February 23, 2006

Guarda che cosa non si fa per avere un cicerone…. :/

“…sei una stellina! :D ”*

Ecco, ammesso pubblicamente :D e con questo

a) ho pubblicamente buttato alle ortiche quel poco che restava della mia dignità

b) ho dato da pensare chissà che a chissà chi, me compreso c) iniziato a pagare un debito di riconoscenza… :/

*”come ‘cassiopea’??? sei sempre il solito!”

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February 22, 2006

180°

Inaspettati, completi, stupefacenti.

Quando meno te l’aspetti.

17:32

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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February 22, 2006

Again

Ho sognato che Lei si sposava.

E mi sono alzato con mezzelacrime molto fastidiose.

Fastidiose perchè non dovrei rimpiangere nulla. Non dovrei pensarla più, figuriamoci sognarla.

Fastidiose perchè avrei dovuto essere contento per lei.

Fastidiose perchè non so più nulla, fastidiose perchè non voglio sapere.

Fastidiose perchè sono sempre il solito coglione dai sentimenti in piazza e il cuore nel tritacarne.

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February 21, 2006

Caduta libera

Giuro, sento l’aria fischiare.

Ieri penultima lezione di giapponese, con Yasutoshi che mi fa i complimenti; l’ho segnato sul calendario. Se non è una manovra commerciale per il corso avanzato, l’Apocalisse è vicina.

Stasera 20:00 al lavoro, a far praticamente da solo il lavoro di due persone (benedetti siano i sindacati e i sindacalisti) poi scherma fino alle 23:00

Domani alle 8:00 ho GIURATO un intervento a una cliente.

Mi preoccupo di non aver urtato sensibilità a me ancora, nonostante i miei sforzi, piuttosto aliene.

Mi rendo conto di essere scappato, qualche settimana fa, astutamente messo a disagio e in fuga con il solo mezzo del confronto diretto. Non volevo avere esami da superare, paragoni da affrontare, e lei lo sapeva. Grazie per averlo fatto subito.

Ho trascurato troppi miei corrispondenti.

Domani passerò il pomeriggio a gettar via le riviste che avevo “raccolto” dietro il divano, contro il termosifone, e che bloccavano la convezione.

Giovedì stesso programma di oggi.

Venerdì libero.

Sabato al lavoro, poi di corsa verso PADOVA -e non Milano come mal ricordavo- per una cena di forum.

Domenica bucato, spero.

E via di nuovo.

Mi sento lobotomizzato, non solo in caduta libera, ecco. Voglio che mi manchi il tempo di pensare, di riflettere a quelle due-tre beghe piccole e una grande come l’Himalaya OCCSS che mi pesano sul cuore. Voglio guardare avanti e lontano invece che accanto e vicino. Qualcuno ha qualcosa da farmi fare venerdì?

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February 18, 2006

Relax

Mi ci voleva, davvero.

Alla faccia di tende veneziane e rassetti vari.

Un’amica -e quando dico amica, intendo proprio Amica- con cui mi vedo una volta l’anno (364 volte troppo poco), ospite a casa mia… anche se quasi costantemente al telefono col suo ragazzo :/

Venerdì, appena recuperatala alla stazione, serata al mio Cheer’s personale, il Bounty, dove, contrariamente alla decenza vengo accolto da “ciao bellino!” e da bacetti di barmaid e cameriere.

Sabato serata Cats, con abbiocco sul divano ogni volta che cantava Old Deutheromy, e apprendimento subliminale della parte di Mungojerry e Rumpelteezer. Se non fosse stato guastato dal pensiero di un’altra amica che aveva lanciato quello che credevo un grido d’aiuto, checchè incazzoso e sfidante, sarebbe stato fantastico.

Domenica pomeriggio con un grande del gioco di ruolo dal vivo, che nonostante abbia tacciato la mia sincerità nell’esprimere i miei dissensi come “polemica” (io polemico??? ma quando mai!!! sono solo un Rum Tum Tugger), m’ha fatto quasi -quasi!- venir voglia di tornare a giocare.

Il tutto condito da un pranzo domenicale da signori e abbracci disinteressati come non ne avevo dall’81.

Si, si, mi ci voleva proprio.

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February 17, 2006

Meglio che non faccia mai Bungee Jumping

Ieri sul tardi, mentre guardavo una replica di Scrubs, ho cambiato la batteria del mio Tungsten.

Per chi non ha idea di cosa si tratti, posso fornire un link: www.pdaparts.com, nella fattispecie http://www.gethightech.com/Merchant2/merchant.mvc?Screen=CTGY&Store_Code=GHT&Category_Code=_tungsten_takeapart e http://www.gethightech.com/Merchant2/graphics/00000001/videos/tungsten_t_takeapart.zip

Diciamo che conoscendomi, le possibilità di trasformare un Personal Digital Assistant™ in un Fermacarte® erano abbastanza elevate. Temevo il rimontaggio, più che lo smontaggio :/

Con otto viti minime in mano, una graffetta piegata a U e due flat cables dai connettori improbabili che ho tremato a scollare, mi son quasi sorpreso quando ho riacceso e tutto funzionava.

Allora ho pensato che potevo prima o poi rismontarlo per sostituire il LED verde con uno blu, e ridipingere il case in ferro micaceo, che va tanto di moda quest’anno.

Perchè, una volta superato un pericolo, mi viene spontaneo riaffrontarlo raddoppiato?

Sono così masochista, desideroso di fare un Test To Destroy sui miei limiti?

Nessuno ha una pistola e sei proiettili, che vorrei provare la roulette russa, almeno una volta?

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February 17, 2006

Della reintroduzione del viatico

Qualche settimana fa ho vinto praticamente per abbandono -unico offerente, su un prezzo di partenza infimo- un’asta su ebay.

Ho comprato da un venditore cinese un cavetto per il mio palmare. Premetto che in Italia non ne producono, e quelli importatati costano dai trent’euro in su.

Quindi mi son bullato d’averlo preso a solo un centesimo di dollaro, più spese di spedizione (due euro e cinquanta, in busta).

M’arriva il postino e mi chiede CINQUE EURO E CINQUANTA DI DOGANA.

Mi chiedo quanto abbiano dichiarato sull’etichetta, per farmi pagare 5.50€ di IVA al 20%.

GIFT.

Guardo meglio la distintina, e vedo che si tratta di non meglio specificati “diritti postali”. A mia specifica richiesta di spiegazioni, vien fuori che su ogni pacco, pacchetto, lettera un po’ più “cicciosa” proveniente da fuori Europa (intendendo come Europea anche l’Inghilterra, però) la Dogana, per non saper leggere nè scrivere, tassa i succitati 5,50€ fissi. E aspettano al varco soprattutto la corrispondenza proveniente dalla Cina, a sentire l’ufficio postale.(”Viene dalla Cina, vero?” “Si” “Ah, ecco, allora”)

Ovviamente, m’è tornato in testa lo sketch “UN FIORINO!” di “Non ci resta che piangere”.

“No ai dazi”, ovviamente, ci dissero. Basta chiamarli “diritti postali” e siamo tutti contenti.

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February 15, 2006

Aggiornamenti edicola

Stamani entro a recuperare il volume odierno della “Biblioteca dei Misteri” e pure lo zaino di “Men’s Health” (non mi faccio traviare da “Men’s Healt”, ho praticamente comprato lo zaino con allegata la rivista, fidatevi, che è meglio).

Il titolare mi ha visto due volte, tre con questa.

Gli ho chiesto, palmare alla mano: “Potrebbe aiutarmi a riassumere quel che prendo e quando esce?”

M’ha guardato in faccia, e senza consultare alcunchè ha elencato (io adesso invece sto copiando dalla lista che abbiamo stilato) “Angel, il lunedì. I misteri il giovedì. Il medioevo, il venerdì e non il sabato come dicono. Le strisce il venerdì. Poi, appena escono, Japan magazine e il DVD di Blade”.

Ho recuperato le sopracciglia dal soffitto e raccolto la mascella, e annuito balbettante.

Proprio vero, ognuno di noi ha il suo mestiere. Io invidio questo signore, che ha trovato il suo.

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February 15, 2006

Assunzione a tempo indeterminato

Il nostro comune amico Benito XiVì ha confermato “fino a nuovo ordine” l’incarico del Ruini.

E meno male.

Se al suo posto ci metteva uno con un cervello E un cuore, invece di una FEDE, io con chi me la prendevo, poi???

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February 14, 2006

SAN VALENTINO, FINALMENTE!

Quindi, prendendo lo spunto  della prima striscia di pagina 31 del secondo volume dell’enciclopedia delle strisce, oggi in edicola, scriverò di edicolanti, come tutti, oggi.

Fanno un lavoro del cavolo, è vero. Grossomodo son magazzinieri di merce deperibile. Arriva loro ad un’ora antelucana roba che non hanno chiesto, in quantità su cui non hanno il pieno controllo, e la smistano a un sacco di personcine che non sanno quel che vogliono. Ovviamente, dopo un po’ qualcuno si stranisce.

Non tutti, per fortuna.

Io seguo in maniera continuativa solo due o tre oggetti da edicola (i fumetti me li raccoglie, incasella, conserva e rivende una fumetteria da cui passo una volta al mese circa): per dvd e quanto abbonabile (enciclopedie, collezioni, androidi in scatola di montaggio) preferisco l’abbonamento postale.

Quei due o tre che prendo in edicola sono

-L’enciclopedia del medioevo, volumi

-L’enciclopedia delle strisce, volumi.

-L’enciclopedia del mistero, volumi

-Digital Japan, rivista e DVD

e da oggi anche

-Angel, DVD salvaspazio.

Il primo e il terzo hanno avuto una storia molto movimentata. Il primo edicolante a cui mi sono rivolto con un “me lo metti da parte?” ha chiuso bottega all’improvviso per due settimane, e m’ha fatto saltare un numero. “eeeeh,è un casino, non me lo rimandano”, quindi ho girato mezza Firenze per trovare un “errore di resa”. Ovviamente, visto che era un casino fare il su’ mestiere, ho pensato bene di sgravarlo da tanto peso: mi son rivolto ad un altro edicolante, sulla strada di casa, al quale per diverse settimane ho lasciato i miei fogli da 20…. finchè ha deciso di sua iniziativa che invece che a cinquantadue volumi, la serie sarebbe finita a venti. Cifra tonda, carina, sensata… “eeeeh, non me li mandano più, dev’essere finita”. Infatti è finita. e anche “I misteri ancora non è uscito” “Ho visto settimana passata la locandina per strada” “e Digital Japan?”

Ho girato l’altra metà di Firenze cercando i DUE numeri saltati, e ho trovato la mia Shangri-la, sulla strada tra il lavoro e casa.

Sono entrato e un signore serio e compìto, una specie di Gastone Moschin / ing. Rambaldo Melandri -nel senso buono-, mi ha rassicurato: “Non ce l’ho qui, ma stavo ordinando, ti aggiungo. Non prometto per sabato questo, ma quasi certamente quello dopo”. Due giorni dopo, io avevo i volumi, e lui le mie prenotazioni e i miei soldi. Gli ho chiarito subito che non posso essere regolare coi ritiri, nè passare tutti i giorni, ma lui ha ben accettato: “Ho il suo numero di telefono, e poi se non ci sono io c’è mia sorella, segnamo cosa ritira” quando il giornalaio precedente alla stessa specifica aveva risposto “quando ce ne ho tre non ritirati, rimando tutto indietro, m’import’assai”

Va premiata la cortesia, e soprattutto, la voglia di lavorare. E visto che il modo migliore che ho per farlo è garantire un commercio costante a questo Signore, la mia coscienza è pacificata anche quando spendo in una settimana più di libri che di benzina e alimentari.

 

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February 13, 2006

Post-Jam

Il weekend è andato benino, e quel che non ha frullato per il verso giusto è stato per colpa mia.

Non ho controllato le veneziane quando le ho ritirate, e son crollato dal sonno domenica sera invece di uscire come preventivato.

Però è d’altro che vorrei parlare, cioè della mia recente difficoltà d’espressione.

E’ come per il mio tatuaggio sul cuore: indeciso se farmi il simbolo del terzo occhio oppure un drago in trionfo, non ne ho fatto di nulla. Come l’asino di Buridano, quando ho troppe alternative valide m’incarto.

Avrei da scrivere quattro-cinque posts seri, lunghi e assennati, dai permessi premio agli assassini, all’innamoramento e nostalgia, a via Benedetto Fortini di nuovo chiusa per lavori della Publiacqua, al contenuto del mio marsupio.

Oddio, seri e assennati gli ultimi due proprio no. Ma lo stesso… crick! s’impuntano e s’imbottigliano assieme agli altri.

Sopportate me e i miei silenzi, per favore.

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February 10, 2006

Riecco il week-end

…con la serata D&D che mi risulta scomodissima checchè gradita -e quindi che ho già messo in forse, controvoglia-, un sabato in forse e una domenica in peggio.

Un week-end in casa, da solo, a montar le tende, scriver boiate, trascrivere testi di scherma e scongelar precotti.

Dormire e riposare, certamente.

Ma soprattutto combattere col silenzio.

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February 9, 2006

Per strada

Camion tedesco, trasporto suini, con sul retro disegnati tre porcellini con sdraio e ombrellone e la scritta “Wir reisen gut” (occss), “Noi viaggiamo bene”. Essì. E’ quando arrivate, che cominciate a star di merda davvero.

Manifesto dei Comunisti Italiani: “Noi abbiamo le mani pulite, come il PCI di Enrico Berlinguer”. Chi glielo dice che metà degli elettori attuali di Berlinguer, morto più di vent’anni fa, ha solo una vaga idea, e come manovra elettorale nostalgico-assimilativa-simpatica è un po’ fiacca, oltre che di cattivo gusto?

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February 8, 2006

Schifo.

Agnoletto.

Il quale si oppone alla deroga per poter intitolare una via a Quattrocchi perchè “era lì per soldi”, però approva il cippo a Giuliani che, ricordo, stava lanciando un estintore contro un carabiniere.

Alla faccia di un plauso di Ciampi per il patriottismo di Quattrocchi, alla faccia di una famiglia orgogliosa e addolorata, alla faccia di una città, in linea con un sindaco (non ho capito di dove, ma è bene che non ci vada) che non ha voluto intitolare un’altra via alle vittime di Nassirya e ha preferito proporla come “Via Arafat”, in linea coi terroristi che avevano tagliato fino all’ultimo momento dal filmato il suo “guardate come muore un italiano” perchè aveva vanificato il loro tentativo di umiliarlo.

Ad umiliare Quattrocchi e la sua memoria ci ha pensato Agnoletto, perchè “era lì per soldi”, come tutti quelli che ci sono andati, due Simone comprese.

Ho schifo, scusate.

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February 7, 2006

5

 

C’è voluto un po’. Spero che non ne rimaniate delusi (anche se già sento Rick che mi esorta: “Trama! Trama!”)

 

Sabato, di nuovo. Il giorno piú indaffarato della settimana.

Bruno controllò il calendario prima di uscire, per vedere a quale centro estetico toccasse questa settimana, anche se a memoria già sapeva che quella era la settimana nove. Caraibi, Esselunga del Gignoro e farmacia interna, magari non in quest’ordine.

Si passò una mano sull’avambraccio. Maledetta ipertricosi, pensò mentre entrava in auto.

-be-BEEP, fece l’antifurto della Tigra come protestando per esser stato disattivato-

Il suo metabolismo funzionava troppo bene per queste seccature, e non abbastanza da evitargli di mantenere una pancetta appena accennata ma lo stesso antiestetica.

E già il pensiero “pancetta” gli fece venire fame. Ingoiò una pastiglia di Ferro-grad, che tanto ormai era ora, e la buttò giú con un sorso dell’integratore salino che teneva sempre in auto.

C’erano dei bei difetti, in quella situazione che nei romanzi e nei film pareva tanto invidiabile, che anzi Bruno stesso aveva invidiato finchè non aveva saputo con cosa realmente aveva a che fare.

Ricordava il giorno. La riconsegna delle analisi del sangue che aveva fatto per indagare sulla spossatezza che lo attanagliava. Aveva sedici anni, quasi diciassette. Era metà ottobre 1988.

Dentro la busta coi risultati delle analisi era stato allegato un modulino prestampato con una scritta che, a memoria, diceva “Si richiede in via cautelativa un supplemento d’analisi. Si prega contattare il centro ematologico per concordarne le modalità”; lui aveva telefonato, aveva versato un altro paio di provette, e aveva atteso in una poltroncina di fintapseudosimilpelle.

Il direttore dell’emoteca l’aveva fatto accomodare poco dopo. Una scrivania in formica, un lettino coperto con un rotolo di carta verde, due sedie di plastica e metallo. Bruno, già agitato, aveva pronto un “e come l’avrei preso, l’HIV?”. Invece no. Il dottor Bolli gli aveva sorriso e gli aveva detto “Prima di tutto, non ti preoccupare, Bruno, che non hai niente”

Il sospiro di dubbioso sollievo -”allora che ci faccio qui?”- gli uscì come se se lo fosse tenuto dentro da quando era nato. E forse era così.

“Non hai malattie strane, Bruno, come te ce ne sono migliaia, che nemmeno lo sanno.”

“‘Come me’ come?”

Il dottor Bolli prese un attimo di pausa. “Come me, anche. Sono qui apposta per aiutare te a non avere i disagi che ho avuto io. Abbiamo nel sangue una cosa, una cellula, che non tutti hanno.”

Bruno, di nuovo, trattenne il fiato, prima che Bolli sorridesse: “Nulla che faccia male, o che ti impedisca nulla. Anzi. Sei solo un po’ anemico, hai piccoli problemi nella metabolizzazione del ferro, ma nulla che al giorno d’oggi non si curi con un’alimentazione adeguata e qualche integratore. Però vorrei che tu tornassi qui abbastanza spesso, a farti controllare; per adesso ti scrivo una dieta da seguire, e ti prescrivo delle pasticche”.

Aveva scritto, mentre Bruno faceva domande sul genere “ma quanto è grave?” e veniva rassicurato, cinque fogli.

“Questa è la dieta” Bruno la scorse velocemente “e queste sono le ricette”

“ma… carne tutti i giorni?” il ragazzo era basito.

“Si. Poca, ma tutti i giorni. Non serve la bistecca, basta il panino per strada, un hamburger il meno cotto possibile, lampredotto, qualcosa al fast-food. Evita gli insaccati e il maiale in generale, per ora. Mi raccomando anche ceci, fagioli e soia. Hanno piú ferro della bistecca, in proporzione. E comunque…” aveva sventagliato le quattro ricette “questo è un integratore. E’ gratuito con la ricetta rinnovabile, però dovrebbe durarti un mese, e invece devi prenderne quattro volte la dose normale. T’ho fatto quattro ricette; tu giri quattro farmacie e nessuno s’accorge di nulla, fidati, per ognuna delle quattro tu prenderai una scatola al mese.”

E così era stato, dieta e medicinale.

Poi, qualche anno dopo, quando ormai Bruno viveva da solo, era partita l’ipertricosi. Era normale, spesso capitava, gli aveva detto il Bolli. Però, cavolo, la sua era particolarmente forte, e così gli aveva passato anche la SUA lista di centri estetici -”Sono dodici; io li visito tutti in sei mesi, mentre ho paura che a te ne basteranno tre. Ah, stai anche alternando i supermerati e i macellai, vero?”

Era così, infatti. Da quando la spiegazione dell’anemia non bastava piú a evitargli le risatine del macellaio del quartiere -”Dio bono, Bruno, o che c’hai, un leone, in casa?”- il ragazzo aveva stilato una piccola turnazione di supermercati e botteghe in cui acquistare quei quantitativi di carne che a lui bastavano appena una settimana e che a un altro sarebbero durati un mese.

Era una spesa, ma aveva milioni di punti Fidati, si diceva sempre ridacchiando.

E poi, e poi… l’anno prima i Carabinieri l’avevano fermato per un controllo e alla vista della foto sulla patente s’erano incupiti, avevano parlato quasi venti minuti con la caserma, fatto mille controlli, e poi gli avevano reso il tutto con “abbia pazienza, sa, ma lei è molto giovanile, dimostra dieci anni di meno, credevamo ci fosse un errore sulla patente”.

Bruno si era specchiato a lungo, prima nel retrovisore, poi a casa. Era vero. Non dimostrava la sua età, per nulla. Si era tagliato la barba, e la faccia che lo aveva guardato in quello specchio avrebbe potuto essere quella di un ventenne, come quella di Dorian Gray. Si era chiesto a chi e come avesse venduto la sua anima (ah, no, quello era Faust) e a breve era tornato dal Bolli, per farsi chiarire se fosse un effetto collaterale della sua malattia.

Il Bolli aveva riso e gli aveva detto il cognome di un tizio da contattare in Comune. Tre settimane dopo Bruno aveva ricevuto, via corriere espresso, carta d’identità, patente e anche un duplicato del diploma con date congruenti e di cinque anni piú recenti di quelle reali. Aveva cominciato a temere il Bolli, la rete di conoscenze che aveva dimostrato d’avere, la facilità con cui aveva affrontato i disagi di Bruno, e, soprattutto, quello che scorreva assieme al sangue di entrambi.

 

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February 5, 2006

“Tutto quello che so l’ho imparato dalla televisione

Nip / Tuck.

Mi sta prendendo per un orecchio e portando in giro come gli pare, a farmi vederesoprattutto quello che di me non MI piace. Soprattutto adesso che ho ricominciato a vedere la serie dall’inizio.

Mi son sempre sentito un McNamara, e invece va a finire che sono un Troy.

Vorrei essere uno bravo nel proprio lavoro, pacato e sano. E invece.

Secoli fa disapprovavo e compativo un tipo che amabilmente intortava e scopava in giro, mentre io, che cercavo solo una cosa con la maiuscola, non recuperavo nulla.

Ecco, adesso mi trovo a farlo io. Seppure mi resti in testa LEI -è inutile che lo neghi-, soprattutto per i mille “avremmo potuto”- ho scisso troppo spesso il sesso dall’amore.

Ho scopato, pure, un paio di volte, invece di fare l’amore, e se non mi fossi voltato a riguardarmi grazie a un paio di frasine dette nella quinta puntata -e un discorsino con un mio amico-, avrei ancora gli occhietti coperti.

Ho cercato di dare affetto, amicizia, pure amore. E hanno preso solo sesso. E, cazzo, non m’è dispiaciuto, o, meglio, mi son saputo accontentare, ed è quello che non mi fa piacere proprio per nulla.

Mi sento colpevole a metà, ma pur sempre colpevole.

E temo che dovrò pagare, prima o poi, come sto pagando in autostima.

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