June 7, 2005

Histoire d’XXXX

E’ la “lunga storia” di cui parlo nel post del 5.

Ieri, incazzato come un’ape in barattolo col dottor Samsung, il dottor Trony e me stesso, ho cominciato a rassettare per tenermi occupato (mi drogo di attività manuale, vi rendete conto???).

M’è risaltato in mano il bigliettino che m’ha fatto ritrovare la suddetta ragazza… un messaggio attraverso mio fratello col suo numero di telefono, una breve spiegazione del come mai non s’era fatta viva o reperibile (furto del cellulare), e un “sentiamoci presto” sul bordo inferiore

Essendo piegato in otto, l’ho aperto tutto. Tra due pieghe, in una sorta di “paradiso-inferno” fallito, c’era la continuazione del messaggio: un “troppi mesi che non ci sentiamo”, e, sotto, “XXXX, a cui hai cambiato la vita”

Son rimasto basito, come un cretino (mi riesce troppo bene, ultimamente).

Io, cambiare la vita a qualcuno? In modo da meritarne la gratitudine, poi? naaaah…

Ho solo raccontato ad una persona conosciuta molto per caso le mie esperienze, in modo che fossero utili anche a lei.

 

sovraimpressione: TWO YEARS BEFORE

 

Due anni fa, stavo iniziando il corso di scherma rinascimentale, e, tra la ginnastica di riscaldamento e la teoria, mi ricordo d’aver raccontato dell’homebrewing e del gioco di ruolo ad uno studente di architettura, un perugino geniale che resta ancora tra le mie frequentazioni.

Ricordo qualche giorno dopo di averlo accompagnato a casa e d’avere incrociato la sua coinquilina, una ragazzuccia magra e pallida, carina, wannabe dark, timidissima, taciturna, riservata e nervosissima con uno yorkie che tremava la metà di lei.

Siamo andati, in gruppo, al cinema; e dietro il mimetismo murale che cercava di praticare, ho intravisto tante cose.

Le ho proposto una sessione di fotografie.

E qui occorre una parentesi.

 

Io son appassionato di fotografia. Coi miei mezzi tecnici, con le mie capacità, sono convinto che l’importante sia l’attimo, il taglio, il sentimento che una foto “passa”, non il megapixel o il diaframma.

E attraverso millemila foto si possa arrivare a VEDERE dentro una persona, anche, a farsi “passare” il sentimento vero di questa. Dopo duecento foto, il soggetto, stanco, prima o poi smette di posare, ed inizia a trasparire.

 

Ecco, con XXXX ce l’abbiamo fatta. Davvero.

Più che sedute di fotografia eran sedute di confidenza, discussione e espressione.

Abbiam parlato notti intere, tra uno scatto e l’altro (non so più quanti sono, ormai), lei raccontandomi alla fine cose che non credo abbia mai più e mai prima raccontato a nessuno, io con i miei “una volta m’è successo…” che facevano da pietra di paragone, domandando.

 

sovraimpressione: THE PRESENT DAY

 

Beh, è cambiato davvero, se non la sua vita, il suo modo di affrontarla.

 

Ho avuto la fortuna di conoscerla nel periodo di transizione, credo, di farle le domande giuste perché SI desse le risposte che le servivano. Fortuna, ripeto.

Fortuna, tanti abbracci, tante risate, tanti pianti, tante bonarie prese per i fondelli, tante confidenze che io e lei non credo ripeteremo ad anima viva.

Adesso quella ragazzuccia, checchè ancora magrolina, è una macchina da guerra, che ha un ragazzo che l’ama, chiacchierona e allegrissima, decisa e forte.

Me la vedo come una figlia, e talvolta me ne bullo: “va’ là com’è diventata grande l’XXXX”.

E, anche se non credo di averle “cambiato la vita”, son felice di averne fatto parte.

Posted by i'C under Accadde che..., Feelings |

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