…E troppi galli
Sabato sera sono stato invitato ad una cena di laurea: una mia amica, dopo esser diventata mamma e aver trovato lavoro, finalmente ha portato a termine gli studi universitari, con somma ammirazione da parte mia.
E’ stata un’occasione di rivedere persone che da anni non incontravo… con qualcuno è stato piacevole come il richiamo dell’antitetanica, e per altri cinq’anni spero d’essere a posto.
Mi son trovato a sedere però accanto ad una ragazza che, davvero, eran quasi dieci anni che non vedevo, se la ricostruzione che abbiamo fatto dell’ultimo incontro è corretta.Una gran bella ragazza, per verità, dei begli occhioni, una bellezza quieta e sorniona, quasi felina e suggestiva (tant’è che quando m’ha detto di avere una gatta, me la son immaginata bianca a pelo lungo, molto SPECTRE), immutata da quando la conosco, ormai più di quindici anni (no, dico: QUINDICI ANNI!; per me dorme in un congelatore); come se non bastasse, fa, e con passione, si sente da come ne parla, un lavoro che richiede una forza d’animo eccezionale.
Ma, da non credersi!, il fatto che sia una bella bimba è passato per me in secondo piano: tra le tante cose da dirle e chiederle, la personalità solare, l’amore per il suo lavoro, avrei trascorso la serata ad inquisirla… se non avessi un senso del ridicolo abnormalmente sviluppato.
‘Sta ragazzuccia credo fosse l’unica single della serata, a parte la festeggiata. Purtroppo era capitata tra TROPPI maschietti singles. EravaMO diventatI ridicoli, tant’è che la seconda volta che questa ragazza d’oro ha ascoltato stoica delle ristrutturazioni fatte ad una abitazione (essendo andata ad abitare da sola, il “destro” era quello) son scoppiato a ridere con un “diventerai una consulente d’interni”; ho mollato botta e ho provato ad ignorarla per tutta la sera, per la sua stessa pace.
M’è dispiaciuto, perchè, per una volta, non ero in “mangusta” (Vergassola docet: tecnica che consiste nel rincoglionire di chiacchere la sventurata e poi saltarle al collo come fa il mustelide che le da il nome), bensì in reale gioia di aver ritrovato un’amica da troppo tempo lontana. Però, per rispetto del suo diritto di cenare in pace, e passare anche un dopocena senza doversi continuamente difendere, ho rimandato -a chissà quando, a questo punto- il proseguimento della liturgia d’uopo in questi casi, quella del “raccontami tutto, che son anni…!”
La domanda che mi pongo è: sono stato educato o, fondamentalmente, ho ribadito di essere un coglione?
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