October 29, 2005

Piccoli scherzi innocenti

Ero a Firenze.

Lo sapete, ormai, sarei in grado di dimenticarmi anche il capo, se non fosse attaccato al collo.

Quindi, visto che rra in programma di andare QUI : http://www.magiaemistero.it/ mi sono dimenticato i biglietti omaggio a casa.

Sono entrato in un negozietto di computer, chiedendo dove fosse l’ìnternet point più vicino per poterne stampare qualcun altro.

Il negozietto è molto antistatistico. Al banco una ragazza, carina anche se taciturna, al tavolone centrale, surfanti -cosa che mi ha fatto ben sperare per la riuscita dell’operazione- altre due ragazze; in più ppiante, festoni per Halloween, animaletti da compagnia in giro.

La ragazza al banco m’ha subito offerto il SUO PC per l’operazione, e, mentre stampavo e la mia chiavetta USB mandava in crash per due volte windows XP cercando di salvare la GIF del biglietto, ho sentito quel che si dicevano le due tipe.

Erano su una chat evidentemente romantica.

E stavano prendendo per il culo uno. Non solo si dicevano “digli che sei così, digli che sei fatta cosà, che hai diciannov’anni” mentre, beh, onestamente ognuna dei due ne aveva quasi il doppio e sul “fatta così” preferisco non commentare -spero solo di aver capito TANTO male, visto che cercavo di badare agli affari miei e a rimediare ai danni fatti dalla chiavetta- 

Se la ridevano, tanto “di là” non c’è un tizio a cui magari piaci, a cui magari la compagnia di una chat salva la vita di un sabato mattina altrimenti molto cupo. Tanto è giusto prendere in giro questi sfigati che credono nelle persone vere, che credono a quel che si dice loro, perchè non avendo motivo di mentire non vedono perchè debba farlo un altro.

Come se costasse tanto, cambiasse qualcosa, dire “oh, siamo in due a chattare” e dire le cose come stanno, tanto se non hai intenzione di metter giù qualcosa di serio, non lo fai comunque.

Non ho nemmeno aspettato che ripartisse il PC dopo il secondo crash. Ho proposto un pagamento del servizio e della carta -rifiutato signorilmente dalla ragazza al bancone- e sono uscito, col sorriso da una parte -quella del bancone- e l’astio dall’altra -quella delle navigatrici. La cosa più triste è che, mentre uscivo una di queste ultime due mi ha pure salutato sorridendo, come a un compagno di scherzi, come se il solo fatto di averle sentite fosse stato sufficiente a rendermi loro complice. E di quello mi son sentito sudicio.

 

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