Accadde che... → Norvegia mon amour – ci saranno strascichi-
Venti giorni fa becco Roxy su MSN. Ha cambiato motto da “next trip: IRELAND” a “next trip: Norway”, e la battuta “oh, ma te, ferma, mai?” viene da sè.
Lei mi coglie in contropiede con un “Il volo costa pochissimo, vieni anche te?” e io non posso che rispondere “Certo! però dormiamo insieme!”
“Scordatelo” risponde lei “Vieni o no?”
“Si, ovvio. Quanti siamo?”
Salta fuori che siamo sei. Io già mi figuro quattro squinzietti adolescenti metalemogoticodiosi dai capelli incolti e dalle barbe improbabili, ma accetto lo stesso.
Prenoto online aereo e treno, prendo ferie per il ponte, mi spiego male nei suggerimenti per il noleggio auto.
Poi arriva la partenza. Per essere all’aeroporto alle 5.30 devo partire da Figline, a piedi, alle 21.27.
E via verso nuove fantastiche avventure.

30/4/08 22.30 FIRENZE SMN – L’autista del bus delle 22.25 trovato per miracolo -no, dico, perchè l’unica indicazione su dove è la fermata del bus è in caratteri submicroscopici sul cartello delle partenze al binario, a seicento metri dalla fermata stessa?-, sul quale salgono assieme a me una ragazza dell’est, una signora snob amante di gufi e rondini -”bella vita, che fanno gli animali, vorrei rinascere cavallo…”, dice all’improvviso. e poi di tanto in tanto saltella fuori con un “Ma anche gufo!” “Però le rondini viaggiano tanto!”, un sessantenne tinto vestito e pettinato come Vasco Rossi e due tizi di etnia incerta, chiede il biglietto solo a me a alla ragazza dell’est e poi soggiunge “via, si va, che dite?”. Una piccola votazione approva. Si parte mentre lui cerca una stazione alla radio. Fino a Pistoia, dove la radio si stabilizza sul concorso canoro “Il microfono d’oro”
1/5/08 1.18 PISA AEROPORTO – L’autista ha fatto i comodi suoi e dei viaggiatori abituali, ma mi ha portato a destinazione, seppure con diversi minuti di ritardo dovuti all’acquisto da parte del suddetto di non ricordo quale prodotto nel forno antistante la stazione di Pisa. Per fortuna non vado di fretta. Mi siedo in aeroporto. Impossibile dormire. L’altoparlante ricorda di continuo che non posso esser qui dopo l’ultimo volo. Finisco di leggere un romanzo di Ben Bova, di vedere un paio di film sul palmare, cerco senza successo, visto che i bagni sono in pulizia, una presa per ricaricare il suddetto. I carabinieri mi guardano male, col filo elettrico che corre dal palmare nella mia mano al pacco batterie nel marsupio alla mia cintura. Io faccio la faccia tipo “Aspetto ci sia più folla prima di farmi saltare” e loro passano oltre.
1/5/08 4.54 PISA AEROPORTO- Inizia il check in. Una addetta chiama a gran voce da una fila semivuota “Passeggeri per Trapani, Trapani, TRAPANI?”. Qualcuno esce dalla fila per Oslo e si mette nell’altra. Scrupolosa, l’addetta chiede di nuovo “Trapani?” “No, Oslo”. L’addetta non risponde nemmeno. I miei compagni ancora non si vedono. Arrivano a fine coda, senza aver pagato il check-in online. Devono fare di nuovo la fila dopo averlo pagato e salgono da buoni ultimi. Abbiamo tenuto i posti che possiamo. Già voglio bene a tutti: non sono nemmeno lontanamente come avevo temuto, e, anzi, mi stanno simpatici a prima vista. Si riveleranno poi cinque persone d’oro, colti e disponibili, cosmopoliti e adattabili, insomma, i compagni idelai per un viaggio.
Il volo è un gioiello, a parte un atterraggio balzellante e rollante da far paura. Alla Hertz il mio co-pilota si distrae drammaticamente quando si siede la prima della lunga serie di bellezze nordiche con cui avremo a che fare, e non sente dove è la MIA macchina. La cerco con calma nel parcheggio, sistemo il mio laocoonte di cavi e cavetti che alimentano, dall’accendisigari attraverso un hub, due pacchi batterie, il lettore mp3 di Roxy, il mio palmare, il ricevitore GPS. Partiamo che già ho fatto tre figure di merda e mi son qualificato come un geek.
1/5/08 13.08 SELJORD – Nel tragitto verso quella che sarà la nostra meta per il pernotto, visto che la meta finale è solo la Norvegia, con tutti i suoi panorami, troviamo tutto allagato. Diversi fiumi hanno straripato, al telegiornale poi vedremo che è una situazione molto diffusa. Troviamo camping e poderi allagati, ci preoccupiamo per le montagne che dovremo attraversare. Sarà neve, lassù?
Pranziamo in un locale lungo la strada. Suppongo, vista la patata al forno con panna acida, che siamo stati oggetto di esperimenti alimentari: “vediamo cosa riesco a spacciargli per cucina tipica senza che si lamentino”.
Per tutto il pranzo continuo a sentire ringhiare dietro di me, poi capisco che è il corpo di un’autoctona, inguainata in un pantacollant e un dolcevita neri, praticamente pennellati addosso. Bella come il sole, mora e riccia. Chiedo i moduli per la cittadinanza.
2/5/08 20.07 EIDFJORD – Arriviamo al nostro albergo ubriachi di bellezze naturali -si, insomma, la maggioranza era nettamente a favore dei giochi d’acqua. La Norvegia gioca con l’acqua in tutte le sue forme… nebbia, neve, cascate, ghiaccio, fiumi e rapide… bello oltre la descrizione. Ovviamente siamo in un posto bellissimo che è la patria anche del nulla, i ragazzini sono già abbrutiti verso il niente, e il vecchierello al bancone del fast-food non capisce nemmeno i numeri, in inglese. Io mangio due vaschette di patatine, e basta, che in Norvegia “vegetariano” è una malattia della pelle.
Prima di andare a letto cominciamo a fare conti, maneggiamo banconote in due valute nella hall dell’hotel come Yakuza fino allo sfinimento e al forfettario. Io mi trovo in tasca 400 euro in più di quando sono partito, sei corone, la Kamchatka e un buono per una confezione di dadi da brodo -credo-. La cosa non mi è di conforto qualche minuto dopo, quando vengo attaccato dall’interno.
Attenzione, si sta per parlar di cacca: bambini, a letto!
A chi non gliene fregasse nulla può saltare al 2/5.
Tranquilli, dai, su, saltate.
Sempre qui? Saltate, non mi offendo.
Allora. Cosa succede a tutti, in vacanza? O si diventa stitici, o si va in diarrea, alla Montezuma. No, io no. Io ho sommovimenti tellurici improvvisi e lancinanti, degni della seconda, salvo poi diventare un blocco di marmo una volta in grado di espletare. Io sospetto che tutto quel lavoro sia un sistema del mio corpo per compattare e asserbare, roba tipo “ambiente estraneo, limitiamo l’impatto non facendoci notare, riteniamo le feci”.
Dicevo: mi devo comunque chiudere in bagno, quando ho questi Maelstrom interiori, perchè non si sa mai. E spesso esco dal bagno senza aver prodotto. Vi rendete conto cosa possa pensare un compagno di stanza quando mi vede uscire agitato dal bagno e non avverte gli effluvi che di solito si accompagnano ad una operazione correttamente svolta? No, non che cago saponette.
2/5/08 9.35 EIDFJORD – Roxy, una mimmina alta un soldo di cacio, tenera e dolcina, però in grado di picchiarti come un fabbro ferraio con un bastone di rattan fino a renderti incosciente, si presenta al ritorno dal buffet con una colazione degna di Godzilla dopo il letargo. Il pane è tagliato più alto delle travi portanti. Carne e pesce ricoprono il bisogno proteico del Bangladesh. Il succedaneo della Nutella ha tante calorie da andare in combustione spontanea. Nemmeno Marcus, la cui colazione è gelatinosa, puzza di pesce e ha tutti i toni del grigio, è così appariscente. Inoltre, sfacciatamente e contro tutte le norme basilari dell’autoconservazione, Roxy regge in una mano un panino con salsa di gambero e strie di Nutella e nell’altro un panino con Nutella e strie di salsa di gambero. E qui suppongo che si sia nutrita a morsi alterni, ma l’osservazione diretta mi è impedita dalle minacce provenienti dalla colazione stessa, che mi guarda incazzosa e strafottente, mi chiede “‘azzo guardi?” e mi minaccia di percosse. Abbasso lo sguardo e, anzi, mi metto al sicuro tornando in camera con Necros -e vabbè, sono i soprannomi che mi avevano fatto pensare agli squinzietti, adesso lo sapete-.
Premo il pulsante sbagliato in ascensore. Invece che davanti alla stanza 320 ci troviamo alla 218. Io me ne accorgo e dico a Necros, che ha la chiave e non se ne è accorto: “Ti vedo ottimista”. E invece no. La porta si apre. Siamo entrambi basiti. Io per la mancata sicurezza dell’albergo, Necros perchè lì per lì pensa che abbiano girato la stanza mentre non c’eravamo.
2/5/08 10.29 hardangenvidda nature park – Ci passano un documentario su fiordi, panorami e animali. Inclusi caccia e pesca. Come se al museo della Ferrari ci facessero vedere come si rigano le fiancate. E’ quasi tutto girato dall’elicottero, a 120°, panoramico e coinvolgente. Aver fatto una robusta colazione per saltare il pranzo non mi pare più un’idea così buona. Ma sopravviviamo, ripartiamo, testiamo gli istinti suicidi di Roxy sul ciglio di un burrone. Marcus, ripartendo dal medesimo si fa tamponare da una roccia. Si preoccupa più del dovuto, poverello, ma visto che toccherà forse a me ripararne il costo della riparazione alla Hertz attraverso la mia carta di credito, gliene sono ben grato.
Intorno alle 13 Roxy -si, proprio quella della colazione ruggente- ulula dalla fame. Ci fermiamo in un centro commerciale, dove, nonostante avessimo pianificato di saltare il pranzo, tutti rimangiamo. O, meglio, io ci provo, frustrato nei miei tentativi da una commessa che pare astiosa e stronza. “I am vegetarian, can I eat that?” chiedo indicando la foto di un panino “We have not those two”, risponde lei, tra lo stranito e il distaccato. “How lucky I am!” faccio lo spiritoso io, sorridendo. Lei non risponde, anzi. Le chiedo cosa altro posso mangiare. E lei risponde che hanno panini con pollo, manzo, pesce… “Ok,” dico io “thank you, I understand”. Stronza e scostante, soprattutto per le facce che ha fatto.Resto digiuno. Poi, ormai in auto, ci viene in mente che lei non abbia sentito o abbia frainteso la mia prima frase, roba tipo
“Sono Italiano, lo posso mangiare?”
“Non ce l’abbiamo”
“Allora è una fortuna”
“Cosa posso mangiare, qui?”
“Pollo, manzo, pesce”
“Ho capito, non importa”
E allora chissà cosa ha pensato lei, di me.
2/5/08 16.29 Kongsberg-Tønsberg Dopo aver girovagato attorno al museo chiuso e fatto la spesa, ripartiamo. Giungiamo all’albergo prenotato per la serata, gestito da un tizio soprannominato “il Gotico” a causa dell’allegria che gli sprizza da ogni poro. Ci avvisa che in città ci sarà una festa collo stesso tono con cui annuncerebbe che le stanze sono inagibili a causa di un incendio. Molliamo i bagagli, io subisco gli effetti di una Nagasaki interna, stavolta esente da sospetti, e andiamo a fare una passeggiata, prima nel bosco e poi in città. Sul molo ci sono solo locali che cucinano (male)italiano, o con la cucina già chiusa alle 21.
Ne troviamo uno con cucina internazionale, ci sediamo. E mentre io temo che l’eccessiva gentilezza del peraltro bellissimo -vaffanculo alla genetica- cameriere sottenda un anelare a fiocinarmi nello sfiatatoio, passa LEI. Ok, lo so. Di tope spettacolo -scusate il francesismo- ne saranno passate millemila. A’nfatti. Però questa è l’unica belloccia che saluta Marcus di là dal vetro, gli sculetta in faccia, passa a presentarsi qualificandosi come briaca di strizzo salvo poi essere recuperata quasi per un orecchio dall’amica stizzosa. E qui scatta la mia Facciadiculo(tm). “Ok, Marcus. Andiamo al tavolino. Io distraggo Acidella e tu lavori ai fianchi la biondina”. Dieci minuti dopo le due sono ai nostri tavoli, che mangiano dai nostri piatti come se non ci fosse un domani. Il Marcus si becca pure un bacio in bocca -che non si fa per gli amici-, io a malapena su una guancia e solo per la foto richiesta da Roxy, che in realtà mi pareva essere più appetibile di noi due per la coppia di uiarnorvegianuidrinkalot.
Torniamo all’Hotel ancora meditando su qualche meccanismo sociale della serata, soprattutto su chi fosse il pazzo che si è seduto con noi verso una cert’ora.
3/5/08 4.45. Ci svegliamo tutti assieme un quarto d’ora prima delle sveglie, suppongo per un comando mentale del Gotico. Facciamo colazione. A un certo punto Marcus domanda, impaurito: “Ma cosa c’è, un cane?”. Gli spiego che ha sentito ringhiare il sanbernardo che ho nell’intestino, e faccio l’ultima, inutile, capata al bagno.
3/5/08 6.56 Siamo al distributore, per fare il pieno per la Hertz. Ovviamente, alla cassa non possono prendere E la mia carta di credito E i contanti che a casa sarebbero inutili, quindi una vettura deve tornare al bancomat. Il check-in è tra un’ora, tempo ce ne è. Abbiamo 140 corone, ne servono 400 tonde per la benzina.
Quando Marcus torna, io esordisco con “Abbiamo fatto un danno”
“No,” dice lui “c’è un problema”
“Quale?”
“Al bancomat son finiti i soldi, il più vicino è a 20km”
“Porca putt…”
“SCHERZONE!!!” ride lui “Tutto a posto”
“Tutto a posto un accidente,” resto serio io “te l’ho detto avevamo fatto danno. Quanto avete prelevato?”
“400, perchè?”
“Abbiam rifatto colazione, non ci ho pensato, non bastan più, tocca tornare al bancomat”
“Porca putt…”
“PARI!!!!!” rido io.
Avevo giocato d’anticipo. Ma che, secondo voi, “Amici miei” l’hanno ambientato a Firenze a caso? al massimo con un toscano puoi spuntare un pareggio.
3/5/08 9.58 Avvisata la Hertz della boccia sul paraurti, discusso come del resto per quasi tutto il viaggio di astrofisica, relatività e fisica quantistica (non scherzo: son tutti marozziani, quei ragazzi, e i marozziani hanno una mediamente una cultura superiore, dice Marcus. Io l’ho stupito conoscendo il limite di Chandrasekar -o come si scrive-), salgo per primo sull’aereo, grazie al mio priority boarding, per prendere sei posti vicini.
Stendo su tre posti il mio giubbotto e mi metto nei tre posteriori, avvisando i passeggeri che arrivano che siamo sei e vorremmo viaggiare assieme. Tutti capiscono, tranne un inglese che dice -traduco a braccio-
“Non puoi tenere tre posti”
“Infatti, ne sto tenendo sei, però siamo tutti assieme”
“Noi siamo cinque, vorremmo sederci assieme anche noi”
“Buona fortuna più avanti”
“Noi siamo in fila davanti a loro”
“Si, però non è colpa mia se eravate dietro a me”
“Noi siamo cinque”
“Se guardate più avanti e non bloccate la fila, magari i miei amici arrivano pure prima”
Quello abbozza borbottando e se ne va.
Mai stato così gentile e assieme così… così… tignoso in vita mia, nonostante la faccia a pigliapeicculo dell’inglese, che probabilmente pensa ancora che sia colpa degli italiani se lui non s’è svegliato presto quella mattina.
3/5/08 12.51 PISA AEROPORTO – Ci salutiamo in fretta e furia ma calorosamente, che alle 13.05 ho il treno. Saluto con la promessa sincera di un prossimo viaggio il Tigre, Necros, Tappo, Marcus e Roxy, la migliore compagnia che potessi sperare di avere per un viaggio in terra straniera, nonostante qualche preoccupazione su “ma quanto corre, con quella macchina” o un “ma quanto tempo le ci vuole?”, del tutto fisiologica, suppongo. Se mi leggete, grazie, ragazzi, è stato un piacere avervi conosciuti.
3/5/08 14.35 – Arrivo a Firenze Rifredi, in ritardi di dieci minuti, mentre parte il treno per Figline. Proseguo per Firenze SMN. Si, sono tornato in Italia.
3/5/08 15:33 – Faccio due conti: ci vuole più tempo da Pisa a Firenze che da Oslo a Pisa. Crollo a letto, dove dormirò quattordici ore, quasi bidonando Mike, che mi aspetta per un resoconto.











