October 24, 2007

Soap

Abbiate pazienza per l’ennesimo post figurato, ma, come coloro che hanno studiato qualche volta con me, o mi hanno chiesto spiegazioni di concetti, io so ragionare solo con esempi.

Nuovamente, il titolo dice tutto. Mi sento in una soap opera (ma non solo, eh, non solo!), ma non come il Ridge di turno, bello buono (o sennò gli si perdona tutto) ricco e fortunato. Ecco, se ci fosse una soap che avesse per protagonista un medio-brutto che si incattivisce e si incinicisce per le carognate altrui, con colpi di sfortuna o fortuna non enormi ma molto alterni, senza storie d’amore travagliate ma solo sopravvalutate, ecco, sarei io quello che fissa la telecamera con sguardo vacuo (ma belliffimo!) e pronuncia soffiando battute del tipo “non riesco più ad aprire il mio cuore, amami per quel che sono”. La telenovela più noiosa del mondo.

Certo, io ci infilerei una supercazzola di tanto in tanto, ma il senso è quello. In questo momento -in questo PRECISO momento- mi sento esaurito, ma proprio nel senso di “consumato”, “finito”.

Sto studiando da non so più quanto, e mi sento un perfetto deficiente ogni qual volta riguardo gli appunti (”l’ho scritto io, questo? si, è la mia calligrafia”) o apro il libro.

Il cuore, beh, nell’ultimo anno-anno e mezzo è stato sballottato abbastanza. Adesso credevo di averlo messo a ninne sante tra due pagine di un libro di testo, e invece basta un sms o due, e mi ritrovo a capriolare, fantasticare, illudermi, e venire puntualmente sbattuto a terra dalla triste realtà, da una parola, una frase scritta, da un procrastinare, da un silenzio. Colpa mia.

Gli amici… beh, i soliti, grazie a Nyarlatothep, forse qualcuno in più visto che il ritorno a scherma mi ha permesso di riagganciare qualche cosa. Lontani, impegnati, accoppiati, però.

E intanto ’sta vitazza continua a smacinarmi. Nulla di che, ma l’avete capito. E’ come lo smog. Magari non lo vedi, ma ti ingrigisce fuori e t’ammazza dentro, alla lunga. Il mio buonumore, il mio non scoraggiarmi, il mio fatalismo, son serviti tanto, oh, se son serviti, come una saponetta che, appena a casa, appena avessi il tempo di fare due conti mentali, lavasse via quel grigio. Sto lottando per tutte le mie mete. Cuore, studio -anche se so che non sarà un successo, lotto-, lavoro, riesco a trovare le forze pure per la scherma, che abbandonare ANCHE quest’anno sarebbe arrendersi all’avverso destino invece di sopportarne i dardi e gli strali, come diceva coso, lì.

E la saponetta va, scorre su e giù, fa quello sporco lavoro che qualcuno deve pur fare, e intanto si consuma come tutte le saponette fanno, si è ridotta come si è ridotto adesso il sorriso che ha accolto le prime macchie di grigio a suo tempo.

Sto finendo nello scarico assieme all’acqua sporca. A testa alta, con un piccolo sorriso, un po’ alla volta, consumato più dal deludersi delle mie illusioni che dalle scarse disavventure.

E il bello è che quel poco di fatalismo che mi rimane fa sì che me ne freghi il giusto.

 

Rileggo il post. Non sono andato da nessuna parte, ho detto poco e nulla per chi non mi conosce, un post mediocre, insomma. Al solito: oh, beh.

 

Posted by i'C under Feelings | Comments (8)