March 27, 2008

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La notte era calda, e l’essersi messo un mefisto certo non l’aiutava a stare meglio. Le placche di kevlar che gli aveva applicato e che lo facevano sembrare una via di mezzo tra un predator, un nero teschio dalle suture mal saldate e uno degli Immortali di “300″ davano il colpo finale, impedendo quasi del tutto la traspirazione.
Eppure, non poteva toglierselo, se non voleva essere correre il rischio di essere visto attraverso le finestre o una telecamera. Le celle di Peltier su ogni placca del viso e dell’armatura, che prima di venire modificata era un banale completo leggero da motocross, impedivano che il suo calore corporeo si alzasse sopra quello ambientale. Era invisibile all’occhio nudo e ai rilevatori di calore. Per quello aveva scelto quella notte, affinchè la differenza tra il suo calore e quello circostante fosse meno elevata possibile, in modo da contenere il lavoro delle celle e il calore intrappolato sotto la tuta da un sistema di raffreddamento autocostruito che comprendeva, tra l’altro, quello di una scheda grafica per pc e delle mattonelle di ghiaccio sintetico per campeggio.
Era riuscito, con gli avanzi di un videofonino altrimenti irrecuperabile, a realizzare una via di mezzo tra un intensificatore luminoso e un visore a infrarossi, e l’aveva applicato all’occhio destro della maschera.
Era stato piú difficile trovare la distanza giusta dall’occhio e costruire con metallo e resina un supporto stabile che non facesse trapelare la luce dello schermo, che tutto il lavoro di sagomatura e applicazione delle placche di kevlar. Ovviamente, una volta trovato qualcuno che rivendesse le fibre e la resina necessarie, Schmidt. Per la realizzazione aveva solo ricoperto colla fibra gli opportuni punti del completo da moto e di una normalissima maschera, e aveva versato la resina. Aveva poi diviso la maschera in diversi pezzi -zigomi, mento, fronte, guance- per poter mantenere un minimo di flessibilità.
Il peso del pacco batterie e delle mattonelle di ghiaccio necessarie al funzionamento del sistema di raffreddamento era distribuito sulla schiena, grazie allo zainetto che conteneva il resto dell’equipaggiamento, e quindi non gli impacciava in alcun modo i movimenti nella boscaglia.
Giorgio avanzava lentamente, un quarto di passo per volta, in modo da poter sia scovare eventuali trappole che minimizzare la possibilita’ di essere rilevato da un sensore di movimento. Non sapeva a cosa andava incontro, e aveva cercato di pensare a come lui stesso avrebbe protetto il suo obbiettivo. All’aperto, sensori di movimento troppo sensibili o fotocellule, a rischio di falsi allarmi per via dagli animali, visto che era zona quantomeno da cinghiali, erano controindicati. Era più probabile che avrebbe incontrato recinzioni o telecamere con sorveglianza umana, ed era per quello che aveva mirato anche alla difesa passiva, quando aveva stilato i disegni di quell’armatura.
I soldi non erano stati un problema, Leonardo glielo aveva detto subito, che l’unico accorgimento da seguire era la riservatezza. Era solo per quella che aveva preferito l’autocostruzione, ed era solo per quello, probabilmente, che Leonardo aveva scelto lui per quella missione: perchè era in grado di costruire da solo quanto gli fosse servito, senza lasciare in nessun posto, fisico o virtuale, tracce di acquisti sospetti.
Giorgio era portato per il problem-solving, come dicevano gli anglofoni aziendali. In azienda si era fatto notare per quello, per riuscire sempre a trovare la soluzione più semplice e conveniente per qualsiasi problema. Riusciva a ricordare le competenze e anche gli interessi extralavorativi di ogni tecnico o impiegato, e sapeva sempre a chi rivolgersi per un aiuto nella soluzione di qualsiasi problema gli venisse proposto.
Quindi, quando Leonardo l’aveva chiamato nel suo ufficio, si aspettava di dover risolvere un guasto alla rete, al PC o a chissà che cosa. Invece, con poche parole questi lo aveva messo al corrente di quello che già sospettava: c’era una cospirazione in atto, per prendere il dominio mondial, e toccava a pochi elementi dalle qualità particolari impedire che la parte sbagliata vincesse. I nemici tramavano nell’ombra, si nascondevano tra gli altri. Da millenni, diceva Leonardo. Poco meno che demoni, erano devianti genetici e mentali. Erano malati di irsutismo, porfiria, paranoia e malattie mentali varie, erano convinti di essere superiori al resto del genere umano. Il problema era che, per “difendersi” da una eventuale estinzione ad opera degli “umani invidiosi”, troppo spesso attaccavano per primi. Nei secoli avevano sparso epidemie, scatenato guerre, eresie e persecuzioni religiose.

Adesso toccava a loro due, grazie a Leonardo che ne aveva scoperto le mire e i luoghi di riunione, trovare un modo di fermarne i piani più sanguinari. Lui avrebbe aspettato, con uno scanner cellulare poggiato sul cruscotto, e un analizzatore di protocollo e uno telefonico in parallelo al doppino telefonico, accanto all’armadio ripartilinea, aperto per l’occasione e lasciato accostato con solo il cavetto tra i battenti, a meno di un chilometro a valle. Giorgio aveva trovato i piani per un apparecchio in grado di inserire su una linea telefonica valori di impedenza e capacità tali da simulare lo sgancio della cornetta. Il telefono non trillava, ma il microfono veniva attivato. Ne aveva appreso l’esistenza in un romanzo, aveva trovato gli schemi per le specifiche statunitensi, aveva adattato i valori, l’aveva provato al proprio ripartilinea, verso il proprio telefono; aveva identificato i contatti relativi tra le centinaia chiamando il numero di casa e passando un tester in cerca della tensione di chiamata. Ovviamente, il tutto nottetempo, parcheggiando un’auto col portapacchi ingombro davanti all’armadio per nascondersi dagli sguardi di passanti meno che distratti. Purtroppo, lo stesso sistema non aveva funzionato per il telefono della villa alla quale si stava avvicinando srasera. Avevano identificato i contatti con una telefonata a vuoto due settimane prima, ma il sistema di ascolto non funzionava: o i devianti avevano protetto in qualche modo le loro linee, o quello che riproduceva i valori di impedenza e capacità di un impianto telefonico era in realtà qualcos’altro. Giorgio non aveva avuto modo di sperimentare anche il sistema di discriminare un modem o un sistem adsl. Pertanto, avrebbero studiato in seguito quello che passava su quella linea, una volta terminato quel blitz. Un passo alla volta.

Un passo alla volta. Anzi, meno. Mezzo, un quarto di passo. Prese come meta la fievole luce che filtrava attaverso le imposte di una finestra, sistemò meglio il fucile di precisione a tracolla, e continuò ad avanzare.

Posted by i'C under Racconti |

6 Comments »

  1. Ed ecco finalmente un nuovo capitolo!
    Vado subito a commentare:
    Devo dire che l’ho trovato meno fluido e scorrevole del solito, probabilmente la sensazione è dovuta alle ampie descrizioni tecniche che fornisci in questo capitolo. Ok alle descrizioni che ritengo necessarie ma non eccederei troppo nei ‘tecnicismi’ per non rischiare di tediare il lettore.
    Riguardo alle celle di Peltier faremo una chiacchierata a quattrocchi ^_^.
    La storia rimane ancora ai margini con poco sviluppo della trama, e dato che il soggetto ritengo sia estremamente buono, il lettore si rode il fegato per sapere cosa succede.
    Se devo essere sincero, ancora una volta, questo non mi pare rappresentare un capitolo, semmai una sua introduzione data la brevità.
    Comunque so che il mio scrittore preferito sa fare mnooolto meglio, aspetto il seguito con impazienza (vado a prendere lo spillone…;)).

    Comment by Rick — 27 March 2008 @ 09:53

  2. Grazie, Rick, provvederò :)

    però due cose: so che S.K. sa fare di meglio, non importa me lo ripeti a ogni piè sospinto :-P

    Celle di Peltier. Ne ho ordinate 10 giusto ieri, a un prezzo buonino. Interessano un paio per far malestri?

    Comment by i'C — 27 March 2008 @ 10:05

  3. ovvia.. era l’ora.

    bello.. intrigante. ma in effetti dice poco della storia.. non che mi dia fastidio in effetti… sono abituato a tarantino.. e li le storie sembrano secondarie :P

    via smetti di fare il resto e scrivi..

    Comment by - Eldar - — 27 March 2008 @ 11:31

  4. il resto è vita, come direbbe la moglie della DeFilippi…

    Comment by i'C — 27 March 2008 @ 11:37

  5. Si’ si’, e poi sono io quello che deve scrivere, eh?!

    Comment by NeXuS — 27 March 2008 @ 11:56

  6. CERTO! tsè.

    Comment by i'C — 27 March 2008 @ 14:53

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