Archive for ottobre, 2009

Ce l'ho con... Grandissimi ladri, estorsori e figli di troia…

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E’ mai possibile che ogni volta sia questa storia?
Ogni volta che non mi paro il culo con le mutande di bandone, finisce che mi fottete. Colpa mia, pure, eh, che non vengo a cercarvi personalmente.
Ultimi due acquisti online: bastone e coltelli-bomboniera. Il bastone costava nemmeno quaranta euro, me ne avete messi TRENTASETTE di diritti doganali, in contrassegno. La Figlioluccia, che ha ritirato, ha dovuto pagare e festa finita, se no il bastone non lo vedevo. Quasi il doppio, maledetti, non vi auguro di morire di lesmaniosi solo perché on educato.
I coltelli… beh, tassati al 40%, a conti fatti, perché mi avete imposto un “valore statistico” (che cazzo vuol dire, grandissimi ladri, estorsori e figli di troia?) superiore di quaranta euro a quello dichiarato, OTTO euro di dazio (così, a caso); in più, DIECI di “diritti amministrativi”. Enormi figli di puttana, mi avete fatto pagare le tasse sulle tasse, e pure il doppio dell’IVA che avrei invece pagato volentieri.
Adesso posso pure dare per perso un regalo, l’unica vincita stragradita che abbia mai fatto, un set coltello-custodia-torcia Victorinox che avevo vinto su multitool.org giocando la data del mio matrimonio.
Maledetti merdosi che vi siete messi in tasca quel che è mio, la mia merce e i miei soldi non dovuti, spero che quei soldi vi servano per pagare l’iniezione eutanatica per voi e tutti i vostri cari infettati da un taglio provocatovi nell’aprire la scatola di quel coltello che mi avete rubato. Spero che quel coltello venga usato per mutilarvi i genitali da un coniuge geloso e incazzato perché gli avete attaccato la muffa squamante mucotica ai medesimi. Spero che quella torcia venga raccolta al lato di una strada da un agente della stradale e utilizzata per raccogliere in un secchio i resti dei vostri occhi, mani e spina dorsale dopo un incidente stradale. Spero che in quella custodia dobbiate sempre portare un dispositivo GPS che consenta alle forze dell’ordine di ritrovarvi, sbavanti, quando scapperete di casa in preda alla confusione datavi dall’encefalopatia spongiforme presa affettandovi la carne con quel coltello (si, era usato, veniva dall’Inghilterra, ma era MIO, grandissimi ladri, estorsori e figli di troia). Spero che la sua lama si spezzi tra due delle vostre vertebre lombari durante l’impeto di una sodomia coatta in galera da parte di un detenuto superdotato e sieropositivo. Perché è in galera che dovete finire, grandissimi ladri, estorsori e figli di troia che rovinate il buon nome di coloro -saranno due o tre, almeno- che lavorano tra dogana e poste.

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Giappone! Ma com’ il Giappone?

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“Come l’hai trovato? In due settimane devi averne visto un bel po’”
“La gente com’?”
“E mangiare? tutto pesce e riso, eh?”
“Ma dev’esser tutto frenetico”
“Eh, la vita l cara”
“Ma hanno solo citt a quella maniera?”
“Dovevi essere tutto nel tuo centro, dev’essere elettronica anche i panini”
“Ma le donne? tutte uguali piccine e scure?”

ma il meglio:

“Ma tu li leggi i Manga?”
“Si”
“In italiano o in giapponese?”
“Beh, in italiano”
“No, perch ci sono anche in giapponese, sai”

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Giappone! E’ bello tornare a casa…

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e sentire il suono di piedini che ti corrono incontro contenti, dopo essere rimasti ad aspettarti, che tu sia tornato. Il brutto quando quella verdura devi buttarla via.

Eh… cosa ci rester di questo viaggiodinozze in Giappone, a parte duemilasedici foto, due valige che in aeroporto eran entrambe in sovrappeso di tre kg perch zipillate di regalini e bentosit, e un jet-lag che mi ha fatto scambiare il giorno per la notte come ai lattanti?

Tanti ricordi.
Tipo l’aria condizionata sempre a palla, ovunque. In albergo noi la spengevamo quando uscivamo, e le cameriere ai piani la riaccendevano al massimo mentre sistemavano la stanza. Un pomeriggio una l’ha settata tanto forte che non arrivata alla porta prima di morire assiderata.
-Il fumo, proibito all’aperto ma consentito in alcuni locali, tant’ che entrando al McDonald -santo protettore, lui e la tazza occidentale, del corpo sciolto in terra straniera costellata esclusivamente di cessi alla giapponese grandi come portacenere- si veniva accolti da un muro di nebbia come alla barriera di Milano. Per strada, disegnate a terra, invece, ci sono “smoking area” di un metro quadro in cui si installano anche quattro fumatori.
L’assenza di cura ortodontiche. Ho visto cose che nemmeno vi immaginate, tipo una bimba con due chiostre di denti, come uno squalo. E non era il peggio.
-Le piogge improponibili. Siamo arrivati a Miyajima che quando sono entrato nel ryokan avevo i capelli alla Valentino e le cartine putrefatte in tasca per via di un’acquerugiola fine. All’arrivo a Kyoto, invece, veniva un’acqua che intanto il Buon Signore era al bar a bullarsene con gli amici. Per foruna, cessata dopo una dozzina d’ore, lasciandoci liberi di visitare il castello dello Shogun (“Antichissimo, ha quasi trecentottant’anni” “Signora, la porto a Pompei?”), il Padiglione Dorato e pi templi di quanto umanamente sopportabile, prontamente bilanciati da incursioni nei quartieri delle geishe e negli shopping arcades.
-I mezzi di trasporto. Puntuali al picosecondo, pulitissimi, silenziosi, coi controllori che facevano pi inchini che passi. Siamo pure orgogliosi di non esserci mai persi mai, n in metropolitana n a piedi, e nemmeno durante l’ultimo trasferimento taxi-treno-bus-aereo. Abbiamo pure avuto l’inquietante coincidenza di due inglesi che erano nella nostra stessa carrozza -e s che abbiamo prenotato all’ultimo momento- sia da Kanazawa ad Hiroshima che da Hiroshima a Kyoto, in giorni diversi e nonostante noi nel primo viaggio si proseguisse in locale.
-La tradizione affiancata alla modernit. Abbiam visto un’arciera vestita come in Rumic World, pantaloni ed arco lungo, in metropolitana, e all’uscita da quest’ultima, qualcosa come duecento persone di ogni et e sesso in piedi col NintendoDS, impegnati in una sfida collettiva in rete sotto il Sega Palace.

Uffa, pi scrivo e pi sogno di ripartire subito, ed aprire un ristorante dove , contrariamente all’uso locale, fare la carbonara senza gamberi o ricotta. O anche curare un giardino, ago di pino su ago di pino, fa lo stesso.

DEEEEEB?

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Follia, Giappone! Viaggio di nozze in Giappone, citazioni sparse

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“Da quando le giapponesi hanno le tette?” “Da quando le possono comprare”

“Di cos’ fatto quel pennello?” “Di morto”

“Adesso che hai cambiato i soldi, devi cercare per forza un modo per liberartene il pi in fretta possibile?”

“Fico, lui, vestito come la sua ragazza. Ah, no, aspetta, un uomo pure l’altro, complimentoni”

“Dove saresti, se non avessi me?” “A Cuba! :-P ” “Buon per te, io sarei in Giamaica!”

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Giappone! “Din Don” “Chi ?” “Ninja!”

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“C’ da firmare?”
“Condanna a morte, signora”
“Uff, salga. Terzo piano, senza ascensore”

Ecco, il post precedente stato copincollato e pubblicato a Kyoto, il giorno dopo averlo terminato. Selezioniamo le foto e scriviamo qualcosa di nuovo, e vi facciamo sapere, eh? :)

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Giappone! In Giappone non esistono rastrelli

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E in questi due giorni a Kanazawa ne abbiamo avuta la prova: i giardinieri, tutti rigorosamente col cappello di paglia conico, stanno in ginocchio a terra e raccolgono con serafica calma gli aghi di pino caduti a uno a uno, li mettono in una scodellina e poi vuotano quest’ultima in un cestone delle dimensioni di un barile.

Credevamo lo facessero solo in un giardinetto sul lungofiume -tra parentesi, un fiume bellissimo, lungo il quale abbiamo trovato anche le gru. E le ruspe, soprattutto-, ma, giunti al Kenrokuen Park, abbiamo visto che un metodo di lavoro diffuso. Che lo facciano per la cernita o solo perch sono statali, non ci dato saperlo. Quartiere delle geishe (a-ha).
Vabbe’, non che a Kanazawa abbiam visto solo i giardini; gi il solo arrivarci ci ha riempiti di orgoglio e di vedute. Prima di tutto perch siamo riusciti a prendere due Shinkansen in fila, con un cambio di soli nove minuti, ai lati opposti della stazione di Maibara, ma anche perch, giunti a Kanazawa, ho costretto la Figlioluccia a sobbarcarsi un trasferimento a piedi con bagagli a strascico di quasi due kilometri, e lei ha telefonato al divorzista solo una volta.
La camera da letto, in confronto a quella di Tokyo, era un armadio a muro -c’eravamo abituati pessimamente-, ma, visto che l’abbiamo usata solo per dormire, ci siamo accontentati. Anche la Lan era assicurata da un modem CATV dell’81 che in portineria ci hanno consegnato su Un ninja del tempio in uno dei pi riusciti travestimentirichiesta, di malavoglia e in una valigetta trasparente come in Mission Impossible. Ha funzionato, almeno, e i genitori, riunitisi per l’occasione a casa dei miei, ci hanno visti e inquisiti, con tanto di “ma mangiate? vi vediamo sciupati”.
Insomma, Kanazawa carinina, abbiamo visto, nell’ordine: il quartiere delle geishe*, il tempio dei ninja -che in realt poi si viene a sapere che coi ninja non c’ha nulla a che fare, il quartiere dei samurai**, i suddetti giardini e l’enorme mercato coperto nel quale siamo pure riusciti a scovare una bottega di kaiten-sushi dove, tanto per cambiare, eravamo gli unici occidentali da mesi,
Nel frattempo abbiamo incrociato il meglio e il peggio dei bottegai: una trentequalcosenne alla cassa, gentilissima, ma con un solo dente, storto, fuori dalla bocca, e nero, tant’ che a me pure scappato un indelicatissimo “MA NOOO!” di sorpresa;La stazione di Kanazawa
un’altra tizia, a un altro piano dello stesso centro commerciale della precedente -faranno opportuna selezione assunzionale?- che aveva la voce tanto nasale e alta che non parlava di testa, ma direttamente col chackra della corona; una coppia di anziani accanto al tempio dei ninja che appena abbiamo messo piede nel negozio ci ha servito due tazze di ottimo the freddo, sulla fiducia, e, il pi rimarchevole in quanto anomalissimo, uno STRONZO che, nonostante la Figlioluccia gli avesse chiesto pi e pi volte se nel riso che ci stava vendendo ci fosse o meno pesce, le ha risposto di no e le ha ammannito una vaschetta che abbiamo scoperto poi contenere pi avannotti che chicchi di riso, e che quindi piombata direttamente nel cestino della camera d’hotel.

Nel momento in cui vi scrivo, alle 19 del 30 settembre, quindi almeno due giorni fa per voi che leggete, siamo a Miyajima, in una camera tradizionale di un ryokan, tanto tradizionale che non c’ nemmeno l’altrimenti onnipresente LAN; una stanza di sei tatami con un unico tavolinetto alto e relative sedie vicino alla finestra panoramica, A cena, una delle otto portategabinetto, vasca da bagno e lavandino in tre aree separate, con i futon ancora nell’armadio a muro -di cui mi sfugge il nome- e la stuoia in terra. Siamo in yukata e calzini col ditone in attesa della cena che ci verr servita in camera, sul tavolinetto basso che abbiamo visto in mille cartoni animati; verso le dieci andremo poi a visitare i bagni termali dell’albergo.
L’isola stessa una chicca, e ha valso completamente le quattro ore e rotti di spostamento, tra treno locale, shinkansen, metropolitana, traghetto e trascinamento valigie. Ci sono in giro, liberi come i gatti -con i quali si sono contesi pure i resti di un esperimento di assaggio-di-cibo-locale finito male-, cervi a non finire; scesi dal traghetto, accanto a quell’arco rosso immerso nell’acqua che avete visto in mille cartoline dal Giappone, vicino a quel tempio su palafitte che avete visto in mille Dal tempiodocumentari sul Giappone, c’era questo cervo che era tanto fermo che pareva impagliato. Gli abbiam fatto mille foto, prima di capire che l’isola ne piena, che entrano nelle botteghe e che, diciamocelo, rompono pure un po’ i coglioni quando cercano di mangiarti la cartina dalle mani mentre cerchi, sotto la pioggerellina, di capire dove cavolo si trovi l’albergo. L’isola sarebbe ancora pi bella se non fosse funestata di giorno dal maltempo e soprattutto, da orde di truzzini e squinziette urlanti; almeno non sono italici, ma autoctoni, e non mi vergogno per nulla, almeno qui.

Il giorno seguente, ore 20:45.
La cena di ieri stata praticamente infinita: non so pi quante portate la deliziosa (parole della Debora, che aggiunge “no, dico, pure bellina!”) cameriera ci ha recato. Per me mille varianti di tofu, verdure e funghi, per la Figlioluccia mille varianti di pesce, verdure e funghi. Soprattutto funghi: ne avevamo in ogni sushi, in ognicontorno, in ogni frittura e pure nel bicchiere della zuppa di miso; io personalmente ho guardato con sospetto pure il contenuto della teiera.Bassa marea
Mentre, in yukata e ciantelle infradito andavamo a far foto al tempio di notte, e soprattutto a farci ridere dietro dagli autoctoni -il fatto che sia perfettamente accettabile andare in giro in quella maniera lo raccontano ai turisti, ma non se ne visto uno, di loro. la gentilissima signorina Omoto stendeva i futon per la notte. Va da s che abbiamo dormito come ciocchi, e che stamattina eravamo pimpanti e agguerriti. Svolti il tour al tempio e il necessario, e sottolineo necessario, shopping, ci siamo infilati in una okonomiyakeria e ci siam fatti ammannire un duo dei suddetti okonomiyaki vegetariani, anche se in tempi diversi, dato che la Figlioluccia mi ha promosso in questa occasione a porcellino d’india per gli esperimenti alimentari. Visto che io non morivo dopo i primi bocconi, ha provato pure lei, ha apprezzato, ha ordinato.
Nel pomeriggio il dramma: la stanza senza futon impedisce il pisolo post-prandiale. Abbiamo QUASI rimediato coi cuscini. La Figlioluccia si lamentata che “cos mi inarca tutta la schiena, sto scomodissima, non mi addormenter mai”; si messa pancia sotto e ha iniziato a russare finch due cameriere, evidentemente la task force antipisolo, hanno bussato a venti minuti di distanza per portarci prima acqua e ghiaccio e poi the verde, entrambi non richiesti.
Rialzati, visita alla pagoda, al parco e nuove foto al torii fuori dal tempio, poi nuova cena, doppiamente vegetariana, nuovamente infinita, stavolta molto meno monotematica.
Mentre in televisione va la ricetta di uno che sembra preparare una frittata e poi serve il tutto senza cuocerlo, attendiamo la signorina per la preparazione della stanza per la notte e il successivo nostro gioco a tetris con gli acquisti da mettere in valigia. Abbiamo gi preventivato di spedire lo spedibile -riviste, guide ormai non pi utili, memorabilia e manga- ma lo stesso temiamo un sovrappeso all’aeroporto da far paura. Staremo a vedere…

* fasullo.
** fasullo pure quello. Avete presente San Marino? Ecco.

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