January 29, 2007

Allenamento

L’Imperatice Sissi-Caroline* (Carolina per la mi’mamma, Pitzina per me) è stata sterilizzata qualche giorno fa, alla tenera età di otto mesi, dopo aver dato sintomi di calore non troppo precoce.

S’è ritrovata sul roseo e adesso glabro pancino una ferita da due centimetri e mezzo, un cerotto che su di lei sembra un panciotto vittoriano e tre punti di sutura.

Appena passato l’effetto dell’anestesia ha cominciato, contro le nostre raccomandazioni e quelle del medico, a leccarmordere via il cerotto e tirare i punti, ignorando bellamente i nostri “NO!” e “Smettila!”

A nulla sono valse nemmeno le raccomandazioni di Cleopatra, che pure l’aveva accolta con tutto l’affetto possibile al ritorno dell’operazione, facendole da assaggiatrice (m’immagino un “Vabbè, t’hanno portato a farti male, però non ti vogliono avvelenare. Guarda, ne ho preso un boccone io. Vai tranquilla”) e intrattenitrice, danzandole ai piedi del grattatoio e della poltrona.

C’è toccato sovrapporle un Salvelox, che appartiene alla seconda tipologia dei cerotti (che, vi ricordo, si dividono tra quelli che non si attaccano e quelli che non vanno più via) a quello semidistaccato affissole dal medico curante; abbiamo fatto particolare attenzione, perchè il solo premerle, per quanto delicatamente e con tutta l’attenzione a non sfiorare la sottostante ferita, il cerotto per farlo aderire, le strappava dei “miiii?” interrogativi che alle nostre orecchie non suonavano solo come lamenti, ma come “Perchè mi fate tutto questo male?”, e trovare un modo per impedirle di strapparsi anche quello.

Sabato ho portato a casa dei miei un collarino di quelli a imbuto, che, dopo qualche minuto di lotta, abbiamo capito esserle non solo scomodo, ma anche di stress. Sembrava sotto LSD: camminava all’indietro zigzagando, come per uscire da quel tubo, lo artigliava, ululava. L’abbiamo tolto dopo venti secondi.

Poi, il colpo di genio. Abbiamo preso un vecchio calzino e gli abbiamo tagliato la punta, riducendolo ad un tubo.

Di nuovo, un’impari lotta per infilarglielo dalle zampine senza farle male. Mia madre la reggeva, io tenevo il calzino arrotolato con una mano e una zampina con l’altra. Su il calzino, unghiata feroce, in mano l’altra zampina, unghiata feroce, dentro la zampina, unghiata feroce, fuori la prima zampina.

Mia madre molla la gattina, io prendo un’ennesima unghiata, poi rattamente le infiliamo il calzino dalla testa. Come cretini stiamo praticamente a guardarla mentre ci lascia fare e se lo lascia stendere sul pancino e sulla ferita: evidentemente era solo l’infilarla dalle zampe, che non le tornava, essendo indignitoso.

Adesso la gattina se ne va con questa specie di guepiere che le copre precisamente la ferita e non le impedisce i movimenti e non tira come il cerotto; soprattutto, sta buona buona e, sembrerebbe, grata quando qualcuno gliela stende e risistema addosso.

Dopo la battaglia di sabato, sono pronto a fare il baby-sitter, che almeno i neonati non ti fanno le mani a strisce.

calzino

*ricordo che, essendo la seconda gatta arrivata in casa, dopo Cleopatra (Cleo per la mi’mamma, Citziona per me) , aveva bisogno di un nome altisonante anch’ella, acciocchè non soffrisse di complessi d’inferiorità dovuti alla taglia molto minore.

Posted by i'C under Accadde che... |

3 Comments »

  1. ma la tua micina è proprio bella!

    Comment by limiteinfinito — 29 January 2007 @ 21:09

  2. E’ una “falsa tre colori”, screziata invece che a chiazze tartaruga.
    Ha un musino furbo che metà basta, e anche se la grande è più intelligente -credo-, lei è vispa e giocherellona come poche.
    Peccato che non sono mie, ma dei miei :S

    Comment by i'C — 29 January 2007 @ 21:38

  3. Sono splendide, tutt’e due! :)

    Comment by NeXuS — 31 January 2007 @ 05:03

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