere smemorato, dove si paga Martin in dollari e te in lire?

Una citazione è una strizzatina d’occhio, non uno sketch di tre minuti o il pezzo sull’eiaculazione precoce senza citare -appunto- la fonte.

Ok, sono saltato sul treno da poco. Mi son sempre riferito a te come “quel genio di Luttazzi”, da quando, pensa te, ti fermai per strada a Firenze per dirti “Forza con la Tamaro”, sarà perchè la caduta è da più in alto che mi fa più male.”

edit:

Proprio in apertura (e anche su boingboing)

Complimenti, Daniele. Hai dato una nuova dignità all’espressione “Italiani ladri”

  • Share/Bookmark

Del perch non mi piace facebook

Ce l'ho con...

4 Commenti

Anche oggi su FB uno dei miei contatti ha pubblicato un video interessante, questa volta tratto da un film del 1976:

Una selva di “mi piace”.
Al che io ho chiesto “com’ finita, poi, picchi di ascolto a parte?”
Nessuna risposta.
Non poteva essere diversamente, era una prova del nove, una domanda retorica. Cosa possono -potrebbero, via, visto che un’opera di fantasia” aver ottenuto tutti quelli affacciati alla finestra a urlare il loro disappunto, tutti con la stessa formula? Nulla: un ottimo modo di sfogarsi, ma sfogarsi ben differente da agire.
Lo stesso con Facebook. Maledizione al momento in cui si diffuso tanto da diventare imprescindibile per far vedere una foto a un amico, per chattare, per fare tutto quello per cui servivano Flickr, MSN, un blog, Skype.
Prima la gente bloggava -pure io, parecchio di pi-, si prendeva la briga di scrivere tutti gli affari propri, quello che andava bene e quello che non le tornava. Occorreva lo sforzo di scrivere pi diu due righe -e che fosse roba tua, non un’immagine ripresa da chiss dove, o un testo in un quadratino come va di moda in questo momento-, che qualcuno cercasse il tuo blog o fosse iscritto ai tuoi RSS, che leggesse tutto, che poi se aveva da commentare, nel bene o nel male, scrivesse qualcosa di suo. Occoreva interesse e lavoro.

Adesso, scorrete un po’ me e tra i miei link per vedere se vero o no, i blogger hanno molto diratato i loro interventi. Ti iscrivi a FB in tre minuti, se vuoi anche senza metterci la faccia o il nome vero, checch se ne dica, e cominci a farti i cazzi degli altri tre righe per volta; agli altri, sempre tre righe per volta, sbatti in faccia i tuoi, che questi lo vogliano o no, visto che ignorare gli aggiornamenti o negare un’amicizia pare uno sgarbo imperdonabile.

Se quello che leggi ti piace, clicchi sull’apposito tastino.
“W le coccole”: Mi piace.
“Pi rispetto alle donne”: Mi piace
“Fermiamo chi maltratta i cuccioli”: Mi piace.
“Tibet libero”: Mi piace.
“Basta a tutte le guerre del mondo”: Mi piace.

Con un click del tastino ci si mette la coscienza a posto, si fa vedere al mondo che quegli argomenti li abbiamo a cuore, che vogliamo migliorare e migliorarci. Ma quanto dura un click? Ancora meno dell’urlo “sono incazzato” alla finestra, e al contrario di quell’urlo, non implica necessariamente che alziamo il culo, nemmeno figuratamente, dalla poltrona, che ci ingegniamo per capire come possiamo fare a rispettare di pi le donne o a liberare il Tibet. tanto, mica tocca noi, la nostra parte l’abbiamo fatta con quel click, no?

Pigrizia. La stessa pigrizia che -non ne sono esente- ti fa scrivere “giornata del cavolo” nel tuo status, senza spiegare perch se nessuno te lo chiede. In un blog, scorrete per credere, il perch lo spieghi: scrivere ti aiuta a sfogarti, a vedere le cose pi chiare, a trovare magari una soluzione.
E nessuno clicca “mi piace” se ti girano le palle.

  • Share/Bookmark

Datemi il numero, vedo di trovare un minuto.

Audio/Video

4 Commenti

Festeggiamo un gradito ritorno:

adesso sapete anche cosa ho fatto per buona parte della mia adolescenza.

  • Share/Bookmark

Redshirted is not only on ST

Dio li fa e poi li accoppa, Follia, Gadgets

0 Commenti

“Non posso credere che tu ti stia mettendo una maglietta rossa”
“Questo e altro pur di indossare l’emblema di… HURRICANE POLIMAR!”

“…vai a lavorare, vai”

  • Share/Bookmark