October 26, 2006

BAU!

Lo so, sono in arretrato coi posts, ma dopo l’evento di cui parlerò ho avuto un minimo di vita mondana: una birra coll’ottimo Mugna al Bounty, tanto inaspettata quanto gradita; mentre lo aspettavo ho scritto quell’11 qua sotto, e ieri ho avuto da tradurre il mio pezzetto di Heroes 1×05, da fare la mia oretta scarsa di corsa davanti al Dr.House e poi le mie 10×3x12(30) coi pesi. Il che, appaiato colle supplenze al bar dovute all’operazione del mi’babbo e la quotidiana visita a casa sua, mi ha lasciato ben poco tempo per dileggiare in giro.

L’altr’ieri, dicevo, son stato invitato dalla mia amica genio qui accanto -la Torre, per i nuovi arrivati- alla presentazione del cofanetto BAU a cui ha partecipato. Essend’essa presso il Giubbe Rosse e, soprattutto, qui a Firenze, non ho potuto e voluto esimermi dal presenziare.

Son volato via dal lavoro, saltato in un autobus e arrivato stranamente in tempo.

Ho salutato la bellabimba e gli amici suoi, e abbiamo assistito alle “performances” degli artisti presenti.

Io non mi son mai sentito tanto ignorante e insensibile quanto ierl’altro.

Mentre questi DEVASTATI (si, devastati, perchè uno che mi pronuncia “kamikaze” come “kamikas”, alla francese, non ha capito un accidente di nulla della vita; si ‘e cose nun le sai, salle) accagliavano parole a caso, purchè polisillabiche (”tirannosauro, autocrate”), si beavano di essere incomprensibili (”e adesso andiamo nell’insondabile”, ha detto uno che poco prima s’era bullato di aver fatto “performances” nei cimiteri di Parigi, una “performance” diversa per ogni tomba, prima di leggere una sua “poesia” -abbiate pazienza, ma le virgolette sono d’obbligo-; da’retta, babbaleo… ma se lo sai da solo, che di quell’accozzaglia di fonemi non si capisce un cazzaccio di nulla, che la leggi a fare?) avevo la mi’amica dietro che di tanto in tanto sussurrava un “bellissima…”, ad esempio quando uno, tra l’altro il meno peggio, ha letto cosette tipo “suonatore di meningi” e “solleticare il cranio”.

Ripeto: o sono imbecille, o sono insensibile.

Perchè mi pare esagerato definire “performance” anche l’assemblaggio delle scatole; perchè uno che mi proferisce chicche come “l’estrinsecarsi del divenire” o ”alzerò una paletta patafisica per interrompervi, visto che siete in overbooking” dalle parti mie prima si becca uno scappellotto, sulla fiducia, poi gli si chiedon spiegazioni; perchè se mi fai (si, proprio “fai”, che è bassa manovalanza, non alta composizione, secondo me) una poesia che si intitola “Il cane di Dio” e che finisce -comunque troppo tardi- con “ogni uomo è il cane di Dio”, solo per fare il finto blasfemo e giocare su uno scandalo inesistente, secondo me sei solo un infelice e un fallito.

Perchè, soprattutto, secondo il mio modestissimo parere di diplomatico in elettronica industriale, vorace lettore e men che mediocre scribacchino, l’arte non ha da essere sbrodolamento autoreferenziale. Per dirla alla Mr. Wolf, ’sti tizi eran lì per farsi pompini a vicenda, scopo ben distinto da quello artistico.

Mi dispiace solo che la mi’amica fosse finita lì nel mezzo, visto che, stranamente per il contesto, il su’racconto si capiva tutto, è stato letto senza pretese e senza affettazione, e, ahimè, era pure carino-sensato-assennato-ben scritto, e quindi non è stato spompinato come il resto delle altro opere.

Posso essere in disaccordo sulla tesi di uno degli artisti (”l’eccesso di comunicazione porta all’incomunicabilità”), però rispetto il modo in cui l’ha espressa, ad esempio, visto che è uno dei pochi che ha tenuto a renderla comprensibile. Ho particolarmente sulle palle, invece, tutti coloro che credono che più una cosa è oscura, difficile e incomprensibile, e migliore è. NO. L’arte deve portare un messaggio, un’emozione, quantomeno, se no non vale un accidente, oltre alla mera esecuzione tecnica. Posso scattare una foto perfetta in luci, esposizioni, inquadratura e tagli, però non sarà arte se non “comunica” niente.

Posso scrivere romanzi pieni di metafore azzardate e risonanti, immagini bellissime, intrecci degni di arazzi, ma non dir nulla di nulla (e ritrovarmi con un “oceano mare” per le mani, ad esempio).

NON E’ ARTE. L’arte deve comunicare qualcosa. L’arte non deve essere l’aristocrazia di “voi che siete persone intelligenti, sapete che ossìmoro significa…” che mi confonde la conoscenza di paroloni aulici, obsoleti e financo desueti (o toh!) con l’intelligenza o lo spirito artistico. Devo citare un Ligabue, un naif a caso, per sostenere la necessità della mediabilità del messaggio/arte? Una stanza buia è una stanza buia, se non s’accende la luce non si può capire se è un museo o un ripostiglio. 

Se no potrei dire, come m’è sembrato mancasse però l’altr’ieri -ma forse ero solo distratto, me lo son perso-, “sto pensando poetico, cazzi vostri”; e giù applausi, che, cavolo, io non lo capisco, quindi dev’essere artistico davvero. E ora scusate, che devo andare, che mi scappa la performance.

 

Posted by i'C under Accadde che..., Ce l'ho con... | Comments (7)