July 26, 2005

Life is a game: RUN!

Ieri ho visto un film giapponese (sottotitoli in inglese) che in Italia non è mai arrivato -credo- e non arriverà mai:

Battle Royale. E’ tratto da uno dei fumetti la cui pubblicazione seguo con più ansia: il disegno passa dall’infantile al crudissimo, i flashback sui protagonisti sono o tenerissimi o disturbanti, la violenza è tanto esplicita da divenire asettica.

La trama è semplice, di per sè.

Una classe scolastica estratta a caso viene trasportata su un’isola, ogni studente diversamente armato e costretto a farsi fuori l’uno con l’altro in un tempo limite di tre giorni.

Il briefing pre-missione, tenuto da un certo professor Kitano (ogni riferimento non è puramente casuale), m’ha ricordato da vicino la riunione di ieri: tanti bei sorrisi, diverse promesse e “vedrete”, principi morali solidissimi anche se discutibili, argomenti improponibili dati per scontati e come base di ragionamento.

Disorientante, quantomeno.

Il film non è eccezionale, di per sè, è il parallelo tra la “gara” e la vita, che m’ha spaventato.

 

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July 25, 2005

Do ut des

Adesso sto un po’ (un altro po’) sui coglioni al mio capo, ma credo che lavorerò un pelo meno stressato.

Ho solo detto come la penso, non cambierà niente, credo, ma vuoi mettere il levarsi il peso e poter dire tra qualche mese “l’avevo detto, io” ?

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July 19, 2005

Cacofonia

“Me fanno lavora’ da pertutto, ma no in Italia!” si lamenta Asia Argento.

Se non fosse inascoltabile, come inascoltabile è la Bellucci, il problema non sussisterebbe.

Avessero almeno il buonsenso di farsi doppiare in Italia come fanno all’estero, creerebbero un posto di lavoro anche per un’attrice come si deve o due, per cambiare.

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July 16, 2005

Orror vacui (si scriverà così?)

“La natura aborrisce il vuoto”, lessi secoli  fa in un racconto di fantascienza.

E anche io, mi sono accorto.

Temo il vuoto.

Non sono agorafobico, no, non sono i grandi vuoti che mi spaventano, ma quelli piccoli, quelli più dannosi.

Odio l’infinitesimale spazio vuoto tra due persone che si abbracciano, che per quanto ogni volta io provi a stringere, resta lì, impedisce l’unione dei corpi e dei cuori.

Temo il vuoto tra le mie labbra e le orecchie di chi mi ascolta, che in qualche modo cambia, distorce, rende diverso ciò che dico da ciò che penso.

Odio il vuoto della mia casa nuova, dell’altro materasso, del posto del passeggero, del sedile accanto del cinema, delle chiamate ricevute sul cellulare, della posta in ingresso, del vuoto di significato del tempo mal impiegato.

Cerco sempre, per riempire i grandi vuoti della mia vita, di riempire i piccoli.

E allora riempio le caselline della mia agenda, tengo sempre piene le mie mani di attrezzi, cose da fare, oggetti da sistemare o guastare definitivamente, aggeggi in genere; e, ahimè, cerco di riempire, come insegnava il saggio King, il vuoto che ho dentro, in qualche posto, con qualsiasi cosa che riesca a passare da quel tritarifiuti che mi trovo al posto della bocca. Se non è pieno il cuore, che lo sia lo stomaco, no?

E adesso sto combattendo, cerco di riempire una pagina, con pensieri che sembrano fermarsi nello spazio tra dita e tastiera, sembrano perdere il significato che hanno dentro di me, diventando puerili nel bianco spazio vuoto di quest’editor.

Se leggete questo, vuol dire che ho avuto paura di cancellare anche solo questi scarabocchi.

Però una cosa mi rinfranca. Temo il vuoto perchè conosco il pieno.

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July 11, 2005

Naturale è meglio

E’ la seconda volta che il soffritto in dadi mi frega.

La prima volta ho dato la colpa alla pasta, credevo di aver messo troppo sale nell’acqua.

Stavolta invece sale non ne ho messo da nessuna parte, quindi so cos’è stato: dovevo metterci solo mezzo dado.

O, meglio, raccattare un pizzico di cipolla e carota vere.

Così imparo.

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July 11, 2005

Lunedì

Forse un po’ migliore di tanti altri.

Forse il migliore da tanti anni.

Forse.

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July 8, 2005

La guerra dei tondi

Ieri son stato pure a vedere l’ultima fatica di Spielberg.

A parte un tomcruis in decomposizione organica (maro’ come s’è imbolsito… corre come l’orso Yogi… e meno male che deve girare MI3… ma sarà _davvero_ impossibile) è un film senza infamia -quasi, via!, quasi- e senza lode.

I tripodi sono fedeli al romanzo originale, e il fatto che non arrivino via meteora da Marte è una forzatura alla trama (dal trailer, quindi non rovino nulla a nessuno: “sono qui da milioni di anni”… e che cavolo aspettavano? che ci fosse un pubblico di cinque miliardi di persone a cui illustrare il loro potere distruttivo), però, cavolo… un tricorder, una mascherina, qualcosa!!! (”si va sulla Terra, preso tutto?” “Credo di si” “Bionavetta?” “seppellita l’altra volta” ”passaporto?” “preso” “il pieno?” “fatto” “cartina del quadrante?” “presa” “raggi concussori a detonazione organica?” “presi” “cestello per umani?” “montato” “spore di rampicante rosso?” “prese” “vaccini e assicurazione sanitaria?” “uff, no… si starà a vedere, che vuoi ci sia sulla Terra?“)

Una fine del genere poteva andar bene ai tempi di Wells… s’è preso qualche libertà, Spielberg, una sul finale poteva anche non guastare…

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July 6, 2005

E’ successo

Non ci credevo.

Cioè, non credevo potesse succedere a me.

Credevo, davvero, fossero solo leggende metropolitane, cose da cui Stephen King riesce a cavare milioni di dolllari ma che alle persone normali non accadono.

La lavatrice mi ha mangiato un calzino.

E non così, alla facile, no.

Io i miei calzini li appaio in un apposito aggeggio della D-Mail che tiene la coppia vicina, in modo da non star ad impazzire dopo per dividere centosei calzini neri lunghi di diciassette tipi e tre filati in coppie inevitabilmente imperfette.

Quindi, quando uno di questi aggeggi, meliforme e verde, è uscito dalla lavatrice con solo un calzino infilato nell’apposita asola, non mi son preoccupato: ho finito di svuotare l’elettrodomestico e ben frugato in fondo. 

Sarà finito nel catino assieme a qualcos’altro, dentro una maglietta o chissà che, oppure a terra.

Nemmeno.

Dissolto.

Sparito.

Ora, visto che so che accade sempre e solo coi calzini -mi dicono- le ipotesi sono due:

1) Le lavatrici sono esseri biomeccanici addestrati a nutrirsi solo di calzini, oppure dispettosi al massimo; immagino riparatori  che staccano il posteriore di Zoppas e Candi, e, accanto ad un grumo organico pulsante e ghignante, vedono un bolo semidigerito di cotone, lo estraggono, scuotono la testa e mettono in conto centodieci euro di manodoera più il diritto di chiamata.

2) I produttori di calzini ne fabbricano uno ogni tot in materiale idrosolubile “a scadenza”, programmato per dissolversi nel nulla dopo X lavaggi, per spaiare il corredo anche del consumatore più attento e costringerlo a nuovi acquisti.

Davvero, non so quale delle due mi inquieta di più.

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July 6, 2005

Sto comprando i romanzi sbagliati

Vedi colonnina a destra.

E’ meglio che mi ributti su Robeson e Doc Savage.

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July 5, 2005

Siamo seri

Ho ricevuto un SMS allusivo. Sono un signore, e non ne esporrò al pubblico ludibrio l’autore.

Ci tengo a chiarire, però.

Fatevi una scena mentale.

La Beatrice che accetta un’eventuale corte del Cicali.

Fatta?

Ecco, se è venuta vivida e realistica, significa che  avete visto troppi films con Jerry Lewis.

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July 4, 2005

Una notte ad Alcatraz

(colonna sonora: “One night in Bangkok” - nonmiricordopiùdi chi)

Sabato mattina, dopo aver lasciato una casa da sarchiare, visto il disordine che ho deciso sarebbe sopravvissuto al week-end di relax che progettavo, son partito alla volta di Alcatraz (www.alcatraz.it), l’agriturismo in cui vive, opera e insegna Jacopo Fo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Un paradiso di farfalle -mai viste tante in vita mia-, dotato di una bellissima piscina in cui son stato in svacco e relax tutto sabato sera, e di una cuoca che è un genio (non a caso si chiama Beatrice, come due delle persone più interessanti che conosco) che ci ha ammannito tre pasti che, biologici e sanissimi, hanno seriamente minato la mia linea e il mio autocontrollo all’orgasmo alimentare.

 

 

 

 

 

 
 

 

 

 

 

 

 

 

Con la mia compagna (in questo caso, sarebbe più corretto scrivere compagnIa), la bellezza quieta e sorniona con cui “non ce ne è, e basta” di qualche decina di post fa, una mimma per il cui sorriso m’hanno invidiato tutti anche quando, in risposta ad una battuta del barista lei ha risposto decisa, recisa e precisa “siamo qui in amicizia”, abbiam passato una notte di chiacchiere e stelle, scoprendoci mille interessi in comune, avvistando quello che non poteva che essere un UFO e trasformando una situazione che per moltissimi versi poteva essere imbarazzante in un’esperienza di comunione e amicizia che mi ha lasciato un sorriso nell’anima che metà basta*.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ho preso il sole, mi son riposato, ho saltato a piè pari il corso di Tai-chi che era il motivo primo per cui avevo scelto Alcatraz, abbiamo passeggiato su e giù per i sentieri boschivi-collinari che attraversano la tenuta, ma soprattutto son stato reso migliore dalla vicinanza di persone tanto aperte, amichevoli e gentili, quella che era venuta con me in primis.

Insomma, se dovete staccare la spina, mollate cellulare e orologio, e fate come ho fatto io, che tornato a casa, ho affrontato, davvero rigenerato e col sorriso, anche il rassetto di due stanze devastate dalla partenza e dal fancazzismo pre-weekend.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

*Bea, mi sono accorto che non ti conoscevo e che ancora non ti conosco. Grazie di tutto, davvero.

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July 2, 2005

Il palinsesto che uccide

I genii di Italia1 hanno piazzato un telefilm più che decente come Night Visions -una specie di “ai confini della reltà”, o di”Outer Limits”, solo presentata da un bisteccone che ha la faccia ma non certo portamento e modi di Rod Serling- in quella fascia di quarta serata che oscilla tra le una e le sei, seondo come frulla a Studio sport…

Già il fatto che prima ci sia un chiccazzosenefrega come “secondo voi” dove non mi ricordo più che giornalista, dopo un’era geologica di interviste ai passanti su “mare o montagna”, “penne o spaghetti”, “BOT o CCT”, ci spiega come la dovremmo pensare, mi incupisce.

Il fatto che sia relegata in quella fascia nonostante dei signori attori (Malcom Mc Dowell, per dire il primo che mi viene in mente) e delle trame tutto sommato più che decenti, mi fa sclerare.

Ma quello che mi uccide è che DEVO vederlo. Mi sta prendendo male. Sto regolando la mia ora della nanna su quella di fine del secondo episodio. Quindi, soprattutto per chi mi conosce, dal vivo, sappiate che le mie rinnovate occhiaie non sono sintomi della recrudescenza di una manustuprazione postadolescenziale (si, vabbè: “non ho ricominciato a incrinarmi dalle seghe”) bensì di una non inusuale irrazionalità del palinsesto estivo di Mediaset.

Ah, e dategli un’occhiata, al telefilm. Poi se ne riparla.

 

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July 1, 2005

Galileo, Darwin & Co.

La Chiesa giudica la legge spagnola sul matrimonio gay “aberrante”.

Allora qualcosa di buono ci deve essere per forza.

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