May 19, 2008
- L’unica serenitá é quella condivisa.
Non esiste vera soddisfazione che possa o debba rimanere privata. É per questo che ci vantiamo, confidiamo e congratuliamo. Ogni gioia raddoppia come davanti a uno specchio se la dividiamo e ne facciamo partecipi gli altri. Diamo il nostro meglio, quindi. Sorridiamo, miglioriamo le giornate altrui con questo piccolo dono, e ci stupiremo di quanto spesso verrá ricambiato.
Condividiamo i bei libri, andiamo al cinema cogli amici, suggeriamo il ristorante o le ricette preferite acciocché gli altri abbiano a goderne.
Ringraziamo il commesso o il cuoco di un lavoro ben fatto, della cortesia dimostrata. Una buona parola, un complimento detti con sinceritá, sono migliori, piú incisivi e costruttivi di una mancia. Un “ti voglio bene”, un “sei il collega ideale” o un “sono fiero di essere tuo amico” valgono di piú di mille regali fatti per dovere. L’ammettere un affetto non ci indebolisce, anzi, dimostra che non temiamo noi stessi e quello che proviamo.
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May 19, 2008
Sempre qua. Colle gambe che fan sempre piu’ male, colla tastiera sempre senza accenti, con Giove pluvio che ha deciso di affogare tutta Madrid per tenere vergine uno come me (cit.).
Visto il Prado ma non Goya -non chiedete, non infierite-, Guernica al Reina Sofia -e non lo capiro’ mai davvero-, tutto il Thyssen.
Evitatata accuratamente la corrida e la Plaza de Toros, vista la Stazione di Atocha e quant’altro vi passi in mente scorrendo le guide.
Alimentarmente gonfio di formaggi, soprattutto. L’altra notte l’ho passata discutendo animatamente con una porzione di caprino che ancora nel piatto era in grado di spezzare la schiena a un mulo, stanotte con una specie di gorgonzola secco, verde come l’Irlanda, piccante come l’inferno e forte come un cavallo da tiro. Non so se io ho mangiato lui o lui ha assimilato me, che stamani sto sudando il suo odore, nonostante la doccia. Se comincio a scrivere della liberazione dei latticini, sapete che mi sta mangiando dal di dentro e prendendo il controllo.
Ho fatto colazione con due purificanti fette d’ananas, quando il buffet e’ lungo come la Stramilano. Fate voi.
Torno presto. Temetemi, che stasera c’e’ un altro post automatico.
UPDATE: Clamorosa figura dimmerda. Starbuck, commessa carina e semisorridente. Mi serve e sorridendo mi chiede come mi chiamo.
Io: “Simone, e te?”
Non risponde.
Capisco solo quando tra i mille bicchieroni di carta sul bancone, in attesa di coloro che l’hanno ordinato, ne spunta uno con su scritto “Simone”.
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