Francobollo
Ecco. Stasera, stanco come un ciuco come al solito, nel tornare a casa dei miei, ove devo lottare contro le cazzate di un precedente elettricista al fine di spostare un interruttore da una parete all’altra, ho alzato gli occhi verso la terrazza, dove spesso, come statuette egizie, si affacciano a custodire il mondo le gatte dei miei.
Ho incrociato un francobollo di sole tra le nuvole, un quadrato di luce bordato a un lato di giallo, arancio, rosso. Non so se era quel che il convento passava di un arcobaleno senza pioggia, o solo il punto d’impegno di un tramonto nascosto, ma c’era, caldo nella brezza serotina.
C’era, cavolo. Uno scampolo di luce e calore, bello, perfetto nella sua modestia e nella sua casualitá, effimero come solo un capriccio di nuvole, vento e rifrazione puó esserlo. C’era, al contrario di tante altre piccole consolazioni che uno, nella fattispecie il sottoscritto, vorrebbe trovare la sera sulla strada di casa, dall’uscita del lavoro al momento di andare a letto. Cosa gli si poteva rimproverare, se non l’aver prolungato una forse vana speranza di serenitá?

















Io ho visto il sole per una settimana di fila, cielo terso, piccole nubi bianche che, come colpi di pennello, adornano l’azzurro più intenso.
Eppure sono finito nel pozzo più nero e non riesco a vedere il sereno.
Comment by NeXuS — 15 October 2006 @ 11:30
Io ti voglio un monte di bene, ma te lo devo dire: eri partito male.
Non si inizia una storia pensando “speriamo che duri”, perchè vuol dire che c’ha dei problemi fin dall’inizio.
Una storia inizia pensando “durerà per sempre”, avendone addirittura la CERTEZZA.
scusa la brutalità.
Comment by i'C — 16 October 2006 @ 09:06
Beh: la mia sensazione era quella. Io ci credevo. Non avrei voluto altro.
Quando ho scritto “Speriamo che duri” era iniziata proprio da poco. Poi sono stato sicuro.
E quando sono stato sicuro è crollato tutto.
Comment by NeXuS — 16 October 2006 @ 14:35