Non fate agli altri quel che vorrei fosse fatto a me
Ero a favore dell’eutanasia.
Per me, lo sono ancora. Se dovessi rimanere in un letto, senza coscienza di me, o, peggio, sofferente, prego tutti i miei amici di inciampare nel cavo della macchina che mi tiene in vita o di calpestare il tubo dell’ossigeno. Dopodiché, cavatemi tutti gli organi, tessuti e liquidi che possano essere utili a chicchessia, fatemi cremare, riempite un’urna di cenere di caminetto e spandere le mie spoglie in un bosco, così non avrete nemmeno l’impiccio di rimanere affezionati ad un vaso di peltro.
Fondamentalmente, tutto ciò perché sono un vigliacco. Anche se ho in tasca, dentro la tessera AVIS, quella AIDO e la “scelta consapevole” ho paura di restare intrappolato, in qualche maniera, dentro un guscio inerte. Quindi, appena ci sono l’occasione e motivi, utilizzate il mio corpo per quel che è: un po’ di parti di ricambio, una volta che il cervello o la dignità se ne sono andati.
Però non sono più tanto sicuro di essere favorevole all’eutanasia per chi non ha dato l’esplicito assenso.
Penso immaginiate perché sto affrontando questo argomento. Ho visto i filmati di quattro anni fa della Schiavo.
Onestamente, mi son sentito vacillare, spietato e meschino, quando mi son ricordato di aver detto “povera donna, lasciatela morire”. A parte il metodo inumano che avevano scelto (no, dico: di fame! Cazzo, tiragli una pistolettata, se vuoi essere civile. Ai pluriomicidi e stupratori da quelle parti concedono l’iniezione letale, pulita, veloce e indolore, e a questa povera ragazza innocente la fai morire un po’ alla volta?), con che cuore si può decidere in maniera lucida a proposito non di un semplice vegetale, ma di un essere umano che si muove, sorride, di tanto in tanto vocalizza e ti fissa?
Io posso capire tante cose, ma mi parrebbe come uccidere un neonato, indifeso e magari incosciente di quel che gli succede attorno.
Per me ve lo dico di nuovo: soffocatemi con un cuscino. Per lei posso solo sperare che chi la conosce meglio, e non un giudice dall’altra parte degli Stati Uniti, decida cosa sia meglio per lei e la sua dignità di essere umano.
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