May 4, 2007

La coinquilina

Ecco, se no non lo racconto più, e faccio come la “trilogia di mia madre” (verrà anche quella) e me ne dimentico…

Allora.

Io, per motivi che non starò qui a rivangare, abito da solo da ormai due anni.

Il trasloco (QUASI finito, giuro!) è stato molto graduale, e son vissuto per un bel pezzo con scatoloni in ogni dove e i libri ammucchiati. Questi ultimi -il grosso del trasloco- ci sono ancora, in attesa di, toh!, stasera, che possa contattare e abbia di che pagare le scaffalature per riempire una nicchia nell’ingresso che sembra fatta apposta.

Voi immaginate come sia andare da solo in una casa nuova: non sei abituato agli spazi, alla dinamica delle temperature e dell’aria, e quindi scattano gli “ho visto qualcosa colla coda dell’occhio” o il “brivido di freddo immotivato”.

 

Fatto uno:

Un sabato mattina torno da una cena a Verona coi miei amici di Clarence. Mi butto sul letto dopo aver appena guardato il bailamme che regnava nel salotto-studio con un moto di “ma chi se ne strafrega del casino, rimetterò a posto, prima o poi”

Al momento del risveglio ripasso in salotto. Sul pavimento, nel centro geometrico della stanza, c’è un libro. Controllo la costola, che di sicuro si dev’esser sciupata, cadendo dallo scaffale più alto: nulla, sembra che sia stato solo poggiato, lì.

L’ipotesi “messo di proposito” è avvalorata dal fatto che se il libro fosse effettivamente caduto, sarebbe caduto ai piedi dello scaffale. E invece… controllo sul PC, è uno dei primi che ho riposto, e quindi avrebbe dovuto essere SOTTO diversi altri libri. Il titolo? “Pensieri oziosi di un ozioso”, di Jerome K. Jerome. Un messaggio alla mia nullafacenza? Forse.

Spiegazione razionale: il libro è caduto pari, e non era poi immobilizzato.  Nel titolo vedo un messaggio perchè ho dei sensi di colpa.

 

Fatto due:

Una notte mi sveglio. C’è qualcuno che si è appena seduto sul mio letto. Sono sdraiato sul lato, quasi in posizione fetale, e sento che qualcunA (si, “A”, non so perchè) è tra le mie ginocchia e il mio petto, seduta sul bordo del letto. Sento le lenzuola che “tirano”, e il materasso che si è inclinato.

Ho il braccio sotto la testa, steso, e la mano a un soffio dall’interruttore. Non ho il coraggio di accendere la luce, o di aprire gli occhi. Aspetto, raggelato e paralizzato. Più tardi il peso si solleva, e basta. Io resto immobile finchè non mi riaddormento.

Spiegazione razionale: un incubo, il più vivido e sinestetico abbia mai avuto.

 

Qualche giorno più tardi racconto il tutto a mia madre.

Lei: “Si fa benedire la casa, si manda via”

“Già, e se poi è la nonna?” (come se credessi al potere taumaturgico di acqua e sale schizzati da uno che magari ci crede pure meno di me*)

Mia nonna era sua madre, la donna che in fin dei conti mi ha allevato e ha passato con me tutta la mia infanzia. Nutriva per me e mio fratello un affetto spropositato, checchè non si facesse mai mancare severità e paternali. 

Attimi di silenzio

“Ci avevo pensato anche io”

“Di certo non mi vuole male, sennò invece del libro, apriva il gas”

 

Da allora, ci convivo. Si è fatta notare pochissimo, soprattutto nell’anno scorso.

Però sapevo che era rimasta, chiunque -ma proprio chiunque, parto delle mie fantasie paranoiche sotto tensione comprese- fosse.

E l’altr’ieri ne ho avuta una prova: il cestino che da sotto l’interruttore, a fianco della scrivania, passa sotto la stessa in mia assenza. No, non l’ho vuotato io o chi per me per poi metterlo nel posto sbagliato: pieno era e pieno è rimasto.

 

Ok, sono pazzo. Ora c’avete pure la confessione, eh? :/

 

 

 

 

*Prima di Pasqua il prete ha fatto il giro delle benedizioni. M’ha suonato al campanello di sabato mattina alle dieci. Ho aperto con solo i pantaloni della tuta e quello che doveva essere uno sguardo feroce. “Eh… ” mi fa timido e basito “io sarei il prete…”Si, proprio “sarei”. Anche con la forza della Fede, di fronte a un tozzo barbuto probabilmente incupito le sue certezze devono aver vacillato un po’.Mi sono astenuto da, nell’ordine:

“Non compro nulla”

“Mi dispiaaaaace”

“E io che credevo che quel colletto fosse una moda nuova!”

 e ho sorriso in un pacato “No, grazie, non mi interessa. Buona giornata”

Il pretino è andato via cogli occhi bassi e sussurrando qualcosa di saluto o scusa o maledizione alla mia ascendenza e discendenza per sette generazioni in su e in giù. Non ce lo vedo proprio a fare un esorcismo col rito romano, ecco.

 

 

Posted by i'C under Mi rammento | Comments (17)

May 4, 2007

Tesoretto

Prodi dice che i due terzi del suddetto andranno ai più deboli.

Io già mi immagino i soliti a dirsi l’un l’altro “eh, c’ho una fiacca oggi!”, “sapessi io, non sto in piedi!”,  ”pensa te, stamattina non riuscivo ad aprire gli occhi!”

Posted by i'C under Spigolature | Comments (1)

May 4, 2007

Lo ZEN e l’arte di preparare la schiscetta

…ove schiscetta sta al posto di Bento solo per assonanza di “quasi citazione”.

nigiri al seitan, maki al seitan, onigiri alla purea di umeboshi, formaggi e pannocchiette, biscotto cinese, prugne dolci, papaya secca

Ripetete con me: allentare le tensioni… allentare le tensioni… allentare le tensioni…
e se ho dieci minuti (ALTRI dieci minuti) vi racconto della mia coinquilina, che ovviamente non tutti sono al corrente.

Posted by i'C under Accadde che..., Feelings, Bento | Comments (12)