March 31, 2005

Un precedente

Lo sapevo.

Dopo Terri Schiavo, hanno messo il tubo per l’alimentazione anche al Papa.

Si preparano.

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March 30, 2005

Una favola

“Scrivi di me” chiese la bambina -che bambina era, ancora-
“Che cosa ti scrivo?” chiese il bambino -che bambino era, ancora-, orgoglioso e tronfio che una delle poche cose che gli riuscivano bene piacesse anche a lei.
“Una fiaba dove io sono la principessa”
Il tondo bambino annuì, e iniziò subito a riempire con la sua tonda calligrafia le pagine del taccuino.
Scrisse, una riga al giorno, due righe, un paragrafo, mezza pagina, poche parole, ma ogni giorno.
“E’ finita la fiaba?” chiedeva lei.
“Non ancora” rispondeva lui. Ed era vero.
Presto la bambina dimenticò.
Ma il bambino -che ormai più bambino non era- continuò.
E continuò.
Scrisse della principessa e delle sue avventure.
Prima furono risa e cavalli e fiori e fate, poi furono gli amori della ragazza -che ormai ragazza era- e di principi che anelavano alla sua mano.
Scrisse di ogni principe che visse accanto alla ragazza, fosse per un giorno o per un anno.
L’uomo -che ormai uomo era diventato- scrisse anche, sui suoi taccuini, di quando lei si sposò, e di come divenne regina, e dei principini che diede al re.
Scrisse anche di quando la regina divenne vedova, e scrisse.
Poi, un giorno, con una grande borsa piena di piccoli taccuini e di un amore tornato puro come quando aveva scritto le prime parole della storia, decise di far leggere la fiaba alla sua principessa.
E seppe dai figli di lei che aveva aspettato troppo, che la principessa aveva chiuso gli occhi per il suo sonno di mille anni; e figli della regina chiesero al vecchio -che altro non era, da quel giorno- se, avendola conosciuta da tanti anni, non potesse scrivere qualcosa sul marmo di lei.
E il vegliardo iniziò a raccontare.
“C’era una volta una principessa…”, iniziò.

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March 25, 2005

Per i fan della Tigra

Mi dispiace, l’ho data via.

Settimana scorsa i carabinieri hanno fermato il mi’ babbo l’unica volta -la seconda, in verità. la prima aveva subito trovato il modo di spegnermi una cicca su un bracciolo- che la guidava.

Hanno consigliato la sostituzione dei pneumatici e ricordato la revisione entro fine mese.

Ho fatto i miei conti, letto il contachilometri -122065- e ho trovato che mi conveniva cambiare auto.

Alla fine la scelta è caduta su una KIA Picanto Spirit 1000, disponibile dal concessionario.

Considerato che è la terza KIA che si compra dal solito, m’ha ritirato la Tigra al prezzo migliore che poteva farmi.

Già solo di assicurazione, alla voltura, m’han reso 102 bellissimi euro, su sei mesi. Se poi si conta che non consuma un accidente, che è spaziosa da morire e piena di soluzioncine razionali, va da sè che gongolo ogni volta che ci salgo su.

Poi mi dicono che bisogna rilanciare la produzione nazionale.

Ma come si fa? Io sono entrato dal concessionario dicendo “voglio spendere poco, sia per l’auto che per la manutenzione”. E come me fanno tanti, credo. Io non mi intendo di motori, di prestazioni, assetti, PMS, PMI, Cx, e cose del genere, mi limito a far si-si con la testa quando se ne parla, capendo di solito a grandi linee.

Però vedo come “vanno” le auto di parenti e amici, e tanto è bastato.

E poi bisogna risparmiare, la Tigra beveva come un’etilista, era consunta… beh, ho preso una macchina piccola, risparmiosa, pratica, con quattro posti veri (e non 2+2 che mi toccava chiedere la carta d’identità ai due passeggeri più bassi per metterli a sedere dietro, se no mi sequestravano la macchina se invece di 1.60 eran alti 1.61)…

vi so dire fra un migliaio di kilometri :)

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March 23, 2005

Non ne ho più

Giuro, non ne ho più.

Più sono sincero, più mi preoccupo, peggio vengo trattato.

E non da una parte sola. Son stato ostracizzato, infamato, deriso, IRL e Online.

Io credevo che la premura e la sincerità venissiro premiate.

Quantomeno in via teorica, no?

Fatemela facile, per una volta.

Adeguatevi alle mie ridotte capacità mentali.

Se dite “rosso”, non pretendo che sia “rosso”, ma almeno ”arancio” o “rosa”, non “nero”, per favore.

Grazie.

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March 21, 2005

Non fate agli altri quel che vorrei fosse fatto a me

Ero a favore dell’eutanasia.

Per me, lo sono ancora. Se dovessi rimanere in un letto, senza coscienza di me, o, peggio, sofferente, prego tutti i miei amici di inciampare nel cavo della macchina che mi tiene in vita o di calpestare il tubo dell’ossigeno. Dopodiché, cavatemi tutti gli organi, tessuti e liquidi che possano essere utili a chicchessia, fatemi cremare, riempite un’urna di cenere di caminetto e spandere le mie spoglie in un bosco, così non avrete nemmeno l’impiccio di rimanere affezionati ad un vaso di peltro.

Fondamentalmente, tutto ciò perché sono un vigliacco. Anche se ho in tasca, dentro la tessera AVIS, quella AIDO e la “scelta consapevole” ho paura di restare intrappolato, in qualche maniera, dentro un guscio inerte. Quindi, appena ci sono l’occasione e motivi, utilizzate il mio corpo per quel che è: un po’ di parti di ricambio, una volta che il cervello o la dignità se ne sono andati.

Però non sono più tanto sicuro di essere favorevole all’eutanasia per chi non ha dato l’esplicito assenso.

Penso immaginiate perché sto affrontando questo argomento. Ho visto i filmati di quattro anni fa della Schiavo.

Onestamente, mi son sentito vacillare, spietato e meschino, quando mi son ricordato di aver detto “povera donna, lasciatela morire”. A parte il metodo inumano che avevano scelto (no, dico: di fame! Cazzo, tiragli una pistolettata, se vuoi essere civile. Ai pluriomicidi e stupratori da quelle parti concedono l’iniezione letale, pulita, veloce e indolore, e a questa povera ragazza innocente la fai morire un po’ alla volta?), con che cuore si può decidere in maniera lucida a proposito non di un semplice vegetale, ma di un essere umano che si muove, sorride, di tanto in tanto vocalizza e ti fissa?

Io posso capire tante cose, ma mi parrebbe come uccidere un neonato, indifeso e magari incosciente di quel che gli succede attorno.

Per me ve lo dico di nuovo: soffocatemi con un cuscino. Per lei posso solo sperare che chi la conosce meglio, e non un giudice dall’altra parte degli Stati Uniti, decida cosa sia meglio per lei e la sua dignità di essere umano.

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March 20, 2005

Animali

Ieri mattina, tornando a casa mia attraverso le colline del Chianti come sempre, per poco non metto sotto un animale sbucato dalla macchia. Ho inchiodato e l’ho apostrofato con un “testa di cazzo”.

Al che l’animale ha fatto finta di nulla, come se il mondo fosse suo, m’ha guardato malissimo, ha tirato un’altra boccata dalla sigaretta e ha finito di attraversare la strada per arrivare alla macchina tirandosi dietro il cane. Ovviamente, alle macchine -fuoristrada, of course, però lasciati sull’asfalto, non s’avessero a sciupare!- lo aspettavano altri animali della stessa fatta, tutti con la loro livrea verde mimetico, il fucile e i cani.

Ebbene si, in Toscana è periodo di caccia. Ciò vuol dire che individui a cui non daresti in mano un motorino per paura che si sfarinassero contro un platano o che rovinassero qualcuno, agguantano il fucile e una povera bestia che troppo spesso ha più buonsenso di loro e s’alzano ad ore antelucane per imbottirsi d’alcol per non sentire il fresco, e vanno in giro per la campagna e i boschi a spandere bossoli non biodegradabili sparando a qualsiasi cosa si muova; per fortuna abbastanza spesso si impallinano fra di sè e provano cosa vuol dire una rosata di pallini. Io in quei frangenti mi dispiaccio solo che non abbian caricato a terzarola (per chi non lo sapesse: tre pallettoni incatenati fra sè che ruotando l’uno attorno all’altro macinano più che perforare).

“Perchè tanto odio?” chiederanno i miei due lettori. Beh, risponderò per esteso.

Non sono contro la caccia in generale.

Sono contro la mattanza indiscriminata che è consentita in Italia, di fatto non punendo chi contravviene alle norme.

Come si fa a chiamare “sport” una attività in cui un anziano sovrappeso e bolso, di solito con riflessi e vista indegni di tali nomi può agguantare un’arma e mettersi a sparare in giro finchè non ha scaricato le frustrazioni dell’andropausa ammazzando tutto quel che ha visto muoversi? uno “sport” si fa ad armi pari, io lo dico sempre: “ad armi pari” il cinghiale dovrebbe vedersela col cacciatore disarmato, o alla peggio armato di coltello, se vogliamo far pari coi denti, in un recinto di tre metri per tre, chi resta in piedi mangia l’altro, non contro dieci cecchini a venti metri con fucili da elefanti.

“Curano il territorio”, mi dicono. Certo, come no. Fatevi una passeggiata su un sentiero qualsiasi e ditemi quanti bossoli han raccolto, ’sti “curatori del territorio”.

“Il cinghiale è infestante”, mi dicono. Certo, vero. Come la volpe, figlia fino a riempire la sua nicchia di disponibilità alimentari e predatoria; il che vuol dire, che, per la gioia dei cacciatori, se ne ammazzi dieci, l’anno dopo altri dieci son di nuovo impallinabili. Però non ammazzandone nessuno, avrebbero figliato meno, non avendo “buchi” tappabili. Ma questo sarebbe molto, molto meno divertente, vero?

“L’uomo è sempre stato cacciatore”, mi dicono. E allora tromba, perdio, e vai a caccia di donne! Alzane una sola, di canne, invece della doppietta, una buona volta, che fai del bene, invece di sfogare il sadismo su prede innegabilmente più facili ma non consenzienti.

“Si fa per mangiare”, mi dicono. Certo, come no. Tra licenze, spese, cani, pallottole, fucili, non converrebbe andare all’esselunga? io dico anche dal Pinchiorri, altro che!, piuttosto che mangiare due tordi al piombo.

“Si fa moto, si tiene in allenamento l’occhio e il cervello”. Bene. Nulla in contrario. Lascia a casa il fucile, se vuoi far moto, e vai a far passeggiate. Se invece ci tieni tanto a sparacchiare in giro, iscriviti ad una associazione di soft-air, e fai come facevo io: spara con pallottole inoffensive ad esseri umani, in grado di ingannarti, scansarle, metter su una strategia prima e spararti indietro poi.

Non mi viene in mente altro, se non che i boschi e gli animali sono patrimonio pubblico, e quindi anche mio; come si multa chi vandalizza un monumento, si dovrebbe prendere a calci in culo chi fa fuori gli animali di tutti.

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March 19, 2005

Punti fermi

Ieri è finita la mia adolescenza, o comunque si chiami quell’età che precede la maturità.

E non volevo, non volevo proprio.  Eppure, ieri ho avuto la prova scritta.

Il mio migliore amico, credo l’unico lettore fedele dei miei sproloqui, mi ha consegnato l’invito al matrimonio della sorella. Già lo sapevo, ma nero su bianco l’impatto è stato ben diverso, meno forte, anche della vista del di lei pancione che cresce.

L’Ale era l’unico legame che avevo con la mia adolescenza che non fosse già palesemente invalidatosi “maturando”.

Quindici, cazzo, sì, quindici anni fa. Dell’Alessandra non ho mai avuto infatuazioni serie, capitemi, se non per dieci minuti durante uno dei nostri primi incontri, prima di capire che non c’era e non ci sarebbe mai stata storia. Però, in qualche modo, ho saputo, o forse solo fantasticato, in maniera tanto profonda da essere quasi tettonica, che con lei sarei stato sereno.

Niente amore impossibile, insisto, per l’amor di Dio, ma solo una coscienza di quello che non sarà mai, un sentimento quieto, rassegnato, di una serenità che avrebbe potuto essere assieme ad una persona che, comunque, meritava di più di un sognatore bolso, impacciato e senza senso pratico.

A lei mi legano memorie personalissime e incomunicabili, come quando durante una ripetizione d’inglese mi raccontava dell’assenza del padre, un “canone!” coccolando un cane da guardia al di là di un cancello, un bacetto che mi ha dato la sveglia migliore perchè inaspettata della mia vita, di un suo tentativo subito abortito di slacciami gli anfibi durante una mia ubriacatura… lo so, “da fuori” son cazzate. Per quello ho scritto “incomunicabili”. Però per me l’Alessandra, nonostante il fatto che sia ad oggi solo una buona amica, è sempre rimasta, in quel letto sabbioso del troppo lento ruscello che è il mio sentire, la ragazzina che ho sognato per qualche minuto. C’è poco da fare, sono strano.

Nostalgia, magari, di tempi in cui parole come “figli” e “matrimonio” erano concetti improbabili, o, comunque, molto nel futuro, come “teletrasporto”, rimpianti di parole non dette se non da ubriaco (e poi non ci si crede, che “in vino veritas”.

Non so. Di certo Riccardo, suo fratello, sa cosa intendo. E sa che questo è un post che tra i diretti interessati non deve essere letto se non da lui, che non l’avrei messo sotto i suoi occhi se non per amore di completezza e sincerità, per provare a spiegargli il come mai ieri sera, con quella busta in mano, nonostante patetici tentativi di dissimulare, sia diventato un altro.

Tocca anche a me crescere, e sono contento che sia toccato a lui il mettere l’ultimo mattone.

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March 9, 2005

Segreti _o_ bugie

La Sgrena avrebbe affermato di esser stata trattata benissimo dai suoi rapitori.

Qunad’è che ci ha preso per il culo, adesso o quando piangeva e implorava in video?

E, già che ci siamo, perchè -giustamente- Calipari è un eroe, e chiunque altro, seppur bodyguard, che muoia nelle stesse circostanze, è solo un “mercenario”?

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March 4, 2005

Buoni propositi

Da quando ho traslocato, ho dovuto mollare scherma.

Non faccio altri sports, a parte qualche sporadica sessione di GRV di tanto in tanto.

Ho quindi preso qualche Kg, nonostante abbia lasciato immutata l’alimentazione e lo stile di vita; nulla di che, solo un paio, ma ahimè tutti sull’addome, non più piatto e tartarugato come ai tempi d’oro.

Urge rimedio, e cosa meglio per seguire i propositi che renderli pubblici, e sentirsi mille occhi di disapprovazione addosso al minimo sgarro?

Col fatto che il mi’ fratello non mi gradisce più in giro, non mi fermo più al bar dei miei, e qui già si toglie una fonte di cibo ottimo ma ipercalorico e, a lungo andare, non sanissimo.

Poi, da lunedì, recherò con me al lavoro un bel thermos di the verde e semi di finocchio: alza il metabolismo e brucia, è diuretico, purifica.

Un bel dito medio alzato alle palestre: mi spiace, ma ho avuto abbastanza esperienze negative in troppe palestre, per iscrivermi di nuovo: vediamo se con un po’ di aerobica, esercizi isometrici, corpo libero e stretching da camera si rende il tono all’addome inflaccidito, e alla faccia del GAG :)

L’alimentazione sarà mirata e accurata, tanto da bravo vegetariano non sarà difficile evitare i grassi animali (ho solo un pacco di panna da cucina che scade STASERA, quindi darò l’addio ai lipidi con quella e un po’ di noci) e trasformarmi anche in un salutista.

…Da lunedì, però, eh?

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March 3, 2005

Ristrutturazione

Di solito quando si dice “ristrutturazione” si parla di una cosa positiva.

Si ristruttura una casa per evitare che ci crolli in capo, per renderla più pratica, abitabile, igienica, bella.

Solo la parola rende l’idea di qualcosa di ragionato, sensato, per tappare una magagna.

Non si dice “O madonna come cammini male!” “eeeh, m’hanno ristrutturato una gamba”.

Di solito.

 Io INVECE lavoro in una grande azienda. Il mio gruppo ha sempre lavorato a modino, ha fatto guadagnare fior di premi ai capi e coordinatori che si sono avvicinati alla nostra guida. Però c’era bisogno di trovare una struttura da mettere “sotto” qualcuno che DOVEVA far carriere e diventare capo.

Che si fa? Idea! Si prende la casa di cui sopra, si accorpa ad un fondo uso officina il più lontano possibile dalla stessa, si mette il ponte in mezzo al salotto, la buca in cucina, l’attacco del gas accanto ai lubrificanti, lo scarico dei fumi dell’opacimetro in camera da letto; si divide di nuovo tutto in due e si mette a capo della parte a prevalenza officina un’ottima casalinga e cuoca e della parte a prevalenza abitativa un meccanico coi controfiocchi.

Così hanno fatto con noi. Hanno preso il nostro gruppo, ci hanno tolto il nostro compito e l’hanno assegnato in altra sede; ci hanno divisi in due sottogruppi, i quali, mescolati cadauno a un altro mezzo gruppo di altra struttura, andranno a fare cose di cui non abbiamo pratica alcuna.

E’ quantomeno frustrante.

Hanno preso gente che faceva tranquillamente il suo lavoro, otteneva senza ammazzarsi e con soddisfazione personale risultati lavorativi più che dignitosi.Hanno esercitato il potere dei poveracci, trattandoci come numerini, pedine, tenendoci all’oscuro fino all’ultimo momento, decidendo dall’alto cose di cui cui non sapevano niente.

I nostri coordinatori, capi, capi dei capi hanno le palle girate come le nostre, perchè ’sta cosa viene da un livello tanto alto che non ci vede nemmeno. Per fortuna, almeno, i livelli più vicini a noi cercano di venirci incontro, ci chiedono in quale delle due erigende anfibie ed anfotere strutture preferiremmo essere collocati. Qualcuno, tra i quali lo scrivente, è stato per ora accontentato, se non ci mette la bocca il sindacato… ehggià: dovremmo andare a far orario d’ufficio, secondo l’azienda, mentre il sindacato si dice stia premendo per farci fare turni 7-20 lun-sab, “per promuovere l’occupazione”, guastandoci quindi senza ricompense economiche date dall’effettivo status di turnista 0-24 -che invece farà l’altro gruppo- la vita sociale.

Quel che realmente a me rode di più è che per un bel pezzo sarò pagato per un lavoro che starò ancora imparando a fare, sarò inefficiente, inadatto e inesperto. E non mi piace.

Tanto più che ancora non è, e non si sa quando lo sarà, effettiva QUESTA ristrutturazione, e già se ne ventila un’altra, per ristabilire l’efficienza guastata da questa.

Non è che qualcuno ha un impiego serio da offrire ad un trentatreenne adattabile e che sa arrangiarsi, con tanta voglia di imparare e aziendalista anche quando non dovrebbe?

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March 2, 2005

O Bronson, where art thou?

Ieri notte, a Villafranca in Lunigiana (e lo dico per amor di cronaca, poteva succedere ovunque), una pattuglia di vigilantes -quelli che una volta si chiamavano “cittadini incazzati”- ha intercettato e preso a fucilate il furgone della banda che stava rapinando le ville del circondario.

E’ una notizia che non è rimbalzata in TV, che ho trovato solo su La Nazione (spero non si siano inventati tutto, ecco)

Perchè tanto silenzio?

Suppongo per lo stesso motivo che alla fine de “Il giustiziere della notte” veniva esposto a un basito Bronson… per non scatenare l’emulazione.

Lo devo dire: a me pare un’enorme cazzata.

Ce ne fosse di più, di cittadini quantomeno più efficienti delle forze dell’ordine che, stanchi di subire soprusi non corretti dalle succitate, prende il coraggio a quattro mani… Invece no: si lasciano “emulare” i sassi dal cavalcavia, gli omicidi in famiglia, i satanisti omicidi, si danno pene ridicole a chi fa del suo peggio, si spinge la gente a pensare “ma allora conviene rubare e ammazzare, che SE ti pigliano ti buttan subito fuori”, ma un cittadino che reprime capillarmente il crimine é il MALE, no?

“eeeh, dove finiremmo se ci facessimo giustizia da soli?” è la retorica e rituale domanda che segue.

“In un posto dove uno ci pensa due volte prima di compiere un crimine”, rispondo io.

Si vuole la certezza della pena come deterrente? Eccola: una bella fucilata a sale a chi mi entra in casa, minaccia me, la mia famiglia, la mia proprietà, i frutti del mio lavoro e, soprattutto, la mia tranquillità.

Al gioielliere che alla terza volta in un anno si trova a guardare la canna della pistola dalla parte sbagliata e risponde con gli stessi mezzi, medaglia al valor civile, altro che accuse e critiche. Quello che gli è entrato in bottega con il ferro in tasca sapeva che rischi correva; mi spiegate perchè, solo perchè il gioielliere, invece di subire supinamente, ha deciso di rischiare anche lui, ed ha difeso il SUO LAVORO e la SUA ROBA deve esser punito?

Ok, io sono un forcaiolo. Lo ammetto. Però, se la gente sente il bisogno di farsi le ronde da sola, c’è qualcosa nella tutela della legge che non funziona.

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