L’uomo -ma no, non era un uomo, doveva ricordarselo- sul quale Giorgio aveva puntato il fucile si pass la mano sulla fronte, tocc appena il punto visibile solo nel display e poi si guard la mano, come se credesse di vedersela macchiata dalla luce del laser. A Giorgio occorse una frazione di secondo per realizzare che non poteva essere possibile. Il puntatore era invisibile, appunto, senza opportuni apparecchi. Avrebbe capito se qualcuno avesse provato a scattare una fotografia con una macchina digitale, o avesse inquadrato l’oratore con una videocamera: sarebbe stato come quando con gli stessi si inquadra un telecomando in funzione: la matrice dell’apparecchio rileva frequenze che l’occhio non raggiunge.
Quando l’uomo, dicendo qualcosa che per Giorgio era inaudibile, si volt a guardare fuori dalla finestra, e quando per una frazione di secondo lo sguardo incroci quello di Giorgio, quest’ultimo realizz d’essere stato scoperto. Stacc il pi rapidamente possibile il cavo che dal suo corpetto andava al fucile e lasci andare l’arma senza preoccuparsi di reggere il treppiede. Il peso improvvisamente fuori centro scalz uno dei piedini dal terreno e fece cadere il tutto a terra. Prima che si udisse il frusco delle foglie e il tonfo attutito, Giorgio aveva gi sganciato dall’armatura anche il peso inutile delle batterie e delle formelle di ghiaccio, e iniziato a correre verso l’auto con la quale era venuto. Non vide i battenti della finestra chiudersi.
Senza scambiarsi una parola, quattro dei convitati scattarono in piedi all’unisono mentre Sabrina chiudeva i battenti in legno della finestra. Dopo il Bolli nessuno aveva nemmeno voltato lo sguardo a cercare nell’oscurit: il cecchino aveva avuto solo quella frazione di secondo per comprendere di essere stato scoperto e sparare. Evidentemente non gli era bastata, cap Bruno, che si alz con un minimo scarto temporale dopo i commensali. Con un balzo raggiunse i quattro mentre uscivano dalla porta principale. Istintivamente, cap che era la caccia a un predatore che ormai doveva aver abbandonato l’arma per fuggire pi in fretta.
Giorgio aveva bisogno di tutto l’equilibrio e la concentrazione possibile per correre via senza cadere o inciampare, sbilanciato e disorientato come era dal peso dell’armatura, dalla visione leggermente distorta dell’oculare a intensificazione luminosa e soprattutto, da un genuino terrore. Sapeva che lo stavano rincorrendo o, peggio, che lo stavano cercando con sistemi notturni, probabilmente armati. Spinto dall’adrenalina che quest’ultimo pensiero gli aveva infuso, acceler ulteriormente la corsa.
Bruno corse fuori insieme agli altri. Solo il primo ad uscire dall’abitazione aveva avuto un piccolo scarto laterale in corsa a prendere una specie di corta spada, poco pi di un pugnale, da una panoplia appesa al muro della stanza d’ingresso, come se la sua massa, peraltro abbastanza imponente, non impedisse manovre repentine.
Si diressero rapidi verso il lato della casa con la finestra adesso chiusa, in un giro largo. A qualche metro alla loro sinistra, pi vicino alla costruzione, videro contro un albero la zampa puntata ad angolo acuto verso il cielo di un treppiede fotografico, e intuirono la forma di un fucile. Il primo del gruppo agit la spada in un arco verso destra. Gli altri, affiatati e istruiti sul segnale, si divisero senza una parola in un raggio di sessanta gradi in quella direzione. Solo allora Bruno, per la prima volta confuso, si chiese Cosa sto facendo io qui?. Ignor la domanda con una conscia preoccupazione e senso di inadeguatezza, lasci che l’indignazione per quello che era successo al Bolli prevalesse, e corse anch’egli ad allargare il raggio della ricerca.
Giorgio non osava rallentare per abbassare lo sguardo a cercare in vita, con le mani rese meno sensibili dai guanti, lo walkie-talkie, ma dovette comunque farlo quando l’azione di stantuffo delle braccia venne a mancare. Trov alla cieca la trasmittente e la sganci con forza dalla cintura, rompendone la clip che la teneva ferma. Per un miracolo e con la forza dalla disperazione, ma non senza un tuffo al cuore, riusc a non farsela sfuggire di mano. La port vicino alla bocca e, nonostante l’ingombro della maschera gli impedisse la contemporanea vicinanza all’orecchio e quindi la certezza di una risposta, premette il tasto di chiamata e trasmissione. Ansim dentro il microfono “Mi hanno scoperto. Metti in moto e stai pronto a correre”. Quanto mancava, ancora?
Bruno pi che correre saltava da una gibbosit del terreno all’altra. La luce della luna era pi che sufficiente per evitare di inciampare nelle radici pi grosse mentre scendevano verso la strada. Pi che vederli o udirli, percepiva gli altri che accanto e pi avanti di lui, sempre pi distanti, facevano lo stesso. Il cecchino, ancora invisibile a Bruno per via degli alberi, aveva diversi secondi di vantaggio, ma i compagni di caccia sembravano addirittura non toccare il terreno e stavano rapidamente recuperando. Bruno non sapeva cosa avrebbe fatto, anzi, cosa avrebbero fatto se e quando fossero riusciti a raggiungerlo, ma la febbre della corsa e della caccia rendevano questo dubbio insignificante. Gi pregustava un balzo in avanti e un placcaggio. “Incosciente” si disse, “e se ancora armato?” e si rispose con una scrollata di spalle mentale.
Giorgio os voltarsi per una frazione di secondo. Non vide niente di definito, neppure con l’apparato di visione notturna, ma la semplice percezione, ancora nel fitto degli alberi, di un movimento, lo spinse a spremere ancora di pi le forze che gli stavano progressivamente calando. “Quanto cazzo lungo un chilometro?” pens, disperato, una frazione di secondo prima di rompere con il petto una barriera di cespugli e finire con i piedi nel vuoto.
Bruno vide il suo compagno armato tagliargli la strada in diagonale una ventina di metri avanti, la lama che brillava a sprazzi mentre oscillava assieme al braccio durante la corsa. Lo stesso stavano facendo gli altri tre, seguendo colui che doveva aver individuato l’oggetto dell’inseguimento. Bruno non poteva correre pi veloce, o almeno cos credeva, ma si accorse di star recuperando terreno, e che gli si era allargato un sorriso.
Il salto fu di una quarantina di centimetri, ma a quella velocit corse il rischio di cadere quando il piede tocc l’asfalto. Per fortuna Giorgio riusc a mantenere l’equilibrio e a perdere appena un paio di passi prima di ristabilizzarsi; ancora per maggior fortuna, nella discesa a rotta di collo era riuscito a mantenere quasi del tutto la direzione giusta, uscendo dagli arbusti e cadendo sulla strada, pi bassa del bosco, a meno di venti metri dall’auto di Leonardo, parcheggiata nello slargo di una curva, accanto all’armadio Telecom gi richiuso. Le luci di posizione e i fari erano spenti, ma uno sportello posteriore era aperto. L’auto -non riusc a stabilirlo se non negli ultimi metri di forsennata corsa- era in moto.
Bruno ebbe appena un secondo o due per capire come fosse sparito l’uomo davanti a lui prima di trovarsi tra gli arbusti che ancora non avevano smesso di oscillare. Qualche leggero graffio e un respiro saltato dopo, atterrava sulla strada. Alla sua destra, l’uomo col pugnale era a meno di dieci metri da un tizio con una strana attrezzatura nera addosso.
Giorgio non si volt di nuovo: aveva sentito i fruscii seguiti da tonfi di altri che saltavano dal bosco nella strada, e lo scalpicco feroce sull’asfalto. Quelle creature che non aveva il coraggio di guardare stavano per ghermirlo. L’auto si mosse, voltando in modo da rivolgergli lo sportello aperto a meno di cinque insuperabili metri.
L’uomo in nero si butt come un pesce nell’auto che gi stava partendo, steso sul sedile posteriore. Lo sportello si chiuse per inerzia mentre l’auto prendeva velocit. L’uomo col pugnale e Bruno tentarono uno scatto, ma le energie erano state gi spese in abbondanza, e non c’era altro margine. L’auto prese velocit e distanza, e spar.
I due smorzarono l’abbrivio finendo col respiro corto e chini con le mani sulle ginocchia l’uno accanto all’altro. “Targa?” chiese tra una inspirazione e l’altra l’uomo col pugnale. “No” rispose Bruno. “Coperta”, ebbe la forza di rispondere prima di tornare ad ammortizzare il debito d’ossigeno. Infatti quando aveva cercato di leggere il numero, aveva visto che una striscia argentata di nastro americano lo copriva. Ancora ansimanti, fecero dietro-front e si congiunsero agli altri per far ritorno alla casa.