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Racconti

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C’ voluto un po’. Spero che non ne rimaniate delusi (anche se gi sento Rick che mi esorta: “Trama! Trama!”)

Sabato, di nuovo. Il giorno pi indaffarato della settimana.

Bruno controll il calendario prima di uscire, per vedere a quale centro estetico toccasse questa settimana, anche se a memoria gi sapeva che quella era la settimana nove. Caraibi, Esselunga del Gignoro e farmacia interna, magari non in quest’ordine.

Si pass una mano sull’avambraccio. Maledetta ipertricosi, pens mentre entrava in auto.

-be-BEEP, fece l’antifurto della Tigra come protestando per esser stato disattivato-

Il suo metabolismo funzionava troppo bene per queste seccature, e non abbastanza da evitargli di mantenere una pancetta appena accennata ma lo stesso antiestetica.

E gi il pensiero “pancetta” gli fece venire fame. Ingoi una pastiglia di Ferro-grad, che tanto ormai era ora, e la butt gi con un sorso dell’integratore salino che teneva sempre in auto.

C’erano dei bei difetti, in quella situazione che nei romanzi e nei film pareva tanto invidiabile, che anzi Bruno stesso aveva invidiato finch non aveva saputo con cosa realmente aveva a che fare.

Ricordava il giorno. La riconsegna delle analisi del sangue che aveva fatto per indagare sulla spossatezza che lo attanagliava. Aveva sedici anni, quasi diciassette. Era met ottobre 1988.

Dentro la busta coi risultati delle analisi era stato allegato un modulino prestampato con una scritta che, a memoria, diceva “Si richiede in via cautelativa un supplemento d’analisi. Si prega contattare il centro ematologico per concordarne le modalit”; lui aveva telefonato, aveva versato un altro paio di provette, e aveva atteso in una poltroncina di fintapseudosimilpelle.

Il direttore dell’emoteca l’aveva fatto accomodare poco dopo. Una scrivania in formica, un lettino coperto con un rotolo di carta verde, due sedie di plastica e metallo. Bruno, gi agitato, aveva pronto un “e come l’avrei preso, l’HIV?”. Invece no. Il dottor Bolli gli aveva sorriso e gli aveva detto “Prima di tutto, non ti preoccupare, Bruno, che non hai niente”

Il sospiro di dubbioso sollievo -”allora che ci faccio qui?”- gli usc come se se lo fosse tenuto dentro da quando era nato. E forse era cos.

“Non hai malattie strane, Bruno, come te ce ne sono migliaia, che nemmeno lo sanno.”

“‘Come me’ come?”

Il dottor Bolli prese un attimo di pausa. “Come me, anche. Sono qui apposta per aiutare te a non avere i disagi che ho avuto io. Abbiamo nel sangue una cosa, una cellula, che non tutti hanno.”

Bruno, di nuovo, trattenne il fiato, prima che Bolli sorridesse: “Nulla che faccia male, o che ti impedisca nulla. Anzi. Sei solo un po’ anemico, hai piccoli problemi nella metabolizzazione del ferro, ma nulla che al giorno d’oggi non si curi con un’alimentazione adeguata e qualche integratore. Per vorrei che tu tornassi qui abbastanza spesso, a farti controllare; per adesso ti scrivo una dieta da seguire, e ti prescrivo delle pasticche”.

Aveva scritto, mentre Bruno faceva domande sul genere “ma quanto grave?” e veniva rassicurato, cinque fogli.

“Questa la dieta” Bruno la scorse velocemente “e queste sono le ricette”

“ma… carne tutti i giorni?” il ragazzo era basito.

“Si. Poca, ma tutti i giorni. Non serve la bistecca, basta il panino per strada, un hamburger il meno cotto possibile, lampredotto, qualcosa al fast-food. Evita gli insaccati e il maiale in generale, per ora. Mi raccomando anche ceci, fagioli e soia. Hanno pi ferro della bistecca, in proporzione. E comunque…” aveva sventagliato le quattro ricette “questo un integratore. E’ gratuito con la ricetta rinnovabile, per dovrebbe durarti un mese, e invece devi prenderne quattro volte la dose normale. T’ho fatto quattro ricette; tu giri quattro farmacie e nessuno s’accorge di nulla, fidati, per ognuna delle quattro tu prenderai una scatola al mese.”

E cos era stato, dieta e medicinale.

Poi, qualche anno dopo, quando ormai Bruno viveva da solo, era partita l’ipertricosi. Era normale, spesso capitava, gli aveva detto il Bolli. Per, cavolo, la sua era particolarmente forte, e cos gli aveva passato anche la SUA lista di centri estetici -”Sono dodici; io li visito tutti in sei mesi, mentre ho paura che a te ne basteranno tre. Ah, stai anche alternando i supermerati e i macellai, vero?”

Era cos, infatti. Da quando la spiegazione dell’anemia non bastava pi a evitargli le risatine del macellaio del quartiere -”Dio bono, Bruno, o che c’hai, un leone, in casa?”- il ragazzo aveva stilato una piccola turnazione di supermercati e botteghe in cui acquistare quei quantitativi di carne che a lui bastavano appena una settimana e che a un altro sarebbero durati un mese.

Era una spesa, ma aveva milioni di punti Fidati, si diceva sempre ridacchiando.

E poi, e poi… l’anno prima i Carabinieri l’avevano fermato per un controllo e alla vista della foto sulla patente s’erano incupiti, avevano parlato quasi venti minuti con la caserma, fatto mille controlli, e poi gli avevano reso il tutto con “abbia pazienza, sa, ma lei molto giovanile, dimostra dieci anni di meno, credevamo ci fosse un errore sulla patente”.

Bruno si era specchiato a lungo, prima nel retrovisore, poi a casa. Era vero. Non dimostrava la sua et, per nulla. Si era tagliato la barba, e la faccia che lo aveva guardato in quello specchio avrebbe potuto essere quella di un ventenne, come quella di Dorian Gray. Si era chiesto a chi e come avesse venduto la sua anima (ah, no, quello era Faust) e a breve era tornato dal Bolli, per farsi chiarire se fosse un effetto collaterale della sua malattia.

Il Bolli aveva riso e gli aveva detto il cognome di un tizio da contattare in Comune. Tre settimane dopo Bruno aveva ricevuto, via corriere espresso, carta d’identit, patente e anche un duplicato del diploma con date congruenti e di cinque anni pi recenti di quelle reali. Aveva cominciato a temere il Bolli, la rete di conoscenze che aveva dimostrato d’avere, la facilit con cui aveva affrontato i disagi di Bruno, e, soprattutto, quello che scorreva assieme al sangue di entrambi.

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