May 30, 2008

Ve lo dico ora

http://www.sagradelseitan.it/

E chi non viene, colesterolo lo colga! 

 

Posted by i'C under Accadde che..., Plauso e lodi | Comments (9)

May 30, 2008

Concorrenza sleale

Astuti, molto astuti, i distributori italiani, a far uscire assieme “Gomorra” e “Il divo”.

Due film simili come temi e atmosfera, diretti allo stesso pubblico -non quello di Boldi, per intenderci-, che così, per citare qualcuno, “si pisciano sulle scarpe l’uno con l’altro”.

E, non paghi, visto che perseverare è diabolico, colla stessa logica fanno uscire assieme pure il film di Sex and the City e quello delle Bratz.

Posted by i'C under Recensioni, Ce l'ho con... | Comments (3)

May 29, 2008

Aspettavo da tanto questo articolo

http://www.repubblica.it/2007/11/sezioni/scienza_e_tecnologia/ebay/polemiche-poste/polemiche-poste.html

Peccato che non servirà a nulla, temo. 

 

Posted by i'C under Ce l'ho con... | Comments (4)

May 28, 2008

Thè, così impari!

Ieri ero dalla superba Signora del The, in piazza Cittadella, a Lucca.

M’era presa bene, e s’è fatto una degustazione di non so quanti tipi di the, tra bianchi, verdi e neri.

Nomi tipo “silver needle”, “silver pearl”, il gyokuro che ho bevuto come deve esser fatto da chi lo sa fare, e uno al sapore di malto di cui sono stato omaggiato di una piccola quantità di foglie, visto che non avrei potuto contenerne altro in forma liquida, nonostante avessi già essudato una maglietta e con la seconda sembrassi lo straccio di un benzinaio.

L’ottima padrona di casa ce ne spiegava le differenze nel gusto, nella coltivazione e nella preparazione via via che ce li serviva, e sopportava le mie domande. Addirittura ci ha spiegato cosa differenzia la Camelia Sinensis da quella Assamica e quella Japonica. Insomma, roba da gourmet per un palato al lampredotto come il mio, ma davvero costruttivo.

Ovviamente, al giapponese poco dopo abbiamo cenato accompagnandoci con un cha alla “temperatura del sole” (cit.).

Altrettanto ovviamente, non solo sono tornato a casa a un’ora a malapena proponibile senza accenni di sonno -e anzi godendomi come mai prima, quasi in maniera lisergica, la sensazione dell’aria notturna che veniva deviata dalla mano fuori dal finestrino fino sul mio volto: il flusso, il fresco, una sensazione tattile e rilassante.

Sempre ovviamente, ho dormito di profilo come un bassorilievo egizio. Sul soffitto.

E Dalì avrebbe pianto di gioia se avesse fatto i sogni che ho fatto io.

Grazie, Maestra del The :)

 

 

 

 

Posted by i'C under Accadde che..., Recensioni, Plauso e lodi | Comments (6)

May 27, 2008

Ananas al cioccolato piccante

Visto che me l’hanno chiesta al Mercatino Giapponese, mi tocca presentare la ricetta succitata.

Non do quantità, così vi regolate secondo gusto :)

Svuotate un ananas lasciandone intera la buccia: tagliate il ciuffo e procedete di lì con l’apposito attrezzo oppure con un coltello lungo e flessibile. Salvate la parte centrale, più fibrosa, che è ottima inzuppata nella cioccolata avanzata.

Tagliate a dadini la polpa, mescolate con ciliegie -meglio delle fragole, che hanno il sapore troppo simile-, bagnate abbondantemente con limoncello e/o succo di limone.

Fondete a bagnomaria, ma va bene anche al microonde, del cioccolato fondente con un po’ di burro, del limoncello, peperoncino in polvere. Ci sta bene anche un po’ di paprika, che ha pure il dolce. Assaggiate spesso, che siete lì apposta.

Usatelo per foderare l’interno della buccia, in modo da evitare che il succo goccioli via.

Versate di nuovo quel che del ripieno c’entra, il più asciutto possibile e senza premere, e godetevi il resto, immerso nel liquido come una macedonia alcolica, a parte, magari il giorno dopo.

Versate dal’alto il cioccolato, in modo che riempia gli interstizi tra i pezzi di frutta.

Mettete in frigo acciocchè si rapprenda, servite dopo aver rimesso il ciuffo, sporzionate spezzando il cioccolato.

Tanto brutto quanto buono.

 

(e io il cioccolato piccante lo fo da quindici anni, prima che diventasse di moda, ‘ccident’a'copioni)

 

 

Posted by i'C under Sing Single, Ricette | Comments (12)

May 24, 2008

Magari. Un giorno.

Visto che di quel che scrivo andate a ravanare le virgole -e ve ne sono grato- e mi viene richiesto spiegazione di un aneddoto, vado tosto a narrarlo.

Credo fosse il 1991, di già. So che era quasi estate, esisteva ancora Lo Scorpione, locale poi soppiantato dal Transilvania e poi abbandonato, e che era il mio ultimo o penultimo anno delle superiori. Forse l’anno preciso -potrebbe essere stato il 1990- andrebbe richiesto a Rick, che ai tempi stava da una settimana precisa colla Fia, che adesso ha sposato e che gli ha dato una prole adorabile.

Eravamo in cinque. Io, Leonardo -che ai tempi era soprannominato Ragno, Rick, Sampei e Fuffi. Non fate domande sui soprannomi di questi ultimi due. Vi basti sapere che uno pescava in maniera maniacale e l’altro aveva una folta e vaporosa capigliatura. L’ho rivisto qualche mese fa, in auto accanto a me, e ho pensato solo che c’è chi è invecchiato peggio di me.

Insomma, s’andava allo Scorpione succitato, per una birra tutti assieme. S’aveva, come è giusto a quell’età, ormoni come can da caccia, l’esperienza di un pulcino e i sogni di Bukowski.

Gli ultimi tre nominati erano qualche passo avanti, discutendo animatamente di ORCAD, mi pare, che ai tempi girava su 486 e sedici floppy e che per elaborare un tracciato ci metteva una notte; io e il Ragno invece, non so bene di che si chiacchierasse. So che s’era indietro e che io a un certo punto, incrociando una cavallona alta dieci centimetri più di me, lunghicrinita e bellassai, accompagnata da una controparte mora, salutai col mio solito “Cciaaooo” sognante ed ebete, che sottintende “sei la donna più bella che abbia mai visto!!!”*; sarò sincero, non era il primo saluto, quella sera, e avevo beccato solo occhiatacce e magari sbuffi di sdegno -non ero bello come sono ora**-, più spesso ero stato ignorato. Quindi, il mio cervellino realizzò una decina di passi per riconoscere il “Ciao” con marcato accento anglosassone che la tipa aveva restituito. S’era sotto la loggia del Porcellino, e io feci “Oh tutti, non m’ha mandato a quel paese, fermi, devo farmici mandare”. I tre più avanti non mi sentirono, il Ragno decise di assecondare i miei istinti masochistici.

Tornammo indietro, convinti comunque d’aver perso le due ragazze nella folla, e le ribeccammo ferme all’incrocio, sperse come due cuccioline dagli occhioni languidi***. Io esordisco con un “Hi!”. La fo breve, non riporto tutti i discorsi. Si sappia solo che dopo aver trovato per loro un tabaccaio, le invitammo a ber con noi. Apprendemmo che le figliolucce erano attese da delle amiche in un locale. Quale? Lo Scorpione, ovviamente. Eravamo fortunati. Le riaccompagnammo per la strada più breve al locale ed entrammo. Lì dentro, sotto il videoproiettore sul quale un Lupo Mannaro Americano a Londra si stava dolorosamente trasformando, le aspettavano altre tre amiche, una più carina dell’altra. “Cinque noi, cinque voi, v’ha mandato Iddio”, proruppi, fortunatamente in italiano.

Ci sedemmo vicino a loro, sulla stessa lunga panca in muratura, visto che ancora Rick e la cricca non erano arrivati. Apprendemmo pure che nessuna di loro parlava o capiva una parola d’Italiano, che erano inglesi e che erano in gita per l’Europa con la scuola. “Nessuna di voi capisce nulla d’italiano? davvero?” si assicurò il Ragno. “No”, fu l’unanime risposta.

Pertanto, quando i tre amici, che si erano accorti tardi della nostra assenza e ci erano venuti a cercare -ai tempi la cosa più diffusa e più vicina a un cellulare era un CB, detto anche baracchino, e grazie a Dio nessuno di noi ne aveva uno dietro- fecero la loro entrata nel locale che era la comune meta, il Ragno ebbe buon gioco a salire in piedi sulla panca piegato in avanti, fare larghi gesti d’invito con entrambe le braccia e urlare sorridente:

“RICCA, VIENI, C’E’ FICA PER TUTTI!!!”

Insomma, ci sedemmo alternati uno-una e cominciammo a chiacchierare -quasi tutti, il Rick era studente di francese, ah-ah!- fitto fitto con una mimma a testa. La “mia” era piccina e tenera, si chiamava Natalie, ed era appassionata di cinema e fotografia, quindi c’impastammo su Landis, Tom Savini, gli effetti speciali e tutta una selva di stronzate qualunque.

Alla fine, dovemmo accompagnarle sotto l’albergo. Fu lungo la strada che ci dissero “Venite a trovarci in camera, verso le due, quando gli insegnanti dormono?****”. “Certo!” risposi io, sbaciucchiando a stampo per la buonanotte Natalie.

Le guardammo entrare nell’hotel. Il Ragno, che aveva rimediato una slinguata da una che a quanto aveva capito era pregiudicata, soggiunse, romantico, “Gente, stasera si tromba la straniera”. Una ciacciata di poppe da parte di Sampei pareva suffragare detta ipotesi: l’inglesi sapevan quel che volevano. E chi eravamo noi, per negarglielo?

Rick, onesto e signorile: “Ragazzi, io sto con la Fia da una settimana, passo la mano”. Uno si basisce, ma rispetta e accresce la stima nel personaggio. Un po’ meno quando Fuffi aggiunge “Eh, io torno tardi da una settimana, non vorrei me’pa’ s’arrabbiasse”. “Se io son to’pa’ e so che non hai trombato una bionda d’un’eottanta per tornare a casa presto, non solo m’arrabbio, ma ti fo dormire in terrazza” risposi io.

La fo breve: non ci fu modo di convincere i tre a rimanere. Io e il Ragno, rimasti soli, ci guardammo basiti e scuotendo la testa, convenimmo che si poteva rischiare di tenere alto il buon nome del pene italiano. Convenimmo anche che “Come la danno a noi, l’hanno data in tutt’Europa. Sarà bene premunissi”.

Mezz’ora dopo -eh, se n’avanzava, di tempo!- s’era allo sportello notturno della Farmacia della Stazione, di fronte a un microfono e an pertugio blindato. “Si vorrebbe dei profilattici”, fo io, quando il commesso decide di rispondere al campanello. “pacco da venti, sessantamilalire*****” fa lui. Io fo il signore, cerco di portarlo a più miti consigli: “E per meno, cosa si può prendere?”. “L’aiddiesse” risponde lui, troncando la trattativa sul nascere.

Insomma, con dieci sanguinosamente cari preservativi a testa nella tasca, io e il Ragno si tornò sotto l’hotel delle inglesine.
Non finimmo di arrivare che il portiere ci chiuse la porta in faccia, a chiave, soggiungendo pure “eh, c’è gentaccia, in giro”.

Attendemmo, boh, almeno un’ora******, poi le mimme scesero*******. Le vedemmo di là da un vetro antiproiettile, a dieci metri nella hall, che ci guardavano fisso. Poi una puntò il dito su di noi, ne alzò due. Fece un giro in aria con uno, ne alzò cinque, mise la mano di taglio parallela al petto, la mosse verso l’alto ruotandola al polso, i gesti che la NATO ha iscritto nelle regole di ingaggio come “voi siete due, noi siam cinque, levatevi pure dalle scatole”.

Io feci lo splendido, sorrisi sboronissimo e smanacciai soddisfatto come a dire “eeeh, ma si basta, metteteci alla prova”. Le mimme furono irremovibili, pertanto io e il Ragno tornammo a casa più leggeri di trentamilalire a chiorba*****, e più pesanti di una mancata zifonatina anglofona.

Va da sè che due su tre dei declinanti sono stati oggetto, il giorno dopo, a scuola, di pesanti invettive e insinuazioni sulla loro mascolinità da parte mia e di tutti coloro che sono riuscito a informare.

E di quei dieci profilattici, credo ancora d’averne ancora uno o due da qualche parte, a futuro memento. Non so bene di cosa, ma faceva fico dire “memento”, no?

 

 

 

 

 

* ed è vero, sempre, almeno in quel momento.
** lo so, lo so, non commentate, era una battuta.
*** un accidente. eran due faine, sveglie, fredde e determinate. v’ho fregati. noi però siamo rimasti peggio.
**** ci sono diverse interpretazioni per questa domanda. Qualcuno vuole che fosse una modifica alla famosa Burla della Franchina, i più, visti gli eventi, ammettono la possibilità, anche se remota, che le mimme volessero essere intrattenute a base di Italiancheenchee.
***** si, un prezzo del genere.
****** tempo minimo per una Franchina come si deve.
******* la Franchina esclude però il presentarsi.

Posted by i'C under Mi rammento | Comments (14)

May 22, 2008

TFF

SupercarNo, via, non c’è granchè da dire, anche perchè ormai son due settimane… 

A parte la stanza per la quale erano rubati anche i 30 euro che alla fine c’è costata, amministrata dalla hostess di “Pappa e Ciccia” (ricordate? “e te che vòi? seme o lupini, stronzone?”) mi son ritrovato nella mia Disneyland.

I subbers, amichevoli, pazzi, professionali, colti e espansivi.

I telefilm… dico solo: “Big bang theory” e, per una volta, l’adattamento di Chuck.

Le mie percosse mancate di un soffio… uscendo da una sala mi trovo davanti una ragazzuccia bellina da morire… io faccio il mio solito “macciaooo!” ebete infantile e sognante che faccio dai tempi del Ragno in piedi su una panca che urla “Ricca, vieni, c’è **** per tutti”*. Lei sorride e ricambia. Vedo poi che quello che avevo scambiato per un armadio e una credenza in ebano sono le guardie del corpo. Come in Chuck, rivedo il programma della giornata. La Toffanin. Bella, ma non vale 40 giorni in trazione salvo complicazioni. Sorridendo, vado via retrocedendo.

VisitorsBally che rischia l’avvelenamento… Co-subber che al ristorante chiama URLANDO la cameriera: “EHI, TIPA!”. La suddetta giunge e sibila “Adesso esigo uno ’scusi signorina’”. Bally rincara: “No, che a Pavia non è offensivo, e siccome qui a Milano siamo in frazione…”. La signorina taglia corto: “Dimmi cosa ordini, ti dirò chi sei”. Qui il Bally si perde per fortuna l’occasione di chiedere un profiterole** e ammette “eh, scusa, sono maleducato”. Lei: “tanto tanto”. A quel punto intercedo io: “Te lo chiedo come favore personale: non gli sputare sul dolce, potrebbe capitare a un altro”. Uscendo, venti minuti dopo, tutti abbiam chiesto scusa alla cameriera, indipendentemente, mentre passavamo. Ventidue minuti dopo Bally cercava di calzarsi un profilattico in testa e gonfiarlo dal di dentro.

Le mille foto con Supercar, con la Delorean di “Ritorno al futuro”, con la nuova Donna Bionica… e ovviamente, al bidet ai piedi del letto nella stanza mia e di Obsidian.

Insomma… Il festival dei telefilm è sempre quello, ma più che i telefilm conta la gente che lo frequenta… se non ci fossero stati gli amici di Subsfactory  non credo che mi sarei mosso da Firenze…

Viaggio per la gente, non per i posti. E ne vado fiero.

 

 

 

 

* magari un giorno la racconto. magari. un giorno.

** Dolce con le palle

Posted by i'C under Accadde che..., Recensioni | Comments (11)

May 19, 2008

Dell’attentismo - tre

- L’unica serenitá é quella condivisa.

Non esiste vera soddisfazione che possa o debba rimanere privata. É per questo che ci vantiamo, confidiamo e congratuliamo. Ogni gioia raddoppia come davanti a uno specchio se la dividiamo e ne facciamo partecipi gli altri. Diamo il nostro meglio, quindi. Sorridiamo, miglioriamo le giornate altrui con questo piccolo dono, e ci stupiremo di quanto spesso verrá ricambiato.
Condividiamo i bei libri, andiamo al cinema cogli amici, suggeriamo il ristorante o le ricette preferite acciocché gli altri abbiano a goderne.
Ringraziamo il commesso o il cuoco di un lavoro ben fatto, della cortesia dimostrata. Una buona parola, un complimento detti con sinceritá, sono migliori, piú incisivi e costruttivi di una mancia. Un “ti voglio bene”, un “sei il collega ideale” o un “sono fiero di essere tuo amico” valgono di piú di mille regali fatti per dovere. L’ammettere un affetto non ci indebolisce, anzi, dimostra che non temiamo noi stessi e quello che proviamo.

 

Posted by i'C under Attentismo | Comments (19)

May 19, 2008

Madrid - update

Sempre qua. Colle gambe che fan sempre piu’ male, colla tastiera sempre senza accenti, con Giove pluvio che ha deciso di affogare tutta Madrid per tenere vergine uno come me (cit.).

Visto il Prado ma non Goya -non chiedete, non infierite-, Guernica al Reina Sofia -e non lo capiro’ mai davvero-, tutto il Thyssen.

Evitatata accuratamente la corrida e la Plaza de Toros, vista la Stazione di Atocha e quant’altro vi passi in mente scorrendo le guide.

Alimentarmente gonfio di formaggi, soprattutto. L’altra notte l’ho passata discutendo animatamente con una porzione di caprino che ancora nel piatto era in grado di spezzare la schiena a un mulo, stanotte con una specie di gorgonzola secco, verde come l’Irlanda, piccante come l’inferno e forte come un cavallo da tiro. Non so se io ho mangiato lui o lui ha assimilato me, che stamani sto sudando il suo odore, nonostante la doccia. Se comincio a scrivere della liberazione dei latticini, sapete che mi sta mangiando dal di dentro e prendendo il controllo.

Ho fatto colazione con due purificanti fette d’ananas, quando il buffet e’ lungo come la Stramilano. Fate voi.

Torno presto. Temetemi, che stasera c’e’ un altro post automatico.

UPDATE: Clamorosa figura dimmerda. Starbuck, commessa carina e semisorridente. Mi serve e sorridendo mi chiede come mi chiamo.
Io: “Simone, e te?”
Non risponde.
Capisco solo quando tra i mille bicchieroni di carta sul bancone, in attesa di coloro che l’hanno ordinato, ne spunta uno con su scritto “Simone”.

Posted by i'C under Accadde che... | Comments (8)

May 17, 2008

Dell’attentismo - due

- La serenitá si costruisce

Si costruisce attivamente attraverso piccoli accorgimenti.
Dobbiamo smettere di dirci quanto stiamo male, é assieme troppo facile e controproducente. Se ci diciamo ogni giorno che il nostro lavoro non ci piace, che il traffico é letale, che nessuno ci vuole bene, alla lunga diventerá vero. Le cose diventano vere se ci crediamo abbastanza intensamente e abbastanza a lungo.
Troviamo le cose che ci piacciono e usiamole come premio verso noi stessi a fine di un lavoro noioso o difficile. Troviamo la parte di noi stessi che ci piace di piú e valorizziamola. Facciamo tesoro di ogni complimento per i lavori ben riusciti, che ognuno di noi é campione in qualcosa.
Diamoci piccoli piaceri ogni giorno, che siano i dolcetti alla fine del pasto che lo riempiono di aspettative e lo rendono TUTTO piú buono.
Troviamo il modo di riempire e rendere utili le nostre attese. Il libro giusto trasforma due noiosissime ore di coda, sprecate, in tempo per noi, tempo che ci costruisce e diverte.
Diciamoci tutte le mattine ‘oggi sará bello perché…’ oppure ‘oggi sará divertente perché…”.
Soprattutto, crediamoci. Spostiamoci piano piano dalla spirale del malcontento a quella della soddisfazione.

 

Posted by i'C under Attentismo | Comments (5)

May 16, 2008

Madrid

Monumento al viaggiatore
Salve. Scrivo da un computer senza accenti e coi caratteri speciali da tutt’altra parte, quindi siate pazienti. 

Ho messo in post automatico la seconda regola dell’attentismo, per domani, visto che leggo che la prima funziona. E che mi piace fare il santone :)

Lo so, ancora devo fare il post per il TelefilmFestival, e sono di nuovo in giro… sopportatemi.

Posted by i'C under Accadde che... | Comments (5)

May 15, 2008

Dell’attentismo - uno

- La serenità c’è.
Va solo trovata.

Guardatevi intorno. Godetevi il sole che vi batte in faccia e il caldo che vi rilassa, il vento che vi rinfresca, anche la pioggia che vi stimola e il freddo che corrobora.
Imparate ad apprezzare i lati buffi della vita, ridete appena potete. Cogliete il lato ridicolo della situazione, che c’è sempre. Guardate ogni problema da fuori, guadagnate prospettiva, e se non potete risolvere fate tesoro della lezione. Ogni avversità ci forma e fa crescere, ci fortifica e insegna ad apprezzare la sua mancanza, quello che abbiamo.

Impariamo, apprezziamo. E per farlo bisogna osservare cosa abbiamo, e capire cosa ci piace.

 

Posted by i'C under Attentismo | Comments (11)

May 14, 2008

Un po’ a pigliapeicculo

“Fooorte!”

Sognante e bambolosa come Cassie di Skins quando dice “wow!”

Ecco, però uno si basisce quando glielo fanno tre volte al minuto.

Posted by i'C under Accadde che..., Follia | Comments (0)

May 14, 2008

Mia personalissima crociata colma di inioranza, mapperò documentata

Non l’avevano certo scritto sul Vernacoliere

e se c’ero arrivato io vuol dire che era palese

Oggi leggo questo:

OMEOPATA TOGLIE L’INSULINA, MUORE SEDICENNE

A parte tutti i discorsi che mi son venuti in mente -ignoranza, leggerezza, imbecillità pura- io rimango basito. Non è l’agopuntura, che ha delle basi scientifiche seppur empiriche, è proprio una cazzata basata solo sull’effetto placebo.

Ancora nel 2008 si crede che l’acqua distillata, maGGicamente caricata da sostanze che non ci sono, possa curare malattie che ti accompagnano una vita. Idioti, non succede a Lourdes, dove l’intercessione dovrebbe avvenire da sfere ben più alte che da un cretino in camice bianco che ha studiato sei mesi su un testo del ‘700. Va bene che l’autoconvinzione fa tanto, ma per i miracoli si sta ancora attrezzando.

Però, piangendo la morte di una bambina uccisa dal pressappochismo e dalla, diciamolo, superstizione, sono per concedere una seconda possibilità al medico e ai genitori.

Sottoponiamoli a privazione di ossigeno, e lasciamoli curare con l’omeopatia. Magari funziona.

 

 

Posted by i'C under Ce l'ho con..., Tanta iNioranza | Comments (8)

May 12, 2008

Quest’oggi si scrive a richiesta

-lo so, è un banale temporeggiamento, e non si nasconde-

Volete per primo un post sul TelefilmFestival o uno sulla prima regola dell’Attentismo? Che oggi non riuscirò a fare entrambi. E forse nemmeno domani.

 

Posted by i'C under Recensioni, Tanta iNioranza, HELP!, Attentismo | Comments (11)

May 8, 2008

Superpoteri

CAPAREZZA - EROE

“Questa che vado a raccontarvi è la vera storia di Luigi delle Bicocche,
eroe contemporaneo a cui noi tutti dobbiamo la nostra libertà”

Piacere, Luigi delle Bicocche
Sotto il sole faccio il muratore e mi spacco le nocche.
Da giovane il mio mito era l’attore Dennis Hopper
Che in Easy Rider girava il mondo a bordo di un chopper
Invece io passo la notte in un bar karaoke,
se vuoi mi trovi lì, tentato dal videopoker
ma il conto langue e quella macchina vuole il mio sangue
..un soggetto perfetto per Bram Stroker
Tu che ne sai della vita degli operai
Io stringo sulle spese e goodbye macellai
Non ho salvadanai, da sceicco del Dubai
E mi verrebbe da devolvere l’otto per mille a SNAI
Io sono pane per gli usurai ma li respingo
Non faccio l’ Al Pacino, non mi faccio di pacinko
Non gratto, non vinco, non trinco/ nelle sale bingo/
Man mano mi convinco/ che io

sono un eroe, perché lotto tutte le ore. Sono un eroe perché combatto per la pensione
Sono un eroe perché proteggo i miei cari dalle mani dei sicari dei cravattari
Sono un eroe perché sopravvivo al mestiere. Sono un eroe straordinario tutte le sere
Sono un eroe e te lo faccio vedere. Ti mostrerò cosa so fare col mio super potere

Stipendio dimezzato o vengo licenziato
A qualunque età io sono già fuori mercato
…fossi un ex SS novantatreenne lavorerei nello studio del mio avvocato
invece torno a casa distrutto la sera, bocca impastata
come calcestruzzo in una betoniera
io sono al verde vado in bianco ed il mio conto è in rosso
quindi posso rimanere fedele alla mia bandiera
su, vai, a vedere nella galera, quanti precari, sono passati a malaffari
quando t’affami, ti fai, nemici vari, se non ti chiami Savoia, scorda i domiciliari
finisci nelle mani di strozzini, ti cibi, di ciò che trovi se ti ostini a frugare cestini
..ne’ l’Uomo ragno ne’ Rocky, ne’ Rambo ne affini
farebbero ciò che faccio per i miei bambini, io sono un eroe.

sono un eroe, perché lotto tutte le ore. Sono un eroe perché combatto per la pensione
Sono un eroe perché proteggo i miei cari dalle mani dei sicari dei cravattari
Sono un eroe perché sopravvivo al mestiere. Sono un eroe straordinario tutte le sere
Sono un eroe e te lo faccio vedere. Ti mostrerò cosa so fare col mio super potere

Per far denaro ci sono più modi, potrei darmi alle frodi
E fottermi i soldi dei morti come un banchiere a Lodi
C’è chi ha mollato il conservatorio per Montecitorio
Lì i pianisti sono più pagati di Adrien Brody
Io vado avanti e mi si offusca la mente
Sto per impazzire come dentro un call center
Vivo nella camera 237 ma non farò la mia famiglia a fette perché sono un eroe.

sono un eroe, perché lotto tutte le ore. Sono un eroe perché combatto per la pensione
Sono un eroe perché proteggo i miei cari dalle mani dei sicari dei cravattari
Sono un eroe perché sopravvivo al mestiere. Sono un eroe straordinario tutte le sere
Sono un eroe e te lo faccio vedere. Ti mostrerò cosa so fare col mio super potere.

 

Ecco. Chiunque faccia la sua parte dignitosamente, onestamente e senza scendere a compromessi morali, è un eroe.
Caperezza -un genio, come al solito- ha espresso quel che ho sempre sentito: gli eroi non son quelli che fanno cose grandi con grandi poteri, o che affrontano incoscientemente pericoli, ma coloro che sanno cosa rischiano e fanno quel che possono con quel che hanno, rischiando per il bene dei propri cari.

Quando lavoravo in hotel, mia madre diceva in giro che ero un “interno”. Quando la sentivo, io la correggevo: “Puoi pure dire che faccio il facchino”.
Ho fatto il facchino, il manovale, stuccato pozzi neri, venduto porta-a-porta, a testa alta, perchè erano lavori onesti anche se faticosi. Già allora ero orgoglioso, mi sentivo eroe.
A mia madre, che del mio lavorare era contenta ma che comunque sperava e spera in ”qualcosa di meglio”, sempre, come tutte le mamme, pure quella di Agnelli, suppongo, spiegai che le piramidi le hanno costruite non un faraone, ma forse un architetto, e certamente degli operai che si sono spaccati la schiena.
Io non vedo le piramidi come un monumento al faraone, ma ai mille e mille operai, al sudore, al Lavoro.

E sono orgoglioso di poter ringraziare i miei nonni e i miei genitori se ho questo punto di vista.

Posted by i'C under Plauso e lodi, Feelings | Comments (13)

May 6, 2008

Autocombustione

Uno degli indizi che sono impegnato, oltre al dover chiedere scusa per le mille cose che ho dimenticato, è che sul mio palmare cominciano a lampeggiare icone.

Oggi lampeggiano una S, una maglietta e una scopa. Lavoro fino alle 20, poi passo alla tipografia per prendere i contatti, poi pulisco tutta casa.

Domani lampeggiano una N, una maglietta e uno spezzone di pellicola, di nuovo una scopa. Lavoro fino alle 16.38, devo telefonare alla tipografia suddetta per sapere se prendono contatti e ordini di stampa magliette via email, poi ho “Iron Man” fissato con Rick e Mike. Nuova pulizia appena a casa.

L’8 corrente mese ci sono una M, un rullino e una valigia. Lavoro dalle 7.30 alle 15.08, poi sono a far foto alla mia modella preferita, forse un set in esterni e qualcuno in interni. Quindi la preparazione della valigia per il TelefilmFestival.

Il 9, il 10 e l’11 lampeggia una televisioncina. Il TelefilmFestival, appunto, per il quale le magliette serviranno e non so quando potrò ritirare. Esco dal lavoro alle 16.38 di venerdì e il MIO telefilm viene proiettato alle 23, a Milano. Poi la maratona Visitors fino alle 4, così magari riesco a saltare un pernotto che non ho prenotato. SE trovo un treno, ovviamente.

Se c’entra, dovrei finire i sottotitoli di Skins 2×02, e il montaggio de “la pulce nell’orecchio” (inserire mia testa cosparsa di cenere qui. Chi sa, sa).

Se mi muovo un pelo più in fretta con spazi un po’ meno ampi intorno mi accendo come un cerino, temo. 

 

Posted by i'C under Accadde che... | Comments (29)

May 5, 2008

Norvegia mon amour - ci saranno strascichi-

Venti giorni fa becco Roxy su MSN. Ha cambiato motto da “next trip: IRELAND” a “next trip: Norway”, e la battuta “oh, ma te, ferma, mai?” viene da sè.

Lei mi coglie in contropiede con un “Il volo costa pochissimo, vieni anche te?” e io non posso che rispondere “Certo! però dormiamo insieme!”
“Scordatelo” risponde lei “Vieni o no?”
“Si, ovvio. Quanti siamo?”

Salta fuori che siamo sei. Io già mi figuro quattro squinzietti adolescenti metalemogoticodiosi dai capelli incolti e dalle barbe improbabili, ma accetto lo stesso.

Prenoto online aereo e treno, prendo ferie per il ponte, mi spiego male nei suggerimenti per il noleggio auto.

Poi arriva la partenza. Per essere all’aeroporto alle 5.30 devo partire da Figline, a piedi, alle 21.27.

E via verso nuove fantastiche avventure.
Si parte?
30/4/08 22.30 FIRENZE SMN - L’autista del bus delle 22.25 trovato per miracolo -no, dico, perchè l’unica indicazione su dove è la fermata del bus è in caratteri submicroscopici sul cartello delle partenze al binario, a seicento metri dalla fermata stessa?-, sul quale salgono assieme a me una ragazza dell’est, una signora snob amante di gufi e rondini -”bella vita, che fanno gli animali, vorrei rinascere cavallo…”, dice all’improvviso. e poi di tanto in tanto saltella fuori con un “Ma anche gufo!” “Però le rondini viaggiano tanto!”, un sessantenne tinto vestito e pettinato come Vasco Rossi e due tizi di etnia incerta, chiede il biglietto solo a me a alla ragazza dell’est e poi soggiunge “via, si va, che dite?”. Una piccola votazione approva. Si parte mentre lui cerca una stazione alla radio. Fino a Pistoia, dove la radio si stabilizza sul concorso canoro “Il microfono d’oro”

1/5/08 1.18 PISA AEROPORTO - L’autista ha fatto i comodi suoi e dei viaggiatori abituali, ma mi ha portato a destinazione, seppure con diversi minuti di ritardo dovuti all’acquisto da parte del suddetto di non ricordo quale prodotto nel forno antistante la stazione di Pisa. Per fortuna non vado di fretta. Mi siedo in aeroporto. Impossibile dormire. L’altoparlante ricorda di continuo che non posso esser qui dopo l’ultimo volo. Finisco di leggere un romanzo di Ben Bova, di vedere un paio di film sul palmare, cerco senza successo, visto che i bagni sono in pulizia, una presa per ricaricare il suddetto. I carabinieri mi guardano male, col filo elettrico che corre dal palmare nella mia mano al pacco batterie nel marsupio alla mia cintura. Io faccio la faccia tipo “Aspetto ci sia più folla prima di farmi saltare” e loro passano oltre.

1/5/08 4.54 PISA AEROPORTO- Inizia il check in. Una addetta chiama a gran voce da una fila semivuota “Passeggeri per Trapani, Trapani, TRAPANI?”. Qualcuno esce dalla fila per Oslo e si mette nell’altra. Scrupolosa, l’addetta chiede di nuovo “Trapani?” “No, Oslo”. L’addetta non risponde nemmeno. I miei compagni ancora non si vedono. Arrivano a fine coda, senza aver pagato il check-in online. Devono fare di nuovo la fila dopo averlo pagato e salgono da buoni ultimi. Abbiamo tenuto i posti che possiamo. Già voglio bene a tutti: non sono nemmeno lontanamente come avevo temuto, e, anzi, mi stanno simpatici a prima vista. Si riveleranno poi cinque persone d’oro, colti e disponibili, cosmopoliti e adattabili, insomma, i compagni idelai per un viaggio.
Il volo è un gioiello, a parte un atterraggio balzellante e rollante da far paura. Alla Hertz il mio co-pilota si distrae drammaticamente quando si siede la prima della lunga serie di bellezze nordiche con cui avremo a che fare, e non sente dove è la MIA macchina. La cerco con calma nel parcheggio, sistemo il mio laocoonte di cavi e cavetti che alimentano, dall’accendisigari attraverso un hub, due pacchi batterie, il lettore mp3 di Roxy, il mio palmare, il ricevitore GPS. Partiamo che già ho fatto tre figure di merda e mi son qualificato come un geek.

Da Oslo verso EidFjord 1/5/08 13.08 SELJORD - Nel tragitto verso quella che sarà la nostra meta per il pernotto, visto che la meta finale è solo la Norvegia, con tutti i suoi panorami, troviamo tutto allagato. Diversi fiumi hanno straripato, al telegiornale poi vedremo che è una situazione molto diffusa. Troviamo camping e poderi allagati, ci preoccupiamo per le montagne che dovremo attraversare. Sarà neve, lassù?
Pranziamo in un locale lungo la strada. Suppongo, vista la patata al forno con panna acida, che siamo stati oggetto di esperimenti alimentari: “vediamo cosa riesco a spacciargli per cucina tipica senza che si lamentino”.
Per tutto il pranzo continuo a sentire ringhiare dietro di me, poi capisco che è il corpo di un’autoctona, inguainata in un pantacollant e un dolcevita neri, praticamente pennellati addosso. Bella come il sole, mora e riccia. Chiedo i moduli per la cittadinanza.

2/5/08 20.07 EIDFJORD - Arriviamo al nostro albergo ubriachi di bellezze naturali -si, insomma, la maggioranza era nettamente a favore dei giochi d’acqua. La Norvegia gioca con l’acqua in tutte le sue forme… nebbia, neve, cascate, ghiaccio, fiumi e rapide… bello oltre la descrizione. Ovviamente siamo in un posto bellissimo che è la patria anche del nulla, i ragazzini sono già abbrutiti verso il niente, e il vecchierello al bancone del fast-food non capisce nemmeno i numeri, in inglese. Io mangio due vaschette di patatine, e basta, che in Norvegia “vegetariano” è una malattia della pelle.
Prima di andare a letto cominciamo a fare conti, maneggiamo banconote in due valute nella hall dell’hotel come Yakuza fino allo sfinimento e al forfettario. Io mi trovo in tasca 400 euro in più di quando sono partito, sei corone, la Kamchatka e un buono per una confezione di dadi da brodo -credo-. La cosa non mi è di conforto qualche minuto dopo, quando vengo attaccato dall’interno.
Attenzione, si sta per parlar di cacca: bambini, a letto!
A chi non gliene fregasse nulla può saltare al 2/5.
Tranquilli, dai, su, saltate.
Sempre qui? Saltate, non mi offendo.
EIDFJORD
Allora. Cosa succede a tutti, in vacanza? O si diventa stitici, o si va in diarrea, alla Montezuma. No, io no. Io ho sommovimenti tellurici improvvisi e lancinanti, degni della seconda, salvo poi diventare un blocco di marmo una volta in grado di espletare. Io sospetto che tutto quel lavoro sia un sistema del mio corpo per compattare e asserbare, roba tipo “ambiente estraneo, limitiamo l’impatto non facendoci notare, riteniamo le feci”.
Dicevo: mi devo comunque chiudere in bagno, quando ho questi Maelstrom interiori, perchè non si sa mai. E spesso esco dal bagno senza aver prodotto. Vi rendete conto cosa possa pensare un compagno di stanza quando mi vede uscire agitato dal bagno e non avverte gli effluvi che di solito si accompagnano ad una operazione correttamente svolta? No, non che cago saponette.

2/5/08 9.35 EIDFJORD - Roxy, una mimmina alta un soldo di cacio, tenera e dolcina, però in grado di picchiarti come un fabbro ferraio con un bastone di rattan fino a renderti incosciente, si presenta al ritorno dal buffet con una colazione degna di Godzilla dopo il letargo. Il pane è tagliato più alto delle travi portanti. Carne e pesce ricoprono il bisogno proteico del Bangladesh. Il succedaneo della Nutella ha tante calorie da andare in combustione spontanea. Nemmeno Marcus, la cui colazione è gelatinosa, puzza di pesce e ha tutti i toni del grigio, è così appariscente. Inoltre, sfacciatamente e contro tutte le norme basilari dell’autoconservazione, Roxy regge in una mano un panino con salsa di gambero e strie di Nutella e nell’altro un panino con Nutella e strie di salsa di gambero. E qui suppongo che si sia nutrita a morsi alterni, ma l’osservazione diretta mi è impedita dalle minacce provenienti dalla colazione stessa, che mi guarda incazzosa e strafottente, mi chiede “‘azzo guardi?” e mi minaccia di percosse. Abbasso lo sguardo e, anzi, mi metto al sicuro tornando in camera con Necros -e vabbè, sono i soprannomi che mi avevano fatto pensare agli squinzietti, adesso lo sapete-.
Premo il pulsante sbagliato in ascensore. Invece che davanti alla stanza 320 ci troviamo alla 218. Io me ne accorgo e dico a Necros, che ha la chiave e non se ne è accorto: “Ti vedo ottimista”. E invece no. La porta si apre. Siamo entrambi basiti. Io per la mancata sicurezza dell’albergo, Necros perchè lì per lì pensa che abbiano girato la stanza mentre non c’eravamo.

2/5/08 10.29 hardangenvidda nature park - Ci passano un documentario su fiordi, panorami e animali. Inclusi caccia e pesca. Come se al museo della Ferrari ci facessero vedere come si rigano le fiancate. E’ quasi tutto girato dall’elicottero, a 120°, panoramico e coinvolgente. Aver fatto una robusta colazione per saltare il pranzo non mi pare più un’idea così buona. Ma sopravviviamo, ripartiamo, testiamo gli istinti suicidi di Roxy sul ciglio di un burrone. Marcus, ripartendo dal medesimo si fa tamponare da una roccia. Si preoccupa più del dovuto, poverello, ma visto che toccherà forse a me ripararne il costo della riparazione alla Hertz attraverso la mia carta di credito, gliene sono ben grato.
Intorno alle 13 Roxy -si, proprio quella della colazione ruggente- ulula dalla fame. Ci fermiamo in un centro commerciale, dove, nonostante avessimo pianificato di saltare il pranzo, tutti rimangiamo. O, meglio, io ci provo, frustrato nei miei tentativi da una commessa che pare astiosa e stronza. “I am vegetarian, can I eat that?” chiedo indicando la foto di un panino “We have not those two”, risponde lei, tra lo stranito e il distaccato. “How lucky I am!” faccio lo spiritoso io, sorridendo. Lei non risponde, anzi. Le chiedo cosa altro posso mangiare. E lei risponde che hanno panini con pollo, manzo, pesce… “Ok,” dico io “thank you, I understand”. Stronza e scostante, soprattutto per le facce che ha fatto.Resto digiuno. Poi, ormai in auto, ci viene in mente che lei non abbia sentito o abbia frainteso la mia prima frase, roba tipo
“Sono Italiano, lo posso mangiare?”
“Non ce l’abbiamo”
“Allora è una fortuna”
“Cosa posso mangiare, qui?”
“Pollo, manzo, pesce”
“Ho capito, non importa”
E allora chissà cosa ha pensato lei, di me.

2/5/08 16.29 Kongsberg-Tønsberg Dopo aver girovagato attorno al museo chiuso e fatto la spesa, ripartiamo. Giungiamo all’albergo prenotato per la serata, gestito da un tizio soprannominato “il Gotico” a causa dell’allegria che gli sprizza da ogni poro. Ci avvisa che in città ci sarà una festa collo stesso tono con cui annuncerebbe che le stanze sono inagibili a causa di un incendio. Molliamo i bagagli, io subisco gli effetti di una Nagasaki interna, stavolta esente da sospetti, e andiamo a fare una passeggiata, prima nel bosco e poi in città. Sul molo ci sono solo locali che cucinano (male)italiano, o con la cucina già chiusa alle 21.
Ne troviamo uno con cucina internazionale, ci sediamo. E mentre io temo che l’eccessiva gentilezza del peraltro bellissimo -vaffanculo alla genetica- cameriere sottenda un anelare a fiocinarmi nello sfiatatoio, passa LEI. Ok, lo so. Di tope spettacolo -scusate il francesismo- ne saranno passate millemila. A’nfatti. Però questa è l’unica belloccia che saluta Marcus di là dal vetro, gli sculetta in faccia, passa a presentarsi qualificandosi come briaca di strizzo salvo poi essere recuperata quasi per un orecchio dall’amica stizzosa. E qui scatta la mia Facciadiculo(tm). “Ok, Marcus. Andiamo al tavolino. Io distraggo Acidella e tu lavori ai fianchi la biondina”. Dieci minuti dopo le due sono ai nostri tavoli, che mangiano dai nostri piatti come se non ci fosse un domani. Il Marcus si becca pure un bacio in bocca -che non si fa per gli amici-, io a malapena su una guancia e solo per la foto richiesta da Roxy, che in realtà mi pareva essere più appetibile di noi due per la coppia di uiarnorvegianuidrinkalot.
Torniamo all’Hotel ancora meditando su qualche meccanismo sociale della serata, soprattutto su chi fosse il pazzo che si è seduto con noi verso una cert’ora.

La colazione3/5/08 4.45. Ci svegliamo tutti assieme un quarto d’ora prima delle sveglie, suppongo per un comando mentale del Gotico. Facciamo colazione. A un certo punto Marcus domanda, impaurito: “Ma cosa c’è, un cane?”. Gli spiego che ha sentito ringhiare il sanbernardo che ho nell’intestino, e faccio l’ultima, inutile, capata al bagno.

3/5/08 6.56 Siamo al distributore, per fare il pieno per la Hertz. Ovviamente, alla cassa non possono prendere E la mia carta di credito E i contanti che a casa sarebbero inutili, quindi una vettura deve tornare al bancomat. Il check-in è tra un’ora, tempo ce ne è. Abbiamo 140 corone, ne servono 400 tonde per la benzina.
Quando Marcus torna, io esordisco con “Abbiamo fatto un danno”
“No,” dice lui “c’è un problema”
“Quale?”
“Al bancomat son finiti i soldi, il più vicino è a 20km”
“Porca putt…”
“SCHERZONE!!!” ride lui “Tutto a posto”
“Tutto a posto un accidente,” resto serio io “te l’ho detto avevamo fatto danno. Quanto avete prelevato?”
“400, perchè?”
“Abbiam rifatto colazione, non ci ho pensato, non bastan più, tocca tornare al bancomat”
“Porca putt…”
“PARI!!!!!” rido io.
Avevo giocato d’anticipo. Ma che, secondo voi, “Amici miei” l’hanno ambientato a Firenze a caso? al massimo con un toscano puoi spuntare un pareggio.

3/5/08 9.58 Avvisata la Hertz della boccia sul paraurti, discusso come del resto per quasi tutto il viaggio di astrofisica, relatività e fisica quantistica (non scherzo: son tutti marozziani, quei ragazzi, e i marozziani hanno una mediamente una cultura superiore, dice Marcus. Io l’ho stupito conoscendo il limite di Chandrasekar -o come si scrive-), salgo per primo sull’aereo, grazie al mio priority boarding, per prendere sei posti vicini.
Stendo su tre posti il mio giubbotto e mi metto nei tre posteriori, avvisando i passeggeri che arrivano che siamo sei e vorremmo viaggiare assieme. Tutti capiscono, tranne un inglese che dice -traduco a braccio-
“Non puoi tenere tre posti”
“Infatti, ne sto tenendo sei, però siamo tutti assieme”
“Noi siamo cinque, vorremmo sederci assieme anche noi”
“Buona fortuna più avanti”
“Noi siamo in fila davanti a loro”
“Si, però non è colpa mia se eravate dietro a me”
“Noi siamo cinque”
“Se guardate più avanti e non bloccate la fila, magari i miei amici arrivano pure prima”
Quello abbozza borbottando e se ne va.
Mai stato così gentile e assieme così… così… tignoso in vita mia, nonostante la faccia a pigliapeicculo dell’inglese, che probabilmente pensa ancora che sia colpa degli italiani se lui non s’è svegliato presto quella mattina.

3/5/08 12.51 PISA AEROPORTO - Ci salutiamo in fretta e furia ma calorosamente, che alle 13.05 ho il treno. Saluto con la promessa sincera di un prossimo viaggio il Tigre, Necros, Tappo, Marcus e Roxy, la migliore compagnia che potessi sperare di avere per un viaggio in terra straniera, nonostante qualche preoccupazione su “ma quanto corre, con quella macchina” o un “ma quanto tempo le ci vuole?”, del tutto fisiologica, suppongo. Se mi leggete, grazie, ragazzi, è stato un piacere avervi conosciuti.

3/5/08 14.35 - Arrivo a Firenze Rifredi, in ritardi di dieci minuti, mentre parte il treno per Figline. Proseguo per Firenze SMN. Si, sono tornato in Italia.

3/5/08 15:33 - Faccio due conti: ci vuole più tempo da Pisa a Firenze che da Oslo a Pisa. Crollo a letto, dove dormirò quattordici ore, quasi bidonando Mike, che mi aspetta per un resoconto.

Posted by i'C under Accadde che... | Comments (20)

May 4, 2008

Intanto godetevi questa

Uvdal

Poi vi aggiorno :D

(Intanto potete trovare tutte le altre foto su Flickr)

Posted by i'C under Accadde che... | Comments (8)