L’importanza delle parole
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I miei stanno ammodernando un bagno, a casa loro.
Sono rimasti, penduli da una forassite, dei fili inutili, incastrati chissà dove ma staccati dalla tensione.
Io ho suggerito che gli operai smurassero la forassite fino al punto di blocco, in modo da poterli togliere e fare una cosa pulita al momento di intonacare.
“Eh,” fa la mi’ mamma al telefono “non so se lo fanno, che pare vogliano ricoprire e basta”*
“Beh, se non lo fanno loro, tocca farlo a me, che così non può e non deve stare; quindi, visto che stanno scavando le altre tracce…”
La sento urlare verso i muratori, pure stizzita e polemica con me: “Se non lo fate voi va bene lo stesso, lo fa lui”
Io mi rassegno: “Ecco, digli di lasciarmi uno scalpello adatto”.
*la capacità decisionale di un muratore relativamente a lavori per i quali è profumatamente pagato è spesso sottovalutata.
Una bella settimana
← Accadde che...
Settimana scorsa:
- ho pagato la rata del mutuo
- la rata dell’armadio (la penultima, per fortuna)
- mi è saltata un’otturazione, rivelando che il dente va devitalizzato, portando con sè un buon quarto del dente medesimo; il dentista non può sistemare il tutto fino a dopodomani, ovviamente
- è arrivata la richiesta del condominio di circa 1200 euro per il rifacimento del tetto
- abbiam spostato la data del viaggio a Londra
- mi è stata comunicata la visita dell’ispettore alla caldaia per giovedì prossimo
- dulcis in fundo, ieri si è rotta la lavatrice, dopo aver allagato il ripostiglio.
- Dimenticavo, quindi edito: il tagliabarba mi è morto a metà di una rasatura, nel momento in cui sembravo Gazzè sotto aminoacidi.
Una bella settimanina di merda, nevvero?
Nel dubbio…
← Spigolature
Renzi ha preso casa a Rignano.
Evidentemente non si fida troppo dell’operato del prossimo sindaco.
Alieni si, ma…
← Spigolature
La Serracchiani:
“Il PD? pare Star Trek”
Credo che la Paramount stia facendo partire una querela per diffamazione.
16
← Racconti
Il coltello affondò nella carne, segandola con i minuscoli denti e facendone uscire i succhi di cottura.
Ovviamente o quasi, il piatto principale era fiorentina molto poco cotta, la migliore che Bruno avesse mai mangiata. Si chiese se il segreto di tanta bontà fosse lo spesso vassoio di pietra ancora calda sul quale erano state servite.
S’era fatto un silenzio quasi sacrale, a malapena rotto dal rumore delle posate e della masticazione, e il lungo tavolo di legno e la luce data solo dalle peraltro numerose candele sparse per la stanza contribuivano a creare l’atmosfera di un refettorio di una qualche comunità religiosa.
Bruno se la stava godendo, ormai. Inutile insistere nel farsi spiegare tutto e subito. Era stato invitato a una cena, dopotutto, e tanto valeva mangiare. Di certo molti dei presenti, se non tutti, avevano già fatto le stesse domande che aveva fatto lui, avevano avuto le stesse risposte ed erano stato altrettanto confusi. Certo, se Bruno aveva intuito il giusto, qualcuno di loro poteva averlo fatto secoli prima in una lingua ormai dimenticata, ma il risultato non cambiava: non era più gente abituata a fare le cose in fretta se non in caso di emergenza, e la loro efficienza nell’occasione dell’incidente d’auto la diceva lunga sulle loro reali capacità organizzative e risorse in certe situazioni. L’incalzare il Bolli, o chiunque altro, affinché gli raccontasse in pochi minuti magari millenni di avvenimenti, beh, era solo sciocco.
Sorseggiò il vino rosso che era stato già disposto in dei decanter quando avevano fatto il loro ingresso nella sala. Le bottiglie vuote poggiate vicino ai decanter, scure e impolverate, non avevano etichetta. Bruno non provò nemmeno ad immaginare o dedurre se e quanto quel vino potesse essere invecchiato; le bottiglie non rivelavano abbastanza, e come sommelier o intenditore lui non andava lontano.
Questa era gente che aveva tutto il tempo del mondo e se lo godeva. “Beh,” si disse “anche io, no?”, anche se il pensare a se stesso come un membro di quella società, un membro elettivo, per di più, ancora gli risultava innaturale. Per anni era stato un altro, banale, con un qualcosa che richiedeva tante attenzioni come una malattia richiede cure, tanto da risultare più un fastidio che un vantaggio… e poi scopriva di essere non malato, non banale, ma qualcosa di strano, migliore, per certi versi superiore. Temeva che se non avesse affrontato la vicenda in modo distaccato, avrebbe cominciato a ritenersi un essere superiore, membro di una razza eletta, magari un predestinato, un Magneto dei poveri. Per fortuna il riferimento a Hitler fatto dal Bolli poco prima aveva toccato le corde giuste, e aveva messo in allerta il senso etico e morale di Bruno sul pericolo dell’autoesaltazione. Bruno si chiese se c’era mai niente di casuale in ciò che quella gente, la sua gente, faceva. La risposta venne subito: ovviamente no. Non poteva esserci. Avevano avuto tutto il tempo per fare tutte le prove ed errori, ed imparare a far tutto nel miglior modo possibile.
Continuò a sezionare diligentemente la fonte di ferro che aveva nel piatto. Il pepe nero sopra non ci sarebbe stato male, e dei fagioli a fianco avrebbero fatto una gran figura, ma la bistecca era squisita di per sé, ed era una fonte molto più gradevole di quegli alimenti e anche della crusca, del frumento o di milza o fegato, che aveva imparato essere più ricchi di quel metallo.
“Non è solo una questione di quantità, Bruno,” puntualizzò il Bolli, “ma anche del tipo di ferro presente, e di assimilabilità. Ci sono anche un altro paio di elementi significativi. Niente di necessario, ma quando c’è è meglio”
“Immaginavo” rispose Bruno ripensando al malconcio, più volte fotocopiato e praticamente imparato a memoria, foglio datogli dal Bolli con la dieta da seguire, ormai vent’anni prima “visto anche quel che mi ha detto ai tempi. Grazie”
Aveva quasi ricominciato a mangiare quando realizzò quel che era appena successo, e sgranò gli occhi all’indirizzo del Bolli che faceva fatica a non allargare un sorriso divertito.
-continua. presto, stavolta-
Io ci sarò, credo
← Senza Categoria
C’han mangiato anche dei “cicciai” irriducibili, e ci son stati bene.
V’aspetto?
Voglia di rompere le palle
← Tanta iNioranza
Da oggi c’è una citazione nuova nella lista di quelle che vedete avvicendarsi in testata.
Vi copio un articolo del bollettino sindacale che ci viene distribuito in azienza, opportunamente epurato dai riferimenti troppo precisi.
“Un nipotino di Benito lavora con noi
In una nostra sede un giorno
qualsiasi gli operatori entrano nel portale (fatto in
casa) che consente l’accesso a tutti gli applicativi
dove in fondo alla pagina leggono delle frasi di
personaggi famosi. Capita che in uno di questi
giorni qualsiasi appare sul portale la frase
“bisogna porsi delle mete per avere il coraggio di
raggiungerle”, Benito Mussolini.
Ovvio un certo sconcerto tra i lavoratori che si
accorgono della frase e prontamente arrivano le
segnalazioni ai delegati sindacali e a qualche
capo. Nel giro di poche ore la frase viene
sostituita. L’episodio seppur di breve durata è di
per sé indice della cultura che sta passando e del
clima di sdoganamento di certe figure e delle loro
parole d’ordine che hanno tenuto per decenni
tantissima gente in uno stato di oppressione e di
dittatura. Condanniamo fermamente questo atto e
le eventuali responsabilità aziendali nella
speranza che non si ripeta più qualcosa di simile
invitando tutti i lettori alla massima attenzione e
alla pronta denuncia di fatti analoghi.”
Ora, io domando e dico: la frase non mi sembra una cazzata, anzi, è molto migliore di tante motivazionali pagate dall’azienda che vedo appese in giro; cos’è che dava fastidio, l’autore?
Ovvio che si.
Il mio professore di elettronica industriale diceva che non è il luogo in cui viene pronunciata che fa la dignità di un’espressione, e tantomeno il suo autore.
Che i soliti fascistipeggiodeifascisti non riescano ad accettare che una frase, pur provenendo da fonti discutibili -anche se…-, sia quantomeno non reprensibile, mi fa paura.
Si, paura, visto che un articolo come quello qui sopra è indice di una ristrettezza mentale da far paura a Torquemada.
Non è la frase, è la firma, che non garba; se la firma fosse stata “Stalin” DI SICURO E NONOSTANTE TUTTO sarebbe andata bene.
Non è apologia di fascismo, non ci sono istigazioni all’odio o messaggi discutibili. E, lo stesso, è stata fatta rimuovere (oh, beh, da lì).
Non è solo voglia di rompere i coglioni? perchè se non lo è, è imbecillità e basta, talebanesimo della peggior risma. E se lo è, io son più piccoso di questi inquisitori de no’antri.
Smetto quando voglio
← Audio/Video, Follia
“Va bene tutto, ma fasse scavarca’ a sinistra dalla Montarcini proprio no”
Io, più modestamente, ho visto un manifesto con su stampato “VOTA COMUNISTA” e, scritto a pennarello “Eh, è una parola!”
Ci dovremmo essere
← Virtuality
Ho ancora qualche perplessità sulla testata e da cambiare qualche sottopagina, ma per ora si può andare, no?
Meglio del celestino triste.
Volete sapere cos’è successo al blog?
← Accadde che..., Virtuality
Eh, pure io.
Anche se temo di saperlo.
Plagio involontario
← Accadde che..., Follia
“Alla durissima presa di posizione del Vaticano, il rappresentante del governo libico risponde con altrettanta fermezza: «Quando abbiamo allentato i controlli siamo stati accusati di mandare la gente a morire. Ora che abbiamo deciso di potenziarli ci accusano di violare i diritti umani. Noi siamo aperti a tutti i tipi di cooperazione, se volete possiamo portare a piazza San Pietro tutti gli stranieri che le vostre navi hanno portato qui. Bisogna capire che la Libia da sola non ce la fa, queste persone scappano dalla fame, non dalla guerra. La coscienza dell’Europa deve svegliarsi perché noi proveremo a fermare chi affronta il mare per avere una vita migliore, però saremo costretti a fermarci se continueremo ad essere il luogo di transito di tutta l’Africa. E saremo costretti a sospendere i controlli delle frontiere verso l’esterno qualora ci rendessimo conto che il peso migratorio sta diventando troppo pesante».”
Non è mai bello scoprire di pensarla come Gheddafi, tranne quando c’è di mezzo il Vaticano.
Ma come si permette?
← Ce l'ho con..., Recensioni
Star Trek – Il futuro ha inizio. Ora sapete di che si parla, se non volete spoiler saltate pure.
Premetto che son andato a vederlo che già avevo il mal di testa. Ne sono uscito col mal di testa e la nausea.
Il signor Abrams – il genio che ha inventato Alias, Lost, Cloverfield, Fringe e da tante buone idee è sempre riuscito a rendere tutto tanto cervellotico da restare sulle palle- già mi perplimeva con la scelta di Quinto come Spock. Vabbè che non deve essere espressivo, ma cavolo, magari serve che un attore sappia recitare, che abbia almeno un’espressione in più di Clint Eastwood. E invece no, si sceglie pure per il giovane Kirk e per Uhura un bisteccone monoespressivo e una gnoccasquinza alla Pussycat Dolls con gli occhioni perennemente sgranati.
Poi si fa si che la suddetta Uhura sia corteggiata da Kirk e invece tenga per le palle (in tutti e due i sensi, purtroppo) Spock, roba che nella serie originale nemmeno era passata per il capo.
Poi che si fa? Per far quel che cazzo che ci pare di una serie pluridecennale si inventa il paradosso temporale. All’improvviso nel passato arriva un cattivone che usa un buco nero per viaggiare nel tempo. Era dagli anni ‘60 che non si sentiva una cazzata del genere: un buco nero non è un tunnel, è una palla di materia ultradensa, con una gravità tale da impedire anche alla luce di uscire. Una nave che ci si avvicinasse verrebbe ridotta istantaneamente a un filo monomolecolare lungo la linea di forza più breve, ma in tempi soggettivi dilatatissimi: chi fosse presso l’orizzonte degli eventi sarebbe come “congelato” nel tempo. Riguardatevi il pilot di “Gene Roddemberry’s Andromeda”, del mai troppo compianto Gene Roddemberry, inventore di tutto l’universo di Star Trek.
Il presente (si, insomma, il presente di Kirk) viene del tutto alterato, e HOP!, per far contento un cretino che andrebbe sperso davvero su un’isola tropicale, si annullano tutto Star Trek fino adesso, con Vulcano che viene distrutto in cinemascope, tanto da esser visibile dal cielo anche di un pianeta lontano.
Su detto pianeta lontano, tutto ghiacci e mostri dei ghiacci che non sanno camminare sui ghiacci, alla faccia dell’evoluzione, Kirk trova PER CASO Spock, lasciato lì nemmeno mezza giornata prima, che lo salva con una torcia di legno. Da dove venga questo legno non ci è dato sapere, nè da dove vengano gli abiti pesanti di Kirk, abbandonato tre ore prima in una capsula di emergenza.
Ci se ne fotte della storia della Federazione, della fisica (se teletrasporti uno in caduta libera, questo si schianterà sul pavimento della sala teletrasporto invece che sul suolo, ma si schianterà lo stesso), delle convenzioni scientifiche (e pure di quelle pseudoscientifiche, tipo il limite del teletrasporto convenzionale, visto che si ottiene un trasporto da Saturno alla Terra, ben oltre il “raggio planetario” che invece ci hanno ribadito non so più quante stagioni di TOS (3), TAS (2), TNG (7), DS9 (7), VOY (7), ENT (5). Ci avete capito nulla? Evidentemente nemmeno Orci e Abrams.
Insomma, un film troppo facile. Kirk ne busca da tutti, ci sono scene degne del Muppet Show o dei Goonies, i personaggi sono ridotti a macchiette (McCoy, Checov e soprattutto Scott) o all’ombra di sè stessi (Kirk e Sulu) o semplicemente stravolti (Spock, Uhura). Uscendo ho detto al fido Rick “Cazzo, mancavano solo un cane e un bambino”, senza pensare che coll’alieno-mascotte di Scott ce li avevamo tutti e due in un colpo.
Consiglio questo film solo a chi non conosce Star Trek e non gliene freghi nulla. Tipo Abrams, insomma.
Una risorsa non valorizzata
← Tanta iNioranza
«LA LORO PRESENZA E’ INDISPENSABILE»
Il Vaticano:«Gli immigrati meritano rispetto ammirazione, gratitudine»
Le parole del nuovo presidente del Pontificio consiglio per i migranti, mons. Antonio Maria Vegliò.
Io non capisco come faccia il Vaticano a campare senza questa indispensabile presenza sul suo territorio.
Anzi, per il suo stesso bene gliene fornirei una buona quantità da amministrare, direttamente in piazza S. Pietro.
Prego, faccia pure!
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Battisti -quello condannato a quattro ergastoli, non quello che cantava- ha minacciato di suicidarsi se dovesse venire estradato in Italia per scontare la sua pena. Considerato il risparmio per i contribuenti, spero che, al contrario di quello che fece nuti Nuti, non ci ripensi.
That’s amore
← Accadde che..., Dio li fa e poi li accoppa, Plauso e lodi
Dopo due notti fuori casa -anche se a casa di amici gentilissimi, mica sulle panchine-, due giorni ricchi di impegni -cogli amici gentilissimi di cui sopra- e un appuntamento annuale che, visto il gradimento della Figlioluccia posso sperare di rendere fisso anche per lei, dopo aver incontrato DiNozzo di NCIS e Annachiara del Grande Fratello (quella è topa per topa per tre e quattordici, più dal vivo che in televisione, per stessa ammissione della Figlioluccia, se no col cavolo che mi azzardavo a scriverlo qui, capitemi), dopo essermi innamorato di almeno sei serie televisive nuove con le quali ammorberò la Figlioluccia e il mio PC per almeno un’estate, ieri s’era finalmente di ritorno. Quando ho finalmente iniziato a vedere per la prima volta e sul palmare il musical “Hair”, giusto sei minuti per capire che mi sta sulle palle (no, dico, fancazzisti drogati che campano alle spalle del prossimo), il nostro treno è arrivato a Firenze.
Alle 22.42.
La Figlioluccia propone di prendere un taxi, “che tu domani monti alle sette, e io ho un sonno boia, e mi fa pure male lo stomaco”, così un tassista logorroico ci accompagna all’auto.
Tre minuti dopo mi accorgo di non aver con me il cellulare.
Chiamo. Trilla a vuoto. Bene, almeno non l’hanno raccattato e spento, o stirato con un’auto. Non è nel taxi nè a terra, quindi, visto che nemmeno risponde nessuno.
La Figlioluccia -che l’auto è sua- sfida il sonno e mi reca prima in stazione -di nuovo- dove io accerto la sparizione del treno tutto. Un gentilissimo ferroviere -mica ci sono solo quelli che chiudono gli sportelli in faccia ai passeggeri impedendo loro di salire in un giorno di sciopero TRE MINUTI prima della partenza, e qui ogni riferimento alla Freccia Rossa partita da Milano verso Roma alle 19:30 è puramente casuale- telefona prima senza successo al convoglio, poi in deposito e avvisa che sto arrivando.
La Figlioluccia fa arrampicare l’auto fino all’Osmannoro, sopportando pure la mia fretta e i miei commenti di impazienza, e, espletate le verifiche di sicurezza del caso in guardiola ed esplorato metà dell’impianto in cerca del reparto lavaggio, mi guarda vagare in pellegrinaggio da un addetto all’altro fin quando ne trovo uno in grado di capire l’italiano e che mi indica che la Freccia Rossa è una delle due agli estremi dell’impianto. Una è in arrivo per il lavaggio, l’altra boh. Per fortuna quella che interessa a me è quella da lavare, quindi dieci minuti dopo e innumerevoli binari scavalcati, busso alla motrice come avevo visto fare al gentilissimo ferroviere di SMN, mi faccio aprire la carrozza e recupero il cellulare abbandonato sul tavolino.
Da un coglione, aggiungerei, quello che vi sta scrivendo.
La Figlioluccia, che aveva esordito con “ho sonno”, ricordate?, mi recupera e, imboccata l’autostrada, mi scodella a Figline verso le una, dove ci fiondiamo a letto dopo aver bevuto un bicchiere di Caleffi per il suo mal di stomaco, e quindi rovesciato le valigie sul divano e la roba sporca nel cesto in bagno.
Senza un’offesa, senza scaricarmi in faccia lo spray al peperoncino, senza farmi controllare la ruota posteriore in area di servizio e partire sgommando, senza farmi per sbaglio manovra addosso durante il parcheggio, senza suggerirmi di legarmi le cose al collo o di andare in vacanza in paesi nei quali non batte sole.
Capito perchè la sposo?
Quattro maggio
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Stamani ho sentito pure questa:
“Ehi tu! Sei come immobile,
dato immortal sospiro”…
Perchè tanto odio?
Mille pezzi facili
← Ce l'ho con...
A Pisa si danno cinquecento-mille euro ai Rom, e presto agli extracomunitari in genere, per tornarsene a casa, a patto che non si facciano vedere per un anno.
Signora Assessora, genio mio d’oro, se prometto di non venirci nemmeno io per un anno, me li dai anche a me mille euro? Facciamo anzi un affare, non ci vengo per cinque anni -non propongo il vitalizio solo perchè non si sa mai- e me ne date quattromila?
Se no è discriminazione, no?
Aggiornamento: ho scritto al difensore civico del comune di Pisa (a.lucaferro@comune.pisa.it) e ho detto che mi sento discriminato, e controproposto duemila euro per tre anni. Vediamo che mi risponde.
Nota personale: “Mentalmente” è diverso da “Ad alta voce”.
← Accadde che..., Dio li fa e poi li accoppa, Virtuality
Pomeriggio forzatamente casalingo. Io e la Figlioluccia ci alterniamo alla Wii-fit, uno a far esercizi e l’altra sul divano.
Durante le flessioni con stacchi laterali, il trainer automatico mi fa, per spronare e incoraggiare: “Visualizza mentalmente il corpo che vorresti avere”
Io, a denti stretti: “Claudia Schiffer, Claudia Schiffer!”
Ho sbloccato tre livelli avanzati della corsa solo tenendo in mano il controller nella decina di minuti successivi.
Un Divorziato Cattolico (non è mia, ahimè)
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E io capisco pure che quest’uomo voglia ricostruire la DC.
Capisco pure che per amor di voti (per me peraltro inconcepibili), ingoi merda e candidi Sgarbi.
Ma perchè nella foto tocca il culo alla bambina? Vuol attirarsi ulteriori favori dal clero?


















