Punti fermi
Ieri è finita la mia adolescenza, o comunque si chiami quell’età che precede la maturità.
E non volevo, non volevo proprio. Eppure, ieri ho avuto la prova scritta.
Il mio migliore amico, credo l’unico lettore fedele dei miei sproloqui, mi ha consegnato l’invito al matrimonio della sorella. Già lo sapevo, ma nero su bianco l’impatto è stato ben diverso, meno forte, anche della vista del di lei pancione che cresce.
L’Ale era l’unico legame che avevo con la mia adolescenza che non fosse già palesemente invalidatosi “maturando”.
Quindici, cazzo, sì, quindici anni fa. Dell’Alessandra non ho mai avuto infatuazioni serie, capitemi, se non per dieci minuti durante uno dei nostri primi incontri, prima di capire che non c’era e non ci sarebbe mai stata storia. Però, in qualche modo, ho saputo, o forse solo fantasticato, in maniera tanto profonda da essere quasi tettonica, che con lei sarei stato sereno.
Niente amore impossibile, insisto, per l’amor di Dio, ma solo una coscienza di quello che non sarà mai, un sentimento quieto, rassegnato, di una serenità che avrebbe potuto essere assieme ad una persona che, comunque, meritava di più di un sognatore bolso, impacciato e senza senso pratico.
A lei mi legano memorie personalissime e incomunicabili, come quando durante una ripetizione d’inglese mi raccontava dell’assenza del padre, un “canone!” coccolando un cane da guardia al di là di un cancello, un bacetto che mi ha dato la sveglia migliore perchè inaspettata della mia vita, di un suo tentativo subito abortito di slacciami gli anfibi durante una mia ubriacatura… lo so, “da fuori” son cazzate. Per quello ho scritto “incomunicabili”. Però per me l’Alessandra, nonostante il fatto che sia ad oggi solo una buona amica, è sempre rimasta, in quel letto sabbioso del troppo lento ruscello che è il mio sentire, la ragazzina che ho sognato per qualche minuto. C’è poco da fare, sono strano.
Nostalgia, magari, di tempi in cui parole come “figli” e “matrimonio” erano concetti improbabili, o, comunque, molto nel futuro, come “teletrasporto”, rimpianti di parole non dette se non da ubriaco (e poi non ci si crede, che “in vino veritas”.
Non so. Di certo Riccardo, suo fratello, sa cosa intendo. E sa che questo è un post che tra i diretti interessati non deve essere letto se non da lui, che non l’avrei messo sotto i suoi occhi se non per amore di completezza e sincerità, per provare a spiegargli il come mai ieri sera, con quella busta in mano, nonostante patetici tentativi di dissimulare, sia diventato un altro.
Tocca anche a me crescere, e sono contento che sia toccato a lui il mettere l’ultimo mattone.
Posted by i'C under Accadde che..., Feelings |

















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Trackback by Cialis best price buy online. — 16 November 2007 @ 17:39