Tanta iNioranza → Della scuola -in ogni frase inserite eccezioni a piacere-
Domani c’č lo sciopero generale.
Ecco, io davvero non so cosa pensare.
Ho sui coglioni, visceralmente, le occupazioni, che privano anche chi vorrebbe continuare a lavorare dell’opportunitŕ di farlo.
Ho sui coglioni lo stato attuale della scuola, che al momento serve piů ai docenti, come stipendificio e sinecura, a partire dall’universitŕ in cui sistemare amici e parenti e qualcuno tra gli studenti piů utili, fino alle elementari, dove sembra che servano tre maestri per ogni bambino, che agli studenti.
Sarŕ perchč lo status quo č cosě pro-docenti, che questi ultimi son cosě mobilitati?
Al momento non c’č meritocrazia. Alle elementari e medie il bambino piů dotato non viene sollecitato, quello volenteroso ma lento non viene aiutato, quello stronzo e fancazzista non viene punito. L’idea democraticissima ma tardosessantottina che tutti i bambini sono uguali impedisce, salvo in pochi, fortunati casi, che ci sia una diversificazione dell’apprendimento che non sia basata sull’iniziativa personale del bambino o della famiglia.
Nella prova generale di sciopero (duemilioni, no, scusate, duecentomila) dell’altro ieri ho sentito solo critiche, non un programma o una proposta.
Non ne ho nemmeno io, figurarsi, perň so che č vero che solo coi tagli poco si risolve. Occorerebbe, tanto per iniziare, una bella commissioncina che mettesse sotto esame istituti e docenti, e tagliasse rami secchi, sprechi e inefficienze.
No, dico, in Giappone sono gli studenti che fanno le pulizie della classe. Vestono in uniforme, codificata dal numero dei codini delle ragazze (“in numero pari e disposti simmetricamente rispetto all’asse del volto”) al colore dei calzini e modello delle scarpe. Altro che bidelli e grembiulino, i primi inutili da quando non hanno responsabilitŕ nč sugli studenti nč sulle pulizie appaltate a imprese -e infatti, i bidelli, figure di comodo, si son moltiplicato a dismisura fino a superare in numero i carabinieri-, i secondi in quanto lascian comunque sbucare fuori la scarpetta di Prada o l’astuccio-zaino-quaderno dei Superfracks.
Ecco, se ho una proposta, č quella del minicollegio alla Harry Potter: uniformi, esami fitti fitti, disciplina, docenti interessati e motivati -anche economicamente, chissenefrega, un alunno che esce da scuola in grado di saper fare bene il suo lavoro, quale che sia, č certamente un patrimonio per la nazione, e chi l’ha formato deve essere ben retribuito-, e soprattutto sottoposti anch’essi a continue valutazioni da parte di altri docenti, esterni e interni, e anche degli alunni.
Perň, cavolo, il problema č sempre lě. Servono docenti competenti e portati. E quanti ce ne sono, oltra alla laureata in lettere assunta a medicina -notizia dell’altro ieri- che non solo non sono in grado di insegnare, ma che neppure sanno l’italiano?
Forse l’unico pregio di una riforma che si preannuncia disastrosa sarŕ quello di fare tabula rasa. E magari prima o poi riusciremo a ricostruire qualcosa di buono.











