March 31, 2008
Ieri mia madre, per la settimanale pulizia del karma, stava guardando “Alle falde del kilimangiaro”.
La conduttrice, evidentemente più avvezza ai chewing-gum e agli orsi polari che al cinema, ha letto “Una mail proveniente da una nostra ascoltatrice, Nìobe, o Niòbe, che con un nome così inusuale non si sa mai”.
Certo, se sei rimasta chiusa in casa senza contatti col mondo esterno E NEMMENO T’E’ IMPORTATO NULLA DI INFORMARTI negli ultimi dieci anni.
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March 30, 2008

eh, è arrivato il rompiscatole!
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March 29, 2008
Leggo su “La Nazione” di oggi un articolo dai toni a dir poco politici (uno per tutti: “rientro in terra rossa”, e non si parla di tennis) che CRAI vuole investire in Toscana.
Speriamo, per due motivi.
UNO: Gli ecopoint ; visto che metà dei nostri rifiuti sono imballaggi inutili (”almeno” metà, anzi. Pensate ai detersivi, all’olio, a tutte le bibite) loro che fanno? Ti lasciano acquistare sfusi non so quanti prodotti. Un plauso grande. Anche perchè, se pagherò i miei ceci secchi il 20% in meno perchè non sono costretto a pagarne pure la scatola, non può farmi che piacere. E che il signor CRAI ci guadagni lo stesso, cavolo.
DUE: Ho letto qualche tempo fa “Falce e carrello”. Se qualcuno può togliere clientela alle Coop, fiorenti per mille motivi POLITICI, mi fa solo piacere. Sono dispettoso? Cacchio, si.
Leggo però anche un trafiletto che mi basisce, e mi fa calare le speranze:
“(…) CRAI ha chiesto alle regioni di poter defiscalizzare gli Ecopoint, (…), come accade per tutti i prodotti che rispettano l’ambiente e non inquinano”
Signor CRAI, mi spiace. Spero che resti vantaggioso lo stesso per lei (e per noi), che qui se qualche politico la può ostacolare, vada tranquillo che succederà. Troveranno un cavillo secondo il quale non è possibile lasciarle vendere il riso sfuso e il vino alla spina, oppure troveranno il modo di renderlo conveniente solo in qualche tipologia di negozi. E’ già successo con le farmacie, se lo ricordi.
Incrociate le dita, e ricordatevi che decidete del vostro futuro ogni volta che fate la spesa.
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March 28, 2008
…devo pure avere già usato questo titolo, ma vabbè…
Sto sistemando i links. Se vado di questo passo, mi ci vorrà una giornata. Poi passerò alla normale programmazione.
Aggiornamento salute: ho perso quattro delle nove ottave di estensione vocale, ahimè incontrollabili, che mi ritrovavo. Sono sempre ctonio*, stridulo, raschiante e flautato CONTEMPORANEAMENTE, ma si stanno livellando i picchi e stringendo la banda.
Stay tuned.
*Visto, Umberto? sono riuscito a usarlo! Appena ci si vede paghi da bere.
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March 27, 2008
Quarantamila visite.
Lo so che trentottomila l’ho fatte io, ma….
E’ un bel traguardo. Grazie delle 2000 preferenze, anche a quello -spero sia un quello solo- che continua ad arrivare qui cercando “poppe lubamba”. (il che mi ricorda che devo fare un post sulle chiavi di ricerca. Temetemi/vi/li/le!)
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March 27, 2008
La notte era calda, e l’essersi messo un mefisto certo non l’aiutava a stare meglio. Le placche di kevlar che gli aveva applicato e che lo facevano sembrare una via di mezzo tra un predator, un nero teschio dalle suture mal saldate e uno degli Immortali di “300″ davano il colpo finale, impedendo quasi del tutto la traspirazione.
Eppure, non poteva toglierselo, se non voleva essere correre il rischio di essere visto attraverso le finestre o una telecamera. Le celle di Peltier su ogni placca del viso e dell’armatura, che prima di venire modificata era un banale completo leggero da motocross, impedivano che il suo calore corporeo si alzasse sopra quello ambientale. Era invisibile all’occhio nudo e ai rilevatori di calore. Per quello aveva scelto quella notte, affinchè la differenza tra il suo calore e quello circostante fosse meno elevata possibile, in modo da contenere il lavoro delle celle e il calore intrappolato sotto la tuta da un sistema di raffreddamento autocostruito che comprendeva, tra l’altro, quello di una scheda grafica per pc e delle mattonelle di ghiaccio sintetico per campeggio.
Era riuscito, con gli avanzi di un videofonino altrimenti irrecuperabile, a realizzare una via di mezzo tra un intensificatore luminoso e un visore a infrarossi, e l’aveva applicato all’occhio destro della maschera.
Era stato piú difficile trovare la distanza giusta dall’occhio e costruire con metallo e resina un supporto stabile che non facesse trapelare la luce dello schermo, che tutto il lavoro di sagomatura e applicazione delle placche di kevlar. Ovviamente, una volta trovato qualcuno che rivendesse le fibre e la resina necessarie, Schmidt. Per la realizzazione aveva solo ricoperto colla fibra gli opportuni punti del completo da moto e di una normalissima maschera, e aveva versato la resina. Aveva poi diviso la maschera in diversi pezzi -zigomi, mento, fronte, guance- per poter mantenere un minimo di flessibilità.
Il peso del pacco batterie e delle mattonelle di ghiaccio necessarie al funzionamento del sistema di raffreddamento era distribuito sulla schiena, grazie allo zainetto che conteneva il resto dell’equipaggiamento, e quindi non gli impacciava in alcun modo i movimenti nella boscaglia.
Giorgio avanzava lentamente, un quarto di passo per volta, in modo da poter sia scovare eventuali trappole che minimizzare la possibilita’ di essere rilevato da un sensore di movimento. Non sapeva a cosa andava incontro, e aveva cercato di pensare a come lui stesso avrebbe protetto il suo obbiettivo. All’aperto, sensori di movimento troppo sensibili o fotocellule, a rischio di falsi allarmi per via dagli animali, visto che era zona quantomeno da cinghiali, erano controindicati. Era più probabile che avrebbe incontrato recinzioni o telecamere con sorveglianza umana, ed era per quello che aveva mirato anche alla difesa passiva, quando aveva stilato i disegni di quell’armatura.
I soldi non erano stati un problema, Leonardo glielo aveva detto subito, che l’unico accorgimento da seguire era la riservatezza. Era solo per quella che aveva preferito l’autocostruzione, ed era solo per quello, probabilmente, che Leonardo aveva scelto lui per quella missione: perchè era in grado di costruire da solo quanto gli fosse servito, senza lasciare in nessun posto, fisico o virtuale, tracce di acquisti sospetti.
Giorgio era portato per il problem-solving, come dicevano gli anglofoni aziendali. In azienda si era fatto notare per quello, per riuscire sempre a trovare la soluzione più semplice e conveniente per qualsiasi problema. Riusciva a ricordare le competenze e anche gli interessi extralavorativi di ogni tecnico o impiegato, e sapeva sempre a chi rivolgersi per un aiuto nella soluzione di qualsiasi problema gli venisse proposto.
Quindi, quando Leonardo l’aveva chiamato nel suo ufficio, si aspettava di dover risolvere un guasto alla rete, al PC o a chissà che cosa. Invece, con poche parole questi lo aveva messo al corrente di quello che già sospettava: c’era una cospirazione in atto, per prendere il dominio mondial, e toccava a pochi elementi dalle qualità particolari impedire che la parte sbagliata vincesse. I nemici tramavano nell’ombra, si nascondevano tra gli altri. Da millenni, diceva Leonardo. Poco meno che demoni, erano devianti genetici e mentali. Erano malati di irsutismo, porfiria, paranoia e malattie mentali varie, erano convinti di essere superiori al resto del genere umano. Il problema era che, per “difendersi” da una eventuale estinzione ad opera degli “umani invidiosi”, troppo spesso attaccavano per primi. Nei secoli avevano sparso epidemie, scatenato guerre, eresie e persecuzioni religiose.
Adesso toccava a loro due, grazie a Leonardo che ne aveva scoperto le mire e i luoghi di riunione, trovare un modo di fermarne i piani più sanguinari. Lui avrebbe aspettato, con uno scanner cellulare poggiato sul cruscotto, e un analizzatore di protocollo e uno telefonico in parallelo al doppino telefonico, accanto all’armadio ripartilinea, aperto per l’occasione e lasciato accostato con solo il cavetto tra i battenti, a meno di un chilometro a valle. Giorgio aveva trovato i piani per un apparecchio in grado di inserire su una linea telefonica valori di impedenza e capacità tali da simulare lo sgancio della cornetta. Il telefono non trillava, ma il microfono veniva attivato. Ne aveva appreso l’esistenza in un romanzo, aveva trovato gli schemi per le specifiche statunitensi, aveva adattato i valori, l’aveva provato al proprio ripartilinea, verso il proprio telefono; aveva identificato i contatti relativi tra le centinaia chiamando il numero di casa e passando un tester in cerca della tensione di chiamata. Ovviamente, il tutto nottetempo, parcheggiando un’auto col portapacchi ingombro davanti all’armadio per nascondersi dagli sguardi di passanti meno che distratti. Purtroppo, lo stesso sistema non aveva funzionato per il telefono della villa alla quale si stava avvicinando srasera. Avevano identificato i contatti con una telefonata a vuoto due settimane prima, ma il sistema di ascolto non funzionava: o i devianti avevano protetto in qualche modo le loro linee, o quello che riproduceva i valori di impedenza e capacità di un impianto telefonico era in realtà qualcos’altro. Giorgio non aveva avuto modo di sperimentare anche il sistema di discriminare un modem o un sistem adsl. Pertanto, avrebbero studiato in seguito quello che passava su quella linea, una volta terminato quel blitz. Un passo alla volta.
Un passo alla volta. Anzi, meno. Mezzo, un quarto di passo. Prese come meta la fievole luce che filtrava attaverso le imposte di una finestra, sistemò meglio il fucile di precisione a tracolla, e continuò ad avanzare.
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March 26, 2008
Praticamente, una comunicazione di servizio.
Stasera provo a finire la puntata del racconto, Rick, giuro. Però tu togli gli spilloni da quella bambola, che tanto non funziona, gne-gne-gne! (titoli dei giornali di domani: “Trentaseienne trovato morto in casa, al PC, mentre cazzeggiava invece di scrivere” “S.C., 36 anni, è stato trovato morto dai vicini, insospettiti da qualsiasi cosa, visto che i cavoli propri non se li sono fatti mai. Il cadavere, riverso sulla tastiera di un PC, connesso a una chat presumibilmente satanica o pedofila, a seconda che MSN stia per “Mighty Satan Network” oppure “Minori Stuprati Nottetempo” -le ipotesi sono al vaglio degli esperti- presentava numerosi segni di spillone nella zona lombo-sacrale, la scritta “muovi il culo!” graffiata sulla schiena (che si tratti di un omicidio legato all’ambiente omosessuale del quale il C. è adesso sospettato di fare parte?) e del cotone da imbottitura in bocca e all’interno dello stomaco. Gli inquirenti stanno puntando su quest’ultimo particolare, indicante l’appattenenza del C. a una qualche flangia sudista-razzista-segregazionista-neonazista americana, per la soluzione del caso.”)
Dicevo? Ah, si, Rick, posa quello spillone, eh?
Dicevo anche che appena ho finito con quello, bisogna che inizi davvero a buttar giù i fondamenti dell’Attentismo -ma che nome del cavolo: meglio Curazionismo, Focalismo, o suggerite voi il nome per un comportamento basato sulla cura e attenzione, che mi fate un favore- visto che ieri una mia amica mi ha comunicato che quando ne applica uno dei principi si sente felice.
No, non è vero. Me l’hanno chiesto di nuovo. In maniera semiseria, ma mi hanno di nuovo chiesto come mai eccetera eccetera. Io ho scherzato su ciclotimia e pasticche, ma mi han risposto: “dai, sul serio, dimmi come fai”. Volentieri, però urge un disclaimer.
Io non penso di essere, e non penso che voi pensiate che io sia, un guru, un maestro di vita, o men che meno un filosofo. Ragazzi/e, io sono un buffone. Sono sereno perchè sono un irresponsabile, ho la faccina liscia perchè non mi preoccupo di nulla. Non vi fidate, ve lo dico subito.
Però, visto che pure Ron Hubbard, mediocre scrittore di fantascienza, ha fondato per motivi fiscali una religione per ricchi -o per chi ha parenti ricchi-, mi sento autorizzato a divulgare i precetti della MIA felicità, sia mai che possa essere utile a qualcuno. A me per primo. Gratis, cavolo.
Se qualcuno ha da ridire, lo faccia ora, o taccia per sempre.
OUCH! RICK, POSA LO SPILLONE!
edit: guardate come suona questo per la quarta di copertina.
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March 25, 2008
…mare, come la volevo fare, non c’è stato verso. (paura, eh?).
No, in realtà del mare, salvo lunedì, non mi interessava granchè. Avrei preferito essere in grado di andare a Pisa, al ristorante giapponese, venerdì sera. E invece, sveglia alle 6 col mal di testa, naso tappato e mal di gola, sono andato a letto alle 21 grossomodo con mal di testa, naso tappato e mal di gola.
Dopo una giornata di riposo, mi son detto: “ma si, andiamoci pure, alla cena di compleanno di Mike”. Infatti, sono uscito che avevo una voce bassa, calda, e per il mal di gola parlavo lentamente, limitando peraltro il numero delle cazzate/minuto. Roba da far saltare i perizomi come tappi di spumante. Me la son ovviamente giocata nei primi cinque minuti di conversazione, con Michele, che grazie a chiunque sia lassù non se ne è accorto, e sbandando poi in frequenza come faceva l’autoradio del 131 del mi’babbo. Nella musica a più decibel di MazingaZ, in birreria (scelta astutissima, visto che l’ho proposta io) mi toccava far seguire il labiale. E lasciarmi prendere per il culo, ovviamente.
Lo stesso a pranzo coi miei. Bello, mangiare a capo chino, che se fai tanto di dire qualcosa ti vien risposto un ilare “non vociare”, alla faccia di “un bel gioco dura poco”. Infatti, son volato a letto subito dopo pranzo, con un po’ di mommo in corpo, da usarsi come disinfettante ad uso interno.
Lunedì, un tempo da tregenda: pioggia mista a grandine e neve, uin freddo da spaccare il becco ai pinguini. Svegliato dopo 20 ore di sonno a malapena interrotte dalla cena, ho usato la pasquetta per sottotitolare, scrivere un pezzettinio-ino-ino del mio racconto, esprimere la mia disapprovazione verso il mio revisore di Torchwood, pubblicare le foto dei lavori in pietra dura del mi’babbo, mettere in recupero la seconda stagione di Skins. Già il primo episodio m’ha fatto male, sappiatelo.
Stamattina toccava a me riaprir bottega, al lavoro. Evito qualsiasi commento riguardo il primo giudizio del capo riguardo alla mezz’ora intercorsa tra il mio ingresso e il suo, ma voglio sdilinquirmi sugli arabeschi di ghiaccio bugnato dalla grandine che mi son trovato sulla macchina.
Ci sono voluti dieci minuti per sbrinare il vetro, nonostante l’ausilio della stufa da auto puntata sul medesimo. Però, guardate che bello, da dentro, anche se la foto non rende quasi per niente quanto fosse bello a vedersi.
Ci credete che m’ha svegliato quasi quanto il caffè?

Però la voce rimane quel che è. Paperino sotto visita proctologica che litiga con Ratzinger e Platinette (spero che Platinette non si offenda per l’accostamento), che per uno che lavora al telefono non è male. Oh, beh, almeno ho una scusa per non arrabbiarmi, che se urlo mi faccio del male.
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March 24, 2008

ma con lo spirito olimpico non hanno più nulla a che spartire.
-e già che ci siamo: all’indomani di una squalifica ingiusta, la Pellegrini vince e stabilisce un primato mondiale. Io avrei ringraziato pubblicamente i giudici per avermi fatto riposare.
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March 20, 2008
Adesso lo posso dire.
Mi sono innamorato di un telefilm.
Un telefilm adolescenziale, per di più.
Inglese, oltretutto. Roba che in confronto, detta così, “Kebab for Brakfast” è roba da Oscar.
E invece. Ho appena finito di vedere, sul mio palmare preferito, la puntata 1.09.
Quella in cui, subito dopo la festa di compleanno del ragazzino musulmano con l’amico gay, mentre l’imbranato della serie rincorre e cerca la ragazzina ex-anoressica di cui è innamorato, il bello-e-stronzo (ma bravissimo in tutto nonostante l’abuso di droghe e la carenza di impegno e responsabilità), esortato dalla sorella tossicodipendente, chiede scusa alla fidanzata che l’ha mollato dopo che lui aveva praticato una fellatio al gay di cui sopra.
Una cosina leggera, no? Una serie sugli adolescenti “quasi” per adolescenti, nella quale non ci si vergogna di affrontare temi pesanti, MOLTO pesanti; ovviamente, talvolta capita che si esageri in un senso o nell’altro, con uno stereotipo o due, ma… non sono riuscito a staccarmi dallo schermo.
Il bello è che questa serie alterna a momenti di ingenuità di sceneggiatura situazioni che ti pigliano visceralmente e ti portano in giro per la stanza come un gatto per la collottola. Bellissima, oggi, ad esempio, la canzone “Wild wild world” cantata dai protagonisti e dalle comparse, che riassume PERFETTAMENTE l’atmosfera di tutto l’episodio. L’ho rivisto quattro volte, quel pezzetto, una delle quali colle lyrics sotto gli occhi.
Ci sono degli attori spropositati -Cassie!, pure doppiata magistralmente- e, cavolo, nello sfigatello mi ci son immedesimato dal primo minuto. Il mio migliore amico non era nè tossico nè stronzo, ma ai tempi si stava così.
Mi raccomando, fatevi del male anche voi, appena potete.
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March 19, 2008
Ieri, coll’ottimo Rick, era giorno di “doppia” allo Warner: film, talvolta pizza, film. E ieri era pure “talvolta”, yeah, fratelli, yeah!
FILM - Abbiamo cominciato alle 18 con Jumper. La fiera dello stereotipo adolescenzial-giovanile. Uno in grado di teletrasportarsi -e come!- non ha bisogno di stare un’ora di film a prendere a pugni un avversario: lo abbracci, lo porti a seimila metri di quota sopra la calotta polare artica, lo lasci, torni nel tuo attico a New York prima di prender freddo. Certo, un film di sei minuti era meno interessante di Samuel Jackson che ne busca da un ragazzino che pare un VeeJay di MTV. Senza infamia e senza lode, alla fin fine. A parte la recitazione delle comparse italiane, ovviamente, che, non riesco a immaginare come mai, avevano tutte l’accento tunisino.
PIZZA - Avevamo mezz’ora. Siamo andati alla pizzeria del bowling. “E’ possibile avere una margherita cipolla e scaglie di grana?” chiedo io “Oddio buona… m’hai fatto tornare fame… dopo la provo!” risponde la cameriera. La ragazzuccia, peraltro con l’unica pecca di aver avuto un banale incidente con una sparachiodi in faccia, rincara con un lodevole “Mozzarella di bufala, vero?”. Affabile, carina e buongustaia, da sposare. Anche perchè al mio “Il forno è caldo, ci si fa in mezz’ora?” risponde sorridendo: “Non so, il locale è un po’ pieno” quando c’eravamo solo io e Rick. Il MIO genere di umorismo! OK, la prossima volta corte spietata, peggio per lei. Abbiamo inoltre atteso le pizze ingollando una piattata inaspettatamente estesa di patatine a testa. Io mi son pentito dell’abbuffata solo stanotte, passata a discutere colla cipolla. Al bar, un bel caffè al ginseng, digestivo e corroborante. E anche lì, abbiamo notato che l’affabilità della barmaid era notevole. C’avrebbe tenuto a chiacchiera tutta la sera, suppongo. Cosa meglio di un paio di sorrisi muliebri per migliorare una serata già ottima? Solo una cosa: il realizzare che probabilmente sono in gran parte dovuti al nuovo modo di porsi al mondo. “Sorridi, e il mondo ti sorriderà”. Ecco, ora c’ho le prove.
FILM - Alle 20.30, REC. “Angela Vidal, di ‘Mentre tu dormi”" (avete letto ‘AngHela Vidàl’, vero?), capotroupe di un reportage verità sui vigili del fuoco di Barcellona, li segue in un condominio per quello che dovrebbe essere un intervento di routine. Non lo sarà. Ecco, prima ho detto che dell’abbuffata mi son pentito solo stanotte. No, me ne son pentito quando nel film c’è stata la prima corsa con la camera a mano. Anche in questo film diversi stereotipi, ma parecchio meglio di quanto ci si aspettasse.
IL DOPO - Rick mi raccomanda un sito di letteratura o due, mi richiede -bontà sua- il capitolo del mio racconto a puntate che ho già quasi pronto, mi stupisce ancora colla sua comprensione fonetica del giapponese: “nel film ha detto “non lo sai, stai zitta”". Il sapere che tale comprensione deriva dalla visione di Anime in lingua originale mi inquieta sulle sue capacità di apprendimento, e soprattutto sulla carenza delle mie. Appena salutato lui, mi arriva un sms. Un’amica mi ha chiamato quando non potevo ricevere. Un’amica che, per quanto buona come il pane e intelligente da morire, non ha capito un cavolo di psicologia maschile. Anche se è vero, non si dice mai “per me gli amici sono come asessuati”. Viene voglia di fare uno spregio e non essere amico, sappiatelo, ragazze tutte. La nostra virilità non può essere sminuita nemmeno dall’affetto. O almeno fingete, cavolo! Ma come, vi riesce fingere un orgasmo -dicono*- e non vi riesce fingere un seppur blando interesse -o anche solo una considerazione- sessuale?
A CASA - Primi screzi colla pizza, che evidentemente aveva già qualcosa a che ridire sul fatto che io già volessi dormire: “No, dai, stiamo svegli assieme altre quattro ore!”. Però la buonanotte me lo ha dato il vedere, su un forum qui accanto linkato, che questi miei sproloqui sono più letti e graditi di quanto mi sarei mai aspettato. Grazie, gente. E’ un onore esser letto da voi tutti.
*si, lo so. lasciate che mi illuda. se no vuol dire che mi leggete ma proprio non mi capite.
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March 12, 2008
Almeno finchè non ci mette mano il capo.

Posted by i'C under Accadde che..., Ce l'ho con..., HELP! | Comments (10)
March 10, 2008
In auto, e quindi per forza sbrigativo, nonostante sia al vivavoce.
Mia madre mi telefona:
“Stai venendo a pranzo da me?’
“No, mamma, ho giá pranzato, vado a cena fuori”
“Poi vieni a dormire da me che..” “No, che domani vado a donare il sangue” “…ho preparato il timballo di patate con la mozzarella” “…e poi vengo a pranzo da te, tienilo da parte”
Questa si chiama prontezza di riflessi, ragazzi miei.
Posted by i'C under Senza Categoria, Accadde che... | Comments (14)
March 7, 2008
Ieri dopo il lavoro sono andato al LIDL, che c’erano in offerta l’HUB USB e la pendrive.
Mia madre, saputolo in anticipo, ne ha approfittato appioppandomi una lista di tre oggetti per una mezza dozzina di kg (”confezione da 6 bottiglie acqua tonica, varechina flacone convenienza…”), pertanto prima di scendere dall’auto, per una volta in vita mia, mi son ricordato di prendere il borsone da carrello per poter portare tutto.
Ovviamente, in corsia niente pendrive. Agguanto una commessa, che mi riferisce “Memorie finite, le porte sono alle casse”.
Mi metto in fila.
Quando sto per appoggiare il borsone sul chilometrico nastro, vedo una tizia dietro a me sommersa di roba tenuta in mano, tipo tappetini in poliuretano salvaginocchia. Dico solo “Posso?”, glieli levo di mano, li appoggio sopra il borsone.
“Uhgrazie,” fa lei “eh, non sono organizzata come te… sono entrata per due cose, non ho preso il carrello e poi…”
“Tranquilla” dico io guardandola in faccia e sorridendo (Molto caruccia. Una bella Signora curata. Magari un cinque o sei anni più di me, e lo stesso caruccia assai. “Da battaglia”, come avrebbe detto il Ragno ai tempi d’oro) “di solito ci sono io, sormontato di roba, che dimentico la borsa in auto… e ho solo tolto il più leggero”
“Ma che bella borsa… ma dove l’hai trovata?”
OK, io sono un nerd. Sono pure un perfetto imbranato nei rapporti col gentil sesso. Ho “broccolato” solo DUE volte, “a vista”, e della seconda non sono nemmeno sicuro.
Però, in quanto latore di molte delle medesime, so riconoscere le “scuse pretestuose di conversazione”. E lo sguardo trombino lo so riconoscere, visto che la sua carenza nelle mie interlocutrici ha segnato la mia esistenza. Oddio, ci stava provando!!! UNA DONNA CHE CI PROVA CON ME (aspettatevi il settimo sigillo, a breve)
Ho cominciato, stranamente senza balbettare, a decantare le lodi della borsa agganciacarrello della esselunga, con tasca portamonetina il gettone contenuto nella quale è ottimo per la CONAD… una quantità di stronzate impareggiabile. E continuava ad ascoltarmi rapita.
Mi ha salvato dall’implodere solo la cassiera, che non sapeva dove tenesse le HUB. “SilverCrest, è quella scatola là”, faccio io, e quando me la porge taglio col Victorinox che tengo in tasca il nastro adesivo che ne copre l’ottanta per cento della superficie per evitare che la cassiera continui a graffiarlo con le mani, come un gatto alla finestra.
“Uuuh, com’è attrezzato!” sento dire dalla Signora dietro di me. Mi mordo il labbro inferiore per non rispondere “Già mi immagina nudo, eh?”, battuta peraltro scontata ma che la signora non si meritava.
Continuando a sorridere, pago, saluto la cassiera, saluto ancora più amabilmente la signora e torno all’auto, e solo lì realizzo che ho lasciato cadere un’occasione che quelche anno fa avrei considerato implausibile (”A chi, a me? naah”)
Perchè magari sono piaciuto (credo, ovviamente, che di certo non ero nel capo alla Signora)? Perchè ero rilassato, tranquillo, credo. Le ho tolto di mano i salvaginocchia senza secondi fini, senza tensione, perchè era meglio farlo, non perchè “se lo faccio magari…”.
Non ero di fretta, non ero teso, ero sorridente e tranquillo.
Questo mio stato di beatitudine, per quanto preludio a chissà quale tragenda, si sta davvero estendendo al mio esterno, al mio modo di agire e relazionarmi, evidentemente.
(Non assumo sostanze stupefacenti, giuro!)
Non sono autocelebrativo perchè me ne bullo… è che sono sorpreso, sto cercando di condividere, finchè dura, questo stato di serenità. Mica posso scrivere solo post di disgrazia, atarassia e rancore!
E poi…
Sono sorpreso anche solo di non aver indagato. Una donna che compra dei salvaginocchia pratica certamente attività molto interessanti, no?
Posted by i'C under Accadde che..., Feelings, Sing Single | Comments (18)
March 6, 2008
Stamani, appena ho messo piede in ufficio, prima che potessi anche solo allungare la mano per accendere il PC, il capo mi ha assegnato tre lavori, uno dei quali tramite post-it e conseguente ditata sullo schermo.
Ho fischiettato. L’avrei fatto pure due settimane fa, ma dalle orecchie.
E mentre il pc avviava la sua procedura blindata, intoccabile, aziendale e della durata minima di dieci minuti per l’avvio, invece di esortarlo ringhiando e scuotendo il monitor, sono andato a lavarmi i denti a dir poco meticolosamente. Sto usando meglio il mio tempo e le mie energie, tutto qui.
Oggi al McD mi hanno riconosciuto e servito il caffè “col latte freddo, vero?”. Anche quelle sono soddisfazioni.
Mi stanno sparendo i brufoli. Sto dimagrendo. Sono calmo e rilassato.
Come disse qualcuno in un altro blog, con parole meno scurrili, sto per averlo nel culo.
Posted by i'C under Accadde che..., Sing Single | Comments (4)
March 5, 2008
Sto meglio. Ho trovato i miei ritmi per la mattina, suppongo. Fisici e mentali. Ne parlavo ieri davanti a un’acqua tonica e mozzarelline fritte, coi soliti del mio Cheers.
Sveglia dieci minuti prima del solito.
Appena in piedi, succo e biscotti, in modo da alzare subito la glicemia e avere il ”carburante”.
Qualche minuto di esercizio leggero. Talvolta pesi, talvolta corpo libero, a seconda di quanto volenteroso mi sono alzato.
Abluzioni.
Preparazione bento, se non è già in frigo dalla sera precedente.
Sul viadotto Marco Polo, sosta dal McDonald, per caffè e brioche (un euro) da portare via.
Cinquanta metri più avanti, coda. Invece di dannarmi imprecando e sbuffando, faccio colazione con quanto sopra, ancora calduccio. E, diciamocelo, la mattina inizia meglio, se usi un tempo morto facendo qualcosa che ti piace quasi quanto le facce di invidia dei vicini di auto. A volte c’entra pure un ritocco alla rasatura col rasoio a pile che tengo nel cruscotto.
Arrivo al lavoro calmo e rilassato, e soprattutto, già sveglio sia nel fisico che nella mente. E, sospetto perchè do una bella “pedalata” al metabolismo, ho pure perso tre kg. O così, oppure ha letto il blog e mi vuol dimostrare di cosa è capace.
Ho poi imparato a cercare piccole mete, piccole gioie.
Le dieci per il caffè, mezzogiorno per il bento, le quattordici per il the o il caffè alla macchinetta coi colleghi, il libro la sera, il telefilm appena a casa, anche il prima tanto odiato turno serale perchè al mattino posso far la spesa con calma, la birra con gli amici.
La vita è fatta anche di piccole gioie che dobbiamo imparare a riconoscere. Stamattina mi sono svegliato piena di voglia di fare, muovermi, lavorare. Che bello, quel quarto d’ora a letto ad aspettare che passasse!!!
Posted by i'C under Accadde che..., Feelings, Sing Single | Comments (7)