Archive for marzo, 2009
Accadde che..., Tanta iNioranza → Testamento biologico
She said → Fidati, te la do gratis. (Una randellata in testa!)
Volevo tanto inserire l’immagine della campagna di cui mi appresto a parlare. Ma Wordpress si ribella.
Comunque, non so se vi è capitato di vederla. C’è una bella ragazza, in primo piano.
Headline: Fidati, te la do gratis.
Più lontano e più piccolo c’è la specifica: La montatura.
Poveri, poveri, poveri creativi.
Me li immagino.
Probabilmente maschi, perché voglio sperare che se ci fosse stata una donna nel tema avrebbe detto loro che no, non sono simpaticissimi. E neppure brillanti.
E io me li immagino, col briefing davanti. A pensare come poter esplicare il concetto. In maniera divertente e ammiccante.
Poi ad uno di loro viene il colpo di genio. E butta lì l’headline. E gli altri ridono (sghignazzano, forse). E poi magari pensano anche di aver fatto una cosa figa.
Perché solo quella (la figa) hanno in testa.
Ecco, io vorrei dire a chi ha partorito cotanta creatività che la creatività a mio avviso è altro. Magari non quella che faccio io, per carità. Ma DI CERTO non quella che avete fatto voi.
She said → La senti questa voce?
Ieri domenica di sole.
Dopo una luuuuunga passeggiata (”Passiamo di là, che è più corta!” “No, è più corta di qua!” “No!” “Sì!” “No!” Sì!” etc etc), io e il Tamino mio adorato siamo giunti al teatro Verdi. Ci Aspettava un musical di tutto rispetto: Chorus Line.
Ci sediamo. Posizione ottima per la visuale. Ci rendiamo però conto che siamo accerchiati. Da fan accaniti? vi chiederete voi? No, da vecchiette che a occhio e croce ne sanno di musical quanto io di pizzo a tombolo.
Incrociamo le dita.
Parte lo spettacolo e in effetti avevamo ragione. Le due arzille signore dietro di noi hanno giustappunto atteso le prime due note per iniziare a ciarlare. “Shhhhhhhhhh!” sibiliamo a unisono io e Tamino.
La Compagnia della Rancia è brava. Ha questo viziaccio di voler tradurre le canzoni in italiano, però in particolar modo a livello canoro, gli interpreti sono davvero tutti validi. Intanto dietro il tumulto. “Eh, ma è tutto cantato!?!” “Ma come?!?!” “Eh, mi sa di sì!”
Shhhhhhhhhhhhh, di nuovo.
Su “At the ballet” ho la pelle d’oca, le tre cantanti sono braverrime e davvero emozionanti.
“No, guarda, mica possono andare avanti così per due ore!?!”
“Infatti, che poi il film mica era così!”
Ecco, allora, io vorrei dire che:
- capisco che tu abbia l’abbonamento dal giorno dell’inaugurazione del teatro verdi e quindi ormai visto che son due secoli che non ti perdi uno spettacolo, ti scoccia non venire a vedere Chorus line;
– capisco che tu abbia visto il film e sia delusa dal fatto che il protagonista sia alto la metà di Michael Douglas, parli con spiccato accento lombardo e abbia il sex appeal del mago forrest;
– capisco anche che ti aspettavi più dialoghi e meno canzoni.
Però non puoi trapanare le palle a chi invece lo sapeva che – essendo un musical – gran parte dello spettacolo è fatto di musica e canzoni. Visto poi che cantavano pure bene, puoi per favore fare finta di essere a sanremo e di aspettare IN SILENZIO che si esibisca Albano, che tanto lo so che ascolti solo Albano perché “come canta Albano non canta nessuno e io questi giovani d’oggi che parlano invece di cantare non li capisco?!?!”
“Eh, almeno ci fosse l’intervallo, ce ne potremmo andare!”
E invece no, è un atto unico e ti tocca pure stare lì a sedere.
A quel punto si mobilita pure la vecchiarda ella fila davanti, che parla ad alta voce con la sua imbarazzata vicina di sedia.
Si gira un signora: “Oh, ‘un siamo mica a guardare la televisione!”
Ecco.
A parte questo, bravissimi.
Propongo di istituire un banchetto fuori dall’ingresso del teatro.
“Signora, lo sa cosa va a vedere?”
Ch sa rispondere entra,
Gli altri a casa, a vedere la televisione.
PS: lo so che latito, ma ho un milione di cose da fare.
Però vi penso, tutti.
Ce l'ho con... → Fuori
L’hostess del Grande Fratello andata fuori dal medesimo.
Poi fuori da Alitalia, seddiovle.
Adesso fuori da La Fattoria.
Possiamo sperare che resti fuori anche dai coglioni?
Gadgets, Plauso e lodi → Good Companies
Sabato e ieri io e la Figlioluccia eravamo di corvee lavatrice.
La suddetta macchina una Ocean PK100 di seconda mano, acquistata da un collega quando casa mia contava a malapena un letto matrimoniale con un materasso singolo, una cucina difettata della Emmelunga e un paio di scaffalature industriali utilizzate come libreria.
A fine lavaggio, lo sportello non si apre. Aspettiamo.
Nulla. Facciamo ripetere l’ultima fase, e aspettiamo il nuovo sblocco.
Ancora nulla.
Andiamo a letto, e appena sveglio iermattina provo a riaprire lo sportello.
Hop, un gioiellino. Capisco che non questione di programma, visto che la macchina spenta da dodici ore, ma di temperature, effetti ventosa e quant’altro possa fisicamente impedire la corretta apertura, tant’ che il secondo carico viene estratto senza problemi dopo aver spento la macchina per venti minuti.
Per sicurezza, cerco il manuale della macchina sul sito della Ocean. Ottimo, ben organizzato, intuitivo, ma per il mio modello non c’ un pdf da scaricare. C’ per un indirizzo di mail al link “richiesta manuali”.
Clicco, compilo come si deve e mi preparo ad un’attesa eterna.
Invece no.
Stamattina arriva questo:
Gentile Cliente,
in risposta alla Sua richiesta La informiamo che il libretto specifico per la sua lavatrice non disponibile in supporto informatico e quindi provvederemo a spedirLe gratuitamente con servizio di posta prioritaria un libretto cartaceo generico.
La invitiamo a comunicarci il Suo indirizzo ed autorizzarci al trattamento dati ai sensi della legge 196/03
Porgiamo nell’occasione i nostri pi cordiali saluti
Servizio Clienti
BRANDT ITALIA SpA
Insomma, l’esempio pi lampante di OTTIMO servizio assistenza, e ricerca della soddisfazione del cliente. E merita, come meritava Emmelunga tutta la mia pubblicit negativa, una gran pubblicit POSITIVA, visto che quando le cose funzionano bisogna ringraziare e premiare chi si impegna per renderle funzionanti -ricordate la mia avventura con l’ottima Logitech e con l’altrettanto ottima Weider? ecco.
Della stessa risma Brando, che mi ha sostituito senza far domande una penna USB PICO-C che aveva cessato di funzionare con una nuova, appena ho inviato loro quella guasta. Mi hanno comunicato la ricezione e contestualmente il reinvio. Arrivata sabato direttamente a casa senza spese se non quelle di invio.
Che dire?
Grazie. E’ un piacere separarmi dai miei soldi quando so che oltre a un bene avr un servizio, e la cortesia di un interlocutore. Ormai la differenza sta tutta l.
She said → Sono entrata nel tunnel – lel – lel – lel
Risucchiata dal preparare le campagne da presentare al Centro Commericale, mi son scordata di postare.
È stata una settimana d’inferno, stressante e frenetica, condita da mal di testa d’assalto. Tanto che non siamo nemmeno andati al corso prematrimoniale, sigh.
Portate pazienza, cercherò di essere più assidua nei post.
She said → Meringa o sirena?
Sabato Trucco&Parrucco, la truccatrice amorosissima che ci segue nei servizi fotografici, mi ha accompagnato da un suo amico.
Che ha un atelier.
Di abiti da sposa.
Nella zona di Firenze che mi piace di più, dove ancora le signore si fermano a chiacchierare per la strada salutandosi per nome, abbiamo suonato a un campanello d’ottone, salito tre piani di scale e da lì siamo passate in una dimensione parallela di cui ignoravo l’esistenza. IlSarto ci ha aperto la sua casa atelier e ci siamo stati subito simpatici: il fatto che somigli in maniera impressionante a Pierfrancesco Favino (versione matura) e che abbia un occhio verde chiaro e uno verde scuro ha sicuramente deposto a suo favore. Ho visto, toccato e provato tutto il provabile. E come sta succedendo spesso per questo matrimonio, il primo abito che mi son poggiata addosso è quello che più mi è piaciuto. Ora vedremo come procedere, ma sappiate che sono stata per più di tre ore in mano di due adorabili pazzi, che si divertivano a appiccicarmi ovunque fiori di tutti i colori dell’arcobaleno, farmi provare turbanti appartenuti alla Callas e diademi e coroncine improbabilissime. E incredibilmente, ne sono uscita viva.
She said → Brrrividi d’ammmore
Io odio il freddo.
Davvero, datemi 40 gradi, anche umidi e ne uscirò comunque in qualche modo. Sudata, ma col sorriso e di buonumore. Il freddo invece mi fa proprio girare le palle.
Bene, questo cappello era necessario per raccontarvi la mia serata di ieri.
I genitori di Tamino sono in vacanza. Circa 20 giorni in Thailandia. Hanno fatto benissimo, spero che si divertano e riposino e abbronzino.
Sempre i suddetti genitori hanno due amorosissime micette. Le padrone di casa. Davvero, se dovessi rinascere gatta vorrei essere trattata come loro. A me gli animali piacciono, ma non ci impazzisco. Per intenderci, non sono una di quelle che come vede un cane/gatto/serpente/iguana/pappagallo/topolino si scioglie in tenerezze e inizia a puccipucciare e amorinotesoroso e amoredellamamma etc etc.
Prima della partenza la Tamino famiglia si è raccomandata col mio fidanzato: dai da mangiare alle gatte e se puoi dormi/dormite ogni tanto da loro, sennò si sentono sole. prima che mi diciate che è giusto, sappiate che c’è anche un’altra persona, che con regolarità le nutre e passa del tempo con le palline di pelo fusanti.
Ieri il piano era: uscire dal lavoro, raggiungere Tamino a casa dei suoi, aspettare che lui si docciasse e andare a cena fuori. Poi ok, dormire lì.
Arrivo. Il gelo. Ma non per modo di dire. Proprio il gelo. Di certo le due porte finestre socchiuse per consentire alle gatte di andare e venire non aiutano.
“Amore, magari accendiamo un po’ il riscaldamento?”
Lo guardo e dall’espressione capisco che il riscaldamento non funziona.
Morto.
Kaputt.
Anche la settimana scorsa aveva dato problemi, tanto che poi Tamino lo aveva staccato e si era magicamente acceso da solo senza spegnersi mai.
A questo giro nulla.
Mi tengo il piumino addosso e intanto lui si fa la doccia.
Cioè, ci prova.
“Amoooore, mi controlli se la caldaia ha la fiamma pilota accesa?” mi ulula dal bagno.
Io non ci capisco niente della mia, di caldaia. Figuriamoci di quella di un altro.
Esco, non vedo nulla, andiamo avanti per 5 minuti e poi lui, nudo nudissimo ma con indosso il mio piumino, mi dà indicazioni dalla porta della terrazza mentre io smanaccio sui pulsanti. Nulla. Kaput. Niente acqua calda. Si lava al freddo e al gelo con un po’ d’acqua scaldata nel bollitore. Il passo successivo è il parto in casa, con la levatrice che chiede: “presto, dei panni puliti!”
Intanto salta la luce.
E lui è sempre nudo.
E cerca una torcia e controlla.
E la luce è saltata giù, nel vano condominiale. Eccerto, sennò era troppo facile.
E scendi le scale e trova l’interruttore, e riattaccalo e risali.
Stanotte abbiamo dormito lì.
Mi son meravigliata di avere ancora il naso attaccato al suo posto, stamattina. Mi son vestita restando sotto le coperte.
Ve lo ricordate cosa ho scritto in apertura di post?
Ecco, se non è amore questo…











