Archive for settembre, 2009

Giappone! I Giapponesi non sanno indicare

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Birreria Asahi, 45° piano Keio HotelO ti disegnano una mappa dettagliatissima con cenni geopolitici per giungere a un posto di là dalla strada, o tendono il braccio e lo muovono in ampi cerchi nella vaga direzione in cui devi andare dicendoti “the white building”, e di palazzi bianchi ce ne è solo uno, in vista.

8:45 del 28/9 Al momento in cui scrivo siamo sullo Shinkansen, diretti a Kanazawa. I due coglioni accanto a noi hanno chiuso le tende dei finestrini, e quindi è un volo cieco. Spero che muoiano tra atroci tormenti e non possano più leggere un manga in vita loro. In più, a quello dalla mia parte ho precluso qualsiasi evasione calando il tavolino e infilandomi le cuffie. Niente svuotamento vescica finchè non scendo, e muori, maledetto.
Sushi!Dove eravamo rimasti? Avevo detto della serata nella birreria Asahi del quarantacinquesimo piano con vista panoramica? NO? Adesso lo sapete, e scommetto che ci invidiate. Anche perchè l’ascensore i quarantacinque piani li faceva in quindici secondi scarsi.
La prima visita ad Akihabara si era fregiata della visita a un ristorante di sushi, di quelli dove i cuochi e i camerieri urlano il buongiorno, le comande, i commenti e anche i pensieri sconci sulle clienti carine. Abbiamo mangiato in due con l’equivalente di sei euro bevande escluse. Vabbè che una birra costa quattro euro, ma è comunque un prezzo da signori, col pesce sfilettato davanti a te, una vasca da sfilettare che Uenonuota allegramente dietro il capocuoco. Tranquilli, son sempre vegetariano, è la Figlioluccia che mi ha rassicurato sull’eccelsa qualità del prodotto ittico, tant’è che abbiam pranzato o cenato da ’sti tizi -Shinzanmai, vicino al passaggio East-West alla stazione di Akihabara, sotto il Sega- altre tre volte, anche dovendo attraversare la città.
Il giorno dopo -si parla del 24-, dopo una nuova, più tranquilla visita al tempio di Asakusa, abbiam pranzato al mercato di Ueno. Residuo del mercato nero della guerra mondiale, si affolla sotto la ferrovia; zeppo di gente e merce, sembra di stare in Blade Runner. Io ho recuperato tre quarti di ananas infilati su uno stecchino da un tizio simpatico come uno sfregio a un bambino, la Deb ha provato un nuovo sushi; abbiam provato l’ebbrezza del the fatto al tavolo prendendo l’acqua bollente da un rubinetto posto direttamente tra un coperto e l’altro.Ultraman, Toei Museum
Di lì, la visita a Shibuya, della quale abbiamo approfittato per infilarci da Tokiu Hands e riempire una valigia di bento e accessori. Si, siamo dei pazzi, e allora? Vedeste che carini gli oshibori verdini per la Figlioluccia, il mio nuovo porta-onigiri e il suo bento termico!
Palazzo HermesIl 25 abbiamo visitato per quasi sei minuti Omotesando, troppo chic e fricchettoso per noi cresciuti a Mazinga e Video Girl Ai. Tappa obbligata il palazzo Hermes, interamente rivestito in vetrocemento da un cliente della Figlioluccia, mirabilmente decorato da sculture semoventi, incredibilmente bello e snob. Se il palazzo avesse avuto un naso, sotto ci sarebbe stata una puzza.
Siamo arrivati a Roppongi, abbiam fatto il solito giro “à la cassò” culminato nella visita al giardino di Roppongi Hills e alla statua del gigantesco ragno ooforo che lo domina.
Mamma ragnoDa lì, a Shibuya, per terminare il tour del giorno prima; la Deb è riuscita a mangiare un’ottima -dice lei- steak neozelandese cotta alla giapponese -dicono loro-, io una perfetta insalata mista e tanto, tanto riso, condito soprattutto da zaffate di aria condizionata diaccia sullo stomaco, unica assicurazione all’evacuazione quotidiana per i tokyoiti. E’ occorsa -si, mi serviva proprio- poi una nuova visita ad Akihabara, ai negozi di modellini e fumetti e elettronica, e soprattutto a Shinzanmai. Rinfrancati e rifocillati, siamo tornati in albergo passando però da una parte dello Shinjuku che non avevamo ancora esplorato: quella viva.
YoyogiE che infatti abbiamo visitato tutto il giorno successivo, pranzando in un ristosushi con buttadentro che nemmeno a Pigalle, con tanto di menu italiano, caciaroni Alitalia all’interno, prezzo infimo e qualità ottima, tantè che quando la sera, ripassando lì davanti, la buttadentro ci ha rincorsi con il menu NON abbiamo finto di non vederla e siamo entrati; stavolta, come sempre invece da Shinzanmai, eravamo i soli occidentali, e i clienti non urlavano, il che ha aggiunto ulteriore lustro al cibo. Tra un pasto e l’altro, una rapida -mica tanto- visita al Wired Cafè della Shinjuku HarajukuStation, nel centro Lumine, ci ha assicurato l’aggiornamento wi-fi dei tassi di cambio sugli I-pod e degli stati di Facebook mentre ci pascevamo di lassi, torte e gelati.Matrimonio al tempio
Ieri la meta della giornata erano i cosplayer di Harajuku, ma in mattinata abbiamo esplorato lo Yoyogi Park e il suo tempio. Non so se è tutti i giorni così, ma essendo domenica mattina abbiamo incrociato un matrimonio dietro l’altro, con sposi e invitati bellissimi nell’abito tradizionale.wannabegnocche
Ad Harajuku ’sti cosplayer non erano poi granchè. Tre wannabegnocca vestite di garza, un tizio in confronto al quale sono atletico pure io inguainato nella tuta giallonera di Kill Bill, e non so quanti “magari fossi un demone” dalle parrucche sponsorizzate dall’Anas.fossi figo...
Dopo la prenotazione dello shinkansen alla stazione di Shinjuku, abbiam fatto nuovamente rotta su Akihabara, dove in dieci minuti avevamo ritrovato -nel maelstrom che è quel quartiere- la macchina distributrice dei pupazzini dei quali si era innamorata mia madre durante una videochiamata Skype, e, ovviamente, Shinzanmai. Abbiamo brindato il nostro arrivederci a Tokyo con un ottimo sake caldo per me e un Suntory per la Figlioluccia, e siamo volati a far le valigie, che stamattina ho cominciato ad imparanoiare la malcapitata mogliettina mia ad un’ora improponibile con “e tu che ne sai quanto ci mettiamo a trovare la metro/la stazione/il binario?”. Siamo arrivati con un anticipo non modestissimo, che sconterò nei secoli a venire.
Soprattutto, e nonostante tutto, io ho pure la sensazione di non aver fatto qualcosa di fondamentale e vitale a Tokyo, come quando uscendo di casa torni a vedere se hai chiuso la porta o il gas. Se stanotte Tokyo salta in aria quando qualcuno tornando a casa accende la luce, sapete che è colpa mia.

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Giappone! I Giapponesi sono una razza superiore di pazzi completi

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E il bagnoschiuma dell’hotel -e conseguentemente il sottoscritto- ha lo stesso odore di quei giocattoli di gomma/plastica (i braccioli, le ciambelle, i cuscini da spiaggia) che usavamo da piccoli, quindi ogni volta che faccio la doccia è Marina di Cecina, anno 1979.
Bene, dati questi due fatti di basilare importanza per capire come me la sto vivendo qua, andiamo a riassumere i giorni passati.

Siamo partiti il 21 mattina, con sul gobbo meno di quattro ore di sonno. Giustamente, il Gazzeri, con lo stesso aereo nostro, ha dormito due ore di più, visto che non è apprensivo come me e soprattutto conosce meglio di me i tempi di imbarco. Io invece ho costretto la Figlioluccia (MIA MOGLIE!) ad una levata antelucana.
Sotto l'hotelNo, non siamo andati in viaggio di nozze in tre:  è che Antonio, viaggiatore per professione, aveva per combinazione lo stesso nostro volo fino a Zurigo. Lui in business, la Deb a tre file di distanza, io dieci indietro, alla faccia della precisione della Swissair; la compagnia si è però fatta perdonare quando, venutici a chiedere se eravamo volontari per un pernotto a Zurigo per alleggerire un volo pesantemente overbooked, alla vista delle foto del matrimonio santamente masterizzateci e trasferiteci dal prode Antonio, ha cambiato i nostri posti (e quelli di sei ignari giappini a cascata) per il volo a Tokyo.
Siamo così finiti nei primi posti dopo la business, primi a esser serviti, con televisore nel bracciolo, più spazio per le gambe, accanto a una vecchietta scatarrante sotto la mascherina sterile -sui piedi della quale vecchietta poi ho bolsamente versato un litro di caffè rovente-, ma soprattutto ACCANTO.

Tokyo Tower. Dall'alto.Siamo giunti a Tokyo-Narita con sulla schiena un jet-lag che chiedeva informazioni ai passanti per conto suo. Un’ora e mezzo di autobus -e qui apro un inciso: ci hanno chiesto “com’è uscire dall’aeroporto e trovarsi a Tokyo?”. Sono sessantasei kilometri, da Narita a Tokyo; è come chiedere a uno che sbarca a Livorno com’è stato trovarsi vicino agli Uffizi- e via, al Keio Plaza Hotel.
Ovviamente, il check-in non si poteva fare subito; abbiamo approfittato delle TRE ore da aspettare per un giro di Shinjuku. Vi dico subito che evidentemente ci siamo persi, visto che le bellezze di Shinjuku le abbiamo trovate solo oggi, a cinque giorni di distanza.

Palazzo dell'ImperatoreIn camera, abbiamo smontato le valigie, montato il portatile, chiamato i Cicali vecchi via Skype per un saluto -dopo aver insegnato loro come usare Skype, posso insegnare al granito a nuotare- e siamo crollati.

AsakusaIl 22 c’è stata la visita guidata: con una guida dal nome di un manga soft-porno e una mandria di indiani più caciaroni dell’italiano medio, abbiam visitato la Torre di Tokyo, la piazza del palazzo dell’Imperatore, il tempio di Asakusa e una marchetta a un rivenditore di perle.
AkihabaraAppena finito il tour, siamo tornati per conto nostro ad Akihabara, per la quale eravamo transitati durante uno degli spostamenti, e nella quale ho già avviato le pratiche per richiedere la residenza. Non vi dico nulla, a parte tre parole: tecnologia, pachinko, cosplay.
A proposito di Pachinko:

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Registrato di straforo, fingendo di scrivere un sms mentre mi si inchinavano davanti sei persone e mi indicavano una macchina e una poltroncina l’una. E intorno miliardi di palline d’acciaio che ruzzolavano. Roba da diventar grulli.
Abbiam cenato con l’equivalente di dodici euro in due, compresi sette euro di birre, e il resto
SUSHI!

Il giorno dopo… beh, lo recupero con calma :)

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Follia Cultura popolare

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Il bello di andare a Tokyo con un aereo pieno di giapponesi è che se guardi allarmato fuori dal finestrino e dici a voce nemmeno troppo alta “Ma quello non è Gamera?” metà dell’aereo salta dalla parte tua per vedere.

Non è vero, ma sarebbe stato bello. Peccato che non ci ho provato.

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Follia Sfida Diretta -o anche: Divertimento Sponsale

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Simone desiderando sposare Debora, Scandicci decisero.
Scelsero data difficilmente dimenticabile: settembre duemilanove. Salirono domenica, sommando dame sognanti, divertiti signori.
Sacerdote dandy sacramenti discusse, divulgò saggezza, diede spettacolo di sagacia.
Due sposi scattarono dagherrotipi, scesero desco; sera discese.
Divagando, spumeggiando, desinarono.
Spossati, divertiti, scelsero, distribuirono, stampati doni.
Distillati scorsero, suonarono dimenticati spettacoli.
Saluti, dunque, domani sarà diverso, stanchi si, sposi sicuri, destinati durare.

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Dio li fa e poi li accoppa Scene (arancioni) da un matrimonio

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Se tutto è andato come doveva andare, in questo momento sono in volo verso il Giappone. Miracoli della pubblicazione programmata di Wordpress.
Se tutto è andato come doveva andare, i fotografi e la prode Sissa -la nostra salvavita, collega della Deb-battisissa mi hanno già dato gli indirizzi delle gallerie Flickr (o quant’altro) da linkarvi per farvi vedere come s’era messi ieri. Questa la prima prova:

Se non vedete nulla, qualcosa è andato storto.

Si, insomma, ci si dovrebbe esser sposati, ecco.
Ci siamo preparati bene, quantomeno, nonostane il Giochi senza Frontiere continuo che la sorte ha voluto darci in dono. Volete che vi narri i retroscena?
Si comincia dalla scelta della chiesa e del corso prematrimoniale, parecchio ma parecchio alternativi, ma dei quali sia io che la Deb abbiam già parlato qui, qui, qui e qui.
Poi, i millemila piccoli dettagli.
Se non vedete nulla, qualcosa è andato storto.
Le bomboniere? Si comprano online, a Sulmona. Tre giorni prima del sisma che ha devastato buona parte dell’Abruzzo.
Cosa ci mettiamo assieme? M&M’s coi nostri nomi e la data. Arrivano in gran parte crepate, occorre un nuovo ordine.Se non vedete nulla, qualcosa è andato storto.
Le pubblicazioni religiose? Il prete della parrocchia della Deb, normalmente irreperibile, in un momento di reperibilità, sbaglia il mio nome (come se Simonefabio esistesse) e posticipa tutta la burocrazia -pubblicazioni civili, Curia, quant’altro- di due settimane. Sotto agosto. Quando la parte burocratica civile è fatta -tempi comunali e cortesia da record- e manca solo il suo “visto si sposi” per portare tutto in Curia, ohp!, lui è in ferie. Quando torna, dobbiamo esserci tutti e due, Se non vedete nulla, qualcosa è andato storto.mi fa firmare le rinunce alla patria potestà in materia di educazione dei figli, chiede a Deb se la obbligo a sposarmi (no, è solo pazza), e compila i fogli in maniera che in Curia glieli rimandano indietro per non so quale vizio di forma. Roba che se non mi rassicuravano l’ufficiale d’anagrafe a Campi prima e l’assistente del parroco celebrante poi, gli avevo riempito le acquasantiere di sodio metallico e soda caustica in polvere. Ma se leggete questo vuol dire che è andata bene. O che mi son Se non vedete nulla, qualcosa è andato storto.dimenticato di bloccare la pubblicazione automatica, preso da altre beghe. Francamente spero la prima.

Torniamo a noi. La confezione delle bomboniere con gli M&M’s è spettata alle agili manine della Deb, che ne ha fatte 200 in due pomeriggi, invece di godersi le ferie, coadiuvata anche da una macchinetta-supporto-forma creata dal su’babbo, il mi’geniale suocero. Reperire il tulle e il nastro, farsi stampare gli adesivucci, invece è stato un buon lavoro di squadra. E’ venuto un cesto tanto bello che pure la mi’infallibile mamma ha dovuto dire “Mai mi sarei aspettata un così bel risultato”.
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La scelta delle musiche -tacitamente avallate (oddio, più che tacitamente, visto che la malleveria è stata “fate voi, dev’essere una festa”, dovrei dire “irresponsabilmente”) da Don Giorgio è stata più travagliata. Il mio ingresso -al momento in cui scrivo non riesco ancora a immaginare la reazione della mi’mamma, ma spero che la prenda bene, visto che “dev’essere una festa” e che sa che nè io nè la Debora 2siamo normali- è stato accompagnato da un medley della marcia nuziale e quella imperiale di Guerre Stellari… qualche nota per l’abbocco ai presenti, e poi il prode Rick ha cambiato tema. Se il tempismo è stato buono, chi ha capito ha sorriso… e spero che ci sia un filmato, come spero che ci sia un filmato dell’uscita, sulle note di “Happy together” dei Turtles, che ha sostituito “Tema” dei Giganti col minimo preavviso possibile per un musicista serio e dei coristi a modo. Però avevano a che fare con me e la Deb, poverelli, che si potevano aspettare?
Io non ero vestito solo fico, ero strepitoso. La prima volta che sono andato a sentire per il vestito, m’han messo un catalogo di tre kg in mano e m’han detto cifre come “1500, più cintura scarpe e camicia”. Aha, come no. Se va bene, lo uso una volta sola, _se va bene_. Ohp, stessa marca, outlet di Barberino: meno della metà, camicia compresa. Attenti a sinist'E visto che non sono un nababbo, ho pure pagato un quarto del prezzo di listino (scan-da-lo-so! è roba che va in terra e sotto i piedi, ve ne ricordate? ci si pesta le merde, non è un’apparecchiatura che salva le vite in sala operatoria) nel negozio accanto, delle opportune calzature. I gemelli sono un acquisto da un cliente della Deb che produce camicie.
Con la stoffa avanzata dalla messa a misura lo stilista (no, dico, “lo stilista,” mica cacca, lavora per produzioni teatrali) che ha ideato, tinto la stoffa e cucito il vestito della Deb, ha fatto pure la fascia per la mia mezza tuba. Eh, si, eh!Poi ha deciso che non ci stava bene, e voleva farne un fiocco ottocentesco. Poi niente nemmeno di quello, una cravatta bellissima a fazzoletto color avorio antico che mi piace da matti ma, ahimè, non batte la prima che ho acquistato. Mi spiace, Lucio.
Si, sono sceso dall’auto, ho intrattenuto i convitati e presumibilmente ho fatto gran parte delle foto con mezza tuba e bastone da passeggio, anche questo una sciccheria (da leggersi con la erre gutturale: “Cold Steel City Stick: vetRoResina indistRuttibile per il bastone, acciaio a specchio per il pomo. Una potenza d’impatto devastante… perchè il matRimonio è una gueRRa peR il buongusto dove il Ricco pRevale sul pRoletaRio accapaRRandosi gli accessoRi più letali”).
Già, l’auto. Un maggiolone arancione? rosa? un furgoncino Volkswagen hippy? una BMW grigia e banale? fino ai primi di settembre -spero, visto che scrivo a metà agosto e avremo notizie solo per quella data, e solo poi correggerò questo post- non l’abbiamo saputo per certo. Il furgone è stata la scelta definitiva, edito infine: verde pistacchio addobbato con tulle arancio, è alla fine un cono gelato lisergico.Potevano i miei testimoni essere normali?
Il vestito della Deb lo vedete -forse- in foto, visto che fino all’ultimo momento è stato per me un perplimente mistero, ovviamente. Ho visto prima -e di poco- solo il fiore di stoffa coordinato da mettermi all’occhiello, fonte di mille speculazioni.
I miei testimoni, dai cinque che volevo -imbarazzo totale, visto che avrei dovuto escluderne uno, presumibilmente mediante roulette russa-, con la defezione di Rick, impegnato a suonare, e del mi’fratello, impegnato a vomitarmi nella tuba fuori dalla chiesa a causa dei suoi attacchi di claustrofobia e demofobia (è di famiglia) aggravati da fiori e incenso, son diventati tre.Bomboniere
Tre persone che in un modo o nell’altro mi sopportano e accompagnano da almeno quindici anni, e per i quali ho ordinato una bomboniera speciale, che fosse utile e stravagante, ricordasse me come tipo di oggetto -ebeh- e che recasse inciso un diretto richiamo al matrimonio… insomma, spero che riescano a portarseli in tasca e a sorridere ogni volta che li usano.

Il viaggio di nozze è stato l’unica cosa certa: Giappone, il tal itinerario -che potete vedere ancora per un po’ cliccando qua a destra-, i tali giorni, la tale agenzia. Il pagamento un po’ meno. Come ci aveva avvisato l’agente di viaggio, le quote della lista di nozze sono arrivate tutte assieme negli ultimi quindici giorni. Ciò non toglie che fino a lunedì scorso io e Deb ci stessimo cacando sotto per il terrore di dover recuperare ennemila euro per non dover convertire il viaggio con uno a Riccione, che fa rima ma non è la stessa cosa.
C'erano anche i marozzo/bande ner
Le partecipazioni, ideate dalla Deb, le vedete qualche post qui sotto. I capi le avevano promesso “ci pensiamo noi”. Ovviamente, come sempre succede quando si promette qualcosa con tanta sicurezza, altre faccende più pressanti li hanno distratti, e la povera Figlioluccia, anima di pubblicitaria, ha dovuto inventarsi tutte quelle balle sul mio conto per rendermi simpatico ai parenti.

topperIl cake topper come lo volevamo noi, scanzonato e magari autobiografico, tipo due tatini al computer che si sorridevano, e magari che ci somigliassero -”Si, come no, America!”- NON ESISTE. Lo dico con sicurezza, perchè s’è cercato, almeno con due su tre delle qualità suespresse. Non era nemmeno realizzabile, visto che l’unica persona con la manualità adatta che conosco l’ha rimosso dalla memoria almeno due volte, come si fa coi concetti estranei al senso comune.
Insomma, se ne è preso uno tenero, inusuale, direttamente dagli iuessèi, niente coppia col palo in culo, ma due tatini seduti sul bordo torta che si sbaciucchiano.
E ci piace.

Il ristorante e i rinfreschi, o almeno la loro pianificazione, sono stati travagliati.
Assai. Che vi basti sapere “assai”, visto che i ricordi dei dettagli sono per me ancora dolorosi.
Sia per il tempo atmosferico incerto fino all’ultimo (“Fuori si sta bene, ma dentro più di cento sarà un problema”), sia per l’impossibilità di trasportare ennemila bellissime tartine fatte in casa nel bagagliaio di un SUV senza mescolarle come una mano di briscola, sia per la difficoltà di trovare qualcuno che sporzionasse e versasse due bicchieri di spumante senza chiederti in cambio l’anima del primogenito.
idromeleA fine pasto abbiamo offerto il mio idromele, etichettato dall’ottima Circetta, sigillato a ceralacca e dotato di capsula sul tappo cognac richiudibile, da me e da un paziente genitore proprietario della MIA* pistola ad aria calda.
Nel momento in cui scrivo, spero ancora che sia gradito da amici e parenti, se no tocca regalare le bottiglie ammezzate ai compagni di sala d’arme, che di solito gradiscono assai l’idromele di “Nerocorvo”:)

Danze, e poi un rimbalzo sul letto in albergo, pronti a partire verso il Giappone… e magari integrerò la cronaca e le notizie più avanti, ok? :D

*Si, vabbè, ne avevo comprata una io, mio padre l’ha fusa, ne ha comprata un’altra da darmi in sostituzione, se l’è tenuta. E va pure bene così perchè quella che ha comprato lui se la lasci da sola fa il caffè e predica alle genti, la mia spargeva polonio in giro.

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Dio li fa e poi li accoppa Work in progress

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…Stiamo lavorando per rendervi edotti.
Intanto, perculatemi per questa, va’ :)

SIMONE 2 WEB

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Dio li fa e poi li accoppa Today is the day

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ed ancora non ho deciso la mia promessa definitiva :(

Ho inoltre delle occhiaie che fra un po’ ci pago l’ICI. Ho dormito due ore, stanotte, nonostante io mi senta tranquillo.
Il mio subconscio sa qualcosa che io non so?

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Accadde che..., Dio li fa e poi li accoppa, Plauso e lodi Astonished

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Oggi rinfresco coi colleghi. Questo il biglietto allegato alla tradizionale “busta”:
colleghi fronte
colleghi retro1

…e io che credevo che i miei colleghi non sapessero nulla di me!
E’ sempre un piacere essere stupiti così.

Però mi perplime la giunta del sindacalista:
colleghi retro2

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Dio li fa e poi li accoppa Nel caso voleste passare al brindisi

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Ecco qua la partecipazione.
Fronte chiuso
Fronte aperto
Retro
E’ o non è un genio, la Figlioluccia?

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Accadde che..., Ce l'ho con... L’utilità di una preparazione religiosa

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Suona il campanello alle otto e zero zero dell’unico giorno in cui posso dormire magari fino alle dieci.
Salto in un paio di pantaloncini, rispondo al citofono.
“Salve, sono Giovanni”
“Giovanni chi?”
“Siamo nel quartiere per incoraggiare la lettura della Bibbia”
Un Testimone di Qualcheduno o Qualchecosa, ovviamente. Ma com’è che non li trovi mai quando hai fatto un incidente e ti voglion dare la colpa?
Non ho ritenuto opportuno fargli notare che a quell’ora incoraggiano solo l’evocazione dei protagonisti principali del Vecchio e Nuovo testamento, magari accostati ad animali da cortile a zoccolo fesso, e sono stato educato.
“Mi sto per sposare e devo scegliere le letture, quindi sto leggendo molta Bibbia. Lei che ne dice della lettera ai Tessalonicesi*, ove si dice “badate agli affari vostri e non disturbate i vicini”?

Non ha risposto.

*1 tessal. 4,11

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Accadde che..., Dio li fa e poi li accoppa, Plauso e lodi Doverosi ringraziamenti

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Devo, anzi, dobbiamo visto che parlo anche a nome della Figlioluccia che mi si sposa, ringraziare, ora che ho modo e memoria,
tutti coloro che stanno contribuendo alla riuscita di questo matrimonio come giorno di festa.
- I nostri genitori, che si stanno sbattendo comunque per mille cose, dal pranzo ai rinfreschi ai fiori ai mille consigli;
- Tutti gli amici, testimoni e musici in primis, che stanno lavorando e lavoreranno “gratis et amore nostrum” adesso, da qualche settimana e temo fino al 25, su mille e mille aspetti di un evento che sarà unico anche grazie a loro;
- Tutti coloro che interverranno, in qualche caso attraversando mezza Italia, per condividere la nostra gioia;
- Coloro i quali e le quali ci hanno regalato un addio al celibato e un addio al nubilato straordinari; da parte mia, grazie per non aver tirato fuori omini unti per la Figlioluccia.
- Tutti coloro che, magari pur non intervenendo, si son sobbarcati la rottura di scatole di andare in agenzia o a fare un bonifico, perchè noi abbiamo un viaggio di nozze indimenticabile;

Grazie a tutti, davvero e col cuore.

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Accadde che..., Dio li fa e poi li accoppa, Follia Avvantaggiarsi

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Ieri, al ristorante, due ore di Tetris col ristoratore, per i tavoi “opzione pioggia”.
-Inserire bestemmia a piacere, purchè forte forte qui-, ma è possibile che fino a ieri s’andava in giro nudi e per il 20 le previsioni danno -6 gradi e tsunami diffusi?
Insomma, s’organizza “la peggiore delle ipotesi”. Tavoli al chiuso, in tre salette comunicanti.
Genitori a portata di forchettata.
Oggi, e dico oggi, chiama la mi’mamma. Per fortuna -e sottolineo _per fortuna_- una parente è riuscita a liberarsi e a presenziare.
“Ottimo,” faccio io “chiamo subito il ristorante coi tavoli riarrangiati”
Il ristoratore non c’è, lascio un messaggio e mando un SMS.
Richiamo casa: “Fatto. Tutto a posto, può darsi però che cambiando i tavoli ci allontanino un po’ da voi…”
“ECCO! VE L’AVEVAMO DETTO NOI CHE IL RISTORANTE ERA PICCINO! VI FARETE RIDERE DIETRO! SE AVEVATE FATTO COME DICEVAMO NOI (affittare il salone dei Cinquecento, ndr) QUESTO NON ERA”

Riassumiamo: io ho risolto un problema presentatomi dai miei, e vengo pure cazziato. Mi sfugge qualcosa, ma tant’è.

Comunque, almeno sono in anticipo coi tempi: meglio stasera, ’sto discorso, che domenica. Anche se temo che sia solo una prima parte, è bene avvantaggiarsi.

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Accadde che..., Dio li fa e poi li accoppa Addio al celibato: fffatto.

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Camminata

Intanto beccatevi questi, poi vi racconto!

(e grazie Alex, Antonio, Lorenzo, Michele, Riccardo)

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Accadde che..., Dio li fa e poi li accoppa Non avete visto Leverage

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…e avete sovrastimato il personaggio. Va bene il gioco di squadra, però così è troppo.

(forse ’sto post lo capiscono in quattro)

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Feelings, Mi rammento Troppo tardi

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Tre decenni fa, il Cicali era piccino. Ai tempi pure sottopeso, ma, si sa, le cose belle non durano.
I miei avevano una gastronomia che riforniva supermercati, mense e alimentari di cose tipo “insalata in bellavista”, “tronchetto di pathe”, “pollo in galantina”, “latte alla portoghese, “aspik in gelatina”, “uova a funghetto”, cose così, sul genere insalata russa sulla quale mio padre passava mezz’ore decorando con saccapoche ripiene di maionese e losanghe, tondini, anelli, cazzabubboli di peperone e verdura.
Tra i clienti che venivano a ritirare personalmente c’era Rolando, un omone -per me lo era, avevo cinqu’anni- taciturno ed educato, che per la sua correttezza e, diciamocelo, bontà sconfinante nell’ingenuità, si guadagnò simpatie ed affetto da tutti i lavoranti. C’ero anche io, spesso, in quel laboratorio, assieme al mi’fratello, e ricordo questo pover’uomo che mentre aspettava il completamento di un ordine ci portava in edicola o, spesso, veniva direttamente con un Topolino o un pacchetto di figurine. Ci voleva un bene dell’anima, suppongo anche perchè, single, figli suoi non ne aveva avuti. Ricordo la sua manona sulla spalla e un sorriso paterno.

Quando il laboratorio chiuse, ovviamente i contatti cessarono. Beh, diciamo che fu per educazione. Mia madre telefonò una volta, e Rolando le ricordò che lui le doveva ancora saldare gli ultimi ordini. Lei, per non sembrare in vena di solleciti, non richiamò più.

Troppi anni fa.

Un mesetto fa ho richiesto informazioni ai miei, per poter invitare al mio matrimonio questo vicenonno, visto che i nonni miei ormai non ci sono più.
“Gli farebbe piacere, pover’uomo, vi voleva tanto bene”
Cerco sul 1254.
“Abitava con la sorella, non è a nome suo, il telefono”
Niente.

Chiedo una ricerca anagrafica all’attrezzatissimo Mike.
“Ce ne sono due. Uno ha quarant’anni, l’altro purtroppo…”
Purtroppo, anni fa, pochi mesi dopo l’ultima telefonata di mia madre.

Maledetta pigrizia del “lo chiamo presto” che prima o poi prende tutti.
E’ sempre troppo tardi, se non è “adesso”.

Perchè sono solo le lezioni spiacevoli che ci vengono ripetute così spesso?

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Dio li fa e poi li accoppa Una vita difficile

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“Ciccia, mi hai attaccato in faccia”
“E’ lunedì”
“Già, che il lunedì è il giorno che mi attacchi in faccia. Dai, me lo scrivo”
“Basta che te lo ricordi, non importa scriverlo”

Quando una è pronta così, come si fa a arrabbiarsi? :)

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Follia, Tanta iNioranza E non credo sia nemmeno illegale

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Leggo un’inchiesta sulle smart drugs.

Adderall. Approvato nel trattamento della carenza di attenzione. Rende la mente vigile e attenta. Rendendo le riserve di glucosio immediatamente disponibili, e’ usato nel trattamento dell’obesita’.
Cioe’, ’sta cosa mi renderebbe assieme magro e intelligente?
Cos’è, il Graal?
Me ne serve un quintale.

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