April 29, 2005

Tredici minuti

 So che questo post sembra le prime pagine di “american psycho”, però, ahimè, è tutto vero.

Stamani sveglia alle 5.

Il DeLonghi (1), opportunamente temporizzato, già mi ha scaldato il bagno.

Il bollitore, collegato al timer -preparato ieri sera-, già sta facendo scaldare l’acqua.

Mi faccio la barba: prima col “peluchero” (costava tanto chiamarlo “tagliabarba”, signor produttore?) CAT, poi con la lametta, poi col rasoio a mano libera rifinisco il pizzo.

Verso il litro e mezzo di acqua gorgogliante nel bicchiere col nescafè e lo zucchero -preparato ieri sera-, nella teiera -preparata ieri sera- e nella tazza da auto (credo di aver comprato l’auto in funzione della tazza, ahimè, e non viceversa) -preparata ieri sera- che sorseggerò tra le mie colline.

Mentre il the bancha è in infusione e il caffè raggiunge temperature compatibili con l’organismo umano, mi faccio la doccia: sapone allo zolfo, che mi ‘asciuga’ la pelle, acqua bollente prima per aprire i pori e acqua fredda poi per tonificare.

Da asciutto, due gocce di Sumatra Rain e, soprattutto, una passata di antiodorante.

Indosso la biancheria –lasciata sul radiatore da ieri sera e quindi calduccia- e torno in cucina.

Verso il the dalla teiera al thermos che mi accompagnerà al lavoro. So che per il bancha è una bestemmia, ma è l’unico modo che ho per non dipendere dal Lipton solubile della macchinetta sulle scale.

Nel frigo prendo un hamburger di seitan. Taglio due fette del mio pane fatto in casa –salato, lievito naturale, mix personalizzato di farina 0 e 00, che lo fa morbido ma duraturo- ancora morbido dopo quattro giorni. So che stasera mangerò il cantuccio che resta con la marmellata bio d’arance, subito dopo la ginnastica.

Sto attento a fare una specie di zig-zag tra una fetta e l’altra, appena accennato, ma quel tanto che basta per non far scivolare una fetta sull’altra, incastrandole.

Taglio il seitan in strisce, pulendo subito il coltello che ho usato per aprire la confezione, asciugandolo e rimettendolo nel ceppo, e usandone uno con la lama appena seghettata per affettare.

Dispongo le fettine in diagonale, avendo cura di mettere le più lunghe lungo la diagonale maggiore del pane e, soprattutto, di non lasciare vuoti.

Lavo una carota, ne taglio gli estremi, la sbuccio col pelapatate, risciacquo quest’ultimo e lo uso per tagliare l’ortaggio per il lungo. Dispongo le strisce di carota sempre in diagonale, ma nel senso opposto rispetto a quelle di seitan.

Cospargo di succo di limone, sale e pepe, in quest’ordine, acciocchè le gocce di succo non lavino via il pepe fin sulla fetta.

Con due fogli contigui di carta da cucina avvolgo il panino richiuso. Metto il tutto in un sacchetto di plastica Gelo per alimenti, e ancora in un Tupperware piatto e largo.

Non avendo un sacchetto, metto la mia “mela delle 10″ in un altro Tupperware tozzo, regalo di mia madre.

Penso ridacchiando all’acquisto compulsivo e insensato di un kit di non so quanti contenitori che ha fatto quest’ultima all’IKEA, e cagione unica di questo regalo, e mi rendo conto di come è stata la mia mattinata.

Mollo il sacchetto con thermos, panino e mela come se scottasse.

Sono uno psicopatico? E’ normale alle cinque di mattina passare tredici minuti a prepararsi un panino?

E, soprattutto, è normale che io avessi temporizzato bollitore e caldobagno? Che avessi il Nescafè pronto dalla sera prima???

Devo far aggiungere “Furio” ai miei nomi?

Che poi scattano i flashback. Amici che vedendo casa mia dicono “mado’ come sei ordinato” con un’espressione allarmata, pomeriggi passati a catalogare libri e fumetti, o, peggio, assillato dal cercare di ricordare quale personaggio di che opera si chiamasse Lafcadio, oppure chi ha detto “alcool e freccette non vanno d’accordo”.

Sono un maniaco?

 

(1) il Caldobagno Temporizzato DeLonghi in realtà l’aveva comprato mia madre per casa sua.
“Simone, mi insegni ad usarlo?”
“Le istruzioni?”
“Buttate subito via, assieme alla garanzia, come al solito”
“Vabbè, non è difficile lo stesso, guarda: ON, OFF, Orologio. ON è sempre acceso, OFF è sempre spento. Orologio: la freccetta indica che ore sono _adesso_, il cosino nero su o giù in corrispondenza delle ore dice se lo vuoi acceso o spento a quell’ora. Ad esempio: se sono le dieci di sera e vuoi che si accenda dalle quattro alle quattro e mezzo, cosa fai?”
“…ON?”
“…Te ne compro uno con solo la spina, questo lo prendo io”
“Grazie”

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April 28, 2005

“Non può piovere per sempre”

Vero.

Però qui sembra Ranjipoor.

 

(o Ranchipur che dir si voglia) 

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April 28, 2005

The Ring 2 -spoiler sparsi-

Si intitola così perchè è telefonato dall’inizio alla fine.

Quando una a tre minuti dall’inzio del film dice al figlio dice “basta che mi chiami per nome, e io arriverò ovunque tu sia” SAI che alla fine questa o il bambino si perderanno in un posto orribile.

Ed è solo un esempio.

Poi, la fiera del luogo comune. La cantina col carillon che lo tocchi e inizia a suonare, lo specchio che (acc! non ha un filo di polvere!) riflette “strano”, la porta aperta all’improvviso, il bagno (ma ‘zzo! Samara ama l’acqua, il tu’ figliolo scaldalo con una stufetta o con un piumone, non con LA PORTA DELLE TENEBRE, lasciandolo oltretutto da solo)… insomma, mancava solo il gatto che salta fuori soffiando all’improvviso.

Carina solo la scena esorcista-style di Samara che si arrampica rotolando, e, al solita, anche se convolgente per la quantità spropositata di grinze (madonna com’è invecchiata male) Sissy Spacek - Carrie.

Approfittate di una “festa del cinema”, non lo pagate un biglietto intero, ecco.

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April 27, 2005

Dateci una possibilità

Ho visto la pubblicità delle auto italiane, coi tedeschi che ringraziano perchè compriamo auto tedesche.

“Danke”, “Danke”, “Danke”

“Ogni volta che comprate un’auto tedesca, i tedeschi ringraziano” dice la voce fuori campo.

e “Bitte” dico io.

 

Almeno loro ringraziano. A noi il dottor FIAT ci appioppa macchine che fanno PENA se non costano uno stonfo, e zitti, patire, con un’assistenza fino a qualche anno fa -quando ho dato via la mia Regata- da terzo mondo.

E chi sono altre due dei cinque marchi italiani che compaiono nella pubblicità?

Ferrari e Maserati. Tante volte la massaia di Voghera avesse da cambiare macchina, vede la pubblicità, e invece di un Volkswagen si fa una Maserati, secondo voi, coglioni di pubblicitari???

“Dateci una possibilità” dicono loro.

No, dammela te una possibilità, dico io.

Fai una macchina a MODO, la cui carrozzeria non si decomponga sotto la ruggine appena fuori dal concessionario, che non beva come un’etilista, che mi possa comprare in questa vita, e io la possibilità te la do.

E lascio pure perdere il discorso occupazionale, che è meglio.

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April 26, 2005

Passione

Zappando zappando, l’altra sera son finito (per caso, lo giuro) su Music Farm. C’era Dolcenera che cantava.

Diciamocelo chiaro e fuor dai denti: quella figliola è uno scarabocchio, secondo me.

 Però son rimasto rapito dal suo modo di cantare. Non per la qualità, che non sono in grado di giudicare, bensì per il trasporto, il cuore che si vedeva ci mette dentro.

La stessa cosa mi era successa qualche anno fa. Una donnuccia anche avanti con l’età e con una forma fisica a metà tra il camionista e la pera era ospite in quanto campionessa non ricordo più se regionale o mondiale dei mangiatori d’anguria. Si sgovonò tre fette improponibili di cocomero in tempi record, e quando il signor DeFilippi le chiese “ma quanta ne mangerebbe?” lei rispose, con un sorriso: “posso ricominciare anche subito”.

Ecco, la stessa cosa che con Dolcenera: l’avessi avuta alle mani, l’avrei ridotta in fin di vita mediante pratiche erotiche estreme: la passione che le due mostravano era simile: enorme, totale, con una carica per me erotica da far paura, perfettamente slegata dall’aspetto fisico e dalla persona.

Sono un feticista della passione, evidentemente… mi piacciono le donne che amano il loro lavoro o comunque le loro attività, che vi si dedicano con il cuore.

Mi sembra in fin dei conti una garanzia di una verve, un “darsi totalmente” che a mio parere rende più attraente di qualunque patinata, moderata, frigidissima strafiga.

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April 25, 2005

Stupido è chi lo stupido fa

E’ più stupido non vedere le bugie che ci vengono raccontate, o vederle e far finta di no per non perdere dei rapporti di amicizia facilmente compromettibili?

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April 25, 2005

E’ appena arrivato…

…e già l’ho sulle. “mi sono italianizzato” perchè è arrivato in ritardo, “che i tedeschi son puntuali”.

A quando la battuta sui baffi neri e il mandolino?

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April 24, 2005

Alle volte i sogni!

Non posso di non essere stato avvisato.

Già mio padre, una venticinquina d’anni fa: “occhio Simone che l’acque chete rodono i ponti”.

Poi il sogno, il mio subconscio che m’ha spalmato sul viso quel che io non volevo vedere.

E vabbè.

Adesso mi rode, in nome di una “riservatezza” che in realtà è stato da parte di lei “tenere il piede in due scarpe”, aver mentito agli amici.

Mi son spiegato il come mai quando l’ho accompagnata al lavoro non voleva farmi vedere, come mai in centro camminava rasente i muri tantevolte passasse un/a colega: per poter continuare la sua caccia mentre teneva me nel carniere.

Grazie, spero ti sia divertita. Davvero. E in bocca al lupo a lui.

A tutti gli amici a cui ho raccontato balle, chiederò scusa di persona, visto che mi pesa troppo di più l’aver mentito per tener nascosto -e si capiva da quel che scrivo, vero?- che l’aver violato la ‘riervatezza’ verso una persona che se ne è approfittata. Almeno con i suddetti dovrò recuperare la mia faccia, e spero anche una stima.

Abbiate pazienza, io ci credevo.

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April 22, 2005

Risultati

Finalmente, iersera ho stirato una camicia come si deve.

Jeans, e anche se è un’attenuante, mi ci son voluti lo stesso un bambino drogato e un clown asfissiato.

Mentre uno psicologo della polizia strangolava un gatto ho finito pure due paia di pantaloni.

 

Se non ci fosse la TV, credo che non stirerei proprio.

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April 17, 2005

Finchè morte non mi separi

Tutto è preparato, preorganizzato.

Matrimonio dell’Ale e Marco alle 11:00.

Sarò alle 10:0 da Michele, alle 10:15 a S.Maria, parcheggiato: a quell’ora non ci sarà nessuno. Basterà uscire di casa alle 9:00.

Alle 9:00 sono sulla porta.

Vedo che piove.

Bestemmio, per legittima difesa, in risposta all’aggressione. Non c’è, ma se c’è è bene che sappia cosa ne penso.

Dovrò andare più lentamente, se voglio arrivare vivo e inincidentato, su quel doppio gran premio della montagna che è la strada da casa mia a Firenze.

Telefono a Michele per dirgli che sarò da lui alle 10:20.

Cellulare spento. Iniziamo bene.

Inoltre, l’occasione e il tempo mi spingono a indossare per la seconda volta in vita mia lo spolverino in pelle nera che ho comprato dieci anni fa e nascosto in fondo all’armadio da quando son diventato vegetariano e, soprttutto, da quando è uscito Matrix; in fin dei conti è passato qualche anno, Reeves nel frattempo si è vestito da prete in tre film, che vuoi che faccia battutine?

10:20 Michele mi saluta perplesso con “…e Trinity?”

10:55 Arriviamo mentre le campane già suonano, dopo aver parcheggiato a chilometri: nei pochi inuti di NON-arrivo tutti i posti son stati occupati da famiglie che son venuti in tre su tre macchine.

11:00 Il tipo -amico ormai da ott’anni- che settimana scorsa non mi ha invitato al suo matrimonio perchè la moglie è stata una mia ragazza, mi si avventa premuroso e calorosissimo per stringermi la mano nel salutarmi. Si scusa di un’offesa che non ho accusato, evidentemente.

11:03 Antonio mi saluta con “Ciao, Neo”

11:10 Il prete ha evidentemente le palle girate di prima mane: in tono scazzifottente la prima cosa che dice è sul tono, se non nelle parole esatte di “Ora state in silenzio tutti, che si principia. Spengete i cellulari che di musica se ne ha già abbastanza, e vedete d’esser rispettosi”. Diciamo che è come se io mi presentassi al consiglio degli azionisti dell’azienda in cui sono impiegato e cominciassi a fare il grosso come se fossi l’amministratore delegato.

11:20 Un breve ma semiletale abbiocchino mi convince come al solito che il mio ateismo ha anche motivazioni fisiologiche. Esco dalla chiesa come un Sarutobi (trovandoci fuori i fumatori, ovviamente) e mi piombo nel vicino bar. Ho due euro salvavita in tasca -MAI tenere nulla nelle tasche dei vestiti “da messa”, che sembro deforme, anche solo col fazzoletto- e li uso per un caffè. Chiedo anche del bagno, prudentemente. “Su, sempre aperto”. Vero, è sempre aperto: manca la serratura. Un altro po’ e c’è la porta girevole.

11:45 Di fronte alla chiesa mi trovo con altri estimatori della Citroen del ‘51 che ha accompagnato gli sposi. Comincio a discutere, come se me ne intendessi, di soluzioni tecniche e di design, sicurezza passiva, ricarrozzamenti, A.S.I., Tucker e Ford, aperture a gabbiano o a coltello.

12:00 Rientro appena in tempo per sentire il prete nominare la santa Molla - Beretta (avrà inventato la sicura?) e la beata Teresa di Calcutta (mi dissocio).

12:05 Il pre’ tira fuori la bella idea dell’applauso. Oddio, ormai si fa anche ai funerali, ma mi son davvero trattenuto a forza dall’urlare un ironico “NUDI!” e proporre la Ola.

12:20 Noto la tabella di pulizia della chiesa, con volontariato dei fedeli. Due persone per turno, due turni al giorno, sette giorni la settimana. Nemmeno sotto militare.

12:33 L’Ale e Marco firmano. Sono vecchio, come se fosse scritto come ultima riga sopra le loro firme “il Cicali è vecchio, In fede, Marco e Alessandra”

12:40 Il prete tira fuori un “nella Bibbia la pioggia è spesso una metafora della benedizione del Signore, per quello si dice ’sposa bagnata, sposa fortunata’ “. A parte che a me di pioggia dal Signore, oltre alla manna -che proprio pioggia non era- e quella di fuoco su Gomorra, viene in mente solo il diluvio universale…. a’ pre’… vivevan nel deserto, mica a Scandicci!!!! qui di benedizioni se n’è avute già troppe, quest’anno…

 

12:45 Siamo fuori, io col riso in tasca e con le coccarde da attaccare alle auto in mano. La propongo a tutti, la propongo pure ad un tizio in collare bianco e crocifisso bizantino che mi risponde “Codesta dalla ad un altro”. Gli chiedo se in quella chiesa fanno corsi particolari per ordinati, per esser così simpatici.

12:47 Gli sposi, perchè nemmeno un chicco di riso entri in chiesa, vengono spinti fuori dal prete, che pochi minuti dopo, impreca e bestemmia mentre butta fuori i musicisti rei di consumargli la luce -una abat-jour da lettura, credo intorno ai 3W- mentre smontano l’attrezzatura. Se non fossi già stato anticlericale, lo sarei diventato.

12:50 La sposa, da me baciata come da tradizione, mi dice “Guarda se ce la fai ad abbozzare un sorriso”. Come glielo spiego, che per me è una cosa seria?

Il rinfresco di nozze è in un posto in culo ai lupi ma bellissimo. Ovviamente, in cucina nessuno è stato avvertito che io e un’altra ragazza siamo vegetariani. Mangio un piatto di dubbie orecchiette, una bruschetta al pomodoro e un tortino ai porri del diametro di un anello insieme a quantità spropositate di vino e un piatto di patatine.

La ragazza non ha inquisito in cucina, le tocca arrangiarsi con la mucca viva da sbranare che viene portata agli altri commensali. Periodicamente un nonsobenechi evidentemente ben benzinato viene al nostro “tavolo dei singles” (chiamato Nettuno, con ogni probabilità in onore ai peraltro simpaticissimi tutori dell’ordine che costituiscono il 50% della tavolata), m’abbraccia e propone “voi che siete giovani” (sottintende ‘e avete il tempo di rifarvi una reputazione’) “fatelo un bell’applauso/coro da stadio/urlo/casino coi coperchi/ululato/battuta oscena”. Ciò che la dice lunga sul nostro stato etilico è il fatto che spesso viene accontentato.

Dopo esser sgattaiolato dietro un bancone ed aver rubato (confesso) un incustodito bicchierino di Averna, mi riaggrego alle chiacchiere, le danze, gli applausi alla sposa e le cagnate allo sposo che cantano.

Nulla di particolare, fino al saluto ai convitati (”Hai nascosto il canne mozze, sotto quel cappotto, Simone?”) e al ritorno a casa.

Riaccompagnati gli amici, col frontalino della radio dimenticato sul tavolo quando ho preso lo spolverino e quindi nel silenzio e nel buio delle colline, scatta lo spleen.

Nulla di nuovo, nulla di che. La nostalgia di cose non successe, la sensazione quasi fisica del tempo che passa. E adesso, mentre il mio impermeabile di pelle brucia in cortile, mi accorgo che lo sento perchè, volente o nolente, son cresciuto.

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April 15, 2005

Eroi 2

Eroi 2

Magari così violo non so quante norme sul diritto d’autore, ma… condivido. Viene da “La Nazione” di oggi.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Non ho nemmeno fatto OCR, non voglio si creda nemmen di lontano che l’ho scritto io. Anche se avrei voluto.

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April 13, 2005

Odio le “catene”

e da adesso anche la Mukka :-P

 

pertanto risponderò, ma non girerò a nessuno.

1-Volume totale dei file musicali sul mio Pc: circa 3 Giga, quasi esclusivamente colonne sonore che possiedo e che ho campionato.

2- L’ultimo cd che ho comprato: Once More with feeling, la colonna sonora dell’omonima puntata-musical di Buffy the Vampire Slayer.

3- Canzone che sta suonando ora: Sul Palm: Mad World, quella del funerale del film Donnie Darko; In auto: Ain’t necessarily so, Jimmy Sommerville (chi sa, sa, chi non sa non sa nemmeno quel che si perde); Sul PC a casa: O fortuna, Carl Orff (almeno mi pare fosse l’ultima); Sul PC al lavoro Kiss of Death dei New Order.

4- Cinque canzoni che ascolto spesso e che significano molto per me:

  • G. Artegiani: E le rondini sfioravano il grano. Lieto fine a parte, è il riassunto della mia adolescenza.
  • Metisse: Boom boom ba da Dead like me- VV.AA: Perfect day (female version) da Trainspotting: coccole per le orecchie
  • Heaven on their Minds (dal Jesus Christ superstar di Webber- Rice): la canzone che m’ha fatto amare i musicals, e in particolare quello che m’ha fatto cambiare idea sulla Fede.
  • Rest in Peace (dal succitato Once more with feeling): tra l’inaspettata bravura del cantante-attore e il testo, mi sorprendo a cantarla a voce alta ogni volta.
  • Stan Bush: Fight to survive da Senza esclusione di colpi - Mi da la carica quando ne ho bisogno, e mi ricorda il periodo più spensierato della mia vita: non capivo un cazzo, ma non me ne preoccupavo. 

Avendo dato prova della mia misfittaggine, qui mi fermo.

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April 13, 2005

Par condicio

Apprendo che a Bologna i dipendenti comunali sono molto insoddifatti dal sindaco, che non ha corrisposto il premio produzione promesso da quello precedente.

Non invidio chi non sa delle promesse di CHI ha fatto male a fidarsi.

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April 13, 2005

Misunderstoopid

NON sono un genio, sappiatelo, checchè tutto indichi il contrario. :-P

Soprattutto, non ho “intelligenza emotiva” o capacità machiavelliche di manipolazione, nonostante un paio di persone me l’abbian rinfacciato.

E’ per quello, che ho scritto qualche post fa “fatemela facile”. Se mi dite una cosa e poi ne vedo un’altra, non sto a farmi tanti problemi: mi avete raccontato una balla, avete violato il mio UNICO comandamento comportamentale -”verità, per quanto atroce”- e vi siete giocati in un sol colpo amicizia, rispetto e affetto; che poi io sia impermeabile al rancore e al buonsenso, e quindi incline al perdono, è tutta un’altra storia, non ci marciate.

Se mi dite “stasera non esco che devo studiare” e poi uscite con Tafano io la scopa al culo non la metto(cfr. Elio e le storie tese). Quantomeno, non al mio.

Se non so come agire, non agisco. E’ per quello che al meglio non faccio nulla.

In base a segnali contrastanti, faccio come le lepri quando le beccate di notte sulla statale: resto basito a occhi spalancati ad aspettare di essere investito, facendo finta di non esistere. E questo mi sta pure bene.

Però, v’avverto prima, non ingranate la retromarcia per infierire, quando m’avete spianato, che a saltare attraverso il finestrino fino alla vostra giugulare ci metto un picosecondo.

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April 7, 2005

Relatività

…a volte, e parlo non solo per me, credo, serve un guaio grosso per ridimensionarne uno piccolo.

E detto guaio aiuta ad apprezzare anche le GRANDI felicità che abbiamo dato per scontate o di cui vediamo solo le piccole spine che le accompagnano.

Io ne ho avuto la conferma ieri.

Son più sereno, davvero.

A volte basta allontanarsi un po’, cambiare punto di vista, e si vede che la montagna che getta un’ombra su tutto non è che un grosso sasso e che, nonostante tutto, un enorme sole brilla ancora.

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April 4, 2005

Fantastico

Il nunzio apostolico a Cuba ha ringraziato Castro per la “sensibilità” dimostrata nel lasciare annunciare in televisione la morte del Papa.

Sarà, ma a me l’avvertire dei bambini chiusi in una stanza buia che fuori è successo un terremoto non pare proprio “sensibilità”.

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April 4, 2005

Càpita che mi copii da solo

Il fantasma del palcoscenico

 

 
Addio.

Sono stato un buono, e non è servito,

è sempre il nero che vince.

Ti ho amata dal mio buio,

ma tu non hai mai potuto vedere oltre

il cerchio del riflettore.

E lui, accanto a te,

nel tuo cuore, dove io sognavo di essere,

e dietro la sua maschera dorata

il brulicare dei vermi.

Tu nelle sue braccia,

acciaio nel mio cuore.

Hai capito, forse, mentre guardavi il mio volto bruciato

quando arrancavo ai tuoi piedi.

E allora, amore, perchè non mi

hai anche solo abbracciato

prima che me ne andassi via

piangendo, via, lontano dalle

urla della folla e

dalle mie e tue lacrime ?

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April 4, 2005

Heartquake

Non commenterò la morte del Papa.

Per un motivo solo: non voglio sembrare ipocrita; non solo perchè son sempre stato un ateo e anticlericale, e quindi, ben che vada, farei la figura di quello che si allinea e parla bene, ma anche perchè lutti a me più vicini e, onestamente, per me più gravi, mi impediscono di essere obiettivo.

Son stato basito tutto il week-end, ho ripensato a lungo, a sprazzi, mentre cercavo di tenermi impegnato, a quel che può capitare a persone normali, oneste e buone quando meno ci se l’aspetta. E se avevo dei dubbi sul mio ateismo, adesso me li son tolti tutti: se un dio BUONO c’è, ci ignora. Quindi ci fa meglio figura se non esiste.

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April 1, 2005

Cicatrici

Stamani, mentre mi lavavo (càpita), mi son trovato una cicatrice che non sapevo d’avere.

Bianca, lunga, in rilievo, vicino al polso sinistro, appena più vicino al gomito del cinturino dell’orologio: impossibile che non la ricordassi.

La spiegazione è una sola. Questo non è il mio solito corpo. Solo così si spiega anche il dimagrimento quando in realtà volevo solo definire.

Non scherzo.

Son sempre stato convinto che tutti noi viaggiamo tra infiniti, _davvero_ infiniti, mondi che differiscono per particolari minimi, ogni giorno e senza accorgercene se non quando ritroviamo le chiavi -lasciate in cucina- in tasca dei pantaloni.

Non abbiamo bisogno di tunnel, sliders, macchine che apron buchi quantici, cosine del genere. Ci basta l’inconscio. Sentiamo il bisogno che da “domani”  saremo più attivi sul lavoro, e giorno dopo giorno ci spostiamo senza volerlo e senza accorgercene in mondi appena diversi, verso quelli -lo stesso infiniti- in cui stiamo per guadagnarci la promozione. Decidiamo che è l’ora di darci una mossa con la tipa, e pian piano arriviamo al mondo in cui lei ci fila, se è realmente quello che vogliamo nel profondo, accanto alla macchinetta di teletrasporto subconscia.

‘Sto giro c’ho le prove. Pensavo ci si spostasse corpo e tutto, e invece, forse perchè il mio proposito, oltre che ANCHE conscio è legato al corpo, almeno questa volta mi son spostato nel corpo di un me più snello ma che chissà quando si è fatto uno sbrego sull’avambraccio. Ridete, ridete. Intanto io, spostati ho perso tre chili :)

La mente umana ha delle potenzialità che non conosciamo. E questa è solo una di quelle che non posso provare se non a me stesso (i miei amici di “qui” m’han sempre visto con questa cicatrice, no?).

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April 1, 2005

Allora siete imbecilli, oltre che stronzi.

Ho appena sentito che alla povera Schiavo, morta ieri sera, faranno l’autopsia per vedere se il cervello era davvero irrecuperabile. Cioè “Intanto l’abbiamo ammazzata, poi vedremo se dobbiamo chiedere scusa”

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Il sindaco di una città a caso: “Ho firmato il provvediamento per l’abbattimento degli alberi (dovevan trovare il posto per parcheggiare due camion per una settimana, per quel troiaio che han combinato alla Fortezza, e hanno abbattuto 35 alberi secolari) senza pensarci troppo: gli alberi si ripiantano”

Immane testa di c***: i figlioli si rifanno, vedrò di dire al tu’babbo e alla tu’mamma, quando se ti becco in mezzo alla strada ti metto sotto.

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