E’ bello tornare a casa…

Giappone!

5 Commenti

e sentire il suono di piedini che ti corrono incontro contenti, dopo essere rimasti ad aspettarti, che tu sia tornato. Il brutto č quando quella verdura devi buttarla via.

Eh… cosa ci resterŕ di questo viaggiodinozze in Giappone, a parte duemilasedici foto, due valige che in aeroporto eran entrambe in sovrappeso di tre kg perchč zipillate di regalini e bentositŕ, e un jet-lag che mi ha fatto scambiare il giorno per la notte come ai lattanti?

Tanti ricordi.
Tipo l’aria condizionata sempre a palla, ovunque. In albergo noi la spengevamo quando uscivamo, e le cameriere ai piani la riaccendevano al massimo mentre sistemavano la stanza. Un pomeriggio una l’ha settata tanto forte che non č arrivata alla porta prima di morire assiderata.
-Il fumo, proibito all’aperto ma consentito in alcuni locali, tant’č che entrando al McDonald -santo protettore, lui e la tazza occidentale, del corpo sciolto in terra straniera costellata esclusivamente di cessi alla giapponese grandi come portacenere- si veniva accolti da un muro di nebbia come alla barriera di Milano. Per strada, disegnate a terra, invece, ci sono “smoking area” di un metro quadro in cui si installano anche quattro fumatori.
L’assenza di cura ortodontiche. Ho visto cose che nemmeno vi immaginate, tipo una bimba con due chiostre di denti, come uno squalo. E non era il peggio.
-Le piogge improponibili. Siamo arrivati a Miyajima che quando sono entrato nel ryokan avevo i capelli alla Valentino e le cartine putrefatte in tasca per via di un’acquerugiola fine. All’arrivo a Kyoto, invece, veniva un’acqua che intanto il Buon Signore era al bar a bullarsene con gli amici. Per foruna, č cessata dopo una dozzina d’ore, lasciandoci liberi di visitare il castello dello Shogun (“Antichissimo, ha quasi trecentottant’anni” “Signora, la porto a Pompei?”), il Padiglione Dorato e piů templi di quanto umanamente sopportabile, prontamente bilanciati da incursioni nei quartieri delle geishe e negli shopping arcades.
-I mezzi di trasporto. Puntuali al picosecondo, pulitissimi, silenziosi, coi controllori che facevano piů inchini che passi. Siamo pure orgogliosi di non esserci mai persi mai, nč in metropolitana nč a piedi, e nemmeno durante l’ultimo trasferimento taxi-treno-bus-aereo. Abbiamo pure avuto l’inquietante coincidenza di due inglesi che erano nella nostra stessa carrozza -e sě che abbiamo prenotato all’ultimo momento- sia da Kanazawa ad Hiroshima che da Hiroshima a Kyoto, in giorni diversi e nonostante noi nel primo viaggio si proseguisse in locale.
-La tradizione affiancata alla modernitŕ. Abbiam visto un’arciera vestita come in Rumic World, pantaloni ed arco lungo, in metropolitana, e all’uscita da quest’ultima, qualcosa come duecento persone di ogni etŕ e sesso in piedi col NintendoDS, impegnati in una sfida collettiva in rete sotto il Sega Palace.

Uffa, piů scrivo e piů sogno di ripartire subito, ed aprire un ristorante dove , contrariamente all’uso locale, fare la carbonara senza gamberi o ricotta. O anche curare un giardino, ago di pino su ago di pino, fa lo stesso.

DEEEEEB?

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5 Responses to “E’ bello tornare a casa…”

  1. NeXuS Says:

    Bentornati e sono contento che vi sia piaciuto il vostro viaggio.
    Mi domando solo perche’ non siate passati a trovarmi, in fondo e’ a due passi… :(

  2. Ruben Says:

    Hai dimenticato i 12 milioni e mezzo di bicchieri di plastica……… o li hai deliberatamente omessi??

  3. i'C Says:

    Grazie a Dio non facevano parte del viaggio…

  4. i'C Says:

    Nexus… ci si č anche pensato… Ma anche dal punto piů vicino in cui eravamo, eran sempre sette ore. Almeno. Conviene venire apposta. E lo faremo.

  5. Ely Says:

    BENTORNATIIIIIIIIIIIIIII :-)
    Un abbraccio

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