Archive for maggio, 2009

Racconti 16

2 Comments

Il coltello affond nella carne, segandola con i minuscoli denti e facendone uscire i succhi di cottura.
Ovviamente o quasi, il piatto principale era fiorentina molto poco cotta, la migliore che Bruno avesse mai mangiata. Si chiese se il segreto di tanta bont fosse lo spesso vassoio di pietra ancora calda sul quale erano state servite.
S’era fatto un silenzio quasi sacrale, a malapena rotto dal rumore delle posate e della masticazione, e il lungo tavolo di legno e la luce data solo dalle peraltro numerose candele sparse per la stanza contribuivano a creare l’atmosfera di un refettorio di una qualche comunit religiosa.
Bruno se la stava godendo, ormai. Inutile insistere nel farsi spiegare tutto e subito. Era stato invitato a una cena, dopotutto, e tanto valeva mangiare. Di certo molti dei presenti, se non tutti, avevano gi fatto le stesse domande che aveva fatto lui, avevano avuto le stesse risposte ed erano stato altrettanto confusi. Certo, se Bruno aveva intuito il giusto, qualcuno di loro poteva averlo fatto secoli prima in una lingua ormai dimenticata, ma il risultato non cambiava: non era pi gente abituata a fare le cose in fretta se non in caso di emergenza, e la loro efficienza nell’occasione dell’incidente d’auto la diceva lunga sulle loro reali capacit organizzative e risorse in certe situazioni. L’incalzare il Bolli, o chiunque altro, affinch gli raccontasse in pochi minuti magari millenni di avvenimenti, beh, era solo sciocco.
Sorseggi il vino rosso che era stato gi disposto in dei decanter quando avevano fatto il loro ingresso nella sala. Le bottiglie vuote poggiate vicino ai decanter, scure e impolverate, non avevano etichetta. Bruno non prov nemmeno ad immaginare o dedurre se e quanto quel vino potesse essere invecchiato; le bottiglie non rivelavano abbastanza, e come sommelier o intenditore lui non andava lontano.
Questa era gente che aveva tutto il tempo del mondo e se lo godeva. “Beh,” si disse “anche io, no?”, anche se il pensare a se stesso come un membro di quella societ, un membro elettivo, per di pi, ancora gli risultava innaturale. Per anni era stato un altro, banale, con un qualcosa che richiedeva tante attenzioni come una malattia richiede cure, tanto da risultare pi un fastidio che un vantaggio… e poi scopriva di essere non malato, non banale, ma qualcosa di strano, migliore, per certi versi superiore. Temeva che se non avesse affrontato la vicenda in modo distaccato, avrebbe cominciato a ritenersi un essere superiore, membro di una razza eletta, magari un predestinato, un Magneto dei poveri. Per fortuna il riferimento a Hitler fatto dal Bolli poco prima aveva toccato le corde giuste, e aveva messo in allerta il senso etico e morale di Bruno sul pericolo dell’autoesaltazione. Bruno si chiese se c’era mai niente di casuale in ci che quella gente, la sua gente, faceva. La risposta venne subito: ovviamente no. Non poteva esserci. Avevano avuto tutto il tempo per fare tutte le prove ed errori, ed imparare a far tutto nel miglior modo possibile.
Continu a sezionare diligentemente la fonte di ferro che aveva nel piatto. Il pepe nero sopra non ci sarebbe stato male, e dei fagioli a fianco avrebbero fatto una gran figura, ma la bistecca era squisita di per s, ed era una fonte molto pi gradevole di quegli alimenti e anche della crusca, del frumento o di milza o fegato, che aveva imparato essere pi ricchi di quel metallo.
“Non solo una questione di quantit, Bruno,” puntualizz il Bolli, “ma anche del tipo di ferro presente, e di assimilabilit. Ci sono anche un altro paio di elementi significativi. Niente di necessario, ma quando c’ meglio”
“Immaginavo” rispose Bruno ripensando al malconcio, pi volte fotocopiato e praticamente imparato a memoria, foglio datogli dal Bolli con la dieta da seguire, ormai vent’anni prima “visto anche quel che mi ha detto ai tempi. Grazie”
Aveva quasi ricominciato a mangiare quando realizz quel che era appena successo, e sgran gli occhi all’indirizzo del Bolli che faceva fatica a non allargare un sorriso divertito.

-16 – continua. presto, stavolta-

Share

Accadde che... Io ci sar, credo

1 Comment

Sagra del seitan
Qui il programma

C’han mangiato anche dei “cicciai” irriducibili, e ci son stati bene.
V’aspetto?

Share

Tanta iNioranza Voglia di rompere le palle

4 Comments

Da oggi c’ una citazione nuova nella lista di quelle che vedete avvicendarsi in testata.
Vi copio un articolo del bollettino sindacale che ci viene distribuito in azienza, opportunamente epurato dai riferimenti troppo precisi.

Un nipotino di Benito lavora con noi

In una nostra sede un giorno
qualsiasi gli operatori entrano nel portale (fatto in
casa) che consente laccesso a tutti gli applicativi
dove in fondo alla pagina leggono delle frasi di
personaggi famosi. Capita che in uno di questi
giorni qualsiasi appare sul portale la frase
bisogna porsi delle mete per avere il coraggio di
raggiungerle, Benito Mussolini.
Ovvio un certo sconcerto tra i lavoratori che si
accorgono della frase e prontamente arrivano le
segnalazioni ai delegati sindacali e a qualche
capo. Nel giro di poche ore la frase viene
sostituita. Lepisodio seppur di breve durata di
per s indice della cultura che sta passando e del
clima di sdoganamento di certe figure e delle loro
parole dordine che hanno tenuto per decenni
tantissima gente in uno stato di oppressione e di
dittatura. Condanniamo fermamente questo atto e
le eventuali responsabilit aziendali nella
speranza che non si ripeta pi qualcosa di simile
invitando tutti i lettori alla massima attenzione e
alla pronta denuncia di fatti analoghi.”

Ora, io domando e dico: la frase non mi sembra una cazzata, anzi, molto migliore di tante motivazionali pagate dall’azienda che vedo appese in giro; cos’ che dava fastidio, l’autore?
Ovvio che si.
Il mio professore di elettronica industriale diceva che non il luogo in cui viene pronunciata che fa la dignit di un’espressione, e tantomeno il suo autore.

Che i soliti fascistipeggiodeifascisti non riescano ad accettare che una frase, pur provenendo da fonti discutibili -anche se…-, sia quantomeno non reprensibile, mi fa paura.
Si, paura, visto che un articolo come quello qui sopra indice di una ristrettezza mentale da far paura a Torquemada.
Non la frase, la firma, che non garba; se la firma fosse stata “Stalin” DI SICURO E NONOSTANTE TUTTO sarebbe andata bene.
Non apologia di fascismo, non ci sono istigazioni all’odio o messaggi discutibili. E, lo stesso, stata fatta rimuovere (oh, beh, da l).
Non solo voglia di rompere i coglioni? perch se non lo , imbecillit e basta, talebanesimo della peggior risma. E se lo , io son pi piccoso di questi inquisitori de no’antri.

Share
Tags:

Audio/Video, Follia Smetto quando voglio

1 Comment

“Va bene tutto, ma fasse scavarca’ a sinistra dalla Montarcini proprio no”

Io, pi modestamente, ho visto un manifesto con su stampato “VOTA COMUNISTA” e, scritto a pennarello “Eh, una parola!”

Share

Virtuality Ci dovremmo essere

2 Comments

Ho ancora qualche perplessit sulla testata e da cambiare qualche sottopagina, ma per ora si pu andare, no?
Meglio del celestino triste.

Share

Accadde che..., Virtuality Volete sapere cos’ successo al blog?

3 Comments

Eh, pure io.
Anche se temo di saperlo.

Share

Accadde che..., Follia Plagio involontario

0 Comments

Da “il Corriere” del 9/5

“Alla durissima presa di posizione del Vaticano, il rappresentante del governo libico risponde con altrettanta fermezza: Quando abbiamo allentato i controlli siamo stati accusati di mandare la gente a morire. Ora che abbiamo deciso di potenziarli ci accusano di violare i diritti umani. Noi siamo aperti a tutti i tipi di cooperazione, se volete possiamo portare a piazza San Pietro tutti gli stranieri che le vostre navi hanno portato qui. Bisogna capire che la Libia da sola non ce la fa, queste persone scappano dalla fame, non dalla guerra. La coscienza dellEuropa deve svegliarsi perch noi proveremo a fermare chi affronta il mare per avere una vita migliore, per saremo costretti a fermarci se continueremo ad essere il luogo di transito di tutta lAfrica. E saremo costretti a sospendere i controlli delle frontiere verso lesterno qualora ci rendessimo conto che il peso migratorio sta diventando troppo pesante.”

Non mai bello scoprire di pensarla come Gheddafi, tranne quando c’ di mezzo il Vaticano.

Share

Ce l'ho con..., Recensioni Ma come si permette?

1 Comment

Star Trek – Il futuro ha inizio. Ora sapete di che si parla, se non volete spoiler saltate pure.
Premetto che son andato a vederlo che gi avevo il mal di testa. Ne sono uscito col mal di testa e la nausea.
Il signor Abrams – il genio che ha inventato Alias, Lost, Cloverfield, Fringe e da tante buone idee sempre riuscito a rendere tutto tanto cervellotico da restare sulle palle- gi mi perplimeva con la scelta di Quinto come Spock. Vabb che non deve essere espressivo, ma cavolo, magari serve che un attore sappia recitare, che abbia almeno un’espressione in pi di Clint Eastwood. E invece no, si sceglie pure per il giovane Kirk e per Uhura un bisteccone monoespressivo e una gnoccasquinza alla Pussycat Dolls con gli occhioni perennemente sgranati.
Poi si fa si che la suddetta Uhura sia corteggiata da Kirk e invece tenga per le palle (in tutti e due i sensi, purtroppo) Spock, roba che nella serie originale nemmeno era passata per il capo.
Poi che si fa? Per far quel che cazzo che ci pare di una serie pluridecennale si inventa il paradosso temporale. All’improvviso nel passato arriva un cattivone che usa un buco nero per viaggiare nel tempo. Era dagli anni ‘60 che non si sentiva una cazzata del genere: un buco nero non un tunnel, una palla di materia ultradensa, con una gravit tale da impedire anche alla luce di uscire. Una nave che ci si avvicinasse verrebbe ridotta istantaneamente a un filo monomolecolare lungo la linea di forza pi breve, ma in tempi soggettivi dilatatissimi: chi fosse presso l’orizzonte degli eventi sarebbe come “congelato” nel tempo. Riguardatevi il pilot di “Gene Roddemberry’s Andromeda”, del mai troppo compianto Gene Roddemberry, inventore di tutto l’universo di Star Trek.
Il presente (si, insomma, il presente di Kirk) viene del tutto alterato, e HOP!, per far contento un cretino che andrebbe sperso davvero su un’isola tropicale, si annullano tutto Star Trek fino adesso, con Vulcano che viene distrutto in cinemascope, tanto da esser visibile dal cielo anche di un pianeta lontano.
Su detto pianeta lontano, tutto ghiacci e mostri dei ghiacci che non sanno camminare sui ghiacci, alla faccia dell’evoluzione, Kirk trova PER CASO Spock, lasciato l nemmeno mezza giornata prima, che lo salva con una torcia di legno. Da dove venga questo legno non ci dato sapere, n da dove vengano gli abiti pesanti di Kirk, abbandonato tre ore prima in una capsula di emergenza.
Ci se ne fotte della storia della Federazione, della fisica (se teletrasporti uno in caduta libera, questo si schianter sul pavimento della sala teletrasporto invece che sul suolo, ma si schianter lo stesso), delle convenzioni scientifiche (e pure di quelle pseudoscientifiche, tipo il limite del teletrasporto convenzionale, visto che si ottiene un trasporto da Saturno alla Terra, ben oltre il “raggio planetario” che invece ci hanno ribadito non so pi quante stagioni di TOS (3), TAS (2), TNG (7), DS9 (7), VOY (7), ENT (5). Ci avete capito nulla? Evidentemente nemmeno Orci e Abrams.

Insomma, un film troppo facile. Kirk ne busca da tutti, ci sono scene degne del Muppet Show o dei Goonies, i personaggi sono ridotti a macchiette (McCoy, Checov e soprattutto Scott) o all’ombra di s stessi (Kirk e Sulu) o semplicemente stravolti (Spock, Uhura). Uscendo ho detto al fido Rick “Cazzo, mancavano solo un cane e un bambino”, senza pensare che coll’alieno-mascotte di Scott ce li avevamo tutti e due in un colpo.

Consiglio questo film solo a chi non conosce Star Trek e non gliene freghi nulla. Tipo Abrams, insomma.

Share

Tanta iNioranza Una risorsa non valorizzata

2 Comments

LA LORO PRESENZA E’ INDISPENSABILE
Il Vaticano:Gli immigrati meritano rispetto ammirazione, gratitudine
Le parole del nuovo presidente del Pontificio consiglio per i migranti, mons. Antonio Maria Vegli.

Da Il Corriere

Io non capisco come faccia il Vaticano a campare senza questa indispensabile presenza sul suo territorio.
Anzi, per il suo stesso bene gliene fornirei una buona quantit da amministrare, direttamente in piazza S. Pietro.

Share

Accadde che...

0 Comments

Come se non bastasse il caldo infame e la levataccia di luned쬠蠴utta la mattina che uno degli specialisti, colto da chiss࠱uale inopportuno stimolo, invece di star dietro a guasti e numerelli -beato lui che 蠳carico-, s’蠰reso l’aspirapolvere della donna delle pulizie e sta rivoluzionando la sua postazione e quelle d’intorno, e, francamente, avvelenandoci col rumore e la polvere alzata. Suppongo anche che il motore dell’aspirapolvere, continuamente in moto dalle nove, sia una concausa del caldo che ci fa ingrullire.
No, che poi l’ha preso in mano con un sogghigno e la battuta “Finalmente uno strumento adatto alle mie competenze”. Faceva il sarcastico, faceva.
C’蠴occato dirgli come accenderlo, accidenti a noi.

Share

Ce l'ho con... Prego, faccia pure!

1 Comment

Battisti -quello condannato a quattro ergastoli, non quello che cantava- ha minacciato di suicidarsi se dovesse venire estradato in Italia per scontare la sua pena. Considerato il risparmio per i contribuenti, spero che, al contrario di quello che fece nuti Nuti, non ci ripensi.

Share

Accadde che..., Dio li fa e poi li accoppa, Plauso e lodi That’s amore

9 Comments

Dopo due notti fuori casa -anche se a casa di amici gentilissimi, mica sulle panchine-, due giorni ricchi di impegni -cogli amici gentilissimi di cui sopra- e un appuntamento annuale che, visto il gradimento della Figlioluccia posso sperare di rendere fisso anche per lei, dopo aver incontrato DiNozzo di NCIS e Annachiara del Grande Fratello (quella topa per topa per tre e quattordici, pi dal vivo che in televisione, per stessa ammissione della Figlioluccia, se no col cavolo che mi azzardavo a scriverlo qui, capitemi), dopo essermi innamorato di almeno sei serie televisive nuove con le quali ammorber la Figlioluccia e il mio PC per almeno un’estate, ieri s’era finalmente di ritorno. Quando ho finalmente iniziato a vedere per la prima volta e sul palmare il musical “Hair”, giusto sei minuti per capire che mi sta sulle palle (no, dico, fancazzisti drogati che campano alle spalle del prossimo), il nostro treno arrivato a Firenze.
Alle 22.42.
La Figlioluccia propone di prendere un taxi, “che tu domani monti alle sette, e io ho un sonno boia, e mi fa pure male lo stomaco”, cos un tassista logorroico ci accompagna all’auto.
Tre minuti dopo mi accorgo di non aver con me il cellulare.
Chiamo. Trilla a vuoto. Bene, almeno non l’hanno raccattato e spento, o stirato con un’auto. Non nel taxi n a terra, quindi, visto che nemmeno risponde nessuno.
La Figlioluccia -che l’auto sua- sfida il sonno e mi reca prima in stazione -di nuovo- dove io accerto la sparizione del treno tutto. Un gentilissimo ferroviere -mica ci sono solo quelli che chiudono gli sportelli in faccia ai passeggeri impedendo loro di salire in un giorno di sciopero TRE MINUTI prima della partenza, e qui ogni riferimento alla Freccia Rossa partita da Milano verso Roma alle 19:30 puramente casuale- telefona prima senza successo al convoglio, poi in deposito e avvisa che sto arrivando.
La Figlioluccia fa arrampicare l’auto fino all’Osmannoro, sopportando pure la mia fretta e i miei commenti di impazienza, e, espletate le verifiche di sicurezza del caso in guardiola ed esplorato met dell’impianto in cerca del reparto lavaggio, mi guarda vagare in pellegrinaggio da un addetto all’altro fin quando ne trovo uno in grado di capire l’italiano e che mi indica che la Freccia Rossa una delle due agli estremi dell’impianto. Una in arrivo per il lavaggio, l’altra boh. Per fortuna quella che interessa a me quella da lavare, quindi dieci minuti dopo e innumerevoli binari scavalcati, busso alla motrice come avevo visto fare al gentilissimo ferroviere di SMN, mi faccio aprire la carrozza e recupero il cellulare abbandonato sul tavolino.
Da un coglione, aggiungerei, quello che vi sta scrivendo.
La Figlioluccia, che aveva esordito con “ho sonno”, ricordate?, mi recupera e, imboccata l’autostrada, mi scodella a Figline verso le una, dove ci fiondiamo a letto dopo aver bevuto un bicchiere di Caleffi per il suo mal di stomaco, e quindi rovesciato le valigie sul divano e la roba sporca nel cesto in bagno.
Senza un’offesa, senza scaricarmi in faccia lo spray al peperoncino, senza farmi controllare la ruota posteriore in area di servizio e partire sgommando, senza farmi per sbaglio manovra addosso durante il parcheggio, senza suggerirmi di legarmi le cose al collo o di andare in vacanza in paesi nei quali non batte sole.

Capito perch la sposo?

Share

Accadde che..., Follia, Sapevatelo! Quattro maggio

5 Comments

Stamani ho sentito pure questa:

“Ehi tu! Sei come immobile,
dato immortal sospiro”…

Perch tanto odio?

Share

Ce l'ho con... Mille pezzi facili

2 Comments

A Pisa si danno cinquecento-mille euro ai Rom, e presto agli extracomunitari in genere, per tornarsene a casa, a patto che non si facciano vedere per un anno.
Signora Assessora, genio mio d’oro, se prometto di non venirci nemmeno io per un anno, me li dai anche a me mille euro? Facciamo anzi un affare, non ci vengo per cinque anni -non propongo il vitalizio solo perch non si sa mai- e me ne date quattromila?
Se no discriminazione, no?

Aggiornamento: ho scritto al difensore civico del comune di Pisa (a.lucaferro@comune.pisa.it) e ho detto che mi sento discriminato, e controproposto duemila euro per tre anni. Vediamo che mi risponde.

Share