February 26, 2005

Galline

La mi’ povera zia Lise abitava in campagna, secoli fa.

Avendo non proprio abbondanza di spazio e un figlio cacciatore, condividevano in maniera abbastanza pacifica la sua aia, seppur opportunamente divisi, un cane da caccia e non so quante galline ovaiole.

Abbastanza, appunto.

Un giorno, non si sa bene come, il cane superò la recinzione e si mise a “giocare” con le galline.

Una volta riacchiappato e sgridato il cane, ortunatamente solo una rimase ferita: azzannata alla testa, la carne si era sollevata a mostrare un bel “sette” di cranio. La mi’ zia, pratica e rassegnata (”alla peggio si mangiava”) l’addormentò con l’etere, e con un bel filo di refe la ricucì. L’asperse di tintura di iodio e Cicatrene, la bendò con un bel fiocchetto, la lasciò riprendersi in cucina, sul tavolo. Appena la gallina fu tornata arzilla come prima dell’incidente, la zia la rimise nell’aia e se ne andò serena.

Mezz’ora dopo, la gallina era morta, beccata a morte dalle altre. Il fiocchetto bianco la rendeva diversa e spaventosa, e le galline avevano reagito beccando e beccando.

Quante galline conosciamo, gente che becca e uccide tutto quello che non capisce o è solo strano e diverso? Una parola, un gesto, un’occhiata maligna al tipo strano, al nero o al giallo, all’omosessuale, allo straniero, a quello o quella che pesa troppo o troppo poco… Una parola dietro l’altra, una beccata dopo l’altra, fino a che la testa infiocchettata non si alza più, e la tranquillità del normale niente torna sul pollaio.

Posted by i'C under Accadde che... | Comments (0)