Salto dello squalo
Si dice “salto dello squalo”, di una serie televisiva, di quando questa ha una puntata orribile, stupida, forzata, un punto di non ritorno che, unico, segna l’inizio della sua discesa in modo inequivocabile. Si fa riferimento ad Happy Days e a Fonzie che per scommessa salta, in un episodio alle Hawaii, con gli sci d’acqua e il giubbotto di pelle, una rete con all’interno uno squalo (fenmmina, per sua fortuna).
Il venerdì l’abbiamo salutato, qui.
Abbiamo avuto la puntata “vent’anni dopo” di Nip/Tuck nella quale, i personaggi, coi capelli imbaincati da un po’ di talco e il viso appesantito da sottili strati di lattice, mettono a posto tutto. Il pezzo meglio è il figlio che da pirata della strada, razzista ariano, picchiatore di gay, copulatore di trans e pornostar, favoreggiatore in omicidi, adepro di scientology, e non mi ricordo che altro, diventa un ciccino d’oro chirurgo di grido.
Adesso abbiamo avuto Grey’s Anatomy, con la bomba da estrarre da un tizio in emorragia da tener ferma con la mano sopra il tubo dell’ossigeno che se no salta tutto l’ospedale (ma quando mai?), la tipa che partorisce, il tipo coll’infarto, e tutto solo nei primi dieci minuti dell’ultima puntata. Ho visto il Doctor Who meno incasinato per salvare il mondo da Dalek e Cybermen insieme.
HOP!
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