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Il Vaticano: “I gay non possono diventare preti”
Ma come? I pedofili si e i gay no?
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Troppa Salute…a lungo andare produce…
| "Viene prima la gallina"
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Il Vaticano: “I gay non possono diventare preti”
Ma come? I pedofili si e i gay no?
Domani c’è lo sciopero generale.
Ecco, io davvero non so cosa pensare.
Ho sui coglioni, visceralmente, le occupazioni, che privano anche chi vorrebbe continuare a lavorare dell’opportunità di farlo.
Ho sui coglioni lo stato attuale della scuola, che al momento serve più ai docenti, come stipendificio e sinecura, a partire dall’università in cui sistemare amici e parenti e qualcuno tra gli studenti più utili, fino alle elementari, dove sembra che servano tre maestri per ogni bambino, che agli studenti.
Sarà perchè lo status quo è così pro-docenti, che questi ultimi son così mobilitati?
Al momento non c’è meritocrazia. Alle elementari e medie il bambino più dotato non viene sollecitato, quello volenteroso ma lento non viene aiutato, quello stronzo e fancazzista non viene punito. L’idea democraticissima ma tardosessantottina che tutti i bambini sono uguali impedisce, salvo in pochi, fortunati casi, che ci sia una diversificazione dell’apprendimento che non sia basata sull’iniziativa personale del bambino o della famiglia.
Nella prova generale di sciopero (duemilioni, no, scusate, duecentomila) dell’altro ieri ho sentito solo critiche, non un programma o una proposta.
Non ne ho nemmeno io, figurarsi, però so che è vero che solo coi tagli poco si risolve. Occorerebbe, tanto per iniziare, una bella commissioncina che mettesse sotto esame istituti e docenti, e tagliasse rami secchi, sprechi e inefficienze.
No, dico, in Giappone sono gli studenti che fanno le pulizie della classe. Vestono in uniforme, codificata dal numero dei codini delle ragazze (“in numero pari e disposti simmetricamente rispetto all’asse del volto”) al colore dei calzini e modello delle scarpe. Altro che bidelli e grembiulino, i primi inutili da quando non hanno responsabilità nè sugli studenti nè sulle pulizie appaltate a imprese -e infatti, i bidelli, figure di comodo, si son moltiplicato a dismisura fino a superare in numero i carabinieri-, i secondi in quanto lascian comunque sbucare fuori la scarpetta di Prada o l’astuccio-zaino-quaderno dei Superfracks.
Ecco, se ho una proposta, è quella del minicollegio alla Harry Potter: uniformi, esami fitti fitti, disciplina, docenti interessati e motivati -anche economicamente, chissenefrega, un alunno che esce da scuola in grado di saper fare bene il suo lavoro, quale che sia, è certamente un patrimonio per la nazione, e chi l’ha formato deve essere ben retribuito-, e soprattutto sottoposti anch’essi a continue valutazioni da parte di altri docenti, esterni e interni, e anche degli alunni.
Però, cavolo, il problema è sempre lì. Servono docenti competenti e portati. E quanti ce ne sono, oltra alla laureata in lettere assunta a medicina -notizia dell’altro ieri- che non solo non sono in grado di insegnare, ma che neppure sanno l’italiano?
Forse l’unico pregio di una riforma che si preannuncia disastrosa sarà quello di fare tabula rasa. E magari prima o poi riusciremo a ricostruire qualcosa di buono.
“(…) Vorrei una vita normale (…), trovare una fidanzata (…),”


Nemmeno io sono un Adone, ma sarà mica colpa della camorra se questo gioiellino di ventottenne che pare il mi’nonno, solare, curatissimo e dallo sguardo vivace non trova una donna, eh?
C’è poco da dire, altro che quelle nostre:
Ditemi voi se sembra una serie sui vampiri. E carina, per giunta.
La spesa alla Coop di Figline è sempre fonte di sorprese.
Stavolta, dopo venti minuti di fila al banco gastronomia col dito puntato su una burrata al tartufo (rivelatasi poi tanto scarsa in tartufo che deludente come burrata), peraltro già incartata, è venuto il mio turno.
Indico la burrata “Quella al tartufo, altro*”La commessa prende la burrata. La pesa incartata -e vabbè-, la mette in una busta di plastica. Fa un nodo alla busta. Prende un sacchetto in cartalluminio, che scoprirò troppo tardi ssere l’equivalente imbecille del tetrapack, in quanto non riciclabile, ci mette su l’etichetta del prezzo e mi consegna il tutto.
No, dico. Cinque strati, compresi i due di fabbrica, per la burrata. Se era cesio che facevate?
Non dovevamo essere ecologici e ridurre al massimo gli imballaggi?
Quello antiradiazioni che mi avete messo per ultimo cos’è, per la privacy, come se uno si dovesse vergognare di portare la burrata in un sacchetto trasparente? Ma con quel che costa la prossima volta ci fo un buco e me la metto al collo! “Va’, guardate, che io la burrata me la posso permettere. Mi fa anche un solitario di cacio peposo?”
No, che se serve per far fico magari lo capisco, argento lucido e lindo com’è… però non scriverei “Coop”, sopra, se no uno sgama subito. Scriveteci sopra “Atelier Co-operativo” e magari uno ci casca, pensa che dentro ci sia della lingerie, magari usata se ci hai messo il pecorino.
E, dal canto mio, di certo la prossima volta lo rifiuterò, che lo spreco di materiale non sia colpa mia.
*Per chi non lo sapesse “altro” è la frase in codice che si usa nel fiorentino al posto “non mi serve nient’altro, grazie”).
L’altr’ieri ero al ristorante giapponese.
Ordino una porzione di maki all’avocado.
La cameriera, cinese, borbotta qualcosa a indicare non comprensione.
“Avocado” faccio io.
“Avocado?” chiede lei.
“Avocado” ripeto io indicando la riga del menu.
“Ah, avocado” si convince lei.
Se ne va.
Torna con sei california.
“No, avevo chiesto avocado” protesto io.
“Ooooh, avocado!” si rende conto lei, le mani teatralmente sugli occhi.
Se ne va.
Torna a mani vuote cinque minuti dopo.
“Avocado?” si sincera lei.
“Si. Avocado” ripeto io indicando di nuovo la riga del menu.
“Avocado”, conferma.
Se ne va.
Per dieci interminabili minuti ho temuto che giungesse spingendo una Lambretta di marzapane con forme di pecorino al posto delle ruote, o con un leguleio per mano.
Avessi contanti da buttar via unirei questo:
http://www.david-laserscanner.com
con questo:
Chiamatemi Seth Brundle.
Mi continuate a chiedere della mia avventura con Tana delle Tigri.
Ecco, ci ho pensato su.
Non so, anzi, non credo che accetterò la proposta di combattere per loro.
E’ un’avventura che non mi conviene più. Stanno cambiando tante cose, e tante ne cambieranno, nella mia vita, e non solo non mi conviene più, ma diverrebbe fonte di preoccupazione per chi mi sta vicino, la vita che Tana delle Tigri mi farebbe fare.
Niente di che, a parte nuove convenienze e, diciamocelo, la lentezza di Tana ad accorgersi che la mia battaglia l’ho vinta.
Perchè l’ho vinta, cavolo, e questo è e resterà un vanto, una gran soddisfazione personale, nonostante tutto, aver dimostrato prima di tutto a me stesso che ero in grade di combattere a fianco dei migliori.
Tremonti minaccia di dimettersi se passasse la salva-manager, ovverosia una norma che difenderebbe, nel caso Alitalia, tutti quelli che, a fronte di stipendi milionari, hanno compiuto scelte disastrose. Insomma: “prendete tutti ’sti soldi, tanto anche se fate cazzate siete a posto”.
Io: “Va’ bravo Tremonti, finalmente si finisce con gente come Cimoli, che ha guadagnato sui danni fatti a Alitalia e Ferrovie”
Il mi’capo: “Gente di merda, van contro a quel che han scritto loro stessi”
Ecco, si fa così: si guarda sempre il lato negativo, non quello positivo di un cambiamento di ottica.
http://www.vegfacile.info/partenza.html
Almeno leggetelo, poi fate come preferite.
Soprattutto la parte di Red Ronnie.
Da quando io son diventato vegetariano, mi son ammalato molto, molto, meno.
Quest’anno ho preso l’influenza, e con la medesima addosso ho comunque provveduto ad una vendemmia.
Poi fate, davvero.
Pare che Berlusconi abbia risposto a una dei lai di Veltroni -che ormai io mi figuro come un Chipmunk caricato a molla che saltella criticando qualsiasi cosa- “me ne frego”.
Di tutte le combinazioni di tre parole con lo stesso significato, lapiù evocativamente compromettente. Come se non bastassero le critiche di “ritorno nostalgico all’autoritarismo”.
Per il futuro, qualche alternativa da stampare e tenere a portata di mano:
“Che si fotta”
“Non lo cago”
“Ma chi è?”
“Fatelo stare zitto”
“Me ne fotto” -simile ma diversa, magari più forte, ma inattaccabile-
“Gne gne gne”
“Rode il culo?”
“Sai fare meglio?”
“Povero, povero, povero!”
“Naso di velluto”
“Padre perdona loro”
Qualsiasi cosa, ma MAI più “me ne frego”.
E meno male che per l’Alitalia non ha detto “Chi vola vale”.
…dopo una discussione abbastanza animata ieri, mi fa, davanti a tutti:
“Cica, dopo pranzo c’è da fare un lavoro. Avevo pensato a te perchè sei più… più…”
“Remissivo?” fo io, veloce.
“Proprio no. ‘Dotato di manualità’, direi”
Vorrà che picchi qualcuno?
A Palermo due ragazzi in fuga dalla Polizia imboccano una tangenziale contromano e un’auto sul cofano, e muoiono.
Invece di preoccuparsi del povero guidatore dell’auto, innocentemente incorso in un episodio di selezione naturale a causa del quale c’ha un trauma cranico e un’auto distrutta, i palermitani metton su, cito dal giornale, “una notte di guerriglia, di un’imboscata sventata, tesa agli agenti con cassonetti in fiamme, auto arrostite dai falò, lanci di sassi e bottiglie”.
Il sacerdote che ha officiato i funerali ha addirittura chiesto “Non si poteva evitare di inseguire questi due ragazzi?”.
Insomma, se questi due, ci tengo a sottolinearlo, in fuga dalla Polizia, hanno capito di non essere immortali, la colpa è degli agenti che facevano il loro lavoro.
Non dei genitori, che non hanno evidentemente insegnato loro un accidente.
Non loro, che comunque, cavolo, infilati in pedonale, non in Frogger.
Della Polizia.
Non ho capito. Guerriglia, addirittura. Per me si sparava ad alzo zero.
Ieri in radio ho sentito una signora iraniana esprimersi sulla sua esperienza di razzismo:
“Nessuna, nè a me nè a miei parenti, in trenta anni in tre città. Penso che sia perchè mai ho rubato, mai ho staccato un crocifisso, ho sempre lavorato”
Amen, signora. Gli italiani non sono razzisti. Imbecilli magari si, pecore e buoi, ma razzisti no. Non guardiamo al colore della pelle, ma se uno ci rompe i coglioni o meno. Se qualcuno non si comporta proprio di merda, fottendosene dei nostri valori e delle nostre leggi, non ci da fastidio. Ce l’abbiamo con spacciatori, ladri, estorsori, violentatori, tutti quei fancazzisti che son venuti in Italia non per trovare un modo di vivere, ma per trovare un modo di vivere alle nostre spalle. La gente è stufa dei crimini e dei criminali, non dei cinesi o dei ruandesi. Si fa poi di tutta l’erba un fascio per via statistica, purtroppo. Ci sono certamente rapinatori cinesi e filantropi rumeni, ma purtroppo l’idea di un popolo ce la siamo fatta negli anni cogli esempi di come si sono comportati i suoi componenti. E se uno trova la casa svaligiata e messa a soqquadro e dice prima di conoscere il colpevole “vedrai son stati gli zingari” non lo dice perchè è razzista, ma perchè ci sono i precedenti, e le statistiche.
I due -diciamocelo: imbecilli- che hanno rincorso e ammazzato uno perchè aveva rubato loro un pacchetto di Ringo (ma di tutti, proprio i Ringo, con tutte le allusioni interrazziali che c’hanno?) hanno rincorso un ladro perchè tale, non un nero. E se c’è stata qualche offesa razzista credo sia perchè “sporco negro” è venuto loro più facile, immediato e sanguigno di “anche se eri albino t’ammazzavo lo stesso”. Se era un commercialista svedese gli dicevano “svedese del cazzo” o qualcosa del genere, e magari c’era solo Veltroni a dire “ondata di razzismo verso i popoli del nord”, che tanto lui ormai deve dare puntare il dito qua e là come il bambino dei Simpson.
Che poi i giornali siano passati dalla “emergenza immigrati” alla “emergenza razzismo” è frustrante.
Si son tirati fuori casi, anche di mesi, che rientrano in altre tipologie, dal bullismo alla paranoia.
Ma devono vendere, far scalpore, farci sentire diversi da quello che siamo. E, temo, dar per forza ragione a chi vuol farci sentire un po’ più cattivi di come siamo davvero.
CITTA’ DEL VATICANO – Anche il Papa è intervenuto sulla crisi mutui, ricordando che “i soldi scompaiono” e che “solo la parola di Dio è una realtà solida”.
A parte il fatto che per vedere i soldi sparire è sufficiente fissare un portafogli medio abbastanza a lungo…
io ho provato a pagare il mutuo con versetti della Bibbia, ma mi hanno riso in faccia.
Certo, per il P.A.P.A. la parola di Dio (ah-ah) è tutto un altro Business… ma non credo stia suggerendo di aprire una religione a testa e sostentarci tutti coll’otto per mille.
L’avevo visto secoli fa, ma non trovavo più il sito originale…
Basta una ciotola di semi di girasole. Porgetemela, meglio se son già sgusciati.
Acquisterò i modi pacati e rilassati del tossicodipendente in astinenza a cui viene messa a disposizione una dose.
La mia ghiotta mano non potrà smettere di attingerne, e io morirò poco dopo per la reazione che mi provocano in bocca e in gola, gonfiando e irritando entrambe.
E pensare che fino a settimana scorsa non lo sapevo
…niente profilattico, tanto l’HIV non esiste.
…metodi anticoncezionali naturali, tanto il mio prof di religione non aveva cinque figli col metodo Billings, e i “figli di Ogino” non esistono.
…poi si lamenta che i giovani si allontanano dalla Chiesa.
GRAZIE SIGNORE GRAZIE, GRAZIE SIGNORE GRAZIE, GRAZIEEEE!
vi rimando anche a questo post e a questo articolo.
Giust’ieri, dopo il lavoro, su richiesta dei miei genitori, son tornato ai Gigli coi medesimi.
La mia terza volta in quattro giorni.
La prima per comprare il regalo di compleanno al mi’babbo. La seconda per comprare il seitan da arrostire. La terza ieri, per il regalo di compleanno al mi’fratello.*
Già che gli s’è comprato una macchina fotografica, che praticamente non era una sorpresa visto che ce l’aveva ventilata, non m’ha lasciato particolarmente soddisfatto.
Che poi ci fosse la mi’mamma che a un certo punto, davanti a una cornice digitale, un prezzo scritto a caratteri alti come me, e soprattutto al mi’babbo abbia vociato “OH! L’hai comprata qui, vero?”, m’ha proprio scazzato.
Al banco chiede ”E se non gli piace?”. Il commesso, gentilissimo, la informa che ci sono otto giorni, mentre io la avviso “Se non gli piace, è un regalo, se la tiene e basta”
Iersera da casa dei miei si telefona al mi’fratello perchè venisse a cena festeggiare il compleanno. E magari prendersi il regalo.
Lui: “No, son stanco, passo domenica”. Ad uso degli ignari: abita a due (2)km da casa dei miei genitori, non doveva perdere troppo tempo.
La mi’mamma decide che il regalo l’avrebbe portato lei, al bar, l’indomani.
Io mi oppongo, e che cavolo, visto che magari avrebbe fatto piacere anche a me e al mi’babbo vedere la reazione del destinatario. E, per sicurezza, spennarello di nero l’etichetta col prezzo.
Iersera ho dormito a casa dei miei, visto che stamani volevo lavorare in garage col mi’babbo -e suppongo non vogliate sapere a cosa finchè non l’ho finito-; ovviamente, senza frutto, visto che dovrò tornare presto ai Gigli medesimi per procurarmi il materiale adatto che credevamo mio padre avesse.
Ovviamente la macchina fotografica non c’era più, uscita di casa assieme alla mi’mamma.
Riassumiamo: regalo quasi chiesto. Non incartato. Consegnato a mano solo da mia madre. Astutamente, con lo scontrino e la ricevuta dentro la scatola.
Un regalo tanto privo di trasporto, roba che l’SDA in confronto lavora a lume di candela.
Ora, va bene la fretta di sostituirlo nel caso che eccetera eccetera, ma son otto giorni; van bene tante cose… ma che dite, mi devo aspettare un assegno per posta, per il mio prossimo compleanno?
E, oltretutto, sapeste quanto mi rode che la mia opinione per mia madre non conti mai un cazzo.
*Sono una personcina fortunata:
Mio padre: 30/9
Mio fratello: 2/10
Mia madre: 14/10
Io: 15/12, abbastanza vicino a Natale da ricevere un regalo solo, oltre a essere l’unico sagittario che combatte contro tre bilance in un baccello -però me lo cerco: due dei miei migliori amici sono bilancia. E adesso che ci penso: Rick? devo chiedere scusa perchè sono un coglione o ancora è presto?
Apprendo dalla radio che quella delle dimensioni del pene che dipendono da latitudine e razza sono una credenza errata.
Variano solo le dimensioni a riposo; la media mondiale in erezione è pressochè uguale a quella nazionale, 14,73 centimetri.
Doppio decimetro alla mano*, la mia giornata è molto migliorata.
A volte basta poco, come dicevo.
*ovviamente sto scherzando. come tutti i maschi che non siano John Holmes o Rocco Siffredi, me lo son chiesto e lo so già da tempo: sono nella media. E di lì in poi, conta il come.