A domanda ho risposto…
…e controdomando… giocando, ovviamente!
per cosa potreste essere scomunicati?
(Lore gioca facile, è un satanista!
)
Posted by i'C under Plauso e lodi, Tanta iNioranza | Comments (4)
…e controdomando… giocando, ovviamente!
per cosa potreste essere scomunicati?
(Lore gioca facile, è un satanista!
)
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Ieri su la Nazione / QN articolo “realizzate le staminali embrionali senza l’embrione”;
Bene, dico tra me e me -che, ricordo, è una distanza piccolissima-, spariscono i dilemmi etici.
Non dura che una frazione di secondo. Non ricordo bene quale porporato, tre righe sotto, minaccia di scomunica (e perchè non di inquisizione e autodafè, dico io, allora?) chiunque prosegua nelle ricerche in tal campo.
Non solo: anche in caso di aborto, senza stare a specificare. Senza stare a considerare che ahimè un aborto può anche salvare la vita di una madre, si scomunicheranno
a) la donna
b) il medico
c) gli infermieri tutti
d) il padre se a conoscenza.
Occhio a non avere una peritonite nello stesso ospedale in cui si pratica un aborto, o rischiate una scomunica anche voi.
Ora, per cortesia, ce lo vogliamo levare il pensiero? Visto che, come già ho scritto, una bolla papale mai abrogata impone ai fedeli il coito int erposito lino, pena scomunica, la vogliamo promulgare una bella scomunica “urbi et orbi” a tutti quelli che han pipato almeno una volta? Poi a quelli che han commesso atti impuri, subito, al volo, come corollario, dall’onanismo -che, ricordo, impedisce la nascita fino a qualche miliardo di bambini-, in su.
Poi facciamola toccare anche a quelli che commetton peccato mortale, i divorziati, i separati, gli adulteri, gli omosessuali, tutti quelli che in Africa per non morir d’AIDS si son messi il preservativo.
E poi, per cortesia, che i Santi tolgano saluto e parola a noi scomunicati, che non ci si merita nulla.
Per favore, dai che una scomunica me la merito!
Posted by i'C under Ce l'ho con... | Comments (2)
Poco.
Non è solo il caldo, è anche un concatenarsi di eventi. Mi vengono richiesti sempre maggiori impegni in troppi campi.
Non ho più tempo per me, per sistemare con calma le mie cosine, anche solo per dormire e riposare.
Son tornato lunedì mattina dopo aver sfilato al Palio di Faenza (richiedete le figurine!) che ero più stanco di venerdì; per fortuna alle 8:30 ho potuto donare il sangue -sdraiato, quindi-, ma anche nel giorno di riposo ne ho fatte diverse.
Non abbiatevene a male se mi faccio sentire poco, sono troppo impegnato a cercare di raggiungere il pelo dell’acqua e finalmente rompere questa apnea… non ho il tempo, nè la serenità, per accettare altri impegni, di nessun tipo salvo quelli già quantomeno ventilati, e anche quelli vorrei confermarli con calma e degno preavviso. Saltano il torneo, il Gathering, l’Adunanza, i Celti di Sarsina, e anche un paio di trasferimenti preventivati. Se son libero, lo saprete tutti quanto prima.
Non sentitevi trascurati, per favore.
Grazie.
Posted by i'C under Accadde che..., Feelings | Comments (4)
Sul divano di casa dei miei genitori, una copia di Donna Moderna.
In copertina, lo strillo “i diritti delle coppie miste”.
FINALMENTE, ho pensato io. Se ci si decide a scrivere “miste” é perché si riconosce l’esistenza delle altre, ho pensato. Un bel passo avanti, il far vedere che esistono anche coppie omosessuali, ho pensato.
Ma proprio no.
Ho aperto e cercato l’articolo e mi son trovato una bella sfilata di coppie nero-bianca, cinese-italiano, miste in quel senso.
É sempre un passo avanti, credo, ma non grande quanto pensavo.
Posted by i'C under Accadde che... | Comments (7)
Ieri ero in quel di Scandicci per un saggio di danza.
Sia chiaro sin d’ora per chi non mi conosce: io non ballo; checchè adori la musica, e talvolta mi agiti -come un orso ferito al capo- cercando di seguirne il ritmo, non sono in grado di suonare alcunchè, e quell’agitarmi non può essere definito “ballo” nemmeno coi parametri a la benevolenza più ampi.
Mentre attendevo l’esibizione di danza del ventre di una mia amica, mi son passati sotto gli occhi un trecento principianti e una ventina di “competitori”.
Mentre i principianti, seppur fallaci e titubanti, sapevano trasmettere la passione con cui si esibivano, i “competitori”, con la loro quasi perfezione tecnica, erano freddi.
Lasciamo perdere i gigioni del caso, che ci son dappertutto.
Diciamola così: la tecnica non è perfezione, non è trasporto. Quando smetti di “interpretare”, di seguire il momento, anche solo sbagliando, non è passione. Un file midi è perfetto, magari, ma un bambino con lo xilofono infonde certo più passione, che è la base dell’arte tutta.
E poi… bisognerebbe che quelli bravi davvero non sapessero di esserlo, che poi s’empiano di sè, e portano l’arte al secondo posto dopo la loro bravissima personcina; sanno di sbagliar poco, allora non hanno più la spinta a migliorare.
Sia chiaro, parlo per invidia. Non so ricordare le coreografie, seppur facili, nemmeno di scherma, e se una tecnica ha più di due passaggi la posso tenere in RAM per circa dieci minuti; non ho memoria muscolare, nè sono in grado di fare “un-du’-tre-qua’-cin-sei-set-ot!” mentre mi muovo. Invidio quindi i miei compagni che sanno farlo, e che sono in grado di esibirsi “a spettacolo”, al contrario di me, che quando ci son queste cose da fare insisto per il libero medievale, che è più ampio e “telefonato”,e quindi è più difficile far male a qualcuno.
Sarò sincero, ho in astio da invidia tutti quelli che hanno e SANNO DI AVERE una dote “popolare”, sia essa l’esser belli, il bravi in danza, canto o chissacchè.
La persona più BRAVA, più talentata che ho conosciuto, a mio modesto parere basato esclusivamente sulla carica emotiva che riusciva a trasmettere quando si esibiva, è stata una violinista che suonò all’allora teatro tenda accompagnando un poeta.
Ero con una mia amica a visitare non mi ricordo quale manifestazione concomitante, quando da dietro una tenda abbiam sentito provenire il suono del violino, una musica che ci ha portati a curiosare, affascinati.
Quando abbiam fatto capolino dietro la tenda, quasta ragazzuccia ha smesso di colpo di suonare, ha quasi nascosto il violino dietro la schiena e ha balbettato uno “scusate, stavo solo provando”, stupendoci per la modestia e l’imbarazzo.
Non ne fanno più, di bravi e modesti?
Posted by i'C under Accadde che..., Ce l'ho con... | Comments (5)
Scrivo questo post subito prima di riformattare il PC di casa, quindi non aspettatevi pronte e solerti risposte.
Lo dico una volta per tutte: a me di quello che fa l’Italia ai Mondiali non me ne importa una bella sega.
Si, lo so, siamo in tre in Italia a pensarla così, e credo d’esser l’unico uomo, ma così è.
Già che ho sulle palle il calcio in tempi normali (stavo per piangere di gioia quando, un paio di settimane fa, io e altri due amici abbiam passato una serata di birra e chiacchiere senza che a nessun dei tre venisse in mente Moggi), quando ci son queste febbri non lo reggo proprio.
Invece di parlare del referendum sull Costituzione, si parla di Angola-Ghana, che non ne parlano nemmeno in Angola, porcogiuda, dopo la partita col succitato Ghana saremo pieni di titoli allegrissimi e ironicissimi (previsione da poco) sul tenore di “li abbiamo fatti neri” o, diovolesse, “ci hanno fatti neri”.
Si, ho scritto “diovolesse”; prima finisce la MAGNIFICA AVVENTURA ITALIANA, e più contento sono, che abbiamo beghe più importanti. Ho amici nelle cui ditte si è provveduto a portare televisori a spese aziendali, per non far perdere Ugnanese-Peretola o qualunque altra squadra giochi; roba che se l’avevan fatto di loro sponte sotto elezioni eran crocefissi nella sala mensa di Fantozziana memoria.
Già, ma “l’unione nazionale”? “L’amor di patria”? “L’orgoglio di essere italiano”? Questo m’han chiesto, quando ho esposto a voce il mio pensiero.
E ho detto allora, come scrivo qui, che non è nel poter fare le pernacchie all’estero quando ci propongono le partite sulla spiaggia, che sta l’amor di Patria.
Sempre lì, vado a cadere, lo so. Ma del tipo che nemmeno troppo tempo fa, in punto di morte, ha mantenuto tanto orgoglio da impedire ai suoi assassini di divulgare l’ultimo pezzo del filmato in cui lo uccidevano, perchè NON LO AVEVANO UMILIATO -al contrario della frignate ipocrita che poi l’ha definito un mercenario perchè, COME LEI, si stava guadagnando la pagnotta- e, anzi, ha fatto di una nazione intera il suo orgoglio morendo con la parola “ITALIANO” sulle labbra, di lui, dicevo, non ci si ricorda quasi più il nome.
Della formazione dell’Italia vincitrice dei mondiali in Spagna 1982, invece?
Posted by i'C under Ce l'ho con... | Comments (6)
In USA, notoriamente abitati da bacchettoni, il Senato si è opposto al veto costituzionale ai matrimoni gay.
Quindi, nulla in contrario, anche se a qualcuno farà storcere il naso.
Ma non s’era detto che i ‘mmericani eran tutti baciapile fascisti-imperialisti e soprattutto non capivano niente?
Mi pare che gli si debbano delle scuse: questa è una lezione di affrancamento dalla biancovestita Personalità Autorevole Piuttosto Antipatica non da poco.
Posted by i'C under Plauso e lodi | Comments (0)
In una singola giornata mi son trovato l’HD del PC di casa invisibile, sfarinato, rotto, suppongo a livello elettronico e non meccanico (chi avesse un vecchio SV1021H Samsung 10.2Gb da cannibalizzare per prova mi faccia un fischio), ho buttato a terra una moto BMW parcheggiata dietro di me (”ci passo”, ho pensato. C’erano trenta centimetri di borsoni rasoterra che non avevo considerato), ho avuto diverse notizie non positivissime sull’attività di rievocazione, mi son trovato ingrassato, bolso e legnoso per la scherma.
A mezzanotte e un minuto, a casa dei miei dopo la scherma, ho tirato fuori quel che venerdì scorso avevo raccolto credendolo un coccio di bottiglia di Ceres: una pietrina/vetro color verde marcio scuro, senza fori -indice che non era un vetrino cucito su un abito- nè segni di castone -niente bigiotteria, speravo-, abbastanza piccolo da essere una pietra vera. E pietra vera era: un’acquamarina da qualche decina d’euro (”per me;”, dice mi’pa’, collezionista di minerali senza valore ma che conosce qualche commerciante di pietre dure, “per te non vale nulla”).
Io non son superstizioso: amo i gatti neri, passo sotto le scale se non c’è l’imbianchino sopra e nel rispetto della 626, non fuggo da 13 o 17, appoggio il cappello sul letto… però ’sto giro è la tempistica che mi preoccupa.
Posted by i'C under Accadde che... | Comments (1)
Fuori dal pub, tardi, con gli amici coetanei che dimostavano cinque anni meno di lui, Bruno provava a spiegarsi.
“Sono grullo” diceva, come sempre quando gli chiedevano come facesse a mantenersi giovanile: “Siete mai stati in un manicomio, avete mai conosciuto dei matti? Ce ne è forse uno che dimostri la sua età? Sono le preoccupazioni, le cose serie, che ci invecchiano. Io son grullo, non mi preoccupo di nulla, quindi non invecchio, non ho rughe o capelli bianchi per le preoccupazioni… casomai per gli stravizi: reggo bene l’alcool, sono i conti che mi fregano”
Era, stasera, la “parte alcolica” -tre allievi, lui compreso- della compagnia del karate. In giornata c’era stato uno stage, uno dei tanti degli ultmi anni, da parte di un maestro da un’altra scuola affiliata. Nulla di che, piú che altro storia dello stile da lui insegnato, però era l’occasione per finire una sera di piú nel solito pub di bassissimo ordine e altissimi prezzi che se non fosse stato situato nelle immediate vicinanze della palestra non li avrebbe visti piú dopo la prima visita.
Invece, anche stasera, appena usciti dal locale, erano di nuovo a lamentarsi, l’Altoni, il Nadi e lui.
“Hai ragione anche te”, rincarò il primo “Dio bono, ogni volta lo giuro e ogni volta ci ricasco… quattro euro per tre patatine non me li ripigliano.”
“Piú il coperto, anche se stemperato su un minimo personale di tre birre. Schifoschifoschifo”
Questo sabato sera gli stessi discorsi di ogni martedì e giovedì. Una costante nelle amicizie: ci si trova a parlare degli stssi argomenti, e ogni volta si riesce a trovare qualcosa di nuovo. E l’Altoni e il Nadi dividevano un’amicizia di vecchia data, da prima del Karate.
Bruno era stanco. Cavolo, se lo era. Era il piú massiccio nel gruppo degli altrimenti longilinei e nervosi karateka, e aveva avuto il fiatone, come al suo solito, già dopo il terzo giro di riscaldamento. Il portare in giro i suoi cento e rotti kg -nessuno avrebbe detto che avesse, come diceva scherzando lui, “la densità di una nana bianca”-, unito alla sua leggera anemia, lo metteva presto in debito d’ossigeno.
Avrebbe potuto scegliere piú fruttuosamente altri sport o attività fisiche, meno aerobiche, ma semplicemente non sarebbero stati quel che cercava, non nel suo stile di vita e modo di sentire. Vedere dal di dentro il proprio corpo che eseguiva quasi automaticamente i kata, tanto piú precisamente quanto piú lui era estraniato, e combattere lasciando alla parte piú automatica e primordiale del cervello, quella in comune coi rettili, e alla memoria muscolare il compito di parare e contrattaccare, lo riempiva di una pace interiore che Bruno riteneva molto prossima all’Illuminazione, allo zen. Credeva quantomeno possibile che un giorno di questi, pur non diventando un karateka eccellente, sarebbe giunto al Satori o a quella cosa che in occidente viene chiamata Trasfigurazione.
Era fondamentalmente ateo, ma credeva nell’infinto potere della mente umana adeguatamente disciplinata e diretta.
“Mimmi, io vo”, disse, con un tono teatralmente stanco.
“Ci si vede martedì, vengo via anche io” convenne il Nadi
Si divisero, quindi, lui da una parte verso la sua auto, parcheggiata lungo la Pistoiese, e i due dall’altra, verso due scooter quasi gemelli che partirono insieme come quelli di una pattuglia di vigili urbani.
Non aveva percorso nemmeno cento metri quando sentì lo squittìo. O almeno lì per lì gli sembrò proprio quello, uno squittìò.
Veniva dal cortile dietro uno dei mille capannoni lungo la stada, illuminato ma defilato, raggiungibile solo attraverso uno stretto vialetto carrabile, e destinato di giorno a parcheggio per operai e clienti delle ditte -elettronica, pelletteria, accessori e minuterie- che costituivano il raccordo tra il centro commerciale e la periferia operaia tra Firenze e Pistoia.
A terra un paio di buste di plastica smosse appena dal vento e innumerevoli mozziconi di sigaretta.
Si avventurò in quella direzione. S’aspettava di trovare un cucciolo, un animale ferito, non certo quello che vide appena dietro l’angolo, in fondo al vialetto.
Tre figure si muovevano sopra una pila di scatole di cartone schiacciate, e quella che aveva emesso quel verso da animale in trappola pareva averne ben donde: era una donna, che si contorceva sotto le altre due sagome, la bocca schiacciata da una mano che pareva volerle strappare la faccia, gli occhi a mandorla, spalancati, la testa tirata rabbiosamente indietro per i capelli dall’altra mano di uno dei due aggressori. Cosa stesse facendo l’altro fu chiaro anche nella frazione di secondo che passò tra l’aver svoltato l’angolo quasi sbattendo addosso al terzetto e l’istintiva reazione di Bruno, che sferrò un poderoso calcio in quelle natiche a malapena coperte dai pantaloni allentati. Un nuovo gemito della donna, lo sguardo carico di sorpresa e determinazione dell’aggressore che la teneva ferma, lo sbuffo di dolore del violentatore e il pensiero di Bruno “Chi me l’ha fatto fare?” giunsero assieme, contemporanei e sinestetici.
Bruno rimase lì, dandosi mentalmente del cretino per essersi andato a mettere nei guai, ma determinato a rimanerci fino a che la donna non fosse stata fuori pericolo, senza fare altro che assumere automaticamente e inconsciamente la posizione di guardia.
L’uomo che aveva ricevuto il calcio, un orientale, quasi certamente un cinese, anch’egli, si alzò da sopra la donna su cui era caduto quando il calcio l’aveva sbilanciato, con le mani già a chiudere il bottone dei pantaloni prima ancora d’aver finito di girarsi.
“Lasciatela andare” si sentì dire Bruno; era come stare seduti al cinema e vedere una lunga sequenza in soggettiva. Sembrava l’inizio di “Strange days”. Di nuovo, il suo cervello da rettile aveva preso il controllo, facendolo parlare come in un western e pilotando il suo corpo in una posizione di minimo bersaglio, quasi di tre quarti, il ginocchio destro avanzato.
“Fatticazzi tuoi” rispose quello che continuava ad arreggere la donna, peraltro con molta meno fatica, visto che anche questa stava lottando piú debolmente, presa dagli eventi. Aveva detto “fatticazzi”, tutto attaccato, come fosse una nuova parola, una voce gergale per “guai, impicci”.
Il film nella testa di Bruno parve rallentare quando, senza preavviso, Pantaloni lo scalciò al ginocchio avanzato. Aveva preso male tempi e distanze, e mezzo passo indietro di Bruno, strisciato sulla graniglia polverosa del cortile, mandò a vuoto l’attacco. Bruno non contrattaccò, cercando fino all’ultimo di evitare uno scontro. Pantaloni interpretò l’esitazione come paura, e l’alzarsi di un angolo delle labbra strette anticipò di una frazione di secondo il suo avventarsi, entrambi i pugni tesi in un uno-due che Bruno in gran parte parò e deviò, e marginalmente prese sul braccio sinistro, sulla parte alta del muscolo. Il doppio colpo gli mandò una bella scossa elettrica fino alla mascella. Prima di accorgersene, di pianificare, l’altro suo braccio era già scattato, affondando le nocche di un hiraken verso il collo dell’aggressore. Questi prontamente protesse la gola abbassando il mento. Bruno sentì l’umido, attutito scricchiolìo dei denti allentati sotto il labbro schiacciato. Un po’ piú goffamente, colpì col piatto dell’altro pugno alla tempia mentre portava il corpo indietro. Il tipo barcollò, entrambe le mani alla bocca, dove qualche goccia di sangue già iniziava a colare.
L’altro cinese era già pronto, appena fuori dal campo visivo di Bruno, che era stato distratto dallo scambio di colpi, e appena fuori dalla sua portata.
Aveva il braccio sinistro steso in avanti, il palmo aperto verso l’italiano: “Aspetta, aspetta!” disse avanzando.
Bruno non concesse al trucco che una frazione infinitesimale di secondo: della mano destra, stesa lungo il corpo, non vedeva il pollice coperto dal palmo come quello di un prestidigitatore.
Il cinese percepì l’occhiata, per qunato fugace, e vide lo stratagemma scoperto. Torse rapidissimo il busto, usando il braccio avanzato come contrappeso come nella giostra del saracino per portare piú velocemente in avanti e verso l’alto la mano destra e il taglierino giallo fluorescente che conteneva, la lama quasi completamente estratta. Se Bruno non avesse scartato col busto all’indietro, avrebbe avuto la faccia aperta dal mento al naso, o la gola tagliata. Sentì anche l’odore di plastica e solvente di mano e taglierino, quando questi gli spostarono l’aria senza toccarlo a pochi millimetri dal viso. Sbilanciato all’indietro, Bruno continuò il movimento con un calcio al basso ventre. Lo strabuzzare degli occhi e la perdita di coordinazione del cinese furono un premio per Bruno, e gli consentirono di recuperare un assetto stabile e caricare un destro poderoso al volto dell’avversario.
Prima di acorgersene, eral’unico in piedi.
La donna si copriva il seno, metà sdraiata e metà suduta sulle scatole, il volto ancora arrossato. Si ricompose senza alzare gli occhi e se ne andò passandogli accanto, degnando i due doloranti a terra solo di un calcio alle costole del primo aggressore e Bruno nemmeno di quello. Bruno ansimava piú per la tensione che per lo sforzo fisico, fissando alternativamente i due a terra, i quali si limitarono a restituire sguardi carichi di odio ma non fecero alcun tentativo di alzarsi. Bruno iniziò a retrocedere lungo lo stesso percorso da cui era venuto, senza perderli d’occhio.
Sentiva il sangue scorrergli lungo la mano sinistra e un vago pulsare all’avambraccio, ma non li guardò. In fin dei conti, quello col trincetto doveva averlo toccato. Non si stupì del mancato dolore: sapeva che appena l’adrenalina si fosse diluita sarebbero arrivati il dolore del taglio, quello dei colpi al braccio e forse anche di un paio di leggere contratture per i movimenti bruschi ai quali, nonostante tutto l’allenamento, non era abituato. Gi si aspettava una ramanzina dal maestro se e quando fosse venuto a sapere dello scontro: “La battaglia è l’ultima soluzione”. Già, vallo a dire alla donna.
Cominciò a correre appena sulla strada, raggiunse l’auto e mise in moto, notando ma non curandosi delle gocce di sangue che posò sul volante e sul ginocchio mentre si sedeva e partiva. I due aggressori, con suo sollievo, non spuntarono dal vialetto. Non aveva forza e lucidità per proseguire la lotta, e sapeva che gli conveniva lasciare il campo quando vinceva, adesso che la donna era in salvo. Forse.
Al primo semaforo si tirò su la manica della camicia, sfrangiata, adesso lo vedeva, da un taglio corto e umido ad un palmo dal polso. La camicia era nera, come ne portava al suo solito, e il sangue si distingueva solo per il riflesso scabro che dava alla stoffa sotto le luci gialle del Ponte all’Indiano.
Il taglio era corto e non profondo, e c’era quasi da stupirsi che avesse versato tutto quel sangue. Bruno allungò la mano destra verso il pacchetto di fazzolettini umidificati che teneva sempre nella tasca scorrevole sotto il sedile del passeggero. Riflettendo su quanta fortuna aveva avuto per mantenere sani tutti i tendini, e continuando a gocciolare sempre piú lentamente solo sui tappetini, ne usò una lunga striscia per fasciarsi la ferita. Sperò che bastasse, non aveva proprio la voglia e lo stomaco di raccontare ad un pronto soccorso come si era fatto quel taglio o, peggio, inventare un incidente domestico, mentre gli mettevano dei punti. Guidò teso fino a casa, abituandosi lentamente al pulsare ritmico del taglio, e facendo attenzione a che il sangue non imbevesse troppo l’improvvisata fasciatura.
Si spogliò con cura della camicia, sul lavandino del bagno. Lavò via il sangue rappreso spruzzandolo abbondantemente con acqua ossigenata, e rasserenandosi di vedere che la cicatrice aveva già chiuso il taglio. Non ci sarebbe stato bisogno di punti, alla fine: era una di quelle ferite che si chiudevano da sole. Meditò qualche secondo se buttare la camicia nel sacco della spazzatura o nel cesto dei panni sporchi, poi la passò sotto il rubinetto dell’acqua calda e tolse il grosso della macchia di sangue. Avrebbe ricucito da solo il taglio nella stoffa, o almeno ci avrebbe provato prima di portare a quella santa donna di sua madre la camicia lavata. Cercò sui pantaloni le gocce che erano cadute mentre teneva le mani sul volante, e sciacquò anche quelle. Sapeva che ormai di andare a letto non se ne sarebbe parlato per almeno un’ora, carico e nervoso com’era, e usò quel tempo per prepararsi il cambio di vestiti per l’indomani, cucinarsi una fettina di carne appena spaventata sulla piastra, e decidere molto controvoglia di non denunciare l’accaduto alle forze dell’ordine. A che pro? Non avrebbe saputo fornire un identikit decente dei due, nè della donna. Sapeva poi che la comunità cinese regolava da sola i propri affari, nel bene e nel male, e che sarebbe stato molto difficile far denunciare alla donna i duei assalitori, se già non l’aveva fatto. Non era sereno per nulla. Quella sera aveva fatto la parte del vendicatore solitario come nei peggiori clichees, e non ne era nè fiero nè contento, soprattutto visto che il combattimento era finito in una fuga, soprattutto perchè non sapeva che fine avrebbe fatto l’aggredita, soprattutto perchè il suo corpo, quella ferita subito richiusa, gli avevano ricordato che il suo corpo non era normale.
Posted by i'C under Racconti | Comments (0)
Se vi va, leggete, criticate, commentate, considerate aperta la staglione di caccia agli anacoluti.
Più che altro li ho sottoposti perchè l’avevo promesso alla qui adiacente Elena Torre, non ho velleità di pubblicazione.
Posted by i'C under Recensioni, Racconti | Comments (0)
…e poi uno si stupisce di come va il mondo… referrers scelti per voi…
jack daniel’s ottimo inizio
tatuaggio valentino rossi sei uno piscopatico, sappilo, come quello s’è fatto tatuare la Falchi
“che andrà in onda”+quiz+concorrenti+2006+rai eccomi qua!
5 per mille ricerca sclerosi sarebbe anche l’ora!
abbiamo scopato blog ma proprio un blog??? e c’era bisogno di dirlo in giro???
analisi sangue della sindone ecco, sarei curioso, davvero. Quantomeno il gruppo (donatore universale?)
boom boom ba canzone pochi post più in basso
bungee jumping firenze magari!
buridano giovanni foto adesso m’hai messo la curiosità… tocca cercarle anche a me
calendario di rocco siffredi mi dicono che alcuni mesi non si chiudono, e che anche febbraio ha 31 giorni
centro estetico padova soia volete abbellire la soia??? o con la soia???
che giorno era domanda precisa…
come fare il lampredotto no. ma proprio no
come fare per un fisico invidiabile se scansassi il lampredotto sarebbe più facile
come scopare ma te guarda se c’è bisogno di un manuale :/
como montar um cavolo si montano, i cavoli??? ma all’ikea vendono anche la verdura?
cosa fare nel week end eeeh, a me, lo chiedi???
cosa sono i diritti postali cerca anche “viatico” e “gabelle”
dieta gift per una settimana una settimana a dieta? perdi mezz’etto e riprendi due kg, lo sai, vero?
diritti postali presentazione in dogana “buongiorno, io sarei…” “mimportasega… cinqu’euro e cinquanta”
divano ikea un prode
donne che scopano con demoni cos’è il mio blog, la fiera degli psicopatici?
era per me? solo se vuoi tatuarti il Rossi, la Falchi, o vuoi farti scopare da un demone
foto di pisciate …anche quello…
foto e spiegazioni di dio vabbè che su Internet si trova tutto, ma adesso pretendi un po’ troppo
foto enrico berlinguer da manifesto vabbè che sul mio blog si trova tutto, ma adesso pretendi un po’ troppo
foto gesto dell’ombrello se passi di qua ti faccio da modello
gesto dell’ombrello gift ah, perchè, si fanno anche a pagamento?
ho scopato con gli amici di mio marito begli amici che ha, tuo marito. e anche la moglie non è poco troia.
il fiore.più bello non è stato mai colto” approvo sottoscrivo e condivido
il simbolo helghast tanto ho il pugnale di Vashna! (e questa la capiamo in due)
io voglio guardare sul computer le cronache di narnia ma al cinema o in dvd proprio no
la prima volta che si scopa è sempre troppo tardi per un verso, e troppo presto per l’altro
locandina film: i tre porcellini …perchè sono convinto che non cerchi un Disney?
lorevalli yeeeeah!
lucignolo fetish torino &
lucignolo torino fetish vorrei sapere come siete arrivati qui
ok la salute per me anche per me, grazie
salute it sembrava l’avessero fatto fuori quei cinque, ma s’è rivisto in giro :/
sangue che esce dall’ombelico insisto: angoscia!
sclerosi laterale amiotrofica: cellule staminali in cina purtroppo solo in cina, davvero.
sclerosi laterale che fare? curarsi all’estero, ahimè
scopare a firenze ma se lo sapevo lo dicevo a te???
scopare fa bene alla salute vabbè, novità? a propo’, nessuna m’aiuta con le medicine?
scopare in cina ma sei il solito che vuole scopare a venezia, a firenze, in cina? che mestiere fai, per viaggiare tanto? o ti pagano per scopare in giro???
siti commercio riso da e per il madagascar ma perchè proprio il madagascar
sperimentazione lenti a contatto torino ti do una notizia: funzionano, è provato
steam boy locandina il film che ha contribuito a farmi fuori un ginocchio..
tanto per scrivere delle cazzate hai fatto bene a cercarle qui!
sei xxx o critico letterario?
tatuaggio con il simbolo della sensibilità esiste? :-O
test per controllare la propria salute un medico proprio no?
turnazione di otto persone in un mese :mattino,pomeriggio,notte con sei persone ;due persone solo mattina e pomeriggio serve una base di cinque settimane a scalare; secondo l’orario e i recuperi, sei.
un pacco dalla cina bloccato alla dogana roma e meno male bloccato e non sparito
valentino rossi tatuaggio ariecco lo psicopatico
venditore kaiten sushi a sesto c’è l’O-sushi, ottimo
veneziane cerca cazzo se mi lasci il numero di telefono, ti metto in contatto con quello di prima
vorrei essere scopato …pure tu? mica abiti a venezia?
werewolf lenti a contatto costano un rene, sappilo :/
that’s all, folks!
Posted by i'C under Accadde che..., Recensioni | Comments (1)
…quel coglione proprio “Clemente” doveva chiamarsi? E doveva anche prenderlo tanto sul serio da voler mandare in giro 14.000 personcine attualmente nelle patrie galere?
E’ come se domani si decidesse, siccome gli ospedali sono sovraffollati, di mandare a casa i pazienti: “da domani tu sei ufficialmente guarito”.
Se di “percorso di redenzione” si parla, che senso ha non farlo fare tutto? Così si da ragione a chi ritiene che la galera sia punizione fine a sè stessa.
…la nostra banderuola preferita non poteva chiamarsi in maniera più consona alle sue attitudini? Che so, “Fava” ?
Posted by i'C under Ce l'ho con..., Tanta iNioranza | Comments (0)
Proprio a tutti no.
Infatti, un disgraziato che abbia rubato del pane perchè aveva fame si fa la sua galera e basta.
Invece chi ha spinto all’omicidio, ha infiammato animi e molotov, può sempre chiedere la grazia e ottenerla.
L’altro ieri hanno letto in radio un brano del libro del figlio di Calabresi, fermato una volta per strada per firmare a favore della grazia a Sofri, “sepolto in galera da 25 anni”
Non chiedeva vendetta, non chiedeva giustizia.
Chiedeva pentimento, nient’altro, un “se abbiamo in qualche modo spinto qualcuno a far del male, siamo dispiaciuti”
Perchè concedere la grazia a chi non si è pentito, non è dispiaciuto, non è giustizia. E’ implicitamente appoggiare il suo operato, le sue ideologie.
Non è “nessuno tocchi caino”, è “calci in culo ad Abele”.
Posted by i'C under Ce l'ho con..., Tanta iNioranza | Comments (0)