October 29, 2007
ok, pensatemi fitto fitto e beneaugurantemente, se vi riesce, ’sto pomeriggio….
grazie
edit delle 18:30.
é andata. come non lo so, ma è andata. e se è andata bene non è finita.
Mi ha telefonato Tana delle Tigri, però. Nel caso ho aperta una carriera con loro.
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October 26, 2007
…oggi è il chissenefrega day.
Sono più tranquillo per diverse cose, e sto seguendo il precetto cinese “se c’è soluzione non ti preoccupare, se non c’è soluzione non ti preoccupare” per tutte le altre.
Ho visto che qualcuno oltre me si preoccupa, anche se non l’avrei mai sospettato. Sono GRATO a quelle persone che hanno dato una pacca, seppur virtuale o solo pensata, sulle spalle di questo bipolare.
Sono in atarassia, forse, ma siccome gli angoli della mia bocca si stanno piegando verso l’alto, credo che due o tre cosette successe, un cioccolatino al rum, un dialogo o due avuti dal pomeriggio di ieri non possano che portare verso il positivo, o quantomeno, in un negativo sopportabile fino al fatidico 29, il mio umore.
Stanco, ma non domo.
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October 24, 2007
Abbiate pazienza per l’ennesimo post figurato, ma, come coloro che hanno studiato qualche volta con me, o mi hanno chiesto spiegazioni di concetti, io so ragionare solo con esempi.
Nuovamente, il titolo dice tutto. Mi sento in una soap opera (ma non solo, eh, non solo!), ma non come il Ridge di turno, bello buono (o sennò gli si perdona tutto) ricco e fortunato. Ecco, se ci fosse una soap che avesse per protagonista un medio-brutto che si incattivisce e si incinicisce per le carognate altrui, con colpi di sfortuna o fortuna non enormi ma molto alterni, senza storie d’amore travagliate ma solo sopravvalutate, ecco, sarei io quello che fissa la telecamera con sguardo vacuo (ma belliffimo!) e pronuncia soffiando battute del tipo “non riesco più ad aprire il mio cuore, amami per quel che sono”. La telenovela più noiosa del mondo.
Certo, io ci infilerei una supercazzola di tanto in tanto, ma il senso è quello. In questo momento -in questo PRECISO momento- mi sento esaurito, ma proprio nel senso di “consumato”, “finito”.
Sto studiando da non so più quanto, e mi sento un perfetto deficiente ogni qual volta riguardo gli appunti (”l’ho scritto io, questo? si, è la mia calligrafia”) o apro il libro.
Il cuore, beh, nell’ultimo anno-anno e mezzo è stato sballottato abbastanza. Adesso credevo di averlo messo a ninne sante tra due pagine di un libro di testo, e invece basta un sms o due, e mi ritrovo a capriolare, fantasticare, illudermi, e venire puntualmente sbattuto a terra dalla triste realtà, da una parola, una frase scritta, da un procrastinare, da un silenzio. Colpa mia.
Gli amici… beh, i soliti, grazie a Nyarlatothep, forse qualcuno in più visto che il ritorno a scherma mi ha permesso di riagganciare qualche cosa. Lontani, impegnati, accoppiati, però.
E intanto ’sta vitazza continua a smacinarmi. Nulla di che, ma l’avete capito. E’ come lo smog. Magari non lo vedi, ma ti ingrigisce fuori e t’ammazza dentro, alla lunga. Il mio buonumore, il mio non scoraggiarmi, il mio fatalismo, son serviti tanto, oh, se son serviti, come una saponetta che, appena a casa, appena avessi il tempo di fare due conti mentali, lavasse via quel grigio. Sto lottando per tutte le mie mete. Cuore, studio -anche se so che non sarà un successo, lotto-, lavoro, riesco a trovare le forze pure per la scherma, che abbandonare ANCHE quest’anno sarebbe arrendersi all’avverso destino invece di sopportarne i dardi e gli strali, come diceva coso, lì.
E la saponetta va, scorre su e giù, fa quello sporco lavoro che qualcuno deve pur fare, e intanto si consuma come tutte le saponette fanno, si è ridotta come si è ridotto adesso il sorriso che ha accolto le prime macchie di grigio a suo tempo.
Sto finendo nello scarico assieme all’acqua sporca. A testa alta, con un piccolo sorriso, un po’ alla volta, consumato più dal deludersi delle mie illusioni che dalle scarse disavventure.
E il bello è che quel poco di fatalismo che mi rimane fa sì che me ne freghi il giusto.
Rileggo il post. Non sono andato da nessuna parte, ho detto poco e nulla per chi non mi conosce, un post mediocre, insomma. Al solito: oh, beh.
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October 13, 2007
E silenzio.
Il tizio davanti a lui lo guardava con l’espressione di chi ha già parlato abbastanza, ma con gli occhi divertiti di chi fa una battuta tra iniziati.
Non un fiato, da nessuno, per diversi secondi.
-Va bene, basta- disse Bruno - Mi arrendo. Accidenti a me se vi faccio qualsiasi altra domanda e continuo a fare la figura del… del… cretino, ecco. O le cose me le spiegate, visto che io qui sono DAVVERO l’ultimo arrivato, oppure posso anche andare a casa davanti a SuperQuark, che di sicuro mi diverto e ci capisco di più. E il Bolli che mi dice le cose un po’ per volta, e voi che mi parlate di, cosa sono, feste celtiche?, e date per scontato che io sappia… sono stanco, davvero. Il Bolli mi ha detto che oggi, qui, avrei avuto diverse risposte. Io chi ho creduto, e sono qui. Ho fatto male?
Pietro? Pietro. Pietro alzò appena un sopracciglio e l’angolo della bocca corrispondente in quello che doveva essere il tentativo di un sorriso compassato. Un tentativo fallito.
-Tranquillo, Bruno, le avrai. Supponevo che tu avessi immaginato di più, e credevo che stasera avresti avuto più conferme che risposte. Mi sbagliavo. -
Attese che Bruno allentasse l’espressione risoluta, poi riprese: -Cominciamo dalla fine: Farvardin è l’inizio dell’anno persiano. Quella celtica è Eostar. Il 21 marzo del calendario che si osserva oggi corrisponde all’equinozio di Primavera, ovverosia l’inizio della vittoria della luce sul buio, del giorno sulla notte, e così via. Noi lo festeggiamo da prima che assumesse i suoi nomi. La tua prossima domanda è “NOI chi?”, vero?-
Bruno annuì. -E certo!-
- Noi, punto. Non abbiamo un altro nome. Siamo esseri umani. Lascia perdere il fatto che nei secoli siamo stati cacciati e scacciati dai nostri simili, che abbiano inventato miti e leggende e girato film su di noi… Siamo esseri umani. Viviamo di più, siamo più forti, magari utilizziamo meglio la nostra mente, ma siamo esseri umani. Non siamo vampiri, lupi mannari, o quant’altro, altrimenti ci saremmo estinti da molto tempo.
- Ma le staminali nel sangue… il ferro…
- Ecco si, il distinguo è quello. Siamo esseri umani, ma siamo diversi, è innegabile. Funzioniamo meglio. E per quello spaventiamo coloro che possono fare un po’ meno. Ma non è colpa nostra.
Bruno annuì, ancora. Filava. Ma…
- Non mi state dicendo tutto, lo stesso.
- No. Infatti. Tutto assieme sarebbe troppo da assimilare. Per quanto tu sia di mente aperta, non crederesti a tutto. Lo facciamo per te. Però fidati: tutto quello che hai saputo sinora è vero: la longevità, la rigenerazione, la Lotta, il ferro…
Bruno lo interruppe -Quale lotta?
Pietro guardò il Bolli con aria interrogativa.
Questi disse solo: - L’ho lasciato vivere tranquillo finchè ho potuto. Alla prima avvisaglia, l’avrei avvertito.
Bruno raggelò. Una Lotta nella quale una parte era costituita da esseri immortali e nella quale poteva essere coinvolto anche lui. Aveva ragione Pietro, col suo “un po’ alla volta”: già faceva fatica ad accettarlo.
Pietro sospirò, rassegnato. - Va bene, rilassati pure. C’è una battaglia in atto da millenni, ma ormai sono diversi anni che non siamo più attaccati.-
- Una battaglia contro chi?
Pietro esitò un attimo. - Beh, tu lo chiameresti Dio.
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October 13, 2007
Non cercatemi fino al 30.
oddio, si, cercatemi che fa sempre piacere, però non v’arrabbiate se non ci sono.
Grazie. (din-dlon)
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October 12, 2007
Questo è il più famoso… ma io sono innamorato delle cleaners
Mi son fatto tutta la serie, ovviamente..
Mi sento sollevato, va’
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October 10, 2007
YAKIMA - CADE UN AEREO, MORTI 9 PARACADUTISTI
Un piccolo aereo è precipitato nello stato di Washington (USA). Nello schianto sono morti tutti il pilota (sic) e nove paracadutisti che avevano appena partecipato ad una gara.
Già che quando un aereo precipita e quelli col paracadute muoiono, mi perplimo… ma questi a che tipo di gara avevano partecipato? Salto sull’aereo in volo? Ci si erano riarrampicati? O l’aereo è cascato addosso a loro mentre stavano festeggiando?
Io ve lo ricordo, nell’improbabile caso ce ne fosse bisogno: che vadano bene o vadano male, le gare di paracadutismo si finiscono A TERRA!!!
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October 8, 2007
Jaimie Foxx “Aiuto, sono troppo famoso”
Problemi da star per Jaimie Foxx: l’attore teme che l’eccessiva popolarità lo danneggi.
Ma chi cazz’è?
Posted by i'C under Accadde che..., Spigolature | Comments (3)
October 6, 2007
Forse qualcuno dei miei lettori meno disattenti ricorda che io, ai miei tempi, ho lavorato pure sull’autostrada.
Ero uno di quegli omìni che vanno in giro vestiti d’arancione a fare cose improbabili di là dai coni, mentre di qua -e troppo spesso a cavallo, contro e pure di là- circolano a velocità proibite mezzi sui quali parabrezza ti spatasceresti in uno strato nemmeno troppo alto.
Amarord un pomeriggio assolato e ventoso durante il quale ho montato una stazione di rilevamento meteo su un cavalcavia.
Sotto, ad una distanza che se fossi caduto sarei morto di noia prima di battere il capo (”AAAAAAaaaaaaahhhh! Ah! Ah! … ah. Uhm.”) una verde valle sul fondo della quale scorreva placido non so quale torrente in magra.
Dietro di me circolavano, parzialmente smaterializzati per effetto relativistico, WEEEEEW!! multicolori uno attaccato all’altro.
Per qualche minuto, mentre le mani andavan da sole a girar dadi e controdadi, gli occhietti e il pensiero hanno vagato.
E ricordo la sensazione che m’ha dato questo dualismo. Ero a metà tra una quiete totale, immensa, immutabile nei secoli, la pace della natura che se ne frega di quei cosi in acciaio e idrocarburi che passano per uno iota, e quell’andiamoandiamoandiamocazzocheètardi.
E come la linea tra Yin e Yang, non ero nè l’uno nè l’altro. Mi ero assottigliato tanto che ero come quell’illusione che divide l’infinito passato dall’infinito futuro, e chiamiamo presente, una soglia, un concetto più che un oggetto.
Poi il dado, arrivato in fondo al bullone, ha smesso di girare.
Ieri di nuovo, stavolta mentre andavo sul raccordo verso il mio Cheers.
Mi sono accorto che corro da una parte all’altra, lavoro, seguo un corso che probabilmente non riuscirò a superare, mi do da fare per sottotitoli-scherma-secondlife, vedo gente faccio cose… e intanto le cose importanti scorrono sotto di me, tanto lentamente che io stupidamente le ritengo ferme ed eterne, come un torrente in magra.
Amici veri, persone che sono passate anche per poche ore nella mia vita e che invece tanto mi hanno dato, che puntualmente “domani chiamo”. I miei “progetti a lungo termine”: il romanzo, mille libri da leggere, mille cose da sistemare, una casa da mandare avanti e finire di arredare da non so più quanto. Questo cuore, che ormai non prendo più sul serio nemmeno io, perchè ogni volta ha scelto il momento o la persona sbagliata per impegnarsi, e ogni volta è tornato a casa con la testa un po’ più bassa.
E adesso, di nuovo, sono sul ciglio, nè davvero sulla strada nè davvero nel fiume. Ho paura a buttarmi giù, che la strada più facile è continuare a guardare i fanalini posteriori dell’auto davanti e pestare l’acceleratore come se fosse la mia stessa testa, come se fosse questo nodo vuoto che troppo e sempre più spesso viene a formarsi tra stomaco e viscere, correre senza guardare intorno quel che mi sto perdendo.
Però, prima o poi, ’sta benzina finirà. E il fiume potrebbe non esser più lì ad aspettarmi.
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