June 29, 2005

Tifavo per gli Iluminati

Ho finito, ad un’ora che mi vergogno di riportare, “Angeli e demoni” di Brown.

Quasi mi vergogno di non averlo lasciato in edicola.

Essenzialmente, è una caccia al tesoro con più colpi di scena di quanto sia lecito, plausibile, sopportabile e dignitoso ad un romanzo che vorrebbe essere sensato; metà della trama è, a posteriori, con le ultime rivelazioni, immotivata razionalmente.

Le tiritere buonistiche su onnipotenza/benevolenza di Dio sono facilmente confutabili con una sola parola (tsunami), i personaggi implausibili, tagliati con l’accetta e bidimensionali.

La tecnologia che costituisce metà della trama è improponibile e implausibile -non l’antimateria in sè, ma il caricabatteria/timer esatto al millisecondo e IRRIPETIBILE- per chiunque abbia anche solo un telefonino.

Se avete sei e novanta che vi pesano in tasca, fatevi un pezzo di pizza, per favore.

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June 23, 2005

Evaporazione

Qualche anno fa, col Riccardo di cui sotto, s’era parlato di una gita alla zingara in est Europa.

La più bella scampagnata di cui abbia memoria è stata proprio una cose del genere: io, lui, Alessandro e la Tiziana (che fine hai fatto????) un sabato pomeriggio siam partiti per una festa Trek in non mi ricordo più che castello in provincia di Bologna. Abbiam viaggiato quasi a passo d’uomo, godendoci compagnia e panorama, ci siam fermati a cena nel primo ristorante lungo la strada che abbiamo incrociato quando all’unanimità abbiamo stabilito che avevamo fame -e abbiamo scoperto tigelle e crescentine-, e, giunti alla festa, abbiamo passato davvero una serata speciale.

Così, senza pianificare, senza nessuno che ci inseguisse, per il piacere d’essere assieme.

Lo stesso avremmo fatto con la macchina puntata verso est.Il problema era solo il quando: ’sto mese no, ad agosto non posso, settembre è sempre buono, ragazzi è un casino, ormai aspettiamo la primavera..

Poi però son successe un paio di cose, soprattutto a Riccardo e alla Fiammetta ( :-P ), e l’occasione è evaporata.

Così ha detto Riccardo l’altro giorno a casa mia: “evaporata”.

E’ vero. Le occasioni e le amicizie son come grappa e profumi: se le lasci lì senza goderteli, alla lunga svaniscono nel nulla. Quanto volte abbiam detto “quant’è che non sento Tizio!, domani lo chiamo” e poi non ne abbiamo fatto di niente?

Io ci provo, eh, ci provo, giuro. Venerdì credo di aver terrorizzato una mia amica che mi proponeva un “ci dobbiamo organzzare” una gita con relativo pernotto dicendole “Facciamo una pazzia: domani partiamo”. Aveva da fare, ovviamente, e _IO_ se me lo avessero proposto così di botto, mi sarei trovato qualche impegno lo stesso.

Lo so, l’ho detto come se fosse stata una fuitina, ma so che troppo spesso anche i “ci dobbiamo organizzare” sinceri come il suo sono il tappo troppo lasco del profumo, il “la berrò poi” della grappa.

Mi accorgo solo ora che questo mio post è quasi un doppione di “enjoy every sandwich”.

Beh, è un segnale di due cose: prima di tutto che son cose che SENTO davvero.

la seconda: che la vecchiaia, colla sua sensazione di tempo perdutoe nostalgia e, soprattuto, coll’amnesia senile, mi ha raggiunto.

…di doman non v’è certezza.

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June 23, 2005

Serata cinema

Con il grande Riccardo, ormai è abitudine che vediamo due film per volta. Entrambi cinefili e con poco tempo libero, ci risulta più comodo rubare lui alla sua famiglia una sera ogni due settimane, e così usiamole meraviglie del multisala.

Stasera due film che ci hanno particolarmente soddisfatti: “Batman begins” e “Sin City”. Una serata ottima, funestata solo da una mia battuta infelice e cupa, che se fossi uno Yakuza scrierei coi gomiti, per espiare.

Il primo è a nostro modesto parere il migliore della serie, microonde (don’t ask, don’t tell) a parte. Il protagonista è il Bruce Wayne più plausibile e meglio recitato della serie, e il cast di contorno, squinzietta a parte (se progettate dia ndare avederlo, portate con voi il testo di “cara ti amo” di Elio e le storie tese) non è da meno.

Sin City… beh, a parte il doveroso “che cazzo ce l’hai portata a fare una settenne a vederlo, che hai dovuto portarla fuori dopo la terza coltellata?” al coglione seduto una fila sotto, non certo colpa di scenggiatore e regista, e il deja-vu della scena del succitato batman “lo sai cos’è il potere? che io ti sparo e nessuno mi arresta”, il commento è: fantastico.

Pare di rileggere il fumetto: serrato, visionario, duro e leggero… e poi… se vi lascio la Alba, la Murphy e la “gilmore piccola”, posso tenermi la Aoki?

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June 23, 2005

Le vere belve

L’altro ieri, in un parco in Etiopia, un branco di leoni hanno fatto fuggire i rapitori di una ragazzina, e hanno circondato e protetto quest’ultima fino all’arrivo della polizia.

Ci possono mandare ANCHE qualche leone, per cortesia, nei nostri parchi?

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June 21, 2005

Calderoli è un moderato

Che forbici e forbici!!!

Per chi stupra una ragazzina ho io una cura… la castrazione educativa.

Lo scroto su un bel ceppo cosparso di sale, aceto e letame vaccino (per la setticemia, non lasciamo nulla al caso)

Un mestolo in mano a padre/madre/fidanzato/stuprata/chirurgo, e si esorta a usarlo per tagliargli via le palle.

Iniezioni di caffeina e benzedrina allo stupratore per tenerlo sveglio e vigile.

Trasmissione televisiva con banda musicale a reti unificate e interrogazioni il giorno successivo in tutte le classi dell’obbligo: “che c’era ieri in televisione, Pierino?”

“tagliavan le palle a uno”

“e perchè?”

“aveva violentato una ragazzina”

“hanno fatto bene?”

“secondo me si, perchè una violenza rovina la vita, soprattutto a quell’età”

 

poi si parla di recupero e redenzione… visto che la violentata deve fare un DURO lavoro per superare il trauma, mi pare il minimo che il violentatore patisca TANTO, e a LUNGO.

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June 16, 2005

Poste

Ieri, come qualcuno sa, ero a casa; era l’ultimo giorno di infortunio (un bel ginocchio distorto).

Intorno alle 10, visto che le mura sono di cartapesta, ho sentito suonare al piano di sotto e un gran casino per le scale.

Facendomi, per abitudine condominiale -se no dovrei urlare ogni cinque minuti che l’androne non è una sala della pallacorda- abbastanza gli affari miei, non ci ho dato peso.

Alle 14 sono uscito per la vista di controllo al ginocchio e ho trovato nella cassetta delle lettere un avviso di tentata consegna, dove mi si avvisava che il postino era passato per consegnarmi un pacco e, non trovandomi, mi si chiedeva di telefonare all’ufficio postale per concordare una seconda consegna.

Non me lo son fatto dire due volte.

“Si, se vuole il postino è tornato dal giro, glielo passo”

“No, non mi interessa, grazie, vorrei sapere quando mi verrà consegnato il pacco”

“Domattina il postino ripassa”

“Io domattina non ci sono, oggi c’ero”

“E’ un’assicurata”

“Io ero in casa, stamattina, uscendo ho trovato l’avviso”

Attimi di silenzio imbarazzante e marmoreo, ho udito distintamente la risacca a Viareggio.

Ha svicolato.

“Può passare a prenderlo direttamente in ufficio”

“Va bene, lo farò io il vostro mestiere” (si, lo so, che adesso mi ci hanno parcheggiato la ruota maggiore di un tir carico di scorie nucleari e letame, su quel pacco, ma non mi son potuto trattenere) “Tra dieci minuti ci sono, tanto siete vicini, verrò io da voi invece del postino da me”

E qui scatta il genio. Ha tentennato qualche altro secondo, poi “Eh, beh, no. Il pacco era in consegna, non può passare prima di domani”.

Ma come? ma il postino non era appena tornato?

Mi son dichiarato battuto. Gli ho lasciato il tempo di urinarci dentro e lasciar asciugare.

Mia modesta ricostruzione dei fatti.

Il postino ha suonato al vicino perchè NON aveva il pacco con sè (chi l’ha visto il pacco di Alice? sul vespino in dotazione non ci sta, proprio) e voleva esser sicuro di lasciarmi solo l’avviso.

Se l’avesse avuto con sè, avrebbe potuto risaltare subito sulla motorètta e consegnarmenlo, no?

Invece detto pacco era probabilmente sotto tonnellate di altra corrispondenza, irrecuperabile nei dieci minuti da me proposti.

Ora, visto che non è la prima furbata che mi combinano le poste (ho già avuto a dirne su questo stesso blog) io non posso che continuare a lamentarmene.

Io posso capire che abbiano obbiettivi, premi di produzione, tempi da rispettare… ma perchè provare a farci passare per fessi?

 

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June 13, 2005

Ringraziamenti

SE esiste un dio, ed è un grosso “se”, da domattina farà sì che tutti coloro che dicono di parlare per lui come se tutte le mattine ricevessero un telegramma con l’ordine del giorno delle esternazioni e affermazioni provino sulla loro pellaccia infame le conseguenze di quel non essere andati a votare, lasciando coloro che avevano bisogno, per una volta una, non di stronzate confortanti, non di un ottopermille ipocrita e peloso, ma di un atto concreto; io spero che gli “assenti ingiustificati” da questo referendum provino cosa vuol dire mettere il proprio corpo, la propria dignità, la propria salute, nelle mani di una moltitudine pigra, ottusa e sorda.

 Il dramma, ‘sto giro, è che, come nell’ultimo grande silenzio-assenso, quello della Germania nazista, si riprodurranno e andranno avanti quelli che hanno fatto finta di non vedere il problema.

A nome di tutte le donne bombardate di ormoni, o che troppo spesso subiscono procedure invasive, a nome di tutti gli uomini che non riescono ad avere figli, a nome di tutti i bambini che nascono sofferenti per aver evitato un esame, ve lo dico io:

GRAZIE, STRONZI.

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June 8, 2005

Geniale

Pubblicità alla radio:

diverse voci

“calvizie”

“eiaculazione precoce”

“brufoli”

“sovrappeso”

Musica : “PARLO DI TE! PARLO DI TE”

Mio pensiero immediato: “ma parlerai del beccaccio di to’pa’!”

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June 7, 2005

Histoire d’XXXX

E’ la “lunga storia” di cui parlo nel post del 5.

Ieri, incazzato come un’ape in barattolo col dottor Samsung, il dottor Trony e me stesso, ho cominciato a rassettare per tenermi occupato (mi drogo di attività manuale, vi rendete conto???).

M’è risaltato in mano il bigliettino che m’ha fatto ritrovare la suddetta ragazza… un messaggio attraverso mio fratello col suo numero di telefono, una breve spiegazione del come mai non s’era fatta viva o reperibile (furto del cellulare), e un “sentiamoci presto” sul bordo inferiore

Essendo piegato in otto, l’ho aperto tutto. Tra due pieghe, in una sorta di “paradiso-inferno” fallito, c’era la continuazione del messaggio: un “troppi mesi che non ci sentiamo”, e, sotto, “XXXX, a cui hai cambiato la vita”

Son rimasto basito, come un cretino (mi riesce troppo bene, ultimamente).

Io, cambiare la vita a qualcuno? In modo da meritarne la gratitudine, poi? naaaah…

Ho solo raccontato ad una persona conosciuta molto per caso le mie esperienze, in modo che fossero utili anche a lei.

 

sovraimpressione: TWO YEARS BEFORE

 

Due anni fa, stavo iniziando il corso di scherma rinascimentale, e, tra la ginnastica di riscaldamento e la teoria, mi ricordo d’aver raccontato dell’homebrewing e del gioco di ruolo ad uno studente di architettura, un perugino geniale che resta ancora tra le mie frequentazioni.

Ricordo qualche giorno dopo di averlo accompagnato a casa e d’avere incrociato la sua coinquilina, una ragazzuccia magra e pallida, carina, wannabe dark, timidissima, taciturna, riservata e nervosissima con uno yorkie che tremava la metà di lei.

Siamo andati, in gruppo, al cinema; e dietro il mimetismo murale che cercava di praticare, ho intravisto tante cose.

Le ho proposto una sessione di fotografie.

E qui occorre una parentesi.

 

Io son appassionato di fotografia. Coi miei mezzi tecnici, con le mie capacità, sono convinto che l’importante sia l’attimo, il taglio, il sentimento che una foto “passa”, non il megapixel o il diaframma.

E attraverso millemila foto si possa arrivare a VEDERE dentro una persona, anche, a farsi “passare” il sentimento vero di questa. Dopo duecento foto, il soggetto, stanco, prima o poi smette di posare, ed inizia a trasparire.

 

Ecco, con XXXX ce l’abbiamo fatta. Davvero.

Più che sedute di fotografia eran sedute di confidenza, discussione e espressione.

Abbiam parlato notti intere, tra uno scatto e l’altro (non so più quanti sono, ormai), lei raccontandomi alla fine cose che non credo abbia mai più e mai prima raccontato a nessuno, io con i miei “una volta m’è successo…” che facevano da pietra di paragone, domandando.

 

sovraimpressione: THE PRESENT DAY

 

Beh, è cambiato davvero, se non la sua vita, il suo modo di affrontarla.

 

Ho avuto la fortuna di conoscerla nel periodo di transizione, credo, di farle le domande giuste perché SI desse le risposte che le servivano. Fortuna, ripeto.

Fortuna, tanti abbracci, tante risate, tanti pianti, tante bonarie prese per i fondelli, tante confidenze che io e lei non credo ripeteremo ad anima viva.

Adesso quella ragazzuccia, checchè ancora magrolina, è una macchina da guerra, che ha un ragazzo che l’ama, chiacchierona e allegrissima, decisa e forte.

Me la vedo come una figlia, e talvolta me ne bullo: “va’ là com’è diventata grande l’XXXX”.

E, anche se non credo di averle “cambiato la vita”, son felice di averne fatto parte.

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June 7, 2005

VISTO

che non è cittadino italiano, quindi non è stato chiamato alle urne (avevo scritto “non andrà a votare”, poi mi sono riso addosso)

che se la faccio io un’esternazione del genere senza un contraltare a cui dare la stessa importanza, rilievo e tempo, è “violazione della par condicio”

che di sessualità e procreazione dovrebbe almeno dire “non sono un grande esperto”

la mia domanda è sintetica:

MA CHE CAZZO VUOLE???

 

P.S. si accettano altri “visto che”.

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June 5, 2005

Attento a quel che desideri, potresti ottenerlo.

E viceversa.

Uno fa un passo indietro, e cambia prospettiva.

Questa notte, tra le una e le due, mentre facevo domande ad una mia amica ritrovata (storia lunga) mi son visto da fuori. Mentre le chiedevo che errori avesse fatto e non intendesse ripetere, me lo son chiesto anche per me. E’ questo l’unico modo SENSATO che ho per dare consigli: racconto agli altri i miei errori, e spero che non li ripetano, che almeno ne inventino di nuovi, come faccio io ogni giorno.

Ho fatto un passo indietro, dicevo e mi son visto come mi vedrebbe il mio fratello siamese: con tutte le informazioni, anche quelle che ai miei amici mancano, e con il necessario distacco per essere obiettivo.

Ho capito che se non riesco ad ottenere quella serenità che prèdico di volere, è perché non la cerco davvero.

Ho fatto un rewind e uno slow-motion di qualche scena della mia vita, continuando a raccontare e episodi terribili ed a modo loro edificanti per telefono, e ho visto battute volutamente ambigue, occasioni scansate, abbracci evitati. Non tante, ma quelle che bastano per capire che se avessi voluto consciamente e totalmente lasciarmi andare, avrei potuto non avere diverse insoddisfazioni che da qualche anno mi tiro dietro.

Intendiamoci, è bello essere indipendente, orgoglioso, piccoso e, diciamocelo, rompicoglioni. Però poi non mi posso lamentare se questa indipendenza e questo orgoglio mi impediscono di condividere una risata con qualcuno, o di raggiungere una meta sociale, lavorativa, o che so io, che avrei potuto raggiungere solo chinando un attimo il capo. A modo mio, evidentemente, cerco di restare solo e fedele ad un personaggio che non so se sono davvero io, ed evidentemente ne sono soddisfatto, a livello inconscio, se riesco a mandare segnali che son tutto l’opposto di quelli che dico e credo di voler mandare.

A che pro, tutto questo sfogo, quando giusto ieri ho scoperto di avere un “pubblico” silenzioso affezionato a questo mio blog ben più ampio di quanto credessi e che alla mia faccia stupita e forse imbarazzata m’ha chiesto “allora che scrivi a fare”?

Come ho già detto, un blog è uno sfogo personale; lo vedo come nudismo, una cosa che si fa per sé stessi, per essere a proprio agio. Che ci sia un pubblico, alla fine, se si va d’accordo col proprio corpo, non da fastidio, però è meglio se questo pubblico non si vede e non si sente, se no si cercano posizioni che ci facciano sembrare più belli di quel che siamo, pose plastiche e innaturali.

Diciamo che l’immaginare un pubblico muto e nemmeno troppo interessato mi serve a cercare d’essere il più chiaro possibile, per, di riflesso, aiutarMI a capirMI.

Bene. Io son qua. Per una volta, sotto il sole, ho visto qualcosa che nemmeno io sapevo d’avere (forse la metafora è andata troppo in là, adesso ne vedo il ridicolo ) e, per una volta, non me ne vergogno, mi limito ad accettarlo, nella speranza che smetta di rallentarmi (asp… vediamo se riesco ad “addirizzare” la suddetta metafora) come qualche kg in più che, inaspettato, ci troviamo attorno alla vita e ci impedisce di camminare spediti come vorremmo.

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