Archive for dicembre, 2005
Accadde che... → Oroscopo
Accadde che..., Feelings → 25 minuti
17:00 ed eccomi qua seduto in macchina, patetico geek con la tastiera sulle ginocchia, fresco reduce dalla ricostruzione di un dente eppure in orario, in attesa dell’ultima occasione in cui la vedr.
E’ il giorno in cui mi restituir le cose che le ho prestato. Tutte assieme, via il dente via il dolore. Come al solito lei che decide, e stavolta ha deciso di tagliare tutti i ponti.
Eppure non fa male. Non sono arrabbiato, solo deluso. Come sempre, deluso di me stesso, ed adesso nemmeno pi di tante altre volte; me l’ha detto la Fia, l’altra sera: “anche se l’avessi saputo, ti saresti messo in gioco lo stesso”-
17.25 Arrivata e andata via. Davvero via il dente via il dolore. M’ toccato litigare solo per non farmi restituire i regali, oltre ai prestiti: l’orologio a cipolla dorato per quella coi suoi “ tardi, tardi!” era la mia Bianconiglio personale, i barattolini di latta per il the con le tisane apposta per lei, le pietre e il braccialetto per la cristalloterapia mai indossate.
E’ scesa, bella come sempre, sorridente e serena, da una macchina stracarica di spesa, e ha cercato di ridarmi tutto quello che di mio aveva.
Ebeh, il modo quello, per chiudere ogni rapporto.
Sono stato dignitoso e rassegnato.
Non mi aveva mai illuso. Non a parole.
Lo sentiva da subito. Per si comportava diversamente.
Aveva preso le distanze. E le rimollava ogni tre per due.
Non mi ha mai mentito, e non sa che cosa fare per convincermi del contrario. Non ce ne bisogno. Non importa pi.
Le ho detto del mio essermi sentito da meno rispetto alle tenerezze verso di lui, della mia delusione, e lei ha parlato della sensazione speciale nata con questa persona. PERSONA, ha detto. Ebeh. molto, molto speciale, calda, come scelta di termini.
E con me non era nata? Certo che si, almeno i primi tempi.
E allora mentre lo invidio da una parte -non lo nego, vorrei ancora essere al suo posto- dall’altra scatta un triste senso di deja-vu.
Iniziava ad annuire come fa quando d’accordo con chi parla, e per non abbbracciarla di scoppio e mandare i vacca la mia dignit ho troncato l.
A tra quindici anni, di nuovo. Ti ho voluto tanto di quel bene che nemmeno te l’immagini, ma ora, per me e per te, cambiamo pagina. In bocca al lupo.
Accadde che... → Medico cura te ipsum (occss)
Feelings → Buon Natale
Una giornata di stacco, completa e totale., a casa dei miei. Un’overdose di Gene Roddenberry’s Andromeda sul Palm -benedetto sia il Mulo-, al fine di anestetizzare la capacit di giudizio, andare in sospensione di incredulit permanente, accomunare le mie beghe a quelle inventate da una torma di sceneggiatori.
Ecco, ce l’ho fatta. Mi son visto da fuori come il mio migliore amico mi aveva visto quando mi ha detto, qualche mese fa, “lasciala perdere”. Era l’unico che sapeva, quello che mi ha aiutato a depistare quei due-tre che sospettavano. Non lo ringrazier mai abbastanza, e devo chiedergli pure scusa per averlo inizialmente convinto dell’esistenza di tal Sara.
E vabb. Mi guardo da fuori, dico, e mi chiedo come ho fatto a non capire che son stato solo un trastullo, uno svago. Capisco anche come mai, quale sentimento di rivalsa la animasse, ma non capisco come mai non me ne sono accorto. Dico, fin dall’inizio la riservatezza, il ‘preferirei non si sapesse’, il timore che sul lavoro, guarda caso…
Io la stimavo, la volevo bene, e, beh, anche a pelle non mi era indifferente.
Colpa mia.
Colpa mia anche tutto il male che m’ha fatto vederla scambiarsi bacetti e manine col tipo: mi son sentito da meno, quello di scarto, visto che a me non era concesso quello che invece concesso a lui.
E’ invidia la mia? Certo. Ma non solo questo, la picca di un cornuto -oggetivamente, non credo d’esserlo, soprattutto non mi sento tale, visto che non siamo mai stati coppia, ma solo un illuso e una furba- il sentimento che mi spinge a chiedere scusa, rivelando i fatti, ai miei amici: davvero, mi pesa pi la menzogna che il tradimento del patto verso di lei. E quindi, un po’ alla volta, de visu, far ammenda.
La notte scorsa, dopo la prima confessione, ho scritto un bel pezzo del mio racconto a puntate. Fantastico, scrivevo come sotto allucinogeni e anfetamine, data l’ora tarda, la stanchezza e il maelstrom di sentimenti che mi sballottavano. Ovviamente c’eran pi sangue e odio e sentimenti traditi che virgole, ma sceso gi tutt’assieme, catartico, scorrevole e ovviamente illeggibile, inutile alla narrazione e orribile.
Cestinato, come quando dopo aver vomitato quel che ci sta avvelenando si tira l’acqua.
Questo il mio sciacquare la bocca e sputare per togliermi i saporacci, e da adesso voglio solo dimenticare quanto son stato cieco e coglione -oddio, cieco no, ma tanto presuntuoso e coglione da decidere che quel che fingevo di non vedere fosse tutto quello che c’era da vedere, si- perch credevo in una storia che non era mai stata tale.
In tutto questo tempo, d’un’altra cosa mi sono accorto: tre coppie di miei amici si sono formate negli ultimi quindici-venti giorni, come se Natale e capodanno fossero traguardi ultimi da affrontare con qualcuno al fianco, e altrettante si sono divise.
Il picco statisticamente rilevante, credo, visto che a parte ferragosto, non ho mai assistito a tanto lavoro da parte di Cupido.
La cosa non so se mi conforta o sconforta… spero che queste coppie durino -anche se di una non posso che dubitare- per mi preoccupo per la concomitanza temporale.
Noi esseri umani siamo bestioline spinte dagli ormoni e dall’ambiente, lo so, e non vorrei che oltre che dai feromoni e dalla temperatura venissimo influenzati nelle nostre scelte dall’incombenza di party, ritorni a casa e in famiglia, occasioni in cui sfoggiare la sicurezza di un partner come simbolo di appartenenza ad un gruppo, ad una omologazione sociale. Non so. Mi spaventa tutto questo, soprattutto perch pi d’una volta ho sentito dire “non so con chi passare l’ultimo” come se fosse indispensabile passarlo finalmente in coppia dopo un anno di solitudine quantomeno dignitosa.
Spero di non far testo con la mia delusione, visto che a suo tempo io mi son lasciato un ottimo quindici dicembre, e anche se ho passato il 31 sera con la mia ex, stato per non lasciar sola lei, a casa di amici miei.
E le tre coppie che si sono lasciate? Anche qui, tanta confusione. Se si tratti di desideri di chiarezza, una sorta di espiazione, di ‘ora o mai pi’ per pulirsi la coscienza dalle ipocrisie di rapporti finiti da tempo, non lo so, ma mi pare plausibile, e mi ci vedo nel mezzo.
Non so se conscio, il vedere l’ultima settimana dell’anno come una scadenza emotiva, un momento in cui e per cui giocare il tutto per tutto, ma mi pare che ormai giri cos.
Mi sbaglio proprio di tanto?
Accadde che... → Freud sarebbe fiero di me
Accadde che..., Feelings → Tempi sgomenti
Come sempre a Natale.
S’arriva di questo periodo e io comincio ad agitarmi.
Perch non capisco perch devo fare regali a comando, anzi, l’ho proprio sulle palle.
Io i regali li fo quando mi vengono, ecco. Gi che sono ateo, ma poi…
Posso farteli il sei d’agosto, ma a Natale andare a picchiarmi ed incazzarmi insieme a un gregge composto per un buon novanta per cento di lobotomizzati televisivi che al primo ritornello di Jingle Bells vanno in Pavlov e corrono a cambiare telefonino, sforzarmi di fare regali non sentiti a gente che per il resto dell’anno mi dice “non dovevi” e si sente a disagio, solo perch ci sono addobbi in giro, mi fa proprio calare l’umore.
Mi incupisce aver ferie che user per stare a casa a piallare il PC e catalogare la biblioteca, perch i miei amici staranno assieme a famiglie, fidanzati e fidanzate, oppure, giustamente, andranno a sciare, attivit per cui sono termicamente, economicamente e prudentemente (a me i legamenti SERVONO!) avverso.
Mi incupisce che come ogni anno mi son ripromesso di andare a letto presto, il trentuno sera, giusto per non impastarmi in feste di famiglia, oppure in cui sono l’unico single, oppure anche in feste a livello di bolgia dantesca in cui paghi cinquantantacinqu’euro per una fetta di panettone, mezzo bicchiere di spumante da tirassegno e il diritto di poter dire “io c’ero”, forte del puzzo d’alcool e delle bruciature di sigaretta sulla giacca nuova.
Ecco, non ho bisogno di alibi del genere: se sono uno sfigato, lo sono anche se il 31 sono in mezzo alla folla. Anzi.
Quest’anno, poi, speciale.
Ho tante di quelle perplessit che mezze bastano, quando mi fo un consuntivo.
Finch ho fatto il pezzo di merda, ho trombato come un riccio. Ma era trombare, appunto. Poco pi di un esercizio di stile seduttivo e ginnastica. Per funzionava
Appena ci ho messo il cuore, ho scacciato l’unica persona con cui ho fatto l’amore, la quale ancora innamorata dell’ex che…. ma lasciamo perdere, che ora ho una citt socialmente interdetta.
L’altra sera ad una cena ero accanto a uno che ha spalato merda su tutti i comuni conoscenti degli invitati.
Era gi successo in altra occasione, con altro spalatore.
E mentre io mi perplimevo, i commenti erano “E’ il pezzo meglio, dice pane al pane e vino al vino”.
Certo, per quando non ci siete voi fa lo stesso e parla di voi.
Io son scappato da una compagnia, un GRUPPO PARROCCHIALE, dove c’erano sempre i soliti due-tre, quelli amati, quelli popolari, che facevano lo stesso.
E siccome non il mio stile, siccome preferisco -di solito, per l’amor di Dio, il pettegolezzo un peccato in cui anche io indulgo- tacere se d’un assente non riesco a dirne bene, mi son tolto dai tre passi allora ed evito adesso i due mattatori delle cene di cui sopra.
Per, visto che anche se due indizi non fanno una prova, non son gli unici due, capisco che ho sbagliato.
Bisogna mordere prima che ti mordano, prendere quel che non ti viene offerto, decidere per gli altri quello che ci fa pi comodo, tanto la gente avvezza a far pensare qualcun altro al posto proprio, a essere divertita puntando il dito verso qualcun altro.
Le donne, poi, vogliono evidentemente “esser prese e non comprese”, come diceva Tinto Brass.
Mi sto indurendo, e magari prima o poi riuscir a credere a quel che ho appena scritto.
Per adesso, son confuso, e basta; mi sento incompleto, inadatto, impreciso, soprattutto in questo periodo.
Vedo, oltre giustamente ad amici carissimi, perfetti stronzi e perfetti coglioni che evidentemente hanno capito la vita meglio di me, visto che son “completi” nel senso sociale del termine, quel senso su cui mia madre, inquisendo ad ogni pranzo comune, mi spinge a scansarla come la peste: coppia-casa-figlioli.
E capisco che colpa mia, che non mi son saputo adattare a sentimenti imperfetti, a situazioni in cui avrei potuto benissimo fingere.
Invece no, ho fuggito rapporti ambigui, sia nelle amicizie che in amore. Ho preferito la chiarezza, tanto nelle scopate fini a s stesse -sempre conscie e bilaterali- che sul lavoro e nelle amicizie e negli affetti.
Ho perso, evidentemente, la strada sbagliata, quella della sincerit, dell’aprirsi.
Ed questo che mi confonde: ne sono orgoglioso. Meglio nulla restando fedele a me stesso che tanto scendendo a compromessi.
Per un orgoglio appuntito da tutte le parti, che non riesco a portare senza farmi male, e non capisco dove sbaglio.
E qui mi accorgo d’essere quantomeno ripetitivo, da “Galline” in gi.
A presto, bella gente.
Feelings → Lettera che non leggerai
Colonna sonora di questo post: “Rest in peace” dalla puntata “Once more with feeling” di “Buffy the Vampire slayer”
Non leggerai mai questa mia.
E meno male, visto che la sto scrivendo per me.
E’ uno sfogo, un addio.
Mi sono arreso. per il mio bene e per il tuo.
Non saprai mai quanto mi manchi già.
Mi mancherà il tuo modo di ridere, di storcere gli occhi quando non vuoi rispondere ad una domanda buffa.
Mi mancherà la nostra telepatia, il sentire già la tua suoneria sul cellulare quando lo prendo in mano per chiamarti. Mi mancherà lo stupore dello scoprire quanto siamo affini, no, dico, lo stesso PIN sul cellulare, una possibilità su diecimila.
Mi mancheranno i tuoi sms inaspettati, quando ne avevo più bisogno, e mi mancheranno anche i tuoi segnali stramaledettamente contrastanti.
Mi mancherà anche il tuo non impegnarti, e ciò mi pare sintomatico di quanto sia bruciato io.
Ripenserò alla nostra quasi-relazione in funzione di quella mattina che ho aspettato venti minuti dopo sveglio per baciarti, perchè stavi dormendo sul mio petto ed era bellissimo così, finalmente.
Non ti spiegherò mai, non ne avrò più occasione, di quanto tu sia bella struccata, coi capelli sciolti, e infagottatata in una mia tuta da ginnastica in cui potresti entrare quattro volte.
Non capiremo mai più come mai siamo caduti per caso, naturalmente, una in braccio all’altra, e quanto appunto naturale e spontaneo fosse ogni volta, nonostante tutti i casini che c’abbiamo sempre avuto.
Se e quando ti rivedrò, non potrò che farti i miei auguri di tanta felicità, che tu me ne hai data tanta, e non ho rimpianti se non quelli per una storia che in fondo in fondo non ho capito come mai è finita, se mai è iniziata.
Avrebbe potuto essere tanto di più.
Ma è stato qualcosa, e tanto mi basta. Mi deve bastare.
Chiudere con “Vuoi che ti porti al cinema o preferisci che ti faccio io i burattini a casa? sottotitolo 40″ dall’album “Canzoni bonsai” di Iacchetti
Accadde che..., Feelings → 34
Non che vi siete persi diverse puntate della mia bestia nera, quella cosina che sto scrivendo perch mi pigia dal di dentro contro i polpastrelli.
E’ che quest’oggi alle 15:15 sar ufficialmente pi vecchio d’un anno.
Ho gi iniziato a festeggiare con qualcuno, iersera (ho provato a farla passare alla chetichella, invitando un po’ di persone in un pub senza dir nulla, ma alla mezzanotte son comparsi cadeux e spumantini, e mi son ricordato che se dico i miei amici son genii, un motivo c’. Cri, non me l’aspettavo, giuro!) e un paio di chat & forum hanno aggiornato il numerino con la mia et, anche se Lycos continua a calarmi due anni.
E’ stato periodo di riflessioni.
L’anno scorso ero cupo. Cavolo, se lo ero.
A trentaquattr’anni me’pa’ aveva due figlioli gi avanti con la scuola.
I miei amici pi cari han figliato, sono grossi pezzi di grosse aziende, son sposati e/o prossimi a farlo.
E io che ho fatto? Single, irriprodotto, impiegatuccio.
Per quest’anno no. Mi giro indietro e intorno, e vedo tante cose.
Sono single, ma giusto quest’anno ho avuto una storia, per quanto travagliata, nella quale mi son buttato con tutto il cuore. Non mi sono inaridito, inacidito, indurito; riesco sempre ad amare, e ne sono fiero. E anche se le donne che piacciono a me e a cui piaccio io sono strane o quantomeno hanno gustacci -ebeh, un po’ il discorso di Groucho Marx sul non voler essere socio di un circolo che mi accettasse come membro- non che le mie ultime storie sian state inappaganti. Gran cervelli, grandi cuori, gran belle figliole. Non sono proprio alla frutta, vistomi a posteriori, ecco. Anzi. Fedele a me stesso, quello si, nella speranza che significhi esser fedele anche a LEI, chiunque ella sia.
Lato lavoro. Impiegatuccio si, ma con dignit. Mai leccato il culo a nessuno, mai intrallazzato, accettato compromessi. Avrei potuto essere pi in alto, agendo diversamente, e conosco chi l’ha fatto, e continua a farlo. C’ chi ognmi giorno vende l’anima per una percentuale. Il mio specchio al mattino non ha prezzo. In pi, mi tengo aperto, sveglio, attivo. Corso a parte, ogni giorno c’ qualcuno dei miei colleghi che viene a chiedermi dritte, consigli, suggerimenti, informazioni, nei campi pi disparati. Lo prendo come un attestato di stima, come mi bullo per interposita persona, “ehi, quello amico mio” dei risultati ottenuti da persone che nonostante ME, continuano a scegliere d’essermi amiche.
Lo stesso, vivo, attivo e sveglio, cerco di tenermi fuori dall’azienda. Studio giapponese, faccio scherma due volte la settimana, mando avanti pi o meno decentemente una casuccia, scrivo boiatine, leggo, vedo film, cerco di imparare di continuo. Sar per quello che nonostante un filo di pansta -il mio “dare un tetto al disoccupato”- e complice l’aver ancora tutti i miei capelli checch corterrimi, a detta di tutti dimostro cinqu’anni meno di quel che ho davvero?
E poi, la cosa che m’ha fatto riflettere, iniziare ques’esame compiaciuto di coscienza: continuo a stupirmi, a vedere il bello della vita, a perdermi in appagamenti estetici o emotivi. Stamani nella luna piena nel cielo limpido. Marted, pi che castamente, negli occhi della ragazza di un mio amico. E non pi tardi della mattina prima, da cupo che ero, uscendo un tornante, immerso nella notte, ho visto che dietro le mie spalle stava iniziando un’alba che m’ha riempito cuore e occhi.
No, tranquilli, finch mi stupir di dove si possa trovare la gioia, un senso a questo nostro tribolare, all’alzarsi dal letto la mattina, non sar vecchio. Vi toccher sopportarmi ancora per un po’.
Ce l'ho con... → Saluti
Che il saluto romano sia di cattivo gusto, poco ma sicuro, caro Di Canio.
Per lo anche quello a pugno chiuso, checch ne canti Gaber.
Cos, per rispetto a tutti i morti che han fatto entrambi gli opposti estremismi.
Quindi, che mi si punisca il D.C. solo ASSIEME a tutti quelli che allo stadio portan la bandiera del Che (che ricordo, era un guerrigliero, e ancora i fucili a caramelle non li hanno inventati).
E a quell’idealista che ha detto “la politica va lasciata fuori dal calcio” vorrei far presente che in ritardo almeno d’una ventina d’anni.
Accadde che..., Plauso e lodi → Un piccolo passo per l’azienda…
…un grande passo per il sottoscritto.
Quantomeno capita al momento giusto.
Da stamattina sono ad un corso interno (se dico Voice over IP, spavento?) che mi impegner quasi tutta la settimana.
Anche se non n leggerissimo n finalizzato al mio attuale impiego, finalmente mi sento utile e apprezzato, cavolo!, per le mie competenze e predisposizioni.
Mi ci voleva.
Spigolature → Spigolature
-Ieri a Scandicci un gruppo sudamericani (5 guatemaltechi) per una ecuadriana fidanzata con un albanese ha ingaggiato rissaa sprangate e coltellate con quest’ultimo e altri due sue connazionali. Non c’ che dire, siamo diventati una societ multirazziale davvero, questo giro nemmeno un italiano nel mezzo.
-I cantieri della TAV in Val di Susa sono sotto sequestro in quanto luogo di reato. Quindi tutto bloccato utilizzando il sistema contro s stesso. Dei Grandi.
-In Cina la polizia ha sparato su una manifestazioni di contadini. Bertinotti (avete presente, quello vestito di Gucci, con le scarpe fatte a mano in Inghilterra che parla sempre di proletariato operaioe sacrifici?) ha detto che colpa del Mercato, non del comunismo cinese. Quindi se io piglio a casaa cazzotti il mi’fratello non colpa mia, ma del mio capufficio?
Ce l'ho con... → Tanta pubblicit gratuita, come promesso.
Emmedue S.r.l.
V. Fiorentina 94
50063 Figline V.no
e, p.c.
Emmelunga S.p.A.
V. Meucci 9
50031 Barberino di M.llo
FIRENZE
Figline, 13 dicembre 2005
Vengo con questa mia a chiedervi la soluzione definitiva ai vizi riscontrati nella cucina Ethica Alluminio da me acquistata presso la vostra sede di Figline V.no. a dicembre 2003.
Nonostante miei ripetuti solleciti e richieste di sostituzione, e nonostante mie ripetute richieste di informazioni sullo stato della pratica di sostituzione, le ante di frigo e sottofrigo rimangono difettose, nella fattispecie incurvate, al punto di pregiudicare la corretta chiusura del frigorifero.
Se entro 15 (quindici) giorni dalla data della presente detti vizi non verrano da voi sanati, mi riservo di adire le vie legali, con richiesta di indennizzo danni e rescissione del contratto di acquisto.
In attesa di vostra cortese risposta,
Accadde che... → Quanto mi conoscete?
No, niente test a punti… questo quasi binario
Solo una domanda:
“Ho colaudato la nuova friggitrice ad immersione: a cosa pensate?”
…
Se avete pensato ad una fontana d’olio di semi a 200 alta una trentina di centimetri in giro per la mia cucina, sgrassatore in ogni dove ed aspiratore acceso, avete indovinato.
SE no, non mi conoscete abbastanza.
Le patatine per sono venute ottime
Racconti → 4
Le riaccese, cos, per ingannare l’attesa. Era come leggersi un libro o guardare una soap.
La coppia nell’angolo aveva fatto sesso da meno d’un’ora: i lampi rossi d’eccitazione erano lenti e ancora sincronizzati. La bambina sola col padre -si, era il padre- era terrorizzata, e non era difficile capire da cosa, visti gli sbuffi neri nell’aura di lui. Una fiammata enorme, limpida e placida si alzava da una carrozzina. In capo a qualche mese l’azzurrino avrebbe lasciato il posto, gradualmente, al rosso, al viola e a qualche umanissimo filo di nero.
Per il resto, piccole, inutili storie e dettagli di scialbe personalit si potevano intuire dal piattume uniforme dei colori nella sala. Formiche, una uguale all’altra.
Si addorment appena sull’aereo, dopo aver flirtato con la hostess di terra addetta al controllo documenti -si teneva in esercizio, a volte fingere un sorriso interessato era fondamentale, nel suo mestiere- ed essersi allacciato le cinture di sicurezza, nell’esatto istante in cui una cameriera in un sudicio motel notava la chiazza di sporco sulla moquette e il letto intatto, e imprecando tentennava il capo preoccupata per la direzione in cui stava andando il mondo. Altrettanto preccupato e stupito era un ragazzino che non riusciva pi a trovar gusto nelle sigarette e, anzi, trovava che le gomme dategli da padre Mapple gli avessero fatto bene alla tosse.
poca roba, stavolta. siate pazienti. gi a met il 5, e piuttosto che scrivere ovviet da “impatto penetrante” o “pallottola rovente” preferisco aspettare e pensarci su bene. Almeno Leonardo lo voglio costruire bene, e pure Bruno.
Feelings → Trashterapia
La sigla di ‘Cin Cin’ ve la ricordate?
“…sometimes you wanna go where everybody knows your name…”
Ecco, stasera m’ scappata cos. Sono al Bounty quaranta minuti in anticipo sull’appuntamento che ho dato al mio amico vigile urbano. Mi son goduto l’accoglienza che mi ha fatto la sosia di Stefania Rocca al bancone: anche se non vero, bello sentir dire che stai bene coi capelli che hai, anche se sempre la stessa smacchinettata ad alzo uno che do una settimana si e una settimana no. Il caff di rito, e via, nascosto in un angolino, a scribacchiare sul palm e microtastiera questo post e forse un pezzettino della mia Torre Nera personale.
Dicevo: avevo bisogno di recuperare un po’ le idee in un ambiente accogliente e amichevole, festeggiare, pure, la fine dei miei disagi.
Mi sono arreso. Stavolta davvero, definitivamente, e alla faccia di tutti i segnali contrastanti e contrari che LEI mi pu dare. Non sono contento, proprio per nulla, visto che il rimpianto di quella bella storia che avrebbe potuto essere e che per due settimane sembrava pure essere in via di costruzione, il rimpianto, dicevo, resta.
Per, davvero, anche un servo della gleba ha i suoi limiti.
Dopo avermi ventilato per una settimana un’uscita, la mia transappenninica preferita, alla mia richiesta di aggiornamenti, ha risposto “stasera no, esco con uno”
Abeh.
Le ho fatto i miei migliori auguri -anche se, se tanto mi da tanto, LUI ad averne bisogno- via SMS, quindi, n pago n domo, le ho telefonato.
Cos, per amor di chiarezza e, siamo sinceri, per voglia di romperle i coglioni. Se non era il momento, se non aveva voglia di storie, se la colpa non era mia, se era colpa sua eccetera eccetera, che cacchio di culo c’ha avuto questo, che entato in scivolata esattamente alla fine del di lei periodo no? Si, lo so che quando una ti dice “non sei tu, sono io” nel 99% dei casi vuol dire “sei tu” per, cavolo… Io son sempre stato sincero, cosa che certamente mi ha fottuto, e, onestamente, non posso che augurarle tutta la felicit possibile, anche se non coincide con la mia -alle volte i sogni, eh?-, anche se m’ha detto “eh, una cena, che vuoi che sia!”.
Io mi basisco. Sapeste quante volte m’han detto di no, agli inviti a cena, perch non piacevo all’invitata, e quindi non voleva darmi speme. Mi basisco perch o in trenterrotti anni non ho capito nulla io, di come si incoraggia o scoraggia una relazione -e visto che le mie donne si contano sui calli di una mano, pu darsi- oppure questa qui ha fatto un corso su come incasinarsi i segnali in uscita.
Capisco anche che la sua vita non si ferma a me. Dir di pi, lo approvo. Per che in risposta al mio “non mi lasci pi avvicinare, e appena provo ad allontanarmi mi richiami” mi si risponda “non voglio che ti allontani” proprio non lo capisco, anche si entra in leggerissima contraddizione con quando ad un certo punto mi stato detto “non vorrei incoraggiarti, se esco con te da amica”.
Vabb, dico io, mesto, rassegnato, alla fine della telefonata -o quella parte che vorrebbe esserlo- teniamoci magari in contatto, per pensa su a quello che davvero vuoi… io non ti richiamo, a questo punto mi parrebbe di voler entrare per forza in una vita di cui non faccio pi parte.
E lei “ma settimana prossima il tuo compleanno, no? perch non vieni qui a festeggiarlo, andiamo al Petroniano con….”
Stanotte appena torno a casa finisco di vedere Space Vampires, che ho iniziato subito dopo aver riappeso.
Recensioni → Mal voluto non mai troppo
Nel giro di dodici ore mi son visto “The terminal” e “La febbre”.
A parte che a Volo non darei da recitare nemmeno gli orari all’altoparlante della stazione, mi son fatto male, visto la mia situazione emotiva-lavorativa-personale. Roba da mettersi a letto ed alazarsi tra vent’anni.
Cercher di rimediare col trash pi totale, tipo “Zombi” o “Nightmare nuovo incubo”
Plauso e lodi → Tonini e fulmini
Intervista al Cardinale Ersilio (no, dico, “Ersilio”!) Tonini.
Una splendida Nancy Brilli in studio.
Commentando una foto nemmeno scandalosa della di cui sopra, il Cardinale spara un “Ma si copra, finch in tempo!”.
La Brilli risponde pacata “Io finch sono in tmpo mi spoglio, altro che!”
l’ho mai detto che l’amo???
Accadde che..., Feelings → Tre lezioni
Tre lezioni, son mancato, ed ecco che appena mi ripresento a scherma Zeo mi accoglie con un “hai la faccia di merda, dove cazzo eri finito?”
Riconosco l’incipit di “Servi della gleba” e invece di sfancularlo rispondo con “avevo in ballo un esame, ho il gomito che mi fa contatto col ginocchio” e incasso il colpo. Mi si legge in faccia.
Colpa di LEI che stasera, dopo che io dolorosamente ho non solo smesso di bussare al mio lato della porta, ma addirittura messo la chiave nel cassetto, m’ha passato sotto l’uscio un bigliettino con su scritto grossomodo “scusami se non sono stata chiara, mi spiegher meglio appena posso”. E allora io sto con l’orecchio a quella porta, pronto ad aprire.
Io vivevo tanto bene prima di conoscerla, giuro. Avevo molte pi certezze, ero tranquillo e lo specchio della serenit. Adesso invece sto altalenando emotivamente, incerto se lei capisce quel che provo io, se accetter mai quel che credo adesso non accetti di provare, se la porta che abbiamo accostato -perch ho promesso di non bussare, non di non aprire se bussa lei- si aprir mai pi. Non che rimpianga, anzi, visto che per ora il bilancio gioia-agitazione molto positivo. Per.
Accetto consigli, anche se a questo punto ormai i miei amici devono aver smesso di leggermi, stanchi e imbarazzati. di vedermi costantemente a nudo. Accetto consigli, dicevo, ma non prometto di seguirli.
Accadde che..., Feelings → Controtendenza
Sabato alle tredici.
Stavo andando a pranzo dai miei, provato da una nottata a zonzo per LEI, perso in un locale fumoso dove troppo tardi hanno iniziato un concerto tutto sommato non male ma gigionesco e fuori dalle mie corde.
Una nottata marcata soprattutto dalla domanda di LEI “cosa vorresti fare, allora?” a cui ho risposto solo un tanto onesto quantobanale “farti felice”.
Una nottata in cui ho appreso che essere “troppo simili per qualcosa e troppo diversi per qualcos’altro” non un preludio alla reciproca scoperta, ma un difetto.
Una nottata in cui non m’ stata data prova contraria alla mia teoria secondo cui LEI ha paura di star troppo bene, e allora mi tien lontano per non spezzare il suo tranquillissimo ordine di cose.
Una nottata in cui ho capito che c’ una fine a tutto, che provare a cambiare una persona, anche coi mezzi migliori, con tutto l’affetto possibile e per il suo stesso bene, non giusto, e basta.
E poi una mezza giornata di straordinario frenetico, col capo dietro le spalle a farmi le bucce, insoddisfatto comunque visto che riuscito a farmene troppo poche per le sue aspettative.
Stavo rientrando, dicevo, provato e cupo. Stavo inventando una scusa plausibile per quando mia madre mi avrebbe letto in faccia, quando ha smesso di pioviscolare e iniziato a nebulizzare, gocce sospese e impalpabili.
Ero nel cortile di casa dei miei, il sole in faccia e l’arcobaleno a vista, la pioggia nebulizzata come se fosse luce liquida, la siepe accanto a me che fumava di vapore acqueo, una nonna sul terrazzo che indicava “laccobaleno” a un mimmo.
Non ho pi avuto bisogno di scuse.











