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Accadde che..., Feelings Tredici minuti

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 So che questo post sembra le prime pagine di “american psycho”, perň, ahimč, č tutto vero.

Stamani sveglia alle 5.

Il DeLonghi (1), opportunamente temporizzato, giŕ mi ha scaldato il bagno.

Il bollitore, collegato al timer -preparato ieri sera-, giŕ sta facendo scaldare l’acqua.

Mi faccio la barba: prima col “peluchero” (costava tanto chiamarlo “tagliabarba”, signor produttore?) CAT, poi con la lametta, poi col rasoio a mano libera rifinisco il pizzo.

Verso il litro e mezzo di acqua gorgogliante nel bicchiere col nescafč e lo zucchero -preparato ieri sera-, nella teiera -preparata ieri sera- e nella tazza da auto (credo di aver comprato l’auto in funzione della tazza, ahimč, e non viceversa) -preparata ieri sera- che sorseggerň tra le mie colline.

Mentre il the bancha č in infusione e il caffč raggiunge temperature compatibili con l’organismo umano, mi faccio la doccia: sapone allo zolfo, che mi ‘asciuga’ la pelle, acqua bollente prima per aprire i pori e acqua fredda poi per tonificare.

Da asciutto, due gocce di Sumatra Rain e, soprattutto, una passata di antiodorante.

Indosso la biancheria –lasciata sul radiatore da ieri sera e quindi calduccia- e torno in cucina.

Verso il the dalla teiera al thermos che mi accompagnerŕ al lavoro. So che per il bancha č una bestemmia, ma č l’unico modo che ho per non dipendere dal Lipton solubile della macchinetta sulle scale.

Nel frigo prendo un hamburger di seitan. Taglio due fette del mio pane fatto in casa –salato, lievito naturale, mix personalizzato di farina 0 e 00, che lo fa morbido ma duraturo- ancora morbido dopo quattro giorni. So che stasera mangerň il cantuccio che resta con la marmellata bio d’arance, subito dopo la ginnastica.

Sto attento a fare una specie di zig-zag tra una fetta e l’altra, appena accennato, ma quel tanto che basta per non far scivolare una fetta sull’altra, incastrandole.

Taglio il seitan in strisce, pulendo subito il coltello che ho usato per aprire la confezione, asciugandolo e rimettendolo nel ceppo, e usandone uno con la lama appena seghettata per affettare.

Dispongo le fettine in diagonale, avendo cura di mettere le piů lunghe lungo la diagonale maggiore del pane e, soprattutto, di non lasciare vuoti.

Lavo una carota, ne taglio gli estremi, la sbuccio col pelapatate, risciacquo quest’ultimo e lo uso per tagliare l’ortaggio per il lungo. Dispongo le strisce di carota sempre in diagonale, ma nel senso opposto rispetto a quelle di seitan.

Cospargo di succo di limone, sale e pepe, in quest’ordine, acciocchč le gocce di succo non lavino via il pepe fin sulla fetta.

Con due fogli contigui di carta da cucina avvolgo il panino richiuso. Metto il tutto in un sacchetto di plastica Gelo per alimenti, e ancora in un Tupperware piatto e largo.

Non avendo un sacchetto, metto la mia “mela delle 10″ in un altro Tupperware tozzo, regalo di mia madre.

Penso ridacchiando all’acquisto compulsivo e insensato di un kit di non so quanti contenitori che ha fatto quest’ultima all’IKEA, e cagione unica di questo regalo, e mi rendo conto di come č stata la mia mattinata.

Mollo il sacchetto con thermos, panino e mela come se scottasse.

Sono uno psicopatico? E’ normale alle cinque di mattina passare tredici minuti a prepararsi un panino?

E, soprattutto, č normale che io avessi temporizzato bollitore e caldobagno? Che avessi il Nescafč pronto dalla sera prima???

Devo far aggiungere “Furio” ai miei nomi?

Che poi scattano i flashback. Amici che vedendo casa mia dicono “mado’ come sei ordinato” con un’espressione allarmata, pomeriggi passati a catalogare libri e fumetti, o, peggio, assillato dal cercare di ricordare quale personaggio di che opera si chiamasse Lafcadio, oppure chi ha detto “alcool e freccette non vanno d’accordo”.

Sono un maniaco?

 

(1) il Caldobagno Temporizzato DeLonghi in realtŕ l’aveva comprato mia madre per casa sua.
“Simone, mi insegni ad usarlo?”
“Le istruzioni?”
“Buttate subito via, assieme alla garanzia, come al solito”
“Vabbč, non č difficile lo stesso, guarda: ON, OFF, Orologio. ON č sempre acceso, OFF č sempre spento. Orologio: la freccetta indica che ore sono _adesso_, il cosino nero su o giů in corrispondenza delle ore dice se lo vuoi acceso o spento a quell’ora. Ad esempio: se sono le dieci di sera e vuoi che si accenda dalle quattro alle quattro e mezzo, cosa fai?”
“…ON?”
“…Te ne compro uno con solo la spina, questo lo prendo io”
“Grazie”

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