Freddo
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E’ molto difficile che a me faccia freddo, e, soprattutto, che me ne lamenti
Anzi, quando qualcuno buba pe’ i’ freddo, sono solito dire “guarda che il freddo conserva, è il caldo che fa marcire”, ricordo che gli unici che non s’ammalan mai di raffreddore sono gli eschimesi, e che dal freddo ci si para, mentre dal caldo no
Non so come mai non m’abbia mai fatto tanto effetto, io ci scherzo su col discorso dello strato di grasso isolante, come i pinguini e le otarie, ma ne pativo poco anche quand’ero più magro.
Mi sono buttato nottetempo, con Riccardo che diceva “te sei tutto scollegato” in pozze di torrenti -adesso impraticabili per colpa della TAV che ha seccato e/o smerdato tutto-, unici coraggiosi io e la Stella, che azzeravamo col training autogeno, che ai tempi mi veniva nettamente meglio, anche quel poco di freddo che si sentiva. Che poi la Stella tremasse come una foglia, è un altro discorso. Sono passato indenne anche attraverso il passaggio dall’acqua termale a quella del fiume accanto, che Michele aveva definito “da ictus”.
Di certo, da magro e senza training, ho fatto il militare a Cuneo. Dodicesimo scaglione ‘93, il che vuol dire che mi son preso il fior fiore della neve di quella ridente* cittadina. Abbiam fatto corse e marce e un poligono nella neve, trasporti in camion aperti, e abbiam battuto a suon di cadenze un intero piazzale per il giuramento, che il gasolio dello spazzaneve costava, e noi eravamo gratis. Il giorno del giuramento la neve che avavamo compattato era ridotta una lastra di ghiaccio, come si sarebbero accorti i caporali istruttori che, avanti a tutti, ci portarono di corsa alle nostre postazioni, scivolando come al Palaghiaccio. Tutto il giuramento in piedi, sull’attenti, colla pioggia mista a nevischio che riempiva la falda del cappello da alpino, in modo da segnalare con uno scroscio chi abbassava lo sguardo. Avevamo tutti il pizzetto, cosa che fece consumare ai miei un rullino per fotografare chissà chi due file avanti, però non bastava per scaldarci la faccia. Ricordo che mia madre, libera di muoversi, ebbe lo stesso un principio di congelamento ai piedi. Noi, oltretutto, c’eravamo bagnati i guanti perchè non scivolassero le baionette quando le avremmo innestate.
Eppure sono sopravvissuto. Non un raffreddore, non un gelone, a malapena un “maremma maiala che diaccio”. Sono stato preso per il culo, ovviamente, ma allora mi rodeva altro, tipo l’esser stato appena mollato da una alla quale avevo espressamente richiesto “sei sicura di resistere alla lontananza? io parto militare, ci si vede una volta ogni due settimane se va bene”. Sono sopravvissuto a quello e ai campi, ma lì, vabbè, ero dentro uno shelter
Son sopravvissuto anche alle notti in Inghilterra, al Gathering, in tenda, rinvoltato pancia sotto in un sacco a pelo modello “mummia” col buco per la faccia portato dietro la testa. Lì si che me la vidi brutta… alle tre di notte, di punto in bianco mi sveglia la vescica urlando
“E ALLORA!!”
Giuro, per la prima e unica volta dai tre anni in poi, quella notte presi in seria considerazione l’idea di farmela addosso, per avere almeno qualche minuto di caldo. Poi optai per il correre alla frasca più vicina e tornare che ancora non s’eran dissolte le nuvolette di fiato dell’andata.
L’età sta chiedendo il suo tributo, ovviamente. E’ dal ‘93, dal militare, appunto, che porto, estate ed inverno, due paia di calzini, uno corto ed uno lungo, che tengono il piede alla temperatura ideale senza farlo sudare. Ecco, sto cominciando a non toglierli per andare a letto, unica concessione al freddo di Figline. Tengo il riscaldamento al minimo -cosa che impedisce quasi la fermentazione della birra che ho “messo su” due domeniche fa- e non ho messo su lo scaldasonno, però.
Ecco, quando mi chiedono quanti anni ho, per stupirsi -almeno è successo fino all’altro ieri- di quanto ben sia conservato, potrò addurre questa motivazione, oltre a “i grulli non si fanno problemi, niente rughe o capelli bianchi”: “sto in frigorifero”.
Assieme alle otarie e i pinguini.
*un cazzo
















dicembre 5th, 2007 at 10:06
Ciao Simo, questa mattima mi ci voleva propio iniziare la giornata con le tue memorie. Sono al lavoro dalle 7,00 e la giornata di ieri e’ finita a mezzanotte con vari accidenti e giramenti….. non sei il solo che sta’ in frigo. Benvenuto nel club.
dicembre 6th, 2007 at 03:33
Beh, io qua passo dal freddo esterno (si va tranquillamente sotto zero) al mortale caldo degli ambienti di lavoro e, soprattutto, di camera mia (in laboratorio sto a maniche corte ed in camera, pur dormendo in mutande, sudo).
Inutile dirti che sono distrutto, vero?!
dicembre 19th, 2007 at 19:26
Io muoio di freddo anche al lavoro, con la porta spalancata