Archive for novembre, 2008

Accadde che... Emorroidi
Tutto quello che NON avreste voluto sapere e che nemmeno Luttazzi v’ha mai raccontato

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Ve lo dico subito, non leggete se siete di stomaco debole o facilmente offendibili.

Io scrivo per chiarire come mai non sono stato in giro per un po’, e, anche se in attesa dell’operazione ho portato per, azz, un po’ di privacy, avanti per qualche mese la balla della ciste di grasso al cavallo, visto che la mi’mamma ha già raccontato a cani e porci e perfetti estranei ogni truculento dettaglio, ho deciso che ormai sono esposto; e siccome per rettificare le inesattezze della mi’mamma dovrei prendere una mezza pagina della Nazione, d’ora in poi mi limiterò a dire “leggi sul blog, va’” a chi mi chiederà innformazioni. E poi, beh, se, come ho sentito in giro, ne soffrono un po’ tutti, sapete a cosa andate incontro.
Ma cominciamo, che già mi ci vorrà un po’, visto che non posso stare a sedere troppo a lungo -leggi: ho una singola chiappa sulla sedia, e l’altro piede picchietta nervoso-.
L’epopea che mi ha tenuto lontano da amici, PC, internet, lavoro e SEDIE negli ultimi giorni è iniziata alla grande nel febbraio 2001, mi pare.

Ero a Los Angeles, e dopo una delle rare e marmoree deiezioni, mi giro e vedo il water pieno di sangue. Già che in USA i water sono pieni fino a due dita da voi, già che il sangue tinge da far paura, già che ancora stavo sanguinando… beh, mi son preso un coccolone. Per mia fortuna sapevo di che cosa si trattava; mando la mia ex a fermare la navetta che di lì a qualche minuto ci avrebbe portato a Disneyland, e comincio a lavare, pulire, tamponare.
Raggiungo il mio posto immediatamente dietro l’autista e chiedo: “Che balla gli hai detto?”
“Che stavi facendo una telefonata. Come va?”
“Sto ancora sanguinando, ma ho un tampone di carta igienica tra le mele”
Al che l’autista si volta e escalama con appena un blando accento siciliano “Ah, italiani anche voi!!!”.
Più tardi ci narrerà la sua storia di emigrante da un anno e ci consiglierà il Jack-in-the-box, che pur essendo la migliore catena di fast food del mondo, contribuirà a rendere più “colorata” l’acqua dei miei water.

Ho convissuto con il problema da allora, senza grandi dolori e a fasi alterne, fino a che qualche mese fa un periodo stranamente doloroso mi convinse a farmi visitare e operare, visto che si era passati da qualche goccia di sangue senza dolori -e grazie a una bella colonscopia avevamo escluso il polipo- a SANGUE MORTE ASTIO E DISTRUZIONE NELLE MIE TERGA.
La visita fu quantomeno imbarazzante: mai prima d’ora, con pubblico o meno, mano di altro uomo (o alcunchì) aveva frugato nei miei bassifondi, guantato o meno; e dolorosa, visto che il medico, per quanto competente, gentile e professionale, aveva delle dita grosse e ignoranti come salami cacciatorini.

Ma vabbè. Mi spiega che il dolore è dato soprattutto da una ragade (non ci si fa mancar nulla) e che le emorroidi (quarto grado, mica pizza e fichi) sono dovute a un prolasso della mucosa, come un calzino che scende lungo la caviglia; l’operazione mi tirerà su questo calzino e lo appunterà ben in alto, che non abbia a scendere.  Basta attendere un po’ per essere chiamto per l’operazione in day-surgery.
Sentirò male? Beh, un minimo nel post-operatorio.

“Un minimo”.

Beh, se “un minimo” è alzarsi alle quattro del mattino e svegliare il proprio padre presentando la siringa di Toradol già pronta per farsi fare l’iniezione antidolorifica, non voglio sapere qual è “la norma”.

Insomma.  Aspetto tutta l’estate e buona parte dell’autunno, poi vengo chiamato per le analisi del sangue, elettrocardiogramma e colloquio con l’anestesista -tutta una mattinata-. Apprendo dall’anestesista che non sarà in locale, ma in totale. E qui scatta la prima paranoia, visto che non ho mai avuto paura del dolore ma solo delle complicazioni, soprattutto da quando il mi’povero nonno morì di angiografia.

Mi rovino la domenica -quella del festival giapponese, ovviamente- con un digiuno di trentasei ore, un abuso di lassativi e un clisma alle tre di notte.
Alle 7.15 del lunedì dell’operazione, ovverosia quello dell’ultimo post, vengo fatto entrare in un reparto freddo come un frigorifero. Con me un medico che, siccome tra qualche minuto sarà dalla parte sbagliata del bisturi, bestemmia come Linda Blair contro il freddo, contro le infermiere, contro il camice e le mutande di carta che ci fanno indossare, esorta scandalizzato a ri-ri-richiamare i tecnici per sistemare i termosifoni, fischia borbotta e soffia quando gli viene praticata l’iniezione di qualcosa che ci viene presentata come Atarax, e con un nome così deve essere un calmante, seddiovuole.
Vengo fatto salire su una barella e confortato dalle confidenze della portantina -”Eh, ce le ho anche io, ma non mi faccio operare, ho troppa paura”-, quindi portato in una sala dove, in attesa dell’anestesia, mi addormento di mio, probabilmente grazie all’Atarax e al calduccio sotto le coperte.

Quando vengo svegliato, mi viene messo un ago nel polso. Nel giro di cinque minuti cinque, vengo piazzato su una specie di tavolo ostetrico, mi vengono messe le ginocchia in bocca, stracciate le mutande e, dopo e solo dopo, vengo addormentato.

Al nuovo risveglio sono nel letto in reparto, e ho uno stimolo feroce di evacuare. Faccio per alzarmi e andare in bagno, ma vengo prontamente fermato dal mi’babbo e da due infermiere che, pronte, alzano le spondine del letto. Apprenderò solo dopo che lo stimolo è dato da un palloncino che mi hanno cacciato e gonfiato su per il, e dal tubo per il drenaggio. Mi addormento di nuovo solo dopo aver avuto una padella che resterà ovviamente inutilizzata.
Rimango rincoglionito fino al primo pomeriggio, durante le visite dei miei e della Figlioluccia, e dormo praticamente fino a quando due degli occupanti dei letti se ne vanno.
Io devo attendere la visita del chirurgo e, ovviamente, l’estrazione del turacciolo. Mia madre nel frattempo mi cazzia perchè ho dato in escandescenze. E io: “O quando?” “Quando volevi andare in bagno” “Ero rincoglionito, non credo d’aver picchiato nessuno” “Ma m’ha detto il dottore accanto che…” “Chi, il bestemmiatore indemoniato?”
Ad aggravare la pessima immagine che mia madre ha di me (di solito è cattiva, a priori, ma poi è pronta a prendere le parti di chiunque mi dia contro, sempre e comunque) si infila la caposala. Mentre aspetto la visita, vengo bersagliato da:
“Ti porto qualcosa?”
“No, grazie”
“Un the?”
“No, non mi serve nulla, grazie, sto bene”
“Stai bene?”
“Si, grazie”
“E’ il colore tuo solito, quello che hai?”
“Si, tranquilla, grazie”
“Ti porto un caffè?”
“Non vorrei essere brutale, ma il significato della frase ‘non mi serve nulla, grazie’ mi pare evidente: che al momento non mi serve niente e che comunque la ringrazio della premura”
“…”
“…”
“…Un cappuccino?”
“si, grazie, mi porti il cappuccino”.

Ovviamente il frutto della mia resa, una secchiata di latte caldo dopo trentasei ore di digiuno, mi si pianta in mezzo allo stomaco. Faccio pure la cazzata di dirglielo, e lei acquista improvvisamente una laurea: “Aaah, lo so io cos’è: è un calo pressorio, vieni qui che ti misuro, ti gira la testa”
“No, non mi gira la testa, ho solo la nausea. Sono donatore di sangue e riconoscerei…”
Estrae uno sfigmomanometro -accidenti a chi gli ha insegnato a usarlo- e dopo qualche secondo carico di tensione: “Hai la minima un po’ alta”
“120 su 80, vero? il mio solito”
“Si, ma ti dev’esser risalita nel frattempo”
“Eh, si, capita”
Il medico arriva mentre, esaurita ogni diplomazia, a fronte di un “ti senti debole” chiedo all’infermiera di lasciar dire a me come mi sento  e di far diagnosi credendomi, se proprio la deve fare. Il chirurgo arriva, stura quel che ha da sturare, calpesta la sacca di drenaggio facendola esplodere e mi autorizza ad andare via. Contro ogni pronostico, mi fa un certificato da UN MESE dicendomi “Ti servirà”. Io non ci credevo, allora.
Non sono autorizzato dalla caposala, invece, tant’è che, dopo essermi vestito, aver fatto due o tre volte su e giù per l’intero reparto, devo sottopormi a un’altra misurazione della pressione prima che mi venga tolto, peraltro in maniera frettolosa, l’ago dal polso.

Visto che mia madre è incazzata con me per come ho trattato la caposala, guida come un’ottovolante con me sdraiato sul sedile posteriore, e io arrivo a casa che ho bisogno feroce di antidolorifici.  Mi schianto sotto la lingua una  fiala di Toradol e, visto che mia madre sta urlandomi di mangiare qualcosa agguanto, dopo due giorni di diigiuno, una banana. Con quella come primo alimento, sono fortunato a non aver successivamente defecato un gatto di maiolica a unghie sguainate.

Passo i giorni successivi tra fastidio e dolore. Sia lo stimolo che l’evacuazione mi provocano fitte, e i punti stessi, checchè interni, fanno male. Come già detto, mi son trovato la mattina alle quattro a  farmi strofinare il didietro con un batuffolo asciutto da mio padre ancora addormentato, roba che se poi mi buttavo a sedere sulla siringa forse mi facevo meno male. Ma vabbè, pover’uomo.

Cinque fiale di Toradol in tutto, e otto Aulin 100mg in una settimana, proprio io che ho sempre aborrito i medicinali.

Mezzo litro di olio di paraffina bevuto come emolliente delle feci, otto barattoli di Activia per evitare “carichi” troppo impegnativi.

Qualche “seduta” che ha fruttato solo sangue raggrumato e dolore.

Due nuove visite, una ogni mercoledì, dal chirurgo, con tanto di indagine rettale dove io stringevo i denti e lui mi diceva “Eh, ha ragione, ha ragione” come se l’aver ragione non mi facesse sentir male.

Adesso, finalmente, sono a casa mia e non dai miei. Qui posso ululare in pace se ne ho bisogno, provare a dormire quando mi fa male e mangiare una cucina da ospedale e non quella TANTAROBA della mi’mamma.

Finalmente, da due giorni faccio a meno -anche se è stato più un punto d’impegno che effettiva guarigione- degli antidolorifici.

Tornerò al lavoro il 15, se il chirurgo sarà d’accordo. Che, francamente, più volentieri restavo a lavorare che a letto, su un fianco, a uggiolare.

Ecco, contenti? V’ho messo a parte di diverse cose intime, anche troppo. Poi non dite che non vi voglio bene e stimo.

Accadde che... Ancora tagli.

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Stavolta a me.

Mentre leggete, grazie ai prodigi di wordpress, sto entrando in ospedale o sotto i ferri per un’operazioncina che però han deciso di farmi in anestesia totale.

Lo sapete? Ho più paura dell’anestesia che del dolore.

Appena posso vi aggiorno. Però non chiedetemi di farvi vedere la cicatrice.

Ce l'ho con..., Tanta iNioranza Gazebo

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Leggo dall’“Oggi”Firenze di oggi -e scusate il pleonasmo*- che il nuovo regolamento comunale per gli esercizi pubblici imporrà delle regole su dimensioni, materiali e strutture sui gazebo di bar, ristoranti e quant’altro. Dicono “per il decoro”, come se la città non fosse in un degrado pazzesco per schiamazzi, sporcizia, microcriminalità. In centro di fiorentini ce ne è sempre meno, e quelli ricchi son su in collina, dove il puzzo di piscio non arriva. Poi ci si domanda perchè le botteghe chiudono. A Firenze non è solo per la recessione.

Ora, non parlo più, per fortuna, da familiare di baristi. Però, nonostante siano cessate diverse rotture di eufemismi, la conoscenza delle medesime permane. Non è bastato trasformare gli esercizi in pisciatoi pubblici con la norma che fa obbligo di concedere i servizi a chiunque ne faccia richiesta, roba che se uno entra, ti dice “dove piscio?” e se ne va, te ci hai rimesso acqua, lavoro, detersivi, carta, pulizie, luce elettrica e troppo spesso anche lo stomaco visto lo stato in cui viene lasciato il bagno, e il tizio in questione non ha preso nemmeno il caffè che lo avrebbe trasformato nell’”avventore” che doveva essere per la norma precedente; non è bastato questo, dicevo. Non basta far pagare il suolo pubblico per le dimensioni delle tende e delle insegne -tende sotto le quali, ovviamente, chiunque ha il diritto di ripararsi quando piove, smanacciandoti le vetrine che poi TU dovrai pulire, ma fosse quello il problema-, non basta costringere qualunque esercizio a iter burocratici, fiscali, sanitari estenuanti -si, estenuanti, se no i miei eran sempre baristi- e ben oltre il dovuto o il sensato o il prudente. Non è bastato da un giorno all’altro liberalizzare le licenze -cosa che mi troverebbe anche d’accordo, guarda!- trasformando un investimento spesso di decine di migliaia d’euro in carta straccia e deprezzando per qualcuno un’attività anche in maniera radicale.

No. Adesso, per questioni di decoro, si va a regolamentare le CAZZATE. Poi, contemporaneamente, si lascian liberi di lavorare senza controlli di sorta banchini e baracchini più o meno ambulanti, senza gabinetti per il pubblico nè per gli operatori, con la merce esposta ai fumi di scarico delle auto quando va male e agli insetti quando va bene; ce l’ho anche coi kebabari, che ti (VI!) riempiono a manciate un panino, e poi ve lo danno per la strada, con la lattina presa da voi nel frigo, e talvolta anche il caffè a gettone dalla macchinetta accanto, roba che per farla un bar o un ristorante deve avere ettari di licenze-autorizzazioni-visti e attrezzature sanitarie che vanno dal lavandino a pedale alla stanza piastrellata solo magazzino al bagno con antibagno attrezzato andicappati alla turnazione di verifica frigorifera.

S’ha voglia di rompere i coglioni, a Firenze, e questo mi va pure bene. Ma perchè sempre ai soliti? perchè invece di gabellare prima e multare poi non si abbozza di dare quattrini a babbomorto, che so, -dai, una bella tiratina tacciabile di razzismo ci sta bene, tanto chi mi conosce lo sa- per costruire appartamenti per i NOMADI (un NOMADE in quanto tale non ha BISOGNO di un appartamento) invece che ai nostri pensionati con la minima -e non infierisco chiedendomi poi quanti di questi appartamenti saranno riaffittati clandestinamente-? Giusto oggi ho letto anche la lettera di un precario che chiedeva che le baracche dei nomadi non venissero abbattute, che a lui risparmiare 800 euro di affitto al mese faceva comodo, senza contare acqua e luce offerti dal Comune. Perchè non si comprano, ad esempio, alla Quadrifoglio quei mezzi che consentono di lavare sotto le auto, eliminando così la necessità di spostare le auto nei giorni di pulizia stradale? Si, lo so, perchè così si eliminano pure i quattrini di multe e rimozioni, però concedo il beneficio della buona fede e ottusità.

Riassumo. A forza di spilli si ammazza un bue. E qui la nostra stimatissima -da pochi, ma quei pochi la stiman tantissimo- amministrazione ha deciso di non smettere di pungere sempre la stessa bestia, che è quella che tira l’aratro.

 

 

 

 

 

 

 

*non so se è un pleonasmo, ho tirato a caso. Forse è una tautologia. Voi scusate comunque, che ho fatto l’ITI.

Accadde che..., Feelings Ricorrenze – seguirà comunicazione personale a mano.

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Grazie Riccina!!!

Spigolature Ancora spigolature

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  • La Canalis: “I neri sono più sexy, basta razzismo!”
    Che belli gli ossimori!
  • Appena insediato, Obama ha già pestato ai piedi al Vaticano con le cellule staminali.
    Comincio ad ADORARE quell’uomo.
  • Già, Obama. Da quando l’hanno eletto, gli americani si sono trasformati, agli occhi della nostra sinistra, da nazisti a illuminati. Il potere dell’autosuggestione di Veltroni, che ha detto “ha vinto grazie ai nostri consiglieri”. Eh, si, mai più senza!

Spigolature Spigolature

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  • Carla Bruni, la corpivendola più famosa di Francia, si vergogna d’essere italiana. Anche io. Che lei lo sia, intendo. Che stia oltralpe, si scopi selettivamente i famosi e potenti -quindi occhio alle prossime elezioni-, e non rompa i coglioni di qua, che io d’essere un Italiano sono orgoglioso e fiero, di avere lei come concittadina un po’ meno.
  • Oggi l’assemblea dei lavoratori Alitalia. C’erano tutti e quattro, più un numeroso pubblico di piloti e hostess.
  • Il rettore dell’università di Foggia ha dato le dimissioni dopo aver “sistemato” all’interno dell’istituto la moglie, il figlio, la figlia, il genero, la nuora e una nipote. Non si può dire che non volesse tenere la famiglia unita.
    Adesso presiede un comitato anti-Gelmini contro i tagli alle Università.

Ce l'ho con..., Spigolature Per aspera ad aspera

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Benito Xivì ha appena detto che “Il cristianesimo non è la via della comodità”

Beh, detto da lui che sta come un P.A.P.A. non è che sia troppo credibile.

Tanta iNioranza Ne dubitavate?

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Eletto Obama.

Beh, nemmeno gli americani sono tanto stupidi da farsi il terzo governo Bush.

Adesso un presidente nero, pacifista, ecologista, ci lascia ben sperare.

Però quello che mi fa davvero star bene è la Palin in lacrime. Una guerrafondaia bigotta-ipocrita (non c’è peggio di chi predica bene, seppur a modo suo, e razzola male) e arrogante che assapora la sconfitta in diretta. Si, vabbè, a me stava sulle perchè cacciatrice, ma lo stesso, la giudicavo pericolosissima.

 

Audio/Video, Recensioni Altro che Obama!!!

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ecco

Da PVP, link nell’immagine e qui a lato :)

Accadde che... Di ritorno da Monaco

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Con le gambe sgonfie dal tanto camminare con sulla schiena zainate di minerali e pietre semilavorate, e, diciamocelo, dalle birre dell’HB e dalla cucina mica tanto leggera del Ratskeller.

Con in macchina liquorini al cioccolato pseudopalledimozart, contenitori da salsa di soia a forma di pesce e residui di ottimi pasti a base di sushi.

Con un’iguana di pietra verde (serpentino?) comprata a metà del prezzo da una grossista sudamericana che parla italiano meglio di me, iguana che aspetta solo lo scaffale adatto.

Con qualche punto fermo in più nella mia vita: la Figlioluccia che frequento da qualche mese ha accettato quello che lei chiama “il Brillocco” che adesso porta all’anulare sinistro, e la mia proposta di convivenza a partire dall’anno prossimo, quindi posso lasciar cadere la scaramanzia e parlarne anche qui. Abbiam fatto le cose molto, molto in fretta (e NO, non è incinta), ma ci siam trovati, come si suol dire.
Adesso lo sapete anche voi, posso dividere la mia serenità. La adoro. La adorerete anche voi, che è un genio, ha la battuta pronta e mordace, è buona come il pane e radiosa come il sole, mi sopporta e ride tanto con me.

 

“E che ne sai di quel tipo? Potrebbe essere uno di quelli che trovi su internet”
“Si, lo sono anche io!”

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