Ecco, se no non lo racconto pi, e faccio come la “trilogia di mia madre” (verr anche quella) e me ne dimentico…
Allora.
Io, per motivi che non star qui a rivangare, abito da solo da ormai due anni.
Il trasloco (QUASI finito, giuro!) stato molto graduale, e son vissuto per un bel pezzo con scatoloni in ogni dove e i libri ammucchiati. Questi ultimi -il grosso del trasloco- ci sono ancora, in attesa di, toh!, stasera, che possa contattare e abbia di che pagare le scaffalature per riempire una nicchia nell’ingresso che sembra fatta apposta.
Voi immaginate come sia andare da solo in una casa nuova: non sei abituato agli spazi, alla dinamica delle temperature e dell’aria, e quindi scattano gli “ho visto qualcosa colla coda dell’occhio” o il “brivido di freddoimmotivato”.
Fatto uno:
Un sabato mattina torno da una cena a Verona coi miei amici di Clarence. Mi butto sul letto dopo aver appena guardato il bailamme che regnava nel salotto-studio con un moto di “ma chi se ne strafrega del casino, rimetter a posto, prima o poi”
Al momento del risveglio ripasso in salotto.Sul pavimento, nelcentro geometrico della stanza, c’ un libro. Controllo la costola, che di sicuro si dev’esser sciupata, cadendo dallo scaffale pi alto: nulla, sembra che sia statosolopoggiato, l.
L’ipotesi “messo di proposito” avvalorata dal fatto che se il libro fosse effettivamente caduto, sarebbe caduto ai piedi dello scaffale. E invece… controllo sul PC, uno dei primi che ho riposto, e quindi avrebbe dovuto essere SOTTO diversi altri libri. Il titolo? “Pensieri oziosi di un ozioso”, di Jerome K. Jerome. Un messaggio alla mia nullafacenza? Forse.
Spiegazione razionale: il libro caduto pari, e non era poi immobilizzato.Nel titolo vedo un messaggio perch ho dei sensi di colpa.
Fatto due:
Una notte mi sveglio. C’ qualcuno che si appena seduto sul mio letto. Sono sdraiato sul lato,quasi in posizione fetale, e sento che qualcunA (si, “A”, non so perch) tra le mie ginocchia e il mio petto, seduta sul bordo del letto. Sento le lenzuola che “tirano”, e il materasso che si inclinato.
Ho il braccio sotto la testa, steso, e la mano a un soffio dall’interruttore. Non ho il coraggio di accendere la luce, o di aprire gli occhi. Aspetto, raggelato e paralizzato. Pi tardi il peso si solleva, e basta. Io resto immobile finch non mi riaddormento.
Spiegazione razionale:unincubo, il pi vivido esinestetico abbia mai avuto.
Qualche giorno pi tardi racconto il tutto a mia madre.
Lei: “Si fa benedire la casa, si manda via”
“Gi, e se poi la nonna?” (come se credessi al potere taumaturgico di acqua e sale schizzati da uno che magari ci crede pure meno di me*)
Mia nonnaera sua madre,la donna che in findei conti mi ha allevato e ha passato con me tutta la mia infanzia. Nutriva per me e mio fratello un affetto spropositato, checch non si facesse mai mancareseverit e paternali.
Attimi di silenzio
“Ci avevo pensato anche io”
“Di certo non mi vuole male, senn invece del libro, apriva il gas”
Da allora, ci convivo. Si fatta notare pochissimo, soprattutto nell’anno scorso.
Per sapevo che era rimasta, chiunque -ma proprio chiunque, parto delle mie fantasie paranoichesotto tensione comprese- fosse.
E l’altr’ieri ne ho avuta una prova: il cestino che da sotto l’interruttore, a fianco della scrivania, passa sotto la stessa in mia assenza. No, non l’ho vuotato io o chi per me per poi metterlo nel posto sbagliato: pieno era e pieno rimasto.
Ok, sono pazzo. Ora c’avete pure la confessione, eh? :/
*Prima di Pasqua il prete ha fatto il giro delle benedizioni. M’ha suonato al campanello di sabato mattina alle dieci. Ho aperto con solo i pantaloni della tuta e quello che doveva essere uno sguardo feroce. “Eh… ” mi fa timido e basito “io sarei il prete…”Si, proprio “sarei”. Anche con la forza della Fede, di fronte a un tozzo barbuto probabilmente incupito le sue certezze devono aver vacillato un po’.Mi sono astenuto da, nell’ordine:
“Non compro nulla”
“Mi dispiaaaaace”
“E io che credevo che quel colletto fosse una moda nuova!”
e ho sorriso in un pacato “No, grazie, non mi interessa. Buona giornata”
Il pretino andato via cogli occhi bassi e sussurrando qualcosa di saluto o scusa o maledizione alla mia ascendenza e discendenza per sette generazioni in su e in gi. Non ce lo vedo proprio a fare un esorcismo col rito romano, ecco.