Zelten
Non più tardi di quattro giorni fa, vengo a conoscenza dell’esistenza dello Zelten.
Una bella figlioluccia dagli ottimi geni teutonici m’ha subbugliato gli ormoncini asserendo “Sai, io so fare lo zelten”.
Per coloro che come me non avessero mai incrociato (nemmeno su wikipedia) questo termine, per evitarvi lo sguardo lubrico e la susseguende figura cacina, vi informerò che trattasi di un dolce di frutta secca legato da pochissima pasta. Mentre appena riprendevo a camminare diritto dopo il ceffone, mi veniva spiegato che ci si mette d’ogni cosa, e non è che sia proprio leggerissimo.
Ieri sera, i miei, tornando da Monaco di Baviera, m’arrivano con un pacchetto piatto del peso di una nana bianca, e la giustificazione “Non s’è trovato lo strudel, ti s’è portato questo”.
Apro.
Zelten. Una cosa di questo genere qua: 
Ho cercato le telecamere della Candid.
Io dico, ho vissuto trentacinqu’anni, nell’ignoranza come i più dell’esistenza di siffatto dolce (si, che dolce dev’essere… ci devon esser tante calorie per centimetro cubo da fondere il coltello che lo affetta), e in capo a men d’una settimana mi trovo in mano pure il campione, da parte dei miei genitori che con suddetta bellabimba non hanno nulla a che fare.
E’ abbastanza antistatistico, quantomeno.
M’aspetto da un momento all’altro la comparsa sui mass media di una casa di moda Zelten Fashion, di uno scandalo “Zelten per il terzo mondo dirottati in Finlandia”, di un “Fronte Rivoluzionario Unitario Internazionalizzazione Torta Zelten”, il FRUITZ, che suona pure bene, di una campagna medica per la riscoperta dello Zelten, che tutti sanno essere un antidiarroico (ebeh, quantomeno ti deve fare un pancone da Mr.Verde) e un protettore coronarico. M’aspetto pure l’arresto di un paio di pusher di zelten fuori dalle discoteche, che, pesci piccoli, porteranno alla scoperta di un traffico internazionale (dalla Finlandia, ovviamente).
Ma sto divagando. Sto sorridendo. Aspetto che il presentatore esca da dietro uno specchio, adesso. Veloci, che mi prendono i crampi.
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