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Per fortuna Leonardo era in grado di “spegnere” le aure quasi a piacere, altrimenti in aeroporto sarebbe stato difficile anche orientarsi, con l’ampio ambiente offuscato da quelle fiammate di fumo multicolore. Era come quando i guardano gli stereogrammi, e d’improvviso si scopre come vedere la trama o, a scelta, il disegno nascosto.
Non era sempre stato cos: Leonardo aveva iniziato a vederle solo intorno ai quattordici anni, nella peggiore occasione possibile: una delusione amorosa.
Oh, si, una volta, una sola, Leonardo si era innamorato.
Un amore puro, completo e totale, disinteressato come solo a quell’et si pu provare, ancora e per poco scevri dalle regole e pulsioni della carnalit.
Lei era carina ma non bellissima, una fresca ragazzina acqua e sapone a cui lui in segreto aveva giurato eterna dedizione.
Lei metitava questo e altro, buona e bella com’era. In classe l’aveva guardata e studiata al limite dell’ossessione, giorno dopo giorno, tenendo dentro di s quell’infatuazione figlia del cuore e non degli ormoni che ogni volta che lei gli rivolgeva la parola lo faceva balbettare. A pensarci adesso, Leonardo si sentiva un pollo, d’una ingenuit imbarazzante.
Era quasi la fine di una giornata scolastica tardo-primaverile, al ritorno di due settimane d’assenza per una brutta influenza con tanto di febbre alta, che si era accorto della sottilissima cappa di vapore turbolento attorno a lei. Solo in controluce, con colori tenuissimi, al limite della percezione, ma inequivocabilmente presente. In capo a mezz’ora aveva affinato la visione, silenziosamente stupito e curioso. Riusciva a distinguere, anche se non era ancora in grado di interpretarli, i vortici di rosso e azzurro e bianco, e il lento, ritmico pulsare dell’intensit dei colori; alzando gli occhi vedeva quel vapore lambire ed aprirsi sul soffitto come un’enorme fiamma che solo lui vedeva.
Improvvisamente, quando cap dal sobbalzare dell’aura di lei ad una domanda della prof che quella fiamma le veniva dall’anima, gli si apr il cuore, la gioia lo invase, poich aveva realizzato quant’era speciale la cosa che li legava.
Doveva dirglielo. Doveva in qualche modo, se non proprio con un folle “sai, vedo la tua anima” quanto intimi la sua dedizione, la sua attrazione li aveva resi.
Attese l’ultima campanella. Gi per le scale, la segui nella folla di coetanei urlanti e scalpiccianti, fino a davanti al cancello, dove lei si ferm un attimo… le era dietro, ansioso, euforico, perso nel rosso adesso acceso come quello di un segnale di divieto di lei, quando un tipo le mise una mano sul culo e la fece girare, ridente e in punta di piedi, per darle un bacio goffo e invadente sulla bocca. Un clich dei peggiori, no? L’ingenuo innamorato di una che si appena messa assieme a un burino. Fosse stato un film con Jerry Lewis sarebbe finita bene. Pass loro accanto, invece, inosservato, gli occhi chiusi, il cuore in fiamme,digrignando i denti, la mascella tanto contratta che gli avrebbe fatto male per tutto il pomeriggio.
Appena dietro l’angolo, evitando la solita fermata del bus, si ferm. Ce la fece a trattenersi e non piangere, ma ormai aveva strappato la fodera delle tasche del giubbotto di jeans aggrappandovisi e torcendola con le unghie .
Aveva recuperato la sua faccia inespressiva e anonima, quella che da anni portava in giro per farsi notare il meno possibile in tempo per salire sul bus che l’avrebbe portato a casa.
Quella notte, mentre nelle tenebre una di quelle creature senza ossa e soffici di pelo che Quello Nel Buio evocava per fargli compagnia gli solleticava le mani con le sue mille zampette, Quello gli spieg cosa davvero regola l’amore, che questo solo una scusa, un nome, una giustificazione a una chimica imperfetta che ci spinge all’accoppiamento, un alibi per una pulsione naturale condannata da una cieca morale umana che vorrebbe ridurre alla frustrazione emotiva e fisica per poter dominare gli altri sentimenti. Gli spieg che solo una cosa spingeva a cercare gli esseri umani a restare uniti l’uno all’altro, e non era l’amore, bens la paura: la paura di restare soli, la paura di non essere in grado di affrontare la vita con le proprie forze, di non lasciare una propria traccia -che fosse una progenie o una memoria- al mondo, e di venir dimenticati. Mentre quando si scopava si poteva far godere anche l’altro, quando si amava si amava per s, egoisticamente. La gelosia era sempre dietro l’angolo, e quale era un sentimento pi egoistico del temere che la persona amata fosse felice con qualcun altro?
Si veniva attratti da un volto, da un corpo, dal suono di una voce, da intangibili feromoni, non dall’anima o dal cuore di una persona, e poi, una volta ottenuto quel che ci aveva attratto, si restava uniti unicamente per la paura della perdita e della sconfitta. Era amore, altruismo, affetto, quello che spingeva il maschio e la femmina di una specie di pesci degli abissi a rimanere attaccati per il resto della vita una volta incontratisi? No, certo, erano istinto e paura, eppure quelle unioni erano pi stabili di quelle umane.
Leonardo gli confid della gioia che aveva provato quando si era sentito vicino a Lei, e del masso che gli aveva schiacciato il torace quando aveva visto la sua purezza violata da quella pomiciata.
Quello Del Buio non ne rise, anzi. Non fece i discorsi assennati e paternalistici che gli avrebbe fatto un genitore sulla gioia dell’amare e sul rassegnarsi alle pene d’amore. Anzi. Gli sugger di affinare la sua capacit di leggere le aure: se fosse stato pi esperto, avrebbe letto in essa un’infatuazione, un’attrazione, e la delusione sarebbe stata meno cocente.
In capo ad una settimana Leonardo divenne in grado di vedere l’aura di ogni suo compagno di classe e di tutti i professori, focalizzandosi solo per qualche minuto su ognuno. Dopo un mese, riusciva ad accendere e spengere tutta la scuola, nel cortile durante l’intervallo, in pochi secondi. Studi come si presentava l’aura in risposta alle varie emozioni: il giallo scuro della paura, il rosso della rabbia, il blu della tristezza. Impar che le auree si macchiano e influenzano l’un l’altra per contattofra i possessori, anche indipendentemente dallo stato d’animo di questi. Scopr che una stretta di mano o un abbraccio sincronizzano il pulsare di due auree per un certo periodo di tempo, come un odore residuo.
presto impar anche a usare la sua abilit a suo vantaggio: impar a compiacere e convincere, a servirsi di quel che leggeva per ottenere quel che voleva. Diventava intimo e credibile in pochi minuti, il migliore amico di chiunque. Impar a fingere tutti quei sentimenti che non osava pi provare per non soffrire: per assurdo, pi diventava intimo, e meno veniva coinvolto. Fino a costruire attorno a s una campana di isolamento emotivo che nessun altro oltre a lui poteva intuire. Divenne inattaccabile al dolore, alle delusioni, alle offese. Divenne forte come Quello nel Buio voleva.
avvisati prima, eh…











