Archive for ottobre 15th, 2008

Accadde che..., Ce l'ho con..., Tanta iNioranza Bisogna farci la tara.

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La spesa alla Coop di Figline è sempre fonte di sorprese.

Stavolta, dopo venti minuti di fila al banco gastronomia col dito puntato su una burrata al tartufo (rivelatasi poi tanto scarsa in tartufo che deludente come burrata), peraltro già incartata, è venuto il mio turno.

Indico la burrata “Quella al tartufo, altro*”La commessa prende la burrata. La pesa incartata -e vabbè-, la mette in una busta di plastica. Fa un nodo alla busta. Prende un sacchetto in cartalluminio, che scoprirò troppo tardi ssere l’equivalente imbecille del tetrapack, in quanto non riciclabile, ci mette su l’etichetta del prezzo e mi consegna il tutto.

No, dico. Cinque strati, compresi i due di fabbrica, per la burrata. Se era cesio che facevate?

Non dovevamo essere ecologici e ridurre al massimo gli imballaggi?

Quello antiradiazioni che mi avete messo per ultimo cos’è, per la privacy, come se uno si dovesse vergognare di portare la burrata in un sacchetto trasparente? Ma con quel che costa la prossima volta ci fo un buco e me la metto al collo! “Va’, guardate, che io la burrata me la posso permettere. Mi fa anche un solitario di cacio peposo?”

No, che se serve per far fico magari lo capisco, argento lucido e lindo com’è… però non scriverei “Coop”, sopra, se no uno sgama subito. Scriveteci sopra “Atelier Co-operativo” e magari uno ci casca, pensa che dentro ci sia della lingerie, magari usata se ci hai messo il pecorino.

E, dal canto mio, di certo la prossima volta lo rifiuterò, che lo spreco di materiale non sia colpa mia.

 

*Per chi non lo sapesse “altro” è la frase in codice che si usa nel fiorentino al posto “non mi serve nient’altro, grazie”).