November 20, 2006
Mi tocca essere italiano
In un Paese in cui esponenti del Governo sfilano in cortei in cui si bruciano effigi dei nostri soldati e si inneggia alla loro morte; in cui non esiste più la certezza della pena, e non si sa per quanti si son spalancate le porte del carcere; in cui è proibito farsi una canna, ma se ce na hai addosso quaranta non ti fanno niente lo stesso; un Paese in cui se la gente, indipendentemente dal colore, dice che la Finanziaria fa schifo, vuol dire che la gente è impazzita; in cui basta una vittoria ai Mondiali per dimenticarsi di tutta la merda che ci s’ha addosso, e cambiare l’inno nazionale da “Fratelli d’Italia” a “POO-PO-POPOPO-PO-POO”; in cui chiunque arrivi, regolare o irregolare che sia, può permettersi di fare quasi impunemente quel che gli apre, e viene a spiegare a noi come comportarsi in casa nostra; in cui un capo di stato estero in territorio italiano (e non penso a San Marino) può influenzare opinione pubblica, referendum, ospedali, farmacisti e scuole; in cui si condannano le leggi razziali, poi non si perde occasione per schierarsi a fianco di chi ammazza gli Ebrei a casa loro; mi tocca essere Italiano in un paese in cui ci si lamenta della fuga di cervelli, si taglia il cinque per mile alla ricerca e nessuno pensa a sforbiciare l’otto alla Chiesa (sarà che scappan proprio pèerchè son cervelli?).
A volte è dura.
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