Life is a game: RUN!
Ieri ho visto un film giapponese (sottotitoli in inglese) che in Italia non è mai arrivato -credo- e non arriverà mai:
Battle Royale. E’ tratto da uno dei fumetti la cui pubblicazione seguo con più ansia: il disegno passa dall’infantile al crudissimo, i flashback sui protagonisti sono o tenerissimi o disturbanti, la violenza è tanto esplicita da divenire asettica.
La trama è semplice, di per sè.
Una classe scolastica estratta a caso viene trasportata su un’isola, ogni studente diversamente armato e costretto a farsi fuori l’uno con l’altro in un tempo limite di tre giorni.
Il briefing pre-missione, tenuto da un certo professor Kitano (ogni riferimento non è puramente casuale), m’ha ricordato da vicino la riunione di ieri: tanti bei sorrisi, diverse promesse e “vedrete”, principi morali solidissimi anche se discutibili, argomenti improponibili dati per scontati e come base di ragionamento.
Disorientante, quantomeno.
Il film non è eccezionale, di per sè, è il parallelo tra la “gara” e la vita, che m’ha spaventato.
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