Archive for giugno, 2010

Audio/Video Nerdgasm

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Si, è proprio lui.

edit: la BBC ha rotto il cazzo.

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Follia La verità fa male

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Suona il telefono.

“Pronto, famiglia Aldrovandi?”

“No, signora, ha sbagliato numero”

“Qui ho scritto ‘Aldrovandi Santina’”

“Eh, ha scritto male”

Da come ha riattaccato, non deve averla presa bene.

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Mi rammento Storie da bar

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Ieri ho promesso -oddio, più che altro ho annunciato- a un Beppe Tosco intortato dalla mia incosciente logorrea, che probabilmente mi ha risposto “lo leggerò solo per farmi star zitto -e vabbè, la serata di presentazione del suo libro “E’ finita la benzina” è stata divertentissima e interessante assai, checchè poco fequentata- la scrittura di un paio dei miei aneddoti da bar; il discorso, a metà della presentazione, complice l’autogestione data dalla diserzione di un assessore alla cultura (complimentoni, eh!, assessore, “ci sarò di sicuro”) che ha permesso di buttarla in caciara e lasciar andare a ruota libera il Tosco e, diciamocelo, di diventar molesti noi, ha svoltato sul personale. La comicità di Beppe è quella dell’immedesimazione, quindi, in quell’amabile convivio che ne ?enuto fuori sono uscite confessioni intime e imbarazzanti -Beppe, se leggi questo, sappi che in questo blog ce ne sono di peggiori, o migliori, secondo i punti di vista- e la spontaneit?ell’ “a me invece è successo…”.
Quindi, dopo le reciproche confidenze di astio tutto mascolino verso l’IKEA -non condivido invece quelle verso il Leroy-Merlin, visto che mezz’ora prima di partecipare alla presentazione (libreria “pezzi da otto”, campi bisenzio, messaggio promozionale, che quei ragazzi se lo meritano) avevo effettuato un blitz da tre minuti d’orologio al Leroy dei Gigli e avevo acquistato un seghetto da traforo oscillante senza por Grumvadslt in mezzo- abbiamo parlato d’ogni cosa.
Ma proprio d’ogni cosa. Dalle passioni personali, alle esperienze lavorative, ai .pdf per gli ebook, al plagio perpetrato reiteratamente di Luttazzi, alla genealogia degli elenchi di assurdit?consiglio di leggere la novella sesta della giornata decima del Decamerone, con protagonista fra’Cipolla, per avere il primo che io riesca a ricordare) alla base comune della comicità agli spot della renault 5 “più di un flirt” -e qui, se cercate su youtube con le chiavi giuste, avrete una sorpresa-.

Insomma: ho minacciato di mettere per iscritto i miei aneddoti da bar -che qualcuno di quelli da 12 e la “trilogia di mia madre” già ci sono- e io le mie minacce le mantengo.

La donna che sapeva quel che voleva

Alla macchina per il caffè:
“Buongiorno, signora”
Il buongiorno da parte dei clienti non usa quasi mai, quindi: “Cappuccinolungoscurolattefreddosenzaschiumanelbicchiere”
Ho necessitato di qualche lungo, imbarazzato, silenzioso secondo con lo sguardo fisso per realizzare che
1) effettivamente fosse un’ordinazione
2) che in realtà si trattava di un caffellatte scuro in vetro.
La mia domanda avrebbe dovuto essere “il cucchiaino in che lega lo vuole?” ma ho preferito soprassedere.

L’incauto

Al banco della pasticceria:
“Mi potrebbe dare una pasta con le mele?”
Io mi son visto a braghe calate, seduto nel bancone, a far contorsioni e contrazioni del gluteus maximus come se fossi una gru di quei giochi da luna park.
Mi è scattato il pazzo: “Io ci posso provare, però poi gliela voglio veder mangiare”.
Per fortuna era un cliente col quale eravamo in confidenza, e ha riso con me invece di denunciarmi.

L’Omo Vero

Allora (che è un modo per pigliar fiato quando parlo, ma qui è una trappola per la punteggiatura), una necessaria premessa: il nostro bar la mattina apriva alle cinque. Alle cinque. Quelle sono ore che la gente perbene, la gente normale, chiunque non costretto dall’Annona o da un turno di sorveglianza medica, tecnica o di pubblica sicurezza, nemmeno crede che esistano: “ma va’? le cinque? del pomeriggio? come, del mattino? ah, adesso ci sono anche le cinque del mattino? ma va’, mi prendi per il culo. Si, vabbè, adesso vado su google e se non è vero ti spacco la faccia”

Alle cinque del mattino la clientela era costituita da prime corse ATAF, edicolanti, medici del vicino ospedale, polizia e carabinieri, personaggi equivoci e, prima di tutti, l’Omo Vero.
L’Omo Vero era un “vecchio mal vissuto” di manzoniana memoria. Avrebbe potuto essere un modello per un dipinto di Caronte, se non avesse avuto un’apecar invece di una barca a remi.
Pi?una volta l’abbiam trovato ad aspettarci appoggiato al bandone, con l’apecar in moto “pet-pet-pet-pet-pet” nel silenzio della piazza.
Si entrava, si accendevano le luci, si faceva entrare.
Mia madre a smacchinare i primi caffè, mio padre a far panini nel retrobottega, io a coprire cassa e bancone.
Al mattino, con macchina non “a regime”, i primi caffè fanno schifo, dicono. Io, nonostante una mano fortunata per la preparazione di caff? cappuccini per conto terzi, del caffè non sono un gran cultore. Uso la caffeina per star sveglio, ma se è in pillole, endovena, o in un americanofreddomacchiatointazzagrande per me fa lo stesso, tant’è che mia madre usava i caffè “di apertura”, che normalmente vengon buttati via, per farmi un “doppio col latte” che mi consentisse di tenere gli occhi aperti.
Insomma, l’Omo Vero entra nel bar, e, come tutte le mattine alle 5:01 chiede, con la voce di uno che per anni ha fumato legno di pioppo e acetilene:
“Un panino con la soppressa e due bicchieri di vinsanto”
Si, alle cinque del mattino. Abbiamo sempre supposto che l’apecar fosse tenuto in moto per tenere al caldo il fegato lasciato nell’abitacolo, e che probabilmente bussava inascoltato al vetro chiedendo aiuto.
Io verso i bicchieri, mio padre porta il panino, mentre l’Omo Vero si bulla delle sue imprese notturne: “Lo vedi quel termosifone?” -indica tra la ferraglia di recupero che ha sul cassone, raccolta chiss?ove e che venderà chissà dove- “l’ho arzato da me!”
Mia madre svicola nel retro per aiutare mio padre, io resto nel bar. Visto che l’Omo Vero è l’unico cliente, mi defilo dietro la macchina del caffè, posto dal quale si vede senza esser visti tutto il bancone, pronto a scattare, e inizio a bere il caffè di cui sopra.
L’Omo Vero s’alza sulle braccia poggiate al bancone, si stende per vedermi e mi apostrofa, sempre con la voce di chi ha fatto per trent’anni i gargarismi con lo sverniciatore:
“O i’cche tu bevi? Il caffellattuccio?”
Io son basito, non ho davvero il tempo di rispondere.
“O chi te l’ha fatto? la mammina?” e, subito: “ma che sei un omo, te, che ti garban le bambine?”
Ora, qui ci sarebbe stato da litigare, seriamente, se l’Omo Vero non avesse aggiunto quello che io ritengo un capolavoro, che mi ha ammazzato ogni sentimento negativo e mi ha fatto togliere un cappello virtuale:

“IO, ALLA TUA ETA’, MI FACEVO LE SEGHE ANCHE COL TELEGIORNALE”.

Ero seriamente tentato d’offrigliela io, la colazione.

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Ah: visto che la gente continua a chiedermi cosa ho nella tracolla (“E qui cosa hai?” indicando uno dei moduli è un gesto che in dodici ore mi hanno ripetuto mia madre, un collega e Beppe Tosco), presto farò un post col contenuto illustrato di ogni tasca. Contenti? (no, che poi, quasi tutti mi pigliate per il culo perchè mi porto dietro “tutta quella roba”, salvo poi venirmi a piagnucolare “Hai mica uno spargibrugole del sei?” consci che, sì, ce l’ho o so come sostituirlo con quel che ho. Stronzi)

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Dio li fa e poi li accoppa, Follia Ho una moglie a cartoni animati

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Da qualche giorno, cioè da quando le ho propinato la visione di un DVD con la storia di Carosello, la Figlioluccia esprime il suo disappunto con stile:
rovescia la testa indietro, spalanca la bocca e piange con gli ultrasuoni di quella che suppongo essere stata Isa di Marzio. Andate a 1:13, ad esempio.

Non è meravigliosa?

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Audio/Video A pennello

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Non è fantastico il nuovo spot di Valentino Rossi per l’ADSL Fastweb?

“Va veloce proprio come me”

Già, e proprio come te quando cade sta sei mesi fermo.

(si scherza, eh, signor Fastweb!)

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Dio li fa e poi li accoppa Prima di agosto devo farmi venire un’altra idea

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Ero al Leroy Merlin con la Figlioluccia.
Dopo aver osservato un paio di utensili, ho punzecchiato:
“Ho trovato cosa farti di regalo per il tuo compleanno: una bel seghetto da traforo oscillante, così fai gli intarsi”
“Nel caso, ti conviene smussargli gli angoli, prima di consegnarmelo”

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Accadde che..., Ce l'ho con..., Virtuality Commento a Luttazzi

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Commento inviato (e ovviamente mai pubblicato) al blog di Luttazzi, che leggo quotidianamente.
Per chi non lo sapesse, Luttazzi è stato accusato di plagio per qualcosa come 500 minuti di sketches e battute da stand-comedians americani.
Per saperne di più: http://ntvox.blogspot.com/ e, soprattutto, qui o qui .

“Giusto per curiosità, per te dove si ferma la citazione?
Mi spiego: la famosa battuta della mosca/falena che vola dritto quando scoreggia èna citazione per te e plagio per Bonolis. Ok.
“Troppo presto” per Bonolis, mentre tu hai aspettato vent’anni per riproporla?
E’ una questione di tempi?
Di termini esatti e adattamenti, tipo lo sketch del cameriere smemorato, dove si paga Martin in dollari e te in lire?

Una citazione è una strizzatina d’occhio, non uno sketch di tre minuti o il pezzo sull’eiaculazione precoce senza citare -appunto- la fonte.

Ok, sono saltato sul treno da poco. Mi son sempre riferito a te come “quel genio di Luttazzi”, da quando, pensa te, ti fermai per strada a Firenze per dirti “Forza con la Tamaro”, sarà perchè la caduta è da più in alto che mi fa più male.”

edit:

Proprio in apertura (e anche su boingboing)

Complimenti, Daniele. Hai dato una nuova dignità all’espressione “Italiani ladri”

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Ce l'ho con... Del perchè non mi piace Facebook

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Anche oggi su FB uno dei miei contatti ha pubblicato un video interessante, questa volta tratto da un film del 1976:

Una selva di “mi piace”.
Al che io ho chiesto “com’è finita, poi, picchi di ascolto a parte?”
Nessuna risposta.
Non poteva essere diversamente, era una prova del nove, una domanda retorica. Cosa possono -potrebbero, via, visto che è un’opera di fantasia” aver ottenuto tutti quelli affacciati alla finestra a urlare il loro disappunto, tutti con la stessa formula? Nulla: è un ottimo modo di sfogarsi, ma sfogarsi è ben differente da agire.
Lo stesso con Facebook. Maledizione al momento in cui si è diffuso tanto da diventare imprescindibile per far vedere una foto a un amico, per chattare, per fare tutto quello per cui servivano Flickr, MSN, un blog, Skype.
Prima la gente bloggava -pure io, parecchio di più, si prendeva la briga di scrivere tutti gli affari propri, quello che andava bene e quello che non le tornava. Occorreva lo sforzo di scrivere più di due righe -e che fosse roba tua, non un’immagine ripresa da chissà dove, o un testo in un quadratino come va di moda in questo momento-, che qualcuno cercasse il tuo blog o fosse iscritto ai tuoi RSS, che leggesse tutto, che poi se aveva da commentare, nel bene o nel male, scrivesse qualcosa di suo. Occoreva interesse e lavoro.

Adesso, scorrete un po’ me e tra i miei link per vedere se è vero o no, i blogger hanno molto diratato i loro interventi. Ti iscrivi a FB in tre minuti, se vuoi anche senza metterci la faccia o il nome vero, checchè se ne dica, e cominci a farti i cazzi degli altri tre righe per volta; agli altri, sempre tre righe per volta, sbatti in faccia i tuoi, che questi lo vogliano o no, visto che ignorare gli aggiornamenti o negare un’amicizia pare uno sgarbo imperdonabile.

Se quello che leggi ti piace, clicchi sull’apposito tastino.
“W le coccole”: Mi piace.
“Più rispetto alle donne”: Mi piace
“Fermiamo chi maltratta i cuccioli”: Mi piace.
“Tibet libero”: Mi piace.
“Basta a tutte le guerre del mondo”: Mi piace.

Con un click del tastino ci si mette la coscienza a posto, si fa vedere al mondo che quegli argomenti li abbiamo a cuore, che vogliamo migliorare e migliorarci. Ma quanto dura un click? Ancora meno dell’urlo “sono incazzato” alla finestra, e al contrario di quell’urlo, non implica necessariamente che alziamo il culo, nemmeno figuratamente, dalla poltrona, che ci ingegniamo per capire come possiamo fare a rispettare di pi?donne o a liberare il Tibet. tanto, mica tocca noi, la nostra parte l’abbiamo fatta con quel click, no?

Pigrizia. La stessa pigrizia che -non ne sono esente- ti fa scrivere “giornata del cavolo” nel tuo status, senza spiegare perchè e nessuno te lo chiede. In un blog, scorrete per credere, il perchè lo spieghi: scrivere ti aiuta a sfogarti, a vedere le cose pi?are, a trovare magari una soluzione.
E nessuno clicca “mi piace” se ti girano le palle.

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Audio/Video Datemi il numero, vedo di trovare un minuto.

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Festeggiamo un gradito ritorno:

adesso sapete anche cosa ho fatto per buona parte della mia adolescenza.

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Dio li fa e poi li accoppa, Follia, Gadgets Redshirted is not only on ST

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“Non posso credere che tu ti stia mettendo una maglietta rossa”
“Questo e altro pur di indossare l’emblema di… HURRICANE POLIMAR!”

“…vai a lavorare, vai”

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Audio/Video Fico al cubo

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Doctor Who.
Deejay set.
Tesla coil.
Fulmini.
Ho detto abbastanza?

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Follia, Gadgets Chindogu

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Raffreddaramen USB (si, ?n ventilatore)

Raffreddaminestra

Lo so, sembro pi?zo di quello che sono. Il ventilatore era già lì, poi mi son preparato i ramen… poi il chindogu.

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Audio/Video, Tanta iNioranza Magari una via di mezzo

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Il torto non è mai da una parte sola.

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