February 16, 2005

Altri Santi

Ieri vengo a sapere sul tardi che S. Faustino è la festa dei singles.

mando un sms alla mia amica -quella del post di ieri- informandola.

mi stupisce: “Non è triste? ci danno il contentino. s. faustino! Faustino, ti rendi conto???”

nell’obiettare che al momento sono quasi orgoglioso di essere fuori dalla dimensione consumistica di S. Perugina, mi accorgo, ricambiato, che non mi sento proprio a mio agio, anche se so che è la cosa giusta.

Mi spiego.

Un asso di bastoni in un mazzo francese.

Non solo piantato lì da solo, ma pure fuori posto senza speranza.

Non fraintendetemi. Non è l’essere single che mi pesa, anzi, ora come ora ci sto benebene (condizione pericolosissima. so che è proprio quando uno dice “single per un po’, adesso!” credendoci, che gli capita la tramvata sentimentale e senza speranza della vita) senza impegni fissi, senza dover “mediare” ogni decisione sul tempo libero et similia.

il discorso è un altro. King, sempre lui, maledetto genio!, in Carrie, parlando della protagonista, la definisce “un rospo tra i cigni”; koontz in “il luogo delle ombre” usa la metafora “un’anatra ad una mostra canina”. ecco. qualcosa di buffo e fuori posto. che magari altrove, un altrove difficile da definire, starebbe benissimo; non che dia noia, sia brutto o dannoso, ma, ecco… se guardi bene vedi che ha ben poco a che fare con il dove sta adesso.

uffa. maledetta tastiera. quando avevo quella telepatica mi spiegavo meglio :/

chiamamolo senso di “non appartenenza”.

spesso mi sento “inappartenente” perfino alla mia cerchia di amici -soprattutto da quando ormai son più a coppie che sull’arca (”salve, sono lo spaturno, avete visto la mia signora?”)-, figurarsi ad una società che si ricorda d’essere innamorata solo quando vede un oggetto bugnoso a stelle blu su fondo argento.

mi sento inappartenente alla mia famiglia, da quando mio fratello e io ci siamo trasferiti (LUI si è trasferito. io sono a mezza pensione, dormendo una sera si una no in quella che era camera mia e adesso è ogni giorno di più uno scheletro in decomposizione inorganica di ciò che era, con un materasso di fortuna e la capacità di generare ninnoli e ciarpame che credevo perso nelle pieghe dello spazio-tempo e che non ho il coraggio di gettare), figurarsi se il sapere che altri singles sono nella stessa situazione e che un responsabile marketing di qualche azienda che aspetta solo che i tempi siano maturi per mettere sul mercato il “sinGOL! - il Kit del single arrivato” (composto da CD/DVD con borbottìo di sottofondo a cui rispondere distrattamente “si, amore” di tanto in tanto, cuscino a forma di spalla umana, servomotore/sintetizzatore vocale per asse del gabinetto -regolabile sia per alzarla di tanto in tanto se siete donna, sia per cazziarvi se siete uomini-, e codice per attivare un servizio di “k si fa stas? tvttb” via SMS) sta pianificando per renderla istituzionale e financo invidiabile, non mi rinfranca per nulla.

mi accorgo che le persone con cui vado più d’accordo sono le più lontane che conosco; penso che magari è per quello, che ci vado d’accordo e mi sopportano e, si, mi sento loro vicino, e mi sento persino inappartenente al buonsenso e al consorzio civile.

inappartenente, a word a day.

Posted by i'C under Accadde che... |

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