July 4, 2005

Una notte ad Alcatraz

(colonna sonora: “One night in Bangkok” - nonmiricordopiùdi chi)

Sabato mattina, dopo aver lasciato una casa da sarchiare, visto il disordine che ho deciso sarebbe sopravvissuto al week-end di relax che progettavo, son partito alla volta di Alcatraz (www.alcatraz.it), l’agriturismo in cui vive, opera e insegna Jacopo Fo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Un paradiso di farfalle -mai viste tante in vita mia-, dotato di una bellissima piscina in cui son stato in svacco e relax tutto sabato sera, e di una cuoca che è un genio (non a caso si chiama Beatrice, come due delle persone più interessanti che conosco) che ci ha ammannito tre pasti che, biologici e sanissimi, hanno seriamente minato la mia linea e il mio autocontrollo all’orgasmo alimentare.

 

 

 

 

 

 
 

 

 

 

 

 

 

 

Con la mia compagna (in questo caso, sarebbe più corretto scrivere compagnIa), la bellezza quieta e sorniona con cui “non ce ne è, e basta” di qualche decina di post fa, una mimma per il cui sorriso m’hanno invidiato tutti anche quando, in risposta ad una battuta del barista lei ha risposto decisa, recisa e precisa “siamo qui in amicizia”, abbiam passato una notte di chiacchiere e stelle, scoprendoci mille interessi in comune, avvistando quello che non poteva che essere un UFO e trasformando una situazione che per moltissimi versi poteva essere imbarazzante in un’esperienza di comunione e amicizia che mi ha lasciato un sorriso nell’anima che metà basta*.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ho preso il sole, mi son riposato, ho saltato a piè pari il corso di Tai-chi che era il motivo primo per cui avevo scelto Alcatraz, abbiamo passeggiato su e giù per i sentieri boschivi-collinari che attraversano la tenuta, ma soprattutto son stato reso migliore dalla vicinanza di persone tanto aperte, amichevoli e gentili, quella che era venuta con me in primis.

Insomma, se dovete staccare la spina, mollate cellulare e orologio, e fate come ho fatto io, che tornato a casa, ho affrontato, davvero rigenerato e col sorriso, anche il rassetto di due stanze devastate dalla partenza e dal fancazzismo pre-weekend.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

*Bea, mi sono accorto che non ti conoscevo e che ancora non ti conosco. Grazie di tutto, davvero.

Posted by i'C under Accadde che..., Plauso e lodi |

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