Fly, touch the sun
Fa male. Cavolo, se fa male.
Eppure.
Stanotte l’ho sognata, il primo sogno che ricordi da settimane, dopo sonni bui e quieti.
Ero a casa sua, accanto al suo letto, e un gran sole entrava dalla finestra.
Lei rideva, felice, con addosso una delle sue canottierine improbabili, stavolta metá bianca e metá nera, per lei che assieme é stata fonte di tutte le mie gioie e tutti i miei dolori, mio yin e mio yang. “Mi trasferisco, finalmente lui s’é fatto sentire, e mi vuole con sé”
Lei rideva, e io piangevo sorridendo, ed ero felice, tant’é che mi son accorto di stare sognando dalla mia gioia, e m’é dispiaciuto svegliarmi. Sorridevo perche sapevo che tutto le sarebbe andato bene.
Ho capito, adesso.
Anche il mio/nostro “restiamo amici” non basta. Devo lasciarla in pace, smettere d’essere l’amico presente e speranzoso. Per lei, anche se ne muoio.
Chi ama gli uccelli li lascia volare senza gabbie o lacciuoli.
















