6 -esplicito-
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“Scommetti?”, aveva riso con l’amico, meno di un quarto d’ora prima, e adesso le due ragazzine stavano facendo loro un pompino a testa. Non era il suo record personale, dieci minuti per accordare le aure, checchè facilitato dalla quantità spropositata di alcool che le due avevano in corpo e che aveva portato ben piú d’una sfumatura d’eccitazione sessuale pura, animalesca, nelle aure d’entrambe. Era chiaro che le due erano fuori casa per farsi scopare da qualcuno e usavano l’alibi dell’alcool per coprire il senso di colpa e l’autocompassione che avevano quando erano uscite.
Il difficile era stato accordare l’aura di Paolo con quella della “sua tipa” solo “pompando” lei con parole e linguaggio del corpo verso di lui; sospettava d’aver raggiunto un risultato così immediato perchè ormai l’aura del suo compagno di danni in giro per la Toscana gli era familiare come la propria. S’erano fatto un nome, in azienda: “i tromba”, visti i racconti che, ad arte, Paolo si lasciava sfuggire quasi ogni lunedì.
“VINTO!” disse, a voce fin troppo alta anche per farsi sentire sopra la musica, dal cesso accanto al suo, Paolo. Sentì tirare l’acqua: la ragazzina doveva aver sputato. E già gli era andata bene che non gli aveva vomitato acido e alcool sul cazzo. Solo perchè era un pelo più carina dell’altra, due occhioni limpidi e chiari, un sorriso luminoso e una “erre” arrotata che la poteva far attribuire origini francesi, Paolo l’aveva puntata subito. Leonardo invece aveva preferito la lenta, pulsante animalità dell’altra, che stava godendosi quel che stava facendo quasi quanto lui. Quando Paolo aveva finito, lui non era nemmeno vicino a venire, e lei ancora stava “ingranando”, godendosi il ritmo ed eccitandosi. Accosciata, quasi subito aveva cacciato la mano libera tra le gambe, sotto la gonna, e aveva cominciato a stropicciarsi il sesso da sopra le calze.
“Aspettami fuori, che io ‘vengo’ tra un po’” comunicò Leonardo a quello con cui fingeva di essere amico.
La ragazzina -Leonardo ne ignorava il nome, come ignorava o aveva dimenticato quello della maggior parte delle tipe che gli avevano ciucciato l’uccello- fece un sussulto, ridendo a metà della fiacca battuta, e intensificò il ritmo sussultorio della testa e dardeggiante della lingua.
Leonardo pensava ad altro, per godersi un orgasmo squassante il piú tardi possibile. Sapeva che la tipa poteva durare ancora un bel po’, prima di stufarsi o stancarsi.
Lavoro. Cercò di pensare agli interminabili colloqui con gli acquirenti, durante i quali questi si illudevano di poter contrattare invece di essere portati come bambini bendati verso gli acquisti e le condizioni che Leonardo aveva scelto prima ancora di entrare in sala riunioni. Serviva troppo tempo per i suoi gusti, per convincere “davvero” i clienti che “loro” avevano scelto, che “loro” avevano vinto, che “loro” avevano fatto un buon affare alle spalle di quel ragazzino troppo giovane per poter essere il miglior venditore di una ditta così grande e famosa, e che certamente sarebbe stato cazziato a dovere non appena avesse presentato all’ufficio contabilità le bozze di contratto. Il ‘ragazzino’ una volta, oltre a fottere un cliente in maniera metaforica facendolo firmare per una commessa di cui non aveva bisogno, gli aveva fottuto fuor di metafora anche la moglie e collega, sotto gli occhi, mentre questo si spugnettava guardandoli.
OK, nemmeno lavoro. L’infanzia e l’adolescenza. Da solo.
I suoi problemi di relazione con i coetanei. I genitori assenti, troppo impegnati in una botteguccia familiare durante il giorno, e troppo stanchi la sera, per un “come stai?”, per un dialogo degno di tal nome. Le umiliazioni, gli sfottò e le risse coi compagni di scuola prima e l’isolamento poi. Le lacrime al buio, finchè finalmente Quello Nel Buio non era divenuto l’unico compagno e interlocutore.
Cominciò a pompare col bacino, chiavando la faccia della troietta. L’aura di lei divenne di un lusinghiero rosso e arancio e scintille e sbuffi di nero, e si avviticchiò alla sua come accadeva prima di un orgasmo. Leonardo attese che le scintille si intensificassero e diventassero lampi sempre piú frequenti prima di venirle in gola mentre lei godeva per conto suo. Sapeva che lei avrebbe continuato, calda e ansimante, a pompare e ingoiare, finchè lampi e scintille e aura non fossero tornati normali, e così fece. Con un ultimo colpo di lingua al frenulo del pene semieretto, alzò lo sguardo verso di lui e chiese “Ti è piaciuto?”, come se non fosse stato ovvio.
“No, ho finto l’orgasmo” scherzò Leonardo “Giuda, se sei brava!”, aggiunse. Era vero. “Vieni a casa mia, dopo, vero?” Le chiese fissandola negli occhi mentre la alzava tenendola delicatamente sotto il mento. Lei si limitò ad annuire. Era un dato di fatto che sarebbe venuta a farsi scopare nella aua tana, non c’era da dubitarne nemmeno lontanamente.
Uscirono dal gabinetto a qualche secondo di distanza, e attraversarono il locale per raggiungere gli altri due comodamente spaparanzati sui divanetti.
“Come cavolo fai, ogni volta?” gli chiese Paolo, sottovoce, la mano sinistra affondata nella generosa scollatura della sua ragazzetta.
“Fascino.” si vantò Leonardo “e la tua sfiducia sarà adesso punita adeguatamente” si voltò verso le ragazze, gioioso e affabile “Bimbe, che bevete? stasera offre Paolo, senza limiti, tanto lui i soldi ce li ha”.
Era vero fino ad un certo punto. Paolo era, si, il figlio del padrone dell’azienda, ma era solo il suo diretto superiore alle vendite, due o tre gradini a sua volta sotto il padre. Questi, all’antica, aveva voluto fargli fare qualche anno di gavetta prima di lasciargli l’azienda.
Leonardo lo frequentava non a caso. Sapeva che presto Paolo sarebbe stato a capo dell’azienda, e avrebbe riservato al suo “amico” un ruolo molto importante accanto a lui. Gliel’aveva predetto il Padrone all’indomani della domanda di assunzione. Faceva tutto parte del Progetto. A cosa servisse un’azienda di forniture mediche Leonardo non lo sapeva, e non gli importava.












aprile 18th, 2006 at 12:23
Visto che proponi qui i tuoi scritti, e visto che son capitato per caso da queste parti, mi sento legittimato a dare il mio parere.
Innanzitutto: eccessive ripetizioni. Pare che il termine “aura” sia qualche cosa di cui non riesci a fare a meno. Peraltro, nella maggior parte dei casi, a sproposito. Inoltre abbondano ahimè le stonature linguistiche -a volte son meglio scritti gli annunci compro&vendo- relative alle costruzioni sintattiche, alle concordanze, agli anacoluti perfettamente fuoriluogo (a meno che non si riportino discorsi dialettali, a mio avviso), alle virgolette ovunque (e guarda che non legittimano un bel niente!). Poca tecnica, sbavature ovunque, frasi appesantite, costrutti di difficile presa sul lettore. Linguaggio a metà tra l’eccessiva colloquialità e la volgarità gratuita e superflua.
Qualche esempio? Rileggi di fila queste frasi:
“..Era chiaro che le due erano uscite per farsi scopare da qualcuno e usavano l’alibi dell’alcool per coprire il senso di colpa e l’autocompassione che avevano quando erano uscite.”
“La ragazzina -Leonardo ne ignorava il nome, come ignorava o aveva dimenticato quello della maggior parte delle tipe che gli avevano ciucciato l’uccello- fece un sussulto, ridendo a metà della fiacca battuta, e intensificò il ritmo sussultorio della testa e dardeggiante della lingua.” (qui è chiaro il contrasto stridente e fastidioso tra termini volgari e paroloni ricercati che fanno tanto Harmony versione erotica.)
“…sarebbe stato cazziato a dovere”
“..L’aura di lei divenne di un lusinghiero rosso e arancio e scintille e sbuffi di nero..” (Dio mio, che triste definizione! Consiglierei l’utilizzo di un dizionario.. L’aura è un’essenza impalpabile, un’ideale, l’espressione divina della forza morale di una persona, che ne manifesta la potenza quasi in modo santificatore.. non il colorito di una sotto sforzo!)
“..gli altri due comodamente spaparanzati sui divanetti..”
“..e si avviticchiò alla sua..”
“…e a lui sarebbe toccato un ruolo molto importante accanto a lui.”
Passando al contenuto: due pompini. Personaggi piatti e irreali, assolutamente privi di ogni emotività e capacità evocativa e/o comunicativa. Una ragazza viene descritta “..un pelo più carina dell’altra, due occhioni limpidi e chiari, un sorriso luminoso e una erre arrotata..” (che poi, se sta facendo quello che sta facendo, descrivere la sua parlata mi pare inutile..) Insomma, la classica descrizione angelicata che stona con l’azione in corso. Leonardo, invece, è il classico approfittatore – della società, dei clienti, persino delle mogli altrui con inserzione, appena accennata, di uno squallido ménage à trois in cui, chiaramente, fa la parte dell’usurpatore -. In ultimo: richiesta di scopata finale, posticipata in privato. Con annesso squarcio panoramico sul passato da piccolo fiemmiferaio solitario. Immancabile.
Cosa volevi dire con queste righe? Francamente mi è sfuggito. Forse lo stereotipo delle troiette ubriache e dei due furbacchioni? C’è chi ha saputo farlo in maniera molto più profonda e coinvolgente.
Fossi in te, caro aspirante scrittore, mi metterei a leggere, e tanto. E non quei titoli che elenchi a destra: libri veri, autentici, classici della letteratura inglese, nord americana, russa e – chiaramente – italiana. Sperimenta Moravia, Bulgakov, il buon vecchio Fedor, D’Annunzio, Virginia Wolf (e potrei continuare all’infinito) e comincia a scoprire l’intensità della scrittura.
Quella vera.
aprile 18th, 2006 at 12:25
..mi è scappata una Virginia che manca di una “o” nel cognome..
aprile 18th, 2006 at 12:38
Grazie, critico letterario (fammi solo sapere se per hobby o se ti pagano, anche) per la tua attenta dissezione del mio scritto.
Ti ringrazio innanzi tutto per il consiglio relativo alle letture, che, sii tranquillo, ho già messo in pratica da qualche anno. Mi dispiace tu lasci fuori dai tuoi “sperimenta” una Blixen, ad esempio, o un Pratolini, che possono essere intensi anche senza essere forbiti o trattare temi aulici come tu auspichi per la mia prosa.
Ti chiedo solo una maggiore attenzione a quel che leggi “per caso”. Come non ti sarà sfuggito, il titolo di queste righe è “6″. Non t’è sovvenuto che potessero anche esserci dall’1 al 5? Che la volgarità -che io spero sia immediatezza, oltre a gratuità- sia finalizzata al disprezzo per il personaggio, che tra l’altro ha un po’ più spessore di quello che può sembrare leggendo solo ‘6′? Che l’aura sia qualcosa di diverso, ad esempio in parapsicologia, da quello che dice il tuo breviario?
Grazie comunque. Controllerò in fase di collazione e collezione dei vari capitoli i miei typo, le ripetizioni, gli anacoluti. Tant’è che quel ‘lui’ ripetuto lo cambierò appena chiuso questo commento; e grazie d’avermelo segnalato.
Solo un consiglio: informati, prima di criticare; E sui miei scritti pregressi, E sulle mie letture.
Grazie ancora, soprattutto per il ‘contrasto stridente’. Era quello che volevo creare. Mi confermi che ce l’ho fatta.
aprile 18th, 2006 at 13:15
Oh Cicali, mi sei caduto sugli anacoluti… ahi ahi ahi
Scherzi a parte, seguo con interesse la vicenda, scrivi scrivi
aprile 18th, 2006 at 16:13
…e io che credevo fossero la stessa cosa degli anacoreti :/
aprile 18th, 2006 at 17:23
Si, mi pagano per farlo. Da molti anni. I consigli in questo caso sono gratuiti, saperli accettare è certo un pregio, anche quando sono critiche severe. Il problema è che oggi tutti hanno la pretesa di essere bravi scrittori ex novo, di nascita, senza nemmeno l’umiltà di accettare i commenti di chi mastica la letteratura VERA da almeno 50 anni. Mi verrebbe da utilizzare a sproposito il buon vecchio Cicerone: Oh tempora, oh mores!
Comunque, ad maiora:
1) non ho letto le pregresse puntate della tua prosa (peraltro avevo capito che “6″ stesse ad indicare una parte soltanto), ma il mio commento vuol limitarsi a QUESTO episodio, e ciò è certamente meglio per te. Quantunque fosse una sorta di sezione dispregiativa, come tu mi comunichi, nei confronti del protagonista, resta in ogni caso un esperimento non riuscito. E non ho bisogno di esaminarne anche il contesto.
2) Quanto al contrasto stridente.. se il tuo intento era quello di portare il lettore ad avere una pessima idea delle tue capacità stilistiche, mi complimento per la riuscita.
3) I tuoi scritti pregressi.. confesso che non sono andato oltre le prime righe: non ce l’ho proprio fatta. Se vuoi avere altre delucidazioni in merito, puoi contattarmi tramite la mia mail.
4) Infine, le letture: ho scritto che potrei continuare all’infinito con i suggerimenti. Aggiungerei in questo giro Pasolini, per scendere poi lungo la deliziosa sensualità dei diari di Anais Nin, dei componimenti della Sexton ed accarezzare il pathos attanagliante dei tragediografi greci.. il tutto condito da tanta, tanta poesia d’ogni tipo e genere, che t’insegni a dare volume ai tuoi scritti.
E se, come dici, già rivolgi l’attenzione ai classici, spiacente di comunicarti che non si nota.
P.S.: non uso “breviari”, al massimo i santissimi dizionari della nostra perfetta lingua..
Si vales ego quoque valeo.
aprile 18th, 2006 at 17:54
Ci tengo a precisare che non tornerò a commentare o a rileggere commenti altrui su questo blog.
Nel caso intendessi continuare la conversazione, sarò ben lieto di farlo in privato.
Ultimo suggerimento: “…Tant’è che quel ‘LUI’ ripetuto LO cambierò…”
…allora è proprio un viziaccio!!
aprile 18th, 2006 at 19:27
Per quel che penso del latino quando non serve, ti rimando al Manzoni
ma quanto masochista pensi che sia? C’è modo e modo di criticare, e il mio fragile Ego non è in grado di reggere quello altezzoso che hai tu.
quello che fai si chiama “tirare il sasso e nascondere il braccino”. SE lezioni devi dare, che siano pubbliche, per favore.
Da capo: io non pretendo di fare Letteratura, ma intrattenimento, per me PRIMA e per chi mi legge POI.
Ti invidio, e non scherzo, per il lavoro che fai. Non invidio però il modo con cui ti poni; altrimenti esposte, le tue critiche, oltre che puntali, sarebbero state ben gradite. Abbi di nuovo pazienza, ma sembra che tu mi accomuni alla tua presunzione d’esser depositario unico dell’Arte, della VERA letteratura. Mi spiace, ma SO, come diceva qualcuno, solo di non sapere, mentre mi sembra che questa coscienza non ti sfiori nemmeno sotto forma come dubbio.
1) quel “certamente” la dice lunga sul come e con quanta apertura affronti gli scritti altrui. Non sono un gran corridore, ma per te sono già arrivato ultimo. Beato te che non hai bisogno di leggere, per giudicare! Deciditi: o contestualizzi, o decontestualizzi. Troverai comunque pecche nei miei scritti, ma che siano univoche.
2) Ti voglio bene. Era un pezzo che i miei racconti non venivano interpretati come esercizi di stile, e non come chewing-gum per gli occhi. In realtà il mio intento era di mettere a disagio il lettore, pur “lasciandolo leggere” con accostamenti forti. Non sono Bukowski, nè questo è Trainspotting (prima che tu mi corregga: so che non l’ha scritto il buon B.). Devo aver miseramente fallito nel mio intento.
3) Ma ti pare? era dall’81 che non sentivo una battuta del genere
4) Ah, era una gara? che faccio, allego il peraltro riduttivo catalogo della mia biblioteca? Oppure, giusto per fare uno di quei nomi che tu evidentemente non hai bisogno di leggere per criticare, uno di quelli qui a destra, posso anche solo citare King col suo “bisogna leggere tutto con divorante invidia o con annoiato disprezzo”? E’ solo l’introduzione di “A volte ritornano”, non è “letteratura VERA”, ma credo ci sia più ARTE in certi passaggi di un King o di un Koontz che in tutta l’opera di un Baricco a caso. E Suskind? anche Suskind è qui a destra. Ti schifa anche quello?
Lungi da me, chiarisco, l’accostare i miei scritti ai loro; questa mia umorale tirata è solo per dirti in maniera un po’ circostanziata “scendi dal piedistallo”.
ah… “fuoriluogo” è un neologismo?
e già che ci siamo… P.S., secondo la mia maestra dielle elementari, si usa dopo la firma, qui sopra assente. Usa le lingue morte e le forme che sembri tanto amare come dovrebbero essere usate. Te lo dice un iNiorante che non le ha avute a scuola.
alea iacta est, nihil difficile volenti, nemo me impune lacessit, gutta cavat lapidem, ad libitum.
aprile 18th, 2006 at 19:28
viziaccio???
ok, via, fuori l’autore
non può esser vero
aprile 18th, 2006 at 23:54
Giuro uno “scherzo” così avrei voluto, ed a ricordo di un certo “codice di Lucca Games” forse dovuto
, fartelo io. Ma aimè non c’entro
Un’unica cosa voglio commentare, non so, e grazie a dio non voglio sapere, come lavorino i critici letterari. Certo aprire una pagina a caso, leggerla e da questa commentare tutta l’opera mi sembra decisamente poco professionale… poi boh… ammetto la mia totale ed assoluta ignoranza
Io con gli anacoluti non voglio proprio aver a che fare
aprile 19th, 2006 at 07:36
Pensa che io l’altro giorno sono arrivato a metà di Via col vento, ho sentito due battute della nera -e non si capiva niente!- e sono andato via. E’ un film fallito, non ha lo spessore e l’importanza che tutti gli attribuiscono :/
(io ci scherzo, ma il critico cinematografico de La Nazione DEVE far così… non si spiega altrimenti come mai non capisca mai nulla d’un film)
aprile 19th, 2006 at 09:33
Ah beh
, se ti danno da assaggiare una noce di cocco e dai un morso al guscio non te ne fai certo una bella impressione 
Beh io capisco che chi fa qualcosa ripedutamente ogni sacrosanto giorno della propria vita sviluppi degli “automatismi” che gli consentono di poter dare un giudizio più velocemente di noi comuni mortali. Non avrebbe magari neppure il tempo per leggere e vedere tutto… ma a mio parere, modesto naturalmente
Non parliamo poi di pesci palla…
aprile 19th, 2006 at 09:43
Ma questo uomo qui è un GRANDE!!!! Fa esattamente il lavoro che avrei dovuto fare io e lo fa esattamente come io avrei voluto!!!!!
Voglio il suo autografo!!
aprile 19th, 2006 at 12:06
Bimbetta, tu non potresti fare il critico: tu SAI SCRIVERE :/ anche se a volte sei un po’ troppo stilosa per i miei gusti (e adesso criticate anche lo stilosa, su
)
aprile 19th, 2006 at 12:25
Stilosa.. non credo.. al massimo stravagante.. sai che non mi piacciono le metodologie stilistiche tradizionali…
aprile 20th, 2006 at 01:47
E nel frattempo nessuno mi ha spiegato come è fatto un anacoluto… mi vate marcire nell’ignoranza maledetti :\
aprile 20th, 2006 at 10:00
Un anacoluto è difficile spiegarlo…
aprile 21st, 2006 at 08:14
Già. Quelli che non sanno cos’è un anacoluto bisognerebbe punirli!
aprile 21st, 2006 at 13:32
L’anacoluto è la figura retorica in cui non è rispettata, volutamente, la coerenza tra le varie parti della frase.
Diffuso anche nel linguaggio comune, nell’anacoluto il costrutto sintattico è privo di coerenza e di accordo logico-grammaticale tra gli elementi dello stesso periodo.
Alcuni esempi:
di Alessandro Manzoni: “Quelli che muoiono, bisogna pregare Iddio per loro”
dal Vangelo di Matteo: “Qui habet, dabitur illi” (traduzione: “chi ha, a lui sarà dato”)
di Niccolò Machiavelli: “mi pasco di quel cibo, che solum è mio, et che io nacqui per lui”
Ricavato da “http://it.wikipedia.org/wiki/Anacoluto”
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