Forty

Accadde che...

2 Commenti

Che sì, bisogna esser forti per sopportare ’sto numero, che nella mia mentaccia malata è un quadrato con gli spigoli arrotondati.

M’ha portato i primi dolori seri, parecchie beghe, rotture di coglioni, la conferma che la mia forza di volontà -e anche il tempo, digiamogelo- non basta a farmi pianificare esercizio e dieta per dimagrire a modo, nè a farmi scrivere un’ora la settimana per un progetto vecchio di, quanto, tre anni?

M’ha portato amici nuovi, la conferma di qualcuno dei vecchi, un paio di matrimoni e un funerale.

Ho avuto tante piccole gioie e pochi grossi dispiaceri, che non è un male.

Ho scavalcato. Accidenti a chi segna i quarant’anni come giro di boa che ti divide tra la fava che eri e il vecchio rincoglionito che sarai:  io di moto o macchinone non sento il bisogno, le due gemelle ventenni bionde la Figlioluccia non me le ha regalate, vuol dire che da bravo vecchio nerd mi baloccherò col Karotz. Almeno se non funziona qualcosa è colpa delle impostazioni.

M’è andata pure bene, vallo a dire alle gemelle.

Share

Variazioni sul tema (o anche: due al prezzo di uno)

Racconti

0 Commenti

Ho partecipato di nuovo al contest letterario di qualche post più sotto.
Stavolta il tema era questo:

Tema:
2012 – Da 10 anni è stato scoperto come alimentare il fabbisogno energetico del mondo: utilizzando una centrale nelle viscere della terra (sotto il mantello) attraverso il riscaldamento di enormi e desolati cunicoli gestiti tramite remoto lontano da essi e dalla centrale.
Un giorno, per problemi sconosciuti, il sistema in remoto smette di funzionare mandando completamente in blackout tutte le città del pianeta non alimentate dalle pochi altre fonti rinnovabili. Vengono mandati 3 specialisti (o specialiste) a controllare cosa succede nei cunicoli della centrale ma dopo poche ore di loro non c’è più traccia.
Mandando una seconda squadra di tecnici seguiti da un reparto dell’esercito si troverà solamente una delle persone scomparse.
Raccontateci che è successo

Dopo le mie perplessità sul genere “Come, SOTTO il mantello? Nel nucleo?” ho scritto non uno, ma due brevi racconti. Solo il secondo, limato e limato, è in concorso, nelle versione con il limite di caratteri.
Se interessa quella non limitata, è dopo il “more”…

Il più grande spettacolo dopo il Big Bang

- Insomma, ‘sti cinesi ce la fanno a superare la crisi?
- Ce l’hanno già fatta.
- Come sarebbe a dire?
- A un civile non lo dovrei raccontare, che è un segreto di Stato, rischio l’Alto Tradimento.
- E allora non dirmi nulla, non voglio amici in galera.
- No, è che a questo punto… vabbe’, ti dico quello che so. Quello che non ho visto di persona viene dallo spionaggio, quindi non garantisco il massimo dell’accuratezza. Ascolta: i cinesi l’hanno trovata, l’energia pulita illimitata.
- E che sarebbe? Il sole?
- No, la geotermia.
- Ma i costi allo stato attuale…
- Lascia perdere lo stato attuale, sono dieci anni che hanno risolto tutto. Sono a regime dal 2002.
- Dieci anni? Come sarebbe a dire?
- Capisci perché vendono di tutto a prezzi ridicoli? Non è la manodopera, che gli costa poco, ma l’energia. E la vendono, pure. A tutto il mondo. Oddio, alle compagnie petrolifere, che estraggono solo per autotrazione, acquistano a una miseria l’elettricità dalla Cina e la rivendono come se venisse dalle loro centrali a combustibile. Non credevi mica che bastassero una dozzina di termoelettriche per tutto un paese? Sono di facciata, pure quelle.
I black-out europei di dieci anni fa erano un assestamento, prima hanno venduto a loro, e le prime releases sai come sono.
- Quindi quello mondiale…
- Esatto, altro che “effetto domino”. Gli si è fermata la centrale per una settimana, e prima che si rimettessero a regime…
- LA centrale? Una sola?
- Esatto. Dai, comincio dall’inizio. Alla fine del millennio, i cinesi riescono a mettere assieme una superlega metallica, resistentissima alle alte temperature e all’usura, niente minerali esotici, estremamente conduttiva oppure praticamente isolante a seconda del reticolo cristallino. Unobtanio, la chiamano, e ci prendono per il culo anche col nome: “non ottenibile”, “non l’avrete”. Costo di produzione minimo, processo relativamente semplice. Che fanno? Invece di ricoprirci un carro armato come faremmo noi, ne fanno delle talpe meccaniche automatizzate che tagliano la roccia come fosse burro, le piantano nel centro della placca continentale e gli danno il via. Dietro a ogni talpa fanno scendere a traino una micro-centrale metallurgica automatica che processa i metalli nei detriti di scavo e li trasforma nella superlega, che usa per costruirsi un tubo attorno mentre scendono. Insomma, in capo a tre anni hanno raggiunto la discontinuità di Gutenberg, e quindi il nucleo terrestre, con un cunicolo a vite da 30° rivestito di Unobtanio. Seimila kilometri di scavo per tremila di profondità in tre anni. Se volevano, arrivavano direttamente a Washington, sbucavano da sottoterra come formiche e ai nostri figli toccava imparare il libretto rosso a memoria. Evidentemente sono più furbi di noi. Dicevo, si son fermati solo perché a quella profondità sei tanto vicino al centro di gravità che un uomo fa fatica ad alzare un braccio, e le macchine iniziano a deformarsi sotto il loro stesso peso.
E non solo. Mentre scendeva la prima talpa-centrale, ne hanno mandate giù altre che, a profondità diverse hanno creato altri rami. Una specie di radice che affondava nel centro della terra e ne raccoglieva il calore, un tubo ramificato fresco dentro e caldo fuori. Nel frattempo, appena sotto la superficie hanno creato una centrale termoelettrica grossa come sei volte Manhattan da non so quanti Terawatt. Nel 2003 i cinesi erano già autosufficienti ed esportavano il surplus, mentre ancora la struttura dendritica cresceva. L’anno scorso il 99,8% dell’elettricità mondiale veniva da quella centrale, anche se quasi nessun governo ne aveva idea. Anche ai satelliti quel poco che c’era in superficie sembrava solo un’area industriale.
- E il black-out?
- Già. Sei settimane fa, la centrale si ferma, di botto. In superficie non arriva più calore, cosa che è impossibile, visto che i cunicoli stessi sono i conduttori, una specie di radiatori al contrario. Le talpe sono in contatto costante con la superficie, usano i tubi come cavi elettrici, e non raccolgono anomalie strutturali. Tranne una dozzina, le più profonde, che non solo hanno smesso di allargare la rete, ma hanno pure interrotto i contatti.Che si fa?
- Io avrei mandato le altre talpe a vedere.
- Vedere è una parola grossa, visto che non hanno telecamere. Però sì, hanno mandato altre tre talpe, da tre punti diversi, a vedere cosa fosse successo alle più vicine. Non appena arrivano in prossimità, anche queste spariscono. E allora si mandano i tecnici.
- Ovvio.
- I cunicoli sono scavati a vite per quello, in modo da essere ispezionabili senza grossi problemi. Preparano tre veicoli da ispezione e mandano giù tre tecnici con la pagliuzza corta in mano, ognuno in un ramo diverso. Pensa te: seimila kilometri al buio, a scendere a vite.
- Ma quanto sono grandi ‘sti cunicoli?
- Non sono piccoli: la talpa ha un diametro di cinque metri per quindici di lunghezza, e la vite un raggio di duemilacinquecento. I tecnici scendevano in fretta, ma non credo gli girasse la testa. Insomma, solo la discesa è durata tre giorni. Arrivano a due kilometri dall’ultimo contatto, indossano gli scafandri, che aria pura da quelle parti ce ne è poca, e scendono a piedi lasciando il mezzo. Tutti e tre spariscono, in tre punti a seicento kilometri l’uno dall’altro, nel giro di un secondo. Le telecamere dei mezzi e degli scafandri non vedono niente di anomalo. Mezz’ora dopo è già partita una nuova spedizione, stavolta con un contingente dell’esercito.
- Cos’è, un numero dei Fantastici Quattro contro l’uomo talpa?
- Niente del genere. Stavolta non dividono le forze, e mandano a controllare un solo ramo. Altri tre giorni di discesa. Arrivano al mezzo abbandonato dal tecnico, e dalla superficie li seguono da non sappiamo quante telecamere. Avanzano nel buio. Di punto in bianco, in terra si vede lo scafandro del tecnico, in posizione fetale. Io ho visto il filmato coi sottotitoli, quindi ti posso dire solo che balbettava. Era abbastanza lucido da aver cambiato le cartucce di riciclo aria, ma non abbastanza da tornare al mezzo e alla superficie. Mentre i paramedici lo soccorrono, i militari vanno avanti, e trovano la talpa. Cioè, solo la metà posteriore. Quella anteriore è come se fosse inghiottita dalla parete di fronte. O meglio, come se fosse stata schiacciata dalla parete, scesa come una ghigliottina. Una parete, a quella profondità, non ci doveva essere.
- E cosa è successo?
- Se lo chiedono anche i cinesi. Finchè non ci piantano contro una specie di sonar. In superficie capiscono subito che la parete racchiude un’enerme cavità. Già che ci sono, fanno una prospezione sismica, che a quella profondità ancora non aveva mai fatto nessuno. Di quelle enormi cavità, intorno al nucleo, ce ne sono un migliaio, per difetto. E ognuna contiene qualcosa.
- Magma?
- Anche. Ma non solo. Dentro al magma, le prospezioni trovano delle sagome. Sagome che si muovono, seppur lentamente. E con loro, appena, si muove il guscio esterno, perfettamente sferico. È quel movimento che ha tagliato in due le talpe: appena ha intaccato il guscio, questo è ruotato come un occhio nell’orbita e hop… Il tecnico aveva fatto la stessa ecografia, e aveva capito di trovarsi davanti a… un uovo. Gli altri due tecnici… boh? Presi nel movimento delle uova? Crolli? Di certo ci sono stati dei picchi magnetici che hanno fatto impazzire gli scafandri, ma come mai nessuno dei tre sia tornato al mezzo d’ispezione e poi in superficie, non lo sappiamo.
- Un uovo di che?
- Lo sai, tu? Io no. Qualcosa di vecchio. Vecchio quanto la Terra, perlomeno. Qualcosa di alieno, se era già qui quando la Terra era giovane.
- Sì, ma cosa c’entra con il black-out?
- Qui si va nella speculazione, ma i capoccioni pensano che in qualche modo gusci assorbano il calore raccolto dai tubi arrivati a contatto molto più efficientemente di quanto i tubi stessi possano condurre verso la superficie. Avevamo fatto un buco sul fondo della diga, e non arrivavamo più a prendere l’acqua col secchio dal bordo. Siamo tornati ai vecchi metodi per un po’, quindi. Adesso sai come mai si parla di nuovo di caro-energia.
E pare che tutto questo calore tutto assieme abbia pure velocizzato la gestazione di questi pulcini. Hanno tagliato con esplosioni mirate i tubi di raccolta in contatto con le uova: il resto del calore ha ricominciato a salire verso la centrale, ma gli embrioni non hanno rallentato lo sviluppo.
- Ecco, adesso è un buon momento per dirmi che stai scherzando.
- Purtroppo no. Hanno misurato massa e movimenti delle uova in contatto con i tubi, e pare che, bla bla bla col volume dell’uovo, sia questione di mesi per la schiusa. Non dovremmo finire il 2012 senza vedere cosa c’è nell’uovo. Ci aspettiamo una dozzina di terribili terremoti in Cina mentre le fenici –già, le hanno chiamate così- scavano per uscire, la distruzione di quasi tutta la placca eurasiatica, diverse ripercussioni sul resto del mondo. Tsunami, inondazioni, cambio delle linee costiere, apertura di diverse faglie… non ci aspettiamo che la civiltà finisca, ma subirà un duro colpo.
- E me lo dici così? Non hai paura che…
- Che tu vada a raccontarlo in giro? Per far che? Cosa ci possiamo fare? Hanno provato pure con il nucleare, su un uovo. Gli ha fatto quanto il nonno alla nonna. Possiamo solo sperare che ci sia qualcuno, dopo, che possa far aprire le uova che restano a intervalli regolari, in modo da ridurre i danni, che se si aprissero tutte assieme potremmo dire addio al pianeta, non solo all’Eurasia.
E poi, se tu avessi intenzione di seminare un’inutile panico, dovrei farti fuori, cosa che non ho proprio voglia di fare.
- Cosa si può fare, sul serio?
- Fossi in te mi comprerei una casa in montagna, e lontano da Yellowstone, da vulcani, da faglie e da montagne che possano franarti in testa. Metterei da parte diverse provviste, alleverei animali, mi farei un orto. Insomma, fai il montanaro complottista pazzo dei fumetti. Però una cosa te la posso promettere.
- Cosa?
- Quando le dodici creature di magma usciranno dalla terra martoriandola, probabilmente tra fontane di fuoco e tempeste di fulmini, non credo che staranno molto da queste parti: lo spettacolo di dodici immense fenici che abbandonano il pianeta per tornare a un nido distante anni luce sarà visibile da tutto quello che resta del mondo. Credo che ne varrà la pena.

Gli intrusi

Quando il black-out aveva steso le sue dita di tenebra sulla Repubblica Popolare Cinese le luci della caserma avevano appena ammiccato prima che i generatori d’emergenza entrassero in funzione, quindi il capitano Hu non si era allarmato fino a quando aveva appreso che il black-out era nazionale, e non limitato al Qinghai. Diede quindi l’ordine di mettere la caserma in allarme come da procedura. Dopo qualche altra ora un dispaccio lo informò che la mancanza di energia era mondiale. Cosa poteva aver fermato o reso inutilizzabili tutte le centrali elettriche del mondo?
Fu distratto dal rumore di un elicottero che atterrava nella caserma, facendo tremare i vetri della finestra dietro di lui. Con la mano istintivamente sulla pistola, scese di corsa le scale verso il piazzale di adunata.
Solo la stella rossa bordata di giallo sulle insegne dell’elicottero aveva trattenuto i soldati accorsi da tutta la caserma dall’aprire il fuoco: l’arrivo non annunciato di un mezzo del genere in una caserma già in allarme era qualcosa completamente fuori dagli schemi.
- Giù le armi! – Hu urlò per coprire il frastuono del motore che perdeva giri.
I soldati obbedirono mentre il portello dell’AC313 scorreva. Hu non fece in tempo a stupirsi che l’uomo che ne uscì non indossasse un’uniforme ma un camice, che questi si diresse verso di lui. Abbozzò un saluto che con la sua goffaggine rivelò che l’uomo non era un militare e gli tese una cartelletta.
- Capitano Hu? Io mi chiamo Kuang. Mi scuso per l’allarme, ma ho il pieno appoggio dei suoi superiori, ed è una questione nazionale che richiede rapidità. Siete i più vicini al problema.

Mezz’ora dopo l’elicottero era già ripartito, con a bordo il capitano Hu e una squadra di suoi uomini, sei tuttofare in assetto di guerra, dai fucili di precisione alle cariche da demolizione.
Hu escluse dal circuito dell’interfono in cuffia la squadra e i piloti, e ingiunse a Kuang:
- Adesso mi dia tutte le informazioni che mi servono per fare il mio lavoro.- Il tono era molto simile a un ordine.
- Abbiamo un problema di natura ignota con la centrale elettrica, e abbiamo bisogno dell’Esercito per una scorta. Hanno fatto il suo nome.
- È un po’ poco. Questo lo avevo capito.- Indicò il simbolo del fulmine sul taschino del camice dell’uomo, e allargò appena un sorriso.
Kuang parve pensarci su- Va bene. La nostra non è “una” centrale elettrica, ma “la” centrale elettrica. Alimenta tutto il Paese, e praticamente tutto il mondo. Vendiamo da dieci anni, ormai, energia alle grandi compagnie petrolifere, che la rivendono poi come se provenisse dalle loro centrali a combustibile. Molti governi e la quasi totalità dei civili mondiali ne sono all’oscuro.
La centrale Da Long attinge energia termica dalle profondità terrestri e la trasforma in elettricità.
- Come tenete il segreto? Non deve essere un impianto piccolo, eppure non ne sapevamo niente neanche noi che siamo di stanza così vicini.
- Il segreto è obbligato. L’impianto è quasi completamente sotterraneo, elettrodotti e impianti di raffreddamento compresi, e un singolo ordigno potrebbe spazzarne via la parte superficiale, mettendo in ginocchio il Paese e la sua economia. Dal cielo sembra una zona industriale. Pochi uomini bastano a far funzionare un impianto da 15 Terawatt in continua espansione.
- In espansione?
- Questo è l’orgoglio della Da Long: venti anni fa abbiamo realizzato una talpa meccanica in lega speciale in grado di scavare e rivestire di lega condotti di scambio termico fino ad una profondità di 50km. Condotti ispezionabili, in quanto scavati “a vite”, relativamente freschi poichè il trasporto del calore avviene sul lato esterno, a diversa densità. L’interno è termicamente isolante, l’esterno molto conduttivo. Inoltre, una volta arrivati alla profondità ottimale, la talpa torna a 20km, e inizia a scavare una diramazione, che, nello stesso modo in cui nuova radice porta maggior nutrimento alla pianta… – Mimò con la mano puntata verso il basso l’aprirsi di un fiore.
- Ho capito, porta più energia. Cosa si è rotto? E perché vi serviamo noi?
- Cosa si è rotto non lo sappiamo. Pensiamo sia stata la sottostazione di scambio primaria, a 10km di profondità, che ha mandato segnali di allarme alle altre sottocentrali, forzandone uno spegnimento di sicurezza, ma quando abbiamo mandato dei tecnici…
- Niente?
- Scomparsi. Solo un urlo nell’interfono. Per quanto mi sembri impossibile, là sotto c’è qualcosa che li ha… beh, uccisi, credo.
- Cosa glielo fa credere?
- Conoscevo i tre tecnici. La voce che ha urlato non era di nessuno dei tre.

Il cunicolo buio e ripido in cui stavano per entrare sembrava una bocca di metallo spalancata.
- Per arrivare alla sottostazione occorrerà meno un’ora, su questi kart. 500 metri più in basso partono le diramazioni. L’unica luce fino alla stazione sarà quella dei fari. Tenete aperta la comunicazione, che, vi ricordo, non è via radio, ma ha bisogno che tocchiate il metallo della parete. Quindi appena arrivate… Ah, i kart hanno un sistema di posizionamento e ritorno automatico, nel caso sbagliaste e… Non che creda… – Kuang era ogni minuto più agitato. Sui kart a sei posti erano rimasti liberi due sedili dopo che tre nuovi tecnici in camice si erano seduti tra i militari, ed evidentemente il tecnico temeva di doverne occupare uno. Hu tagliò corto.
- Se non c’è altro, vediamo di ridare corrente al mondo. – Sapeva che alle sue spalle almeno un paio dei suoi uomini avevano alzato gli occhi al cielo per la frase ad effetto. Sorrise appena dell’espressione di Kuang, e premette sull’acceleratore.

- Qui ci sono solo cocci di vetro.
La stazione che Hu si aspettava titanica era poco più di uno stanzino scavato nella parete del cunicolo, con due terminali di computer ridotti a schegge di vetro e circuiti stampati, una parete di strumenti di misura con i quadranti sfondati, e una stretta porta in metallo.
- È il WC chimico – spiegò uno dei tre tecnici, ma quando un militare la aprì a fucile spianato una creatura urlante e spaventata si rannicchiò in un angolo del gabinetto.
- Non sparate! -, urlò il tecnico, – È Heng, uno dei nostri. -

- Cosa è successo?
- Q-quando siamo arrivati era tutto spento. A-abbiamo visto che avevano premuto l’arresto di emergenza. – Heng indicò sul pannello un pulsante rosso dietro un vetro infranto. – Stavamo per ri… ripristinare l’operatività, ma prima del contatto con la superficie… I-io ero in bagno e… li ho sentiti urlare.
Hu non chiese altro. – Su c’eravamo noi, se c’è un sabotatore non può essere andato che giù. I tecnici restano qui col materiale di scorta e il kart della prima squadra e cominciano a riparare quello che c’è da riparare. Noi vediamo di capire chi vuole Da Long ferma.

Il punto in cui il tunnel si ramificava era ampio e dal pavimento quasi pianeggiante, come una piccola piazza. Davanti ai kart si aprivano sei tunnel.
- Da che parte andiamo?- Chiese il guidatore del kart.
- Il terzo da sinistra. – Rispose Hu. – L’hai illuminata per un secondo. Guarda. – Accese la torcia sul casco, e focalizzò il fascio fino a stringerlo su una macchia rossa sulla parete. Sangue.
- Non occorre che vi dica di stare pronti al fuoco.

- Ferma qui.-
Hu poggiò un piede a terra.
- Kuang, mi sente?-
Nell’auricolare, la voce era metallica ma chiara. – Sì, la sento.-
Hu lesse a Kuang il codice di posizionamento sul display del kart. – Cosa c’è da questa parte?
- Niente di particolare o anomalo. È una delle gallerie più esterne e meno profonde, una delle ultime ad essere state scavate. La talpa è una decina di chilometri sotto di voi.
- Qualcosa di anomalo ci deve essere. Continuiamo a scendere.

“Ed ecco là l’anomalia.”
Nella parete del tunnel si apriva un foro irregolare, di un paio di metri di diametro e col bordo inferiore all’altezza della vita degli uomini. Il rivestimento di metallo del tunnel era esposto e incorniciava le tenebre.
- Kuang, è prevista una diramazione?
- No. Non lì. Dovrebbe esserci solo roccia solida, a quella profondità. Avete quasi raggiunto la talpa.
- Quindi anche il tunnel è fresco. A quale otre avete tolto il tappo? -
Tre uomini si avvicinarono in formazione all’apertura.
- Passiamo alla visione notturna – ordinò Hu, e tutte le luci si spensero. I soldati e Hu si portarono sul volto il visore che rilevava sia la più debole luminescenza che gli infrarossi. Hu accese l’illuminatore IR quando vide che di luce da rilevare non ce ne era proprio.
In verde su nero, Hu vide i tre uomini affacciarsi al foro e uno toccarne il bordo e annusarsi le dita: – Altro sangue, devono aver portato qua i tecnici, vivi o morti.-
Poi i fari IR illuminarono le tenebre nel foro.
All’inizio i soldati li scambiarono per rocce.

Sarebbe bastato che la Bestia Mangiapietra fosse passata poco distante, e non avrebbe attraversato la Tana e portato la Grotta Liscia che ruba il calore. Quando i Più Duri di noi erano andati a vedere cosa era successo, avevano seguito la Grotta Liscia per molti passi, e avevano trovato la Grotta Strana. Avevano rotto le cose che facevano rumore che c’erano dentro, e da allora la Grotta Liscia rubava meno calore alla Tana. Poi alla Grotta Strana erano arrivati dei Morbidi. I Più Duri avevano ucciso i Morbidi, e li avevano portati alla Tana per darli da mangiare a tutti.
Poi altri Morbidi erano tornati, e vollero entrare nella Tana. Scheggiarono la pelle di molti dei Più Duri, ma alla fine furono presi e spezzati. L’ultimo di loro con un rumore più forte degli altri mandò in pezzi coloro che l’avevano catturato e fece crollare la roccia chiudendo la Grotta Liscia.
Da allora la Tana è sempre più fredda. Quello che resta della Grotta Liscia e la Bestia Mangiapietra ci rubano il caldo e lo portano ai Morbidi.
Quindi gli Antichi hanno deciso che dobbiamo andare noi, dai Morbidi, e farli smettere. La decisione è passata attraverso tutte le Tane, e saliremo tutti assieme. Dovremo scavare un po’, arrivare nel Posto Senza Soffitto, forse, ma siamo tanti, e quando avremo mangiato tutti i Morbidi tornerà il caldo in tutte le Tane.

Read the rest of this entry »

Share

Complimonti.

Follia

2 Commenti

Una patrimoniale è “atto delicato e da ben ponderare”.
Aumentare la benzina prima del ponte: al volo.

L’avete votato, ci tocca tenercelo*.

Adesso però vi beccate anche (mi provocate, e io reagisco) le MIE idiotissime idee per risistemare l’Italia, e farla tornare un “paese normale”.
Variamente assortite, non in ordine di importanza né temporale.

- Abolizione delle Regioni a statuto speciale. Se dal 1946 non sono riuscite a diventare regioni normali, non ci son cazzi. Magari la Sicilia imparerà a fare a meno di tutti quei consiglieri regionali, e vivrà dei soldi risparmiati.

- Riduzione dei membri di Camera e Senato a 100+100, da nominarsi in proporzionale diretta. Eventuali “schisi” saranno l’UNICO premio di maggioranza. I voti dei rispettivi presidenti conterà doppio SOLO in caso di parità.

- Eliminazione totale del finanziamento pubblico ai partiti e ai relativi giornali.

- Nomina diretta del Capo dello Stato.

- Federalismo fiscale, senza ridondanza di competenze. Dalle regioni in giù, compartimentazione dell’IVA. Si premiano così le regioni produttive.

- Trentasei mesi di esenzione fiscale sulle attività produttive per le zone al momento “depresse”, non a perdere, ma come prestito da restituirsi decennalmente, alle imprese con titolari residenti in un raggio di 20km da almeno cinque anni: aumento dell’occupazione locale.

- Patrimoniale al 2% sui patrimoni in titoli e depositi superiori ai 100000€. Lo stesso sulle retribuzioni della stessa fascia.

- Abolizione del concordato con la Chiesa, e revoca dei relativi benefici: risparmio annuo di 6 miliardi e rotti di euro. Fonte UAAR.

- Coordinamento Forze Armate / Protezione Civile / Grandi Opere. Integrazione delle FFAA con personale di cui al punto seguente. Utilizzo delle medesime per la costruzione di infrastrutture pubbliche.

- Cittadinanza italiana agli extracomunitari che ne facciano esplicita richiesta e che siano residenti da almeno dieci anni e che abbiano superato opportuni test di lingua e cultura OPPURE che abbiano prestato servizio nelle FFAA per almeno due anni.

- Dismissione e riconversione dei beni immobili di FFAA e pubblici, cessione a prezzi di mercato.

- Abolizione completa e definitiva delle Province.

- Istituzione di patti bilaterali con tutti gli stati per il rimpatrio dei detenuti nelle prigioni italiane nei rispettivi paesi, e viceversa.

- Inasprimento delle pene per tutti i reati finanziari. Sequestro dei beni e delle rendite di ogni tipo fino alla Sequestro estituzione a debitori pubblici o privati di TUTTO il dovuto. Nel caso, lavoro a regime controllato per coloro i quali l’unico provento sia una professione.

- Si fa che si accorpano all’ottopermille anche la ricerca? Stesso casellino. Solo quello, niente cinque. Tra la Chiesa e la ricerca, chi beccherebbe più soldi?

- Allargamento dell’ultima manovra sui vitalizi a TUTTI i politici. Io l’ho avuto in culo in maniera retroattiva, perché loro no?

- Regime carcerario che comporti il lavoro i cui proventi vadano a beneficio dello Stato, sia esso il lavoro “palla e catena” in una cava di ghiaia, quanto un call-center, quanto l’edilizia carceraria. Chi l’ha detto che in carcere non si deve stare male?

- Il carcere deve essere RIEDUCATIVO. Quindi, periodici controlli per il reinserimento di detenuti “corretti” nella società, ma anche

- reintroduzione della pena di morte per detenuti NON rieducabili, condannati a due o più ergastoli, o pene equiparabili, o condannati per crimini particolarmente efferati.** Applicazione del principio del Joker***.

- Abolizione di tutti gli ordini professionali, liberalizzazione di tutte le licenze. Contestualmente, inasprimento dei controlli di GdF, ASL, eccetera.

- Riconoscimento alle coppie di fatto, conviventi da un adeguato periodo di tempo, indipendentemente dal sesso, che ne facciano richiesta, lo status di nucleo familiare, relativi diritti (reversibilità, determinazione sanitaria, ecc.) e soprattutto doveri (cumulo dei redditi, ecc.)

- Istituzione di liste elettorali su base volontaria, all’americana. Chi non vuole non vota, chi vuole sì, si risparmia in schede e seggi, e magari se si fa come per le primarie, si alza pure qualche soldo da ridistribuire in proporzione diretta.

- Inasprimento delle pene per reati di associazione a delinquere di qualsiasi stampo. Estensione della complicità ai parenti conviventi e di primo grado.

- Concessione dello status di “collaboratore di giustizia” solo a chi si sia costituito spontaneamente. Inasprimento dei termini detentivi relativi al 41bis per coloro che non collaborino dopo l’arresto.
.
.
.
.
.
Sto sbandando? Mi pare un buon inizio, a costo molto ridotto.
.
.
.
.
*Ah, no, non l’ha votato nessuno: è un colpo di stato avallato da Napolitano per mettere l’Italia in mano alle banche che già l’hanno mandata in merda, e alla Chiesa. Però è un golpe dolce, e va bene, perché “quello che c’era prima…”. Cazzo, aspettare due mesi e fare delle elezioni era tanto terribile?
** Il mostro di Foligno dichiarò: “quando esco lo rifaccio”. Gli psichiatri dissero “Sì, è vero, questo non si cura”. Cazzo lo tieni in vita a fare?
*** Batman, visto che nonostante tutto è un Lupo de’Lupis tanto buonino, il Joker in ottant’anni di fumetti non l’ha fatto fuori. Batman non è giudice, giuria o boia. Il Joker puntualmente esce di galera e fa MORTI. Per rispetto a una vita, se ne sacrificano centinaia. Ora, in piccolo ’sto principio è applicato anche nella realtà (il mostro del Circeo, per esempio). Vogliamo quindi togliere il rispetto (per la vita) a chi per primo l’ha tolto ad altri?

Share

Nòva

Ce l'ho con...

0 Commenti

Un bel video non embeddabile, ma questa è la notizia:
Succede? Ma dai!

Poi dice che uno pensa sempre male.

Share

Revisionando

Racconti

3 Commenti

Ho partecipato a un contest letterario senza premi. Ci hanno fornito la trama -non il tema, proprio la trama, comprensiva di personaggi, ambientazione e quant’altro- e limite di caratteri.
Ho scritto e ho dovuto revisionare, sfoltire, aggiustare. Nella mia megalomania, suppongo che vi interessi qualcosa del processo, e vi illustro i passaggi. Mi limito a 3, ok?

COM’ERA:

28 Minuti - 8600 caratteri, prima versione

“Madre, i miracoli li faceva solo il su’principale, e l’hanno inchiodato”
La Superiora ci rimane un po’ male e non dice niente, ma che cavolo pretendeva dandomi una lista di cose da prendere lunga un braccio e con tanto di nomi dei prodotti? È già tanto se torneremo, figurarsi se potremo stare a scegliere. Ringrazi che non ci mando lei, a cercare da mangiare per tutti i suoi vecchi.
Ospizio del cazzo. Accidenti a me e quando ho preso il lavoro. Ogni giorno c’è qualche sciacquone che versa, un lavandino intasato e queste suore, tanto brave a chiedermi poi lo sconto sulla chiamata o i materiali con la manina sul crocefisso attaccato al collo, non son buone a versare del disgorgante. E accidenti a quando a lavandino sturato ho accettato il caffè invece di rimontare sul furgone, farmi aprire quel cancello e andare a casa. Almeno saprei che fine ha fatto la mi’moglie, che a casa non risponde da una settimana, da quando è cominciato il casino, e i cellulari hanno smesso di funzionare quasi subito. Il tempo di chiamare Michele, chiedere se i Vigili Urbani sapevano qualcosa di quella massa urlante e incazzata fuori dal parco e dal cancello che all’inizio pareva un litigio di strada, poi una rissa, poi guerriglia che il G8 in confronto erano i papaboys. “No, ne sappiamo poco anche noi, ma tutta Firenze è così. Pare ‘28 giorni dopo’, i colleghi in strada dicono che la gente s’ammazza senza motivo; ma s’ammazza proprio, Simone, te dove sei?”. Insomma, son rimasto qui, dietro le mura e il parco dell’ospizio delle Sorelle blablabla della blablabla, che borbottando santissimi e altissimi, segni della croce come se grandinassero, s’eran subito accalcate nella stanza della Superiora, più alta e dalla parte della strada, a vedere da lontano la gente che scendeva in strada o, peggio, veniva tirata fuori dalle finestre, e veniva ammazzata di botte o si univa a quei pazzi furiosi. Chiamateli come volete, pazzi, rabbiosi, anche zombie, però a terra ne son rimasti un paio, ghiacciati da un fucile da caccia o da una coltellata allo stomaco, e son cristiani come noi, altro che “solo alla testa”.
Insomma, usciamo io e il ragazzetto, Paolino, che è alto quanto me e largo il doppio, e che magari nel bisogno si sa difendere meglio di me, ma di certo anche se ha insistito per accompagnarmi ha una paura che non smette di tremare. Io con lui mi trovo a disagio, che ho saputo praticamente ieri che “mongolismo” non è un’offesa ma un termine medico, che ‘sti poveri ragazzi non possono fare sforzi perché il cuore è quel che è, e che soprattutto la malattia varia da caso a caso e che Paolino è quasi e dico quasi normale. Insomma, non mi devo far fregare dagli occhi, e capire che quando ha detto che voleva uscire anche lui sapeva cosa diceva. La su’mamma tanto è lì che piange in camera del su’nonno dall’inizio, mi pare che abbia poca voce in capitolo.
Insomma, saliamo sul furgone, svuotato delle mie cose. Le suore sono al cancello, che devono aprirlo e soprattutto chiuderlo velocemente. La cuoca ha nel grembiule un coltello da macellaio, e un altro paio si appoggiano a tubi d’acciaio, che ha detto il Cardinale che i rabbiosi “ormai sono bestie senz’anima ed è un dovere difenderci”. Avevano dato un coltellaccio anche a Paolino, ma poi l’abbiamo scambiato con la mia giratubi grossa, che se si tira quella in un ginocchio si fa meno male; speriamo bene comunque, che da due giorni non si sentono più urla, non si vedono rabbiosi, e magari alla Coop s’arriva e si torna senza problemi, o si trova qualcuno per sapere se è sicuro uscire. Di certo, nessuno c’è venuto a cercare.
Usciamo sgommando appena c’è spazio per il furgone tra i battenti del cancello, che si chiude praticamente contro il portellone posteriore. Paolino si sta mangiando il labbro inferiore, e guarda avanti, alto, mentre zigzago per evitare i corpi sulla strada, un puzzo di morto che fa male.
Io sento lo stomaco grosso come una nocciola, ma faccio finta di nulla e di non aver paura. “Allora, Paolino, mi raccomando, nel caso ci fossero problemi scappa, torna al furgone, chiuditi dentro e aspettami.” Sorrido a forza “Mi raccomando, non lasciarmi alla Coop”.
Lui risponde solo “Non so guidare bene”, senza smettere di guardare avanti. Non so se essere contento o preoccuparmi. Almeno per strada non c’è nessuno, né rabbiosi né auto, a parte un paio agli incroci, lo sportello del guidatore aperto.
Il parcheggio della Coop invece è pieno. Auto e cadaveri, in pessimo stato entrambi. Sono costretto a passare sopra un paio di donne per salire sul marciapiede e arrivare all’ingresso. Paolino chiude gli occhi e stringe i pugni e i denti. Faccio manovra e entro in retro fino al tornello d’ingresso, lo butto giù e arrivo col portellone praticamente contro il banco della frutta, ormai andata. Per fortuna c’è il lucernario, altrimenti stare in penombra colla puzza di marcio sarebbe stato troppo anche per me.
“Aspetta un attimo ad aprire”.
Non arriva nessuno.
Scendiamo, agguantiamo due carrelli, entrambi già mezzi pieni. “Non prendere niente dai frigo, non guardare i morti, prendi solo scatolette. Io prendo prima le medicine.” Il tizio col diabete la vedrà bigia, che qui non c’è che la parafarmacia, ma ha scorte per un’altra settimana, si starà a vedere.
Paolino butta intere bracciate di scatolame nel carrello, lo riempie , poi corre al furgone e lo svuota sul pianale come una carriola.
Un quarto d’ora di corsa dopo, siamo sudati per lo sforzo e soprattutto per la paura, non ci scambiamo che un “È ancora tutto qui” “Già”. Non aggiungo altro, che Paolino sa cosa intendo: non c’è più nessuno che venga a prendere niente.
Siamo davanti all’Ospizio delle Suore blablabla della blablabla che ancora i barattoli sul pianale non hanno smesso di rotolare. Le suore non vengono ad aprire. Dove cazzo sono?
Alzo gli occhi verso la villa, in cima alla collinetta del parco: alle finestre vedo le vesti grigie delle suore. Perché non vengono? Paolino allunga un braccio e suona il clacson, e mentre suona sento un colpo alla carrozzeria. Nel retrovisore vedo spuntare due rabbiosi. Ho paura, perché negarlo? Sento il loro odore a finestrino chiuso. Tolgo la mano di Paolino dal clacson: “Fermo, se no ne arrivano altri”. “Altri?”. Non li aveva visti, ma quando cominciano a tempestare di pugni il mio sportello Paolino inizia a urlare. Mentre prendo, dopotutto, la giratubi invece del coltello dal cruscotto vedo la Superiora che corre verso il cancello. “Paolino, appena è aperto, entra, poi scendi e aiuta a chiudere.” Apro di botto, tiro un calcio in faccia al primo pazzo e salto giù dal furgone mentre chiudo lo sportello. Paolino prende il volante e guarda avanti, vedo con la coda dell’occhio mentre meno il rabbioso rimasto in piedi. O almeno ci provo. Mi pianta le unghie nella tuta e prova a mordermi.
Gli caccio la giratubi tra i denti, e poi spingo e faccio leva. Si allontana, gli tiro una bella botta alla tempia. Cade. Uno andato. L’altro l’ho di nuovo addosso, e gli allungo un sinistro sul viso che già gli sanguina per il calcio. Cazzo, se fa male anche alla mano! Il motore del furgone sale di giri, e il paraurti sfrega contro il cancello finendolo di aprire. Fanculo. Pianto la chiave prima nello stomaco, poi in faccia allo stronzo. Cade anche lui, mentre urlo “Muori, muori, muori!” Entro di corsa nel parco. Quella testa di cazzo di Paolino chiude tutto assieme alla puttana, e ride di sollievo mentre lo fa, e quella risata goffa mi urta. “Cosa cazzo ridi, stronzo?” gli urlo in faccia mentre lo prendo per il collo. Vedo tutto rosso. Vedo appena che la mia mano sinistra ha le nocche sbucciate e insanguinate. Capisco. “Colpa tua, troia!”, urlo alla puttana di merda senza lasciare andare il mongoloide, “Colpa tua!”. Salto addosso alla puttana, voglio strapparle gli occhi, e subito sento male alla schiena. Due, tre, quattro fitte, maledetto tutto. Mi giro e il mongoloide piange e ha quel cazzo di coltello in mano, rosso e lucido. Cado all’indietro. Il cielo, solo il cielo, in fondo a un tunnel sempre più stretto.

—————————————–

COM’È:

28 Minuti - 6000 caratteri, versione in concorso

”Madre, i miracoli li faceva solo il su’principale, e l’hanno inchiodato”
La Superiora mi guarda male e non dice niente, ma che cavolo pretendeva dandomi una lista di cose da prendere lunga un braccio e con tanto di nomi dei prodotti?
Sarà già tanto se torneremo, figurarsi se potremo stare a scegliere. Ringrazi che non ci mando lei, a cercare da mangiare per tutti i suoi vecchi, le suore, me e una donna con un ragazzetto Down di una ventina d’anni in visita al nonno.
Ospizio del cazzo. Accidenti a me e quando ho preso il lavoro. Ogni giorno c’è qualche sciacquone che versa, un lavandino intasato e queste suore, tanto brave a chiedermi poi lo sconto con la manina sul crocefisso attaccato al collo, non son buone a versare del disgorgante. E accidenti a quando a lavandino sturato ho accettato il caffè invece di risalire sul furgone, farmi aprire quel cancello e andare a casa.
Invece ho perso tempo a chiamare Michele, chiedere se i Vigili Urbani sapevano qualcosa di quella massa urlante là fuori, che all’inizio pareva una rissa, poi guerriglia che il G8 in confronto erano i papaboys. Telefoni e corrente hanno smesso di funzionare subito dopo, e nessuno sapeva nulla se non che pareva “28 giorni dopo”: rabbia e morti.
Alla fine sono rimasto qui, dietro le mura e il parco dell’ospizio delle Sorelle blablabla della blablabla, che borbottando santissimi e altissimi, segni della croce come se grandinassero, s’eran subito accalcate nella stanza della Superiora, più in alto e dalla parte della strada, a guardare da lontano la gente che scendeva in strada o, peggio, veniva tirata fuori dalle finestre, e veniva ammazzata di botte o si univa a quei pazzi furiosi.
Insomma, usciamo io e il Down, Paolino, che è alto quanto me e largo il doppio, e che magari nel bisogno si sa difendere meglio di me, ma di certo anche se ha insistito per accompagnarmi ha paura e non smette di tremare. Ho saputo praticamente ieri che “mongolismo” non è un’offesa, che il Down varia da caso a caso e che Paolino è quasi e dico quasi normale, e che, quando ha detto che voleva uscire anche lui, sapeva cosa diceva. La su’mamma tanto non fa altro che piangere dall’inizio, mi pare che abbia poca voce in capitolo.
Saliamo sul furgone. Le suore sono al cancello, che devono aprire e soprattutto chiudere velocemente. La cuoca ha nel grembiule un coltello da macellaio, che aveva detto il Cardinale alla radio che i rabbiosi “ormai sono bestie senz’anima ed è un dovere difenderci”. Avevano dato un coltellaccio anche a Paolino, ma poi l’abbiamo scambiato con la mia giratubi grossa, che se si tira in un ginocchio quella si fa meno male; speriamo bene comunque, che da due giorni non si sentono più urla, non si vedono rabbiosi, e magari alla Coop si va e si torna senza problemi, o si trova qualcuno per avere informazioni.
Di certo, nessuno c’è venuto a cercare.
Scattiamo appena c’è spazio per il furgone tra i battenti del cancello, che si chiudono praticamente contro il portellone posteriore. Paolino si sta mordendo il labbro inferiore, e guarda avanti, in alto, mentre zigzago per evitare i corpi sulla strada vuota, un puzzo di morto che fa male.
Se fossimo rimasti solo noi, di normali, sarebbe un bello scherzo. La suora più giovane ha cinquant’anni, e il down non camperebbe da solo mezz’ora.
Se nei film l’uomo resta sempre per ripopolare il pianeta, qui per me butta male.
Sento lo stomaco grosso come una nocciola, ma faccio finta di nulla e di non aver paura.
“Allora, Paolino, mi raccomando, nel caso ci fossero problemi scappa, torna al furgone, chiuditi dentro e aspettami.” Sorrido a forza “Mi raccomando, non lasciarmi là”.
Lui risponde solo “Non so guidare bene”, senza smettere di guardare avanti. Non so se essere contento o preoccuparmi.
Il parcheggio della Coop è pieno. Auto e cadaveri, in pessimo stato entrambi. Sono costretto a guidare sopra un paio di corpi per salire sul marciapiede e arrivare all’ingresso. Paolino chiude gli occhi e stringe i pugni e i denti. Faccio manovra e entro in retro praticamente fino al banco della frutta ormai marcia.
“Aspetta un attimo ad aprire”.
Non arriva nessuno.
Scendiamo, agguantiamo due carrelli. Per fortuna c’è il lucernario, altrimenti stare in penombra con l’odore che c’è sarebbe stato troppo anche per me.
“Non prendere niente dai frigo, non guardare i morti, prendi solo scatolette.”
Paolino riempie il carrello con intere bracciate di scatolame, poi corre al furgone e svuota tutto sul pianale come una carriola, guardandosi intorno spiritato.
Un quarto d’ora di corsa dopo, siamo sudati per lo sforzo e soprattutto per la tensione; non ci scambiamo che un “È ancora tutto qui” “Già”. Non aggiungo altro, che Paolino sa cosa intendo: non c’è più nessuno che venga a prendere niente.
Siamo davanti all’Ospizio delle Suore blablabla della blablabla che ancora i barattoli non hanno finito di assestarsi sul pianale.
Nemmeno mezz’ora in tutto.
Le suore non vengono ad aprire. Dove cazzo sono?
Alzo gli occhi verso la villa, in cima alla collinetta del parco: alle finestre vedo le vesti grigie delle suore. Perché non vengono? Paolino si allunga dalla mia parte, suona il clacson, e mentre suona sento un colpo alla carrozzeria. Nel retrovisore vedo spuntare due rabbiosi. Ecco perché.
Ho paura, perché negarlo? Sento il loro odore anche a finestrino chiuso.
Tolgo la mano di Paolino dal clacson: “Fermo, se no ne arrivano altri”. “Altri?”.
Non li aveva visti, ma quando tempestano di pugni il mio sportello Paolino inizia a urlare. Mentre raccolgo da terra, dopotutto, la giratubi, vedo la Superiora che corre verso di noi.
“Paolino, appena è aperto, entra, poi scendi e aiuta a chiudere.” Apro di botto, tiro un calcio in faccia al primo pazzo e salto giù mentre chiudo lo sportello. Paolino prende il volante e guarda avanti, vedo con la coda dell’occhio mentre picchio il rabbioso rimasto in piedi. O almeno ci provo. Lui mi pianta le unghie nella tuta e prova a mordermi.
Gli caccio la pinza tra i denti, e poi spingo e faccio leva. Si allontana, gli tiro una bella botta alla tempia. Cade. Uno andato. L’altro l’ho di nuovo addosso, e gli allungo un sinistro sul viso che già gli sanguina per il calcio. Cazzo, se fa male anche alla mano! Il motore del furgone sale di giri, e il paraurti sfrega contro il cancello finendolo di aprire. Fanculo. Pianto la pinza prima nello stomaco, poi in faccia allo stronzo. Cade anche lui, mentre urlo “Muori, muori, muori!” Entro di corsa nel parco. Quella testa di cazzo di Paolino chiude tutto assieme alla puttana, e ride di sollievo mentre lo fa, e quella risata goffa mi urta. “Cosa cazzo ridi, stronzo?” gli urlo in faccia mentre lo prendo per il collo. Vedo tutto rosso. Vedo appena che la mia mano sinistra ha le nocche sbucciate e insanguinate. Capisco. “Colpa tua, troia!”, urlo alla puttana di merda senza lasciare andare il mongoloide, “Colpa tua!”. Salto addosso alla puttana, voglio strapparle gli occhi e la gola, e subito sento male alla schiena. Due, tre, quattro fitte, maledetto tutto. Mi giro e il mongoloide piange e ha quel cazzo di coltello in mano, rosso e lucido. Cado all’indietro che ancora urlo.
Il cielo, solo il cielo in fondo a un tunnel sempre più stretto. Cazzo, addio pure al fottuto piane-

—————————————–

COME AVREBBE POTUTO ESSERE:

28 Minuti - 9205 caratteri, versione ritoccata semidefinitiva: integrata l’ambientazione, corrette delle ambiguità (la stanza “alta” si capisce solo a Firenze, ad es.) e diversi errori, ridondanze e svarioni. Tanti, ma non tutti, temo.

“Madre, i miracoli li faceva solo il su’principale, e l’hanno inchiodato”
La Superiora ci rimane un po’ male e non dice niente, ma che cavolo pretendeva dandomi una lista di cose da prendere lunga un braccio e con tanto di nomi dei prodotti? È già tanto se torneremo, figurarsi se potremo stare a scegliere. Ringrazi che non ci mando lei, a cercare da mangiare per tutti i suoi vecchi.
Ospizio del cazzo. Accidenti a me e quando ho preso il lavoro. Ogni giorno c’è qualche sciacquone che versa, un lavandino intasato e queste suore, tanto brave a chiedermi poi lo sconto sulla chiamata o i materiali con la manina sul crocefisso attaccato al collo, non son buone a versare del disgorgante. E accidenti a quando a lavandino sturato ho accettato il caffè invece di rimontare sul furgone, farmi aprire quel cancello e andare a casa. Almeno saprei che fine hanno fatto tutti, che non si riesce a contattare nessuno da una settimana, da quando è cominciato il casino: i cellulari hanno smesso di funzionare quasi subito, la corrente poco dopo. Invece ho perso tempo a chiamare Michele, chiedere se i Vigili Urbani sapevano qualcosa di quella massa urlante e incazzata spuntata dal nulla fuori dal parco e dal cancello, che all’inizio pareva un litigio di strada, poi una rissa, poi una guerriglia che il G8 in confronto erano i papaboys. “No, ne sappiamo poco anche noi, ma tutta Firenze è così. Pare ‘28 giorni dopo’, i colleghi in strada dicono che la gente s’ammazza senza motivo; ma s’ammazza proprio, Simone, te dove sei?, restaci se è il caso”. Insomma, son rimasto qui, dietro le mura e il parco dell’ospizio delle Sorelle blablabla della blablabla, che borbottando santissimi e altissimi, segni della croce come se grandinassero, s’eran subito accalcate nella stanza della Superiora, più in alto e dalla parte della strada, a guardare da lontano la gente che scendeva in strada o, peggio, veniva tirata fuori dalle auto e dalle finestre, e veniva ammazzata di botte o si univa a quei pazzi furiosi. Chiamateli come volete, pazzi, rabbiosi, anche zombie, però a terra ne son rimasti un paio, ghiacciati da un fucile da caccia o da una coltellata allo stomaco, e son cristiani come noi, altro che “solo alla testa”.
Quella sera m’hanno preparato un letto in una stanza dell’ospizio e s’è aspettato.
Per i primi due giorni abbiamo avuto corrente e televisione, e funzionava la cella frigorifera e si vedeva il telegiornale. Il casino pareva partito da via delle Panche o giù di lì, che tra ospedale e istituto farmaceutico militare non sapevano a chi dare la colpa, virus della rabbia, gas da guerra, o quel che era. S’aspettava un intervento dell’esercito, ma non s’è visto nulla.
Ora tocca uscire fuori a trovare qualcosa da mangiare per me, dodici suore, otto pazienti, una parente in visita e un ragazzetto down di una ventina d’anni. Ventitré: il culo. Speriamo.
Insomma, usciamo io e il ragazzetto, Paolino, che è alto quanto me e largo il doppio, e che magari nel bisogno si sa difendere meglio di me, ma di certo anche se ha insistito per accompagnarmi ha una paura che non smette di tremare. Io con lui mi trovo a disagio, che ho saputo praticamente ieri che “mongolismo” non è un’offesa ma un termine medico, che ‘sti poveri ragazzi non possono fare sforzi perché il cuore è quel che è, e che soprattutto il Down varia da caso a caso e che Paolino è quasi e dico quasi normale. Insomma, non mi devo far fregare dagli occhi, e capire che quando ha detto che voleva uscire anche lui sapeva cosa diceva. La su’mamma tanto è lì che piange in camera del su’nonno dall’inizio, mi pare che abbia poca voce in capitolo.
Saliamo sul furgone, svuotato delle mie cose. Le suore sono al cancello, che devono aprire e soprattutto chiudere velocemente. La cuoca ha nel grembiule un coltello da macellaio, che aveva detto il Cardinale alla radio che i rabbiosi “ormai sono bestie senz’anima ed è un dovere difenderci”. Avevano dato un coltellaccio anche a Paolino, ma poi l’abbiamo scambiato con la mia chiave giratubi grossa, che se si tira in un ginocchio quella si fa meno male; speriamo bene comunque, che da due giorni non si sentono più urla, non si vedono rabbiosi, e magari alla Coop si va e si torna senza problemi, o si trova qualcuno per sapere se è sicuro uscire.
Di certo, nessuno c’è venuto a cercare.
Scattiamo avanti appena c’è spazio per il furgone tra i battenti del cancello, che si chiudono praticamente contro il portellone posteriore. Paolino si sta mordendo il labbro inferiore, e guarda avanti, in alto, mentre zigzago per evitare i corpi sulla strada, un puzzo di morto che fa male.
Se fossimo rimasti solo noi, di normali, sarebbe un bello scherzo. La suora più giovane ha cinquant’anni, e il down non camperebbe da solo mezz’ora.
Se nei film l’uomo resta sempre per ripopolare il pianeta, qui per me e il pianeta butta male.
Sento lo stomaco grosso come una nocciola, ma faccio finta di nulla e di non aver paura. “Allora, Paolino, mi raccomando, nel caso ci fossero problemi scappa, torna al furgone, chiuditi dentro e aspettami.” Sorrido a forza. “Mi raccomando, non lasciarmi alla Coop”.
Lui risponde solo “Non so guidare bene”, senza smettere di guardare avanti. Non so se essere contento o preoccuparmi. Almeno per strada non c’è nessuno, né rabbiosi né auto, a parte un paio agli incroci, tutte e due con lo sportello del guidatore aperto.
Il parcheggio della Coop invece è pieno. Auto e cadaveri, in pessimo stato entrambi. Sono costretto a guidare sopra un paio di corpi per salire sul marciapiede e arrivare all’ingresso. Paolino chiude gli occhi e stringe i pugni e i denti. Faccio manovra e entro in retro fino al tornello d’ingresso, lo butto giù e arrivo col portellone praticamente contro il banco della frutta, ormai marcia. Per fortuna c’è il lucernario, altrimenti stare in penombra colla puzza di marcio sarebbe stato troppo anche per me, che una volta ho levato un gatto da uno scarico in cui era stato due settimane. Almeno quello era morto e basta.
“Aspetta un attimo ad aprire”.
Non arriva nessuno.
Scendiamo, agguantiamo due carrelli, entrambi ancora mezzi pieni. “Non prendere niente dai frigo, non guardare i morti, prendi solo scatolette. Io prendo prima le medicine.” Il povero Cenni col diabete la vedrà bigia, che qui non c’è che la parafarmacia, ma ha scorte per un’altra settimana, si starà a vedere.
Paolino riempie il carrello con intere bracciate di scatolame, poi corre al furgone e svuota tutto sul pianale come una carriola guardandosi intorno spiritato.
Un quarto d’ora di corsa dopo, sudati per lo sforzo e soprattutto per la tensione, non ci scambiamo che un “È ancora tutto qui” “Già”. Non aggiungo altro, che Paolino sa cosa intendo: non c’è più nessuno che venga a prendere niente.
Siamo davanti all’Ospizio delle Suore blablabla della blablabla che ancora i barattoli sul pianale non hanno finito di assestarsi. Nemmeno mezz’ora in tutto.
Le suore non vengono ad aprire. Dove cazzo sono?
Alzo gli occhi verso la villa, in cima alla collinetta del parco: alle finestre vedo le vesti grigie delle suore. Perché non vengono? Paolino si allunga dalla mia parte e suona il clacson, e mentre suona sento un colpo alla carrozzeria. Nel retrovisore vedo spuntare due rabbiosi. Ecco perché.
Ho paura, perché negarlo? Sento il loro odore a finestrino chiuso. Tolgo la mano di Paolino dal clacson: “Fermo, se no ne arrivano altri”. “Altri?”. Non li aveva visti, ma quando tempestano di pugni il mio sportello Paolino inizia a urlare. Mentre raccolgo da terra, dopotutto, la giratubi, vedo la Superiora che corre verso di noi.
“Paolino, appena è aperto, entra, poi scendi e aiuta a chiudere.” Apro di botto, tiro un calcio in faccia al primo pazzo e salto giù mentre chiudo lo sportello. Paolino prende il volante e guarda avanti, vedo con la coda dell’occhio mentre picchio il rabbioso rimasto in piedi. O almeno ci provo. Lui pianta le unghie nella tuta e prova a mordermi.
Gli caccio la chiave tra i denti, e poi spingo e faccio leva. Si allontana, gli tiro una bella botta alla tempia. Cade. Uno andato. L’altro l’ho di nuovo addosso, e gli allungo un sinistro sul viso che già gli sanguina per il calcio. Cazzo, se fa male anche alla mano! Il motore del furgone sale di giri, e il paraurti sfrega contro il cancello finendolo di aprire. Fanculo. Pianto la chiave prima nello stomaco, poi in faccia allo stronzo. Cade anche lui, mentre urlo “Muori, muori, muori!”. Entro di corsa nel parco. Quella testa di cazzo di Paolino chiude tutto, assieme alla puttana, e ride di sollievo mentre lo fa, e quella risata goffa mi urta. “Cosa cazzo ridi, stronzo?” gli urlo in faccia mentre lo prendo per il collo. Vedo tutto rosso. Vedo appena che la mia mano sinistra ha le nocche sbucciate e insanguinate. Capisco. “Colpa tua, troia!”, urlo alla puttana di merda senza lasciare andare il mongoloide, “Colpa tua!”. Salto addosso alla puttana, voglio strapparle gli occhi e la gola, e subito sento male alla schiena. Due, tre, quattro fitte, maledetto tutto. Mi giro e il mongoloide piange e ha quel cazzo di coltello in mano, rosso e lucido. Cado all’indietro che ancora urlo. Il cielo, solo il cielo, in fondo a un tunnel sempre più stretto.
Cazzo, addio pure a ’sta merda di piane-

Share

Giusto per non restare con le mani in mano…

Gadgets

0 Commenti

Mi son fatto partire la mattana del rasoio a mano libera.
Dalla shavette -mano libera con lame intercambiabili- il passo è stato breve ma soddisfacente.
Però ha richiesto il lavoro sugli accessori. Come negarsi due-tre ore nel garage genitoriale tra basette in plexiglass, trapani a colonna e pasta lucidante, volte alla costruzione di un supporto per tutti gli ammennicoli utili alla rasatura “all’antica”?



Si accettano ordinazioni.

(Scherzo, no, po’ero babbo)

Share

R.I.P.*

Ce l'ho con...

12 Commenti

Oggi è morto, in un incidente in mondovisione, quello che faceva il testimonial per le patatine sui furgoni.
Sarà che non ho mai seguito le corse in moto -e neppure in auto o in bicicletta, o qualsiasi altro tipo di competizione-, e ho dovuto googlare per sapere chi fosse quel “che tragedia, è morto” su FB, su google, in qualsiasi aggiornamento di stato di questo social mondo.
E, comunque, me ne è importata una cippa.
C’avevo mangiato assieme? No.
Ha sempre dato tutto ai babbini poberi? No.
E’ sempre sceso in pista ben pagato, ben conscio del rischio che correva, quasi adeguatamente protetto. Al contrario di tanti ALTRI morti sul lavoro. E al contrario di questi altri, è morto facendo qualcosa che gli piaceva fare. L’avessi io, quella fortuna! (Temo però che rientri nel “non fare niente che non vorresti essere trovato morto mentre lo facevi”, e allora ciccia).
Sono morti ennemila ventiquattrenni in incidenti stradali, quest’anno, e non gliene è importato una cippa a nessuno.
Cosa cazzo c’ha, questo, di diverso? Di affettivamente diverso per voi “addio, caro amico”, intendo? Nulla. Neppure voi ci avete mai fatto una serata di birre assieme, almeno per la stragrande maggioranza; l’unica differenza è che ve l’hanno fatto vedere in televisione e sui giornali mille volte, e v’è rimasto imprintato come ai paperi di Lorenz, che considerano famiglia la prima entità organica che vedono. Ai paperi passa subito dopo la nascita, però, guarda te come sono più avanti gli animali rispetto al telespettatore medio.
Anche Stivgiobs. La mi’benzinaia, quando settimana scorsa ho ordinato un Hard Disk ottenuto coi punti benzina, m’ha chiesto “Anche questo l’ha inventato quello che è morto?”. Mi c’è voluto un po’ per capire cosa intendesse, e per risponderle che no, quello che ha inventato “questo” non sapevo se era vivo o morto, ma senza di lui “quello che è morto” c’aveva avuto poco da lavorare.
Muore un capitano d’industria -innovatore? vabbe’, si, ma guardatevi “I pirati di Silicon Valley”- e la gente si straccia le vesti, solo perché è di moda dimostrare che “I care” come era diventato di moda mostrare l’iPhone. Mettiamoci poi che costa ZERO copincollare “stay foolish, stay hungry” nel proprio status (“Think different” ‘na cippa, gregge di pecore. Il prossimo capo di Apple dovrà solo mettere sul mercato iSheep, un bellissimo campanaccio da collo collegato a Foursquare con il laccetto proprietario e con il suono downloadabile solo da iTunes, e la gente sarà contenta di poter esibire quello status symbol e appartenenza a un gruppo SEMPRE), siccome costa zero, dicevo, la gggente ne ha fatto una gara.
Per il tizio che ha inventato il pacemaker solo gli status controcorrente, cavolo, lui ha solo salvato delle vite, mica cambiato la mentalità degli users-consumers.

Che poi io resto basito ogni volta che avviene un decesso “celebre” e nei tg vedo perfetti sconosciuti dall’altra parte del mondo che si strappano vesti e capelli. Sono convinto che Ledidiana stessa avrebbe detto “oh, ma chi cazzo siete? ’sti soldi che avete speso in coccarde e pupazzi da ammucchiare col muletto alla cancellata, non li potevate dare ai babbini poberi?”.
Lo stesso resto basito ogni volta che a Roma, a Milano, al Pitti, alla fiera dell’idrovolante in mogano ingioiellato artigianale di Cagate in Brianza, qualcuno mi fa “Guarda, c’è Sarcazzo!”. La mia risposta di solito è “Sarcazzo chi?” “Il terzo sostituto del cugino del tronista calciatore in quel film tratto dal romanzo delle Veline!” e, mentre di solito Sarcazzo è subissato da richieste di autografi, foto, toccate di culo e taumaturgico sudore (“Bacia il bambino! Bacia il bambino!”) io me ne vado per non mescolarmi al burinume.

Lo diceva il compianto (perché è vivo, lui) Jovanotti: “o è Natale sempre o non è Natale mai”, che dietro una esposizione da nocchini, spero possa sottintendere che se una cosa vale, vale sempre: o vi dispiace per tutti i ventiquattrenni che muoiono sotto una ruota, o non vi dispiace nemmeno per quelli miliardari che avete visto in televisione. Coglioni, non è che se è famoso lui, se vi dimostrate vicini diventate un po’ famosi anche voi. I reali non curavano col tocco nemmeno nel medioevo, quando ce ne erano una manciata per nazione, figurati se curano la pellagra adesso che si diluiscono il mana con tutti quelli che son famosi per quindici minuti (Warhol, ti prego, torna dalla tomba, prometto che non faremo caso a quanto ancora sei dimagrito, e spiega a tutti CHE NON CONTANO UN CAZZO, CHE NESSUNO CONTA UN CAZZO, CHE UN COGLIONE CHE PIANGE PER UNO CHE NON HA MAI CONOSCIUTO E DALLE CUI OPERE NON HA OTTENUTO MIGLIORAMENTO NE’ LUI NE’ L’UMANITA’ IN GENERE, HA LE MENINGI PIU’ MALLEABILI DI QUELLE DI UN PAPERO APPENA USCITO DALL’UOVO).

O è un ipocrita. Massì. Diciamocelo. “M’importasega di Giobs, nemmeno so chi è, che ha fatto, ma se tutti copincollano steifulish dev’esser fico, dai, copincollo pure io, faccio finta che mi dispiace” e ci aggiungiamo “M Dsp! Sz te Nn c avrbb stt l’iPd”. Quanto costa fingere un sentimento su feisbuk? Nulla, è gratis, allora, giù, fingiamone due.

Spero sempre più ardentemente nell’apocalisse zombie, almeno fingerete di piangervi tutti con tutti, e sarete contenti.

*Ripetitive Ipocrisie Pubbliche.

Share

Aggiornamenti

Ce l'ho con...

0 Commenti

Ieri il rant narrava di eventi avvenuti fino alle 9.
Dalle 8:30, la Figlioluccia, ovverosia colei che aveva attivato l’Aspettami e presso la quale le buste sarebbero dovute arrivare, ha telefonato come una forsennata a Firenze39 -hanno risposto dopo un’ora, mica pizza e fichi- per vedere di recuperare il malconsegnato prima che tornasse in Cina.
“Signora, deve fare riferimento all’ufficio di recapito”
“L’ufficio di recapito vi ha chiamati ieri, dovrebbe avervi chiamati ieri, e vedo che le buste si stanno allontanando invece di avvicinarsi. Volevamo fermarle prima che tornassero in Cina”
“Le hanno detto che le consegnavano, no? E allora le consegnano”.
Chiama anche l’ufficio di recapito, che le conferma di non saperne niente.

Alle 10:30 le buste arrivano con una consegna apposita. Coincidenza? Certo, il mondo e CSI sono pieni di coincidenze.

Però, per pura coincidenza, il 2 corrente mese, io avevo detto alla Figlioluccia, visto che a pensar male si fa peccato:
“Scommettiamo che le buste, se arrivano, arrivano aperte, col nastro delle poste a chiusura se va bene, danneggiate se va male?”
“Scherzi?”
“No. Hanno letto l’etichetta ‘orologi’, hanno aperto, hanno deciso che gli piaceva, non hanno consegnato l’avviso. Se non li chiediamo, sono ‘persi’, e se li tengono loro”
“Non è possibile, dai”
“Scommettiamo?”

Siccome a dichiarare conta doppio, come a biliardo, sono particolarmente spiacente che la Figlioluccia abbia aperto la busta per verificare che ci fosse l’orologiuccio da nove euro (sì, noi siamo tirchi, ma ci sono anche gli uomini di merda che provano a rubare merce da nove euro) senza prima fare una foto alla busta.

Era chiusa col nastro “Poste Italiane”.

Sarà una coincidenza, eh. Però io ho una certa sensazione di schifo. Voi no?

Share

Poste, ultima frontiera

Ce l'ho con...

0 Commenti

Due raccomandate spedite a luglio. Arrivano il 26 agosto, quando non ci siamo. Per fortuna abbiamo fatto “aspettami”. Però quando ci portano il tutto, il 2/9, non ci sono nè loro nè gli avvisi. Chiamiamo. Sono in giacenza, e il 26/9 sarebbero state rispedite al mittente. Chiamiamo l’ufficio di giacenza. Ci dicono che serve lo sblocco dell’ufficio di recapito. L’ufficio di recapito risponde solo ieri. Non ci dice come mai non abbiamo ricevuto avvisi. Ci dice che non trova le raccomandate. Leggiamo tre volte i numeri, e solo alla terza chiamata si accorgono che il codice della raccomandata si scrive con la R e non con la B. “Le sblocchiamo”, ci dicono, “e ve le facciamo consegnare”. Stamani risultano rimandate verso il centro di smistamento e quindi al mittente. Se non fosse una situazione tragica, starei ridendo.

Ma possibile che a questi delinquenti, che sì, sono delinquenti, perchè sono pagati per far danno, non si possa fare niente?

Share

Consigli per i viaggiatori 7

Sapevatelo!

0 Commenti

Quando andate via, lasciate al massimo UNO yoghurt nel frigorifero, oppure quando tornerete sarete in minoranza al voto su chi mangia chi, e saranno casini.

Share

Consigli ai viaggiatori 6

Sapevatelo!

2 Commenti

- Appena sbarcati in Ispagna, non fatevi riconoscere inscenando con l’hostess di terra che vi indirizza al recupero bagagli un dialogo del tipo
“Adelante a la esquierda y despues entra a la mallena”*
“Eeeeh, Macarena!”

- A Llanes c’è un ufficio del turismo per raggiungere il quale le indicazioni vi fanno zigzagare attraverso la città passando davanti a TUTTE le attrazioni turistiche, rendendolo così inutile. Non stupitevi quindi se è aperto solo dalle 11 alle 12 e dalle 19 alle 22. Sono le ore migliori per le gymkane.

- Gli orari. In Ispagna del Nord, sono a favore del lavoratore. Dalle 11 alle 15, ora di pranzo. Poi si riapre verso le 18 e si chiude verso le 22, ora di cena. Grossomodo. Voi ovviamente vi scontrerete spesso con porte chiuse. Ah, la domenica chiudono pure gli ospedali, regolatevi.

- Gijon vive controvento, e sopravento rispetto alle peraltro numerose fontane. Pertanto gli autoctoni si distinguono dai turisti poichè i primi camminano e vivono col baricentro spostato in avanti, i secondi sono bagnati fradici anche nei giorni più asciutti.

- La Spagna del Nord è la patria del sidro, del cibo piccante -patatas bravas, ’nuff said-, dei formaggi stagionati, del cioccolato artigianale: bentornati brufoli, era tanto che non ci si vedeva.

- La Spagna del Nord è la patria del sidro, del cibo piccante -patatas bravas, ’nuff said-, dei formaggi stagionati, del cioccolato artigianale: bentornate emorroidi, era troppo poco che non ci si vedeva.

- Nel primo ristorante in cui vi offriranno un’insalata mista invece dell’ennesima frittata o salsiccia piccante, detta insalata sarà annegata nell’aceto. Alla domanda “Ma è sempre così?” vi risponderanno solo “Descansiado”, che è una supercazzola locale. Ma voi mangerete tutto lo stesso.

- In spiaggia, non conta un accidente la lingua diversa: “Sono fiiiiinte!”, come nella pubblicità delle Frisk, lo capiscono uguale.

- A Bilbao aiuta aver giocato a poker. Non ridere in faccia alla gente quando snocciola toponimi come Zubibidea, Zubizuri o Santuzzu richiede un certo autocontrollo.

- Le succitate tortillas: non troppo inaspettatamente, la ricetta della frittata cambia da una città all’altra. Si va da “Come la fa la mia mamma” di Santillana del Mar a “Cos’è ’sta cosa ributtante?” di Burgos.

Infine, il consiglio più importante:
- Parigi: no, che è piena di francesi.

.
.
*O qualcosa del genere. Non parlo bene lo straniero.

Share

Parì Parì

Ce l'ho con...

1 Commento

A Parigi tutto è bellissimo, comodissimo e tutti sono attenti e gentili. 
Poi però siamo dovuti uscire dalla camera.
Parigi puzza di piscio più spesso di Firenze, che è tutto dire, non ha una pianta regolare, tocca far la fila anche per guardare dalla finestra -fanno mezz’ora di fila per montare su quel traliccio e poi rompono il cazzo agli Uffizi-, e i turisti sono appena meno che merda. Anche il caffè qui a Starbucks, altro che espresso, è uno sgrondo improponibile. Meglio dei 40€ per due birre, un kebab e due fette di pane coi cetrioli, però.
Ah, la ville dell’amour! Mavaffanculo, è pure piena di francesi.
Purtroppo non posso parlare che per quelli che ho incontrato: cafoni, sudici, maleducati, invadenti, con poche eccezioni rappresentate, guarda caso, da immigrati.
Una vacanza da rifare presto.
Armati, però, stavolta.

Share

Aggiornamenti

Gadgets

3 Commenti

La tastiera con jog è finita è funzionante.
Ricordo che mi è costata un mouse con rotella, una tastiera, un tastierino a matrice. Poi tutto sostituito.
Ma eccola qua:

Se non che già l’ho cannibalizzata, che era troppo ingombrante e pesante -lo so, potevo pensarci prima- per un uso sul campo.
Ecco qua il cannibalizzato, nella scatolina fatta colla macchinetta di cui sotto:

Lo so, le etichette fanno recere, ma per ora van più che bene. I pulsanti sono “sotto traccia”, così posso trasportare il tutto senza stroncarli in una tasca. Magari farò un coperchio “a ruotare” con un chiodo e un pezzo di plastica non troppo spessa. Ma poi.
Prossimo passo, Ubertastiera.

Share

Storie di ordinarie postine.

Ce l'ho con...

4 Commenti

Arriva una lettera dal signor Bancoposta:
l’interesse creditizio… passa allo 0,00%
Insomma, dal primo d’agosto pago per non avere a disposizione i miei soldi e e farli fruttare alle Poste e non a me.

Sabato andiamo all’ufficio postale di Antella:
“Senta, ma è vero che…”
“Eh, si, eh.”
“Vorrei chiudere il conto, allora”
“Non si può, dovete prendere appuntamento”
“Scommetto che se lo volevo aprire l’appuntamento non serviva”
“È una prassi interna nostra, deve prendere appuntamento”
“Chissà come sono contente le associazioni dei consumatori, l’antitrust e la guardia di finanza, di codesta prassi interna”
“Quando lo vuole, l’appuntamento?”
“Facciamo tra mezz’ora”
“No, almeno settimana prossima”
“Va bene, sabato alle nove?”
“Bene. Intanto vi fotocopio i documenti”

Si torna sabato dopo.
“Buongiorno. Abbiamo un appuntamento, vorremmo chiudere un conto”
“Si rivolga alla collega”

“Buongiorno. Abbiamo un appuntamento, vorremmo chiudere un conto”
“Attenda la collega”

“Buongiorno. Abbiamo un appuntamento, vorremmo chiudere un conto”
“Mi dia i documenti”
“Guardi, li ha già fotocopiati la sua collega, li ha in mano”
“Io non vi conosco”
“Guardi, pagina due, questi siamo noi, basta fidarsi della collega, no?”
“Non glieli posso richiedere?”
“Certo. Insisto, bastava voltare la pagina, però”.
“Datemi anche le carte”
“La carta, ne abbiamo una sola”
“Datemi la carta, facciamo le procedure”

“Ecco qua, dovete firmare”
“Vorremmo anche ritirare il possibile, salvo i 75 euro che dobbiamo lasciare in deposito”
“Non potete, ormai ho distrutto la carta”
“Sta scherzando?”
“Mi avete dato la carta per la distruzione, ormai non è più possibile prelevare”
“STA SCHERZANDO? Voi adesso mi date i miei soldi”
“Le ho detto che distruggevo la carta, doveva pensarci prima”
“Prima di tutto lei non mi ha detto niente…”
“No, no, io le ho detto ‘mi dia la carta per la distruzione’”
“‘Per la distruzione’ l’è rimasto in bocca”
(alzata di voce del Cicali, pacata alterazione della Figlioluccia)
Vari “Non alzi la voce”, “Allora non l’alzi neppure lei”, “Mi lasci parlare”, “Parli, allora, forza, su”, “Io gliel’ho detto”, “Lei non ha detto niente”, “Ma dovevate immaginarvelo”, “È il su’mestiere, non il mio, le procedure vostre io non le conosco”, “Ma è chiaro che”, “Un accidente”, eccetera, con culmine in
“Comunque i soldi vi verranno restituiti a chiusura del conto, tra qualche settimana”
“Sono soldi miei e io li voglio adesso. Se no chiamo Carabinieri e Guardia di Finanza* e vediamo cosa ne pensano”
“Chiami pure chi vuole”
Beep-beep-
“Facciamo un assegno, al signore, e lo incassa subito?”
“Eh, sì, meglio”
Fila improponibile dietro di noi mentre ci associano un libretto degli assegni chiedendoci di nuovo i documenti, la Figlioluccia ne compila uno, lo incassa, distruggono il resto del libretto, facendomi firmare e controllando le firme con quelle dei documenti.
Pensate, riescono a farmi pronunciare la parola “Bizantinismi”.
“Guardi, non sa con che gioia chiudiamo questo conto”, annuncia la Figlioluccia, mentre io alla voce “Perchè chiude il conto?” del modulo, faccio croci su ogni voce che abbia nel testo “scortesia”, “lentezza”, “scarsa competenza”.
“Scriva chiaro l’indirizzo dove vuole l’assegno di chiusura col rimborso del deposito, che sa, a volte gli assegni vanno in giro”
“Non ne dubitavo. Mi dica se riesce a leggerlo, così, in stampatello”
“Sì”
“È un sollievo, guardi. Siamo a posto?”
“Certo. Ci vorrà qualche giorno in più perché avete usato il bancomat…”
“Nessuno ci aveva detto di non usarlo, ma va bene. Basta esserci levati di qui dentro. Chiedetevi come mai la gente chiude i conti”
“Veramente, li apre”
“Si informi, faccia aritmetica. Grazie, buona giornata e buon lavoro”

Usciamo basiti e rancorosi verso la gente che usa l’unico potere dei poveracci, quello di rompere i coglioni.

Poi, quando lo raccontiamo, ci dicono che “a Grassina è pure peggio”.

*mancavano l’UNICEF e i Pompieri, lo so.

Share

Quando uno è nerd, è nerd.

Follia, Gadgets

4 Commenti

Ricordate che ho sei progetti in ponte, ognuno dei quali ramificato in almeno altri tre?

Sono arrivato a metà di uno dei rami.

Cosa fai quando non trovi una scatoletta porta-progetti in plastica adatta alla wannabe-Ubertastiera su clone arduino?
Te la fai, no?
Come? Prendi un fondo, dei listelli, e la fai con una cornice di legno, ovvio.
E la cornice come la fai, come ci fai le incisioni che reggano il circuito, il fondo e il pannello frontale?
Le incidi con una fresa, visto che non hai nè una CNC nè una stampante 3d.
Ma le frese da hobbysti non hanno punte così fini, che vanno solo sui simil-dremel.
Già, ma come fai a spostare il dremel in linea retta?

Ecco la soluzione:

Gli manca solo il Bluetooth.

Share

Spigolature

Spigolature

0 Commenti

- “Stamani votazioni arresti PAPA TEDESCO”
Perché i giornali continuano a darmi illusioni?*

- “Si attendono diecimila in corteo per Carlo Giuliani
E ad Angelo Izzo mai nemmeno un grazie.

- Renzi, a Radio24: “Quelle di Brunetta (verso i dipendenti pubblici, N.d.C.) sono solo manovre mediatiche senza costrutto”
Diciamo che questa si commenta da sola, dai.

*non trovo un link unico, ma si parla delle due autorizzazioni per due arresti, uno per Papa e uno per Tedesco, uno alla Camera e uno al Senato.

Share

C.V.D.

Follia, Gadgets, Recensioni

5 Commenti

Le letture di un pazzo

Non sono chiaramente le letture di un pazzo, messe tutte assieme?

Poi c’è la narrativa.

Share

Differenziazione dell’offerta.

Accadde che..., Ce l'ho con...

0 Commenti

Ieri pomeriggio sono andato in Posta per ritirare un rimborso fiscale. Pochi soldi, eh, ma nemmeno dieci centesimi.
IN UFFICIO POSTALE, ripeto, non dal tabacchino.
“Dovrei ritirare questi… è possibile farli accreditare su un conto bancario?”
“No, direttamente si fa solo su un conto postale”
“Va bene. Posso ritirarli allora in contanti e fare poi un versamento su un CAB/ABI? Nel caso pago le commissioni”
“No, solo i nostri correntisti”
Ora, non pigliamoci per il culo. Io il conto bancoposta ce l’ho, ma hanno portato i già esigui interessi a 0,00%. Ti pare che tra incatenare i miei soldi facendoli fruttare solo per loro e tenerli in tasca, li incateno?
Vabbe’.
Mi tiene venti minuti tra fotocopie di documenti e codice fiscale, bla bla bla, poi comincia ad ammucchiare fogli da dieci.
“Posso avere dei tagli più grossi?”
“Purtroppo no” Mi aspettavo un “solo se ha un conto bancoposta”
E vabbe’, son soldi. Poi fa, come in un film di Pieraccioni, mentre esco:
“Vuole un gratta e vinci?”
“No, grazie, quelli li compro in banca”.

Share

Mastermogl

Dio li fa e poi li accoppa

2 Commenti

Sistemare il clone dremel che credevi fottuto, aggiungendogli un interruttore a pedale: otto dollari e sessanta.

Trovare il mozzo dell’encoder della rotella del SECONDO mouse che hai comprato per fargli fare da jog rotto senza motivo alcuno: sei bestemmie alla divinità in cui credi.

Rimettere a posto la cucina, ridotta a una via di mezzo tra un negozio di elettronica e una ferramenta, con a terra di tutto: un film orribile da guardare di profilo.

Una moglie che raccoglie da terra una piattina dieci poli e comincia ad avvolgerla attorno al polso chiedendosi come trasformarla in un gioiello: senza prezzo.

Share

Non sentite?

Accadde che..., Follia, Gadgets

0 Commenti

Al momento, questi sono i progetti che ho in corso e il relativo materiale che mi porto dietro:

- Sottotitolatura e timing di tre film: chiavetta con materiale e software, netbook, tastiera programmabile con le scorciatoie e le macro utili.

- Scrittura del mio romanzo a puntate: chiavetta con materiale e software, un libro e un ebook reader con la documentazione, una dispensa di corso di scrittura creativa.

- Creazione di una stazione portatile di timing e sottotitolatura jog, pulsanti e tastiera, ottenuta con una testina di videoregistratore, un mouse cannibalizzato, una tastiera cannibalizzata, un tastierino 16 tasti a matrice righe/colonne con le piste abrase, un micro hub USB: per fortuna, niente materiale dietro salvo gli acquisti quotidiani (due pulsanti).

- Replica del medesimo tastierino mediante teensy, un clone Arduino: documentazione sul C+ su ebook reader, libro su Arduino.

Insomma, sto contemporaneamente provando a
- imparare un minimo di C+
- imparare un minimo della piattaforma Arduino
- studiare per il mio racconto
- scrivere il medesimo
- mettere assieme un progetto hardware che l’ultima volta che l’ho assemblato l’ho battuto a terra per la frustrazione insegnargli chi comanda, visto che “volante” funzionava, assemblato no, a caso, nonostante l’abbia smontato e rimontato quattro volte, con ustioni da colla a caldo, tagli da trincetto, getto del cloneDremel fottuto.

Per rilassarmi con la solita smanaccioterapia, ho messo TROPPA carne al fuoco, lo so.

Non sentite il mondo che ride di me, che per hobby mi stresso?

Share