Del perchè non mi piace Facebook
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Anche oggi su FB uno dei miei contatti ha pubblicato un video interessante, questa volta tratto da un film del 1976:
Una selva di “mi piace”.
Al che io ho chiesto “com’è finita, poi, picchi di ascolto a parte?”
Nessuna risposta.
Non poteva essere diversamente, era una prova del nove, una domanda retorica. Cosa possono -potrebbero, via, visto che è un’opera di fantasia” aver ottenuto tutti quelli affacciati alla finestra a urlare il loro disappunto, tutti con la stessa formula? Nulla: è un ottimo modo di sfogarsi, ma sfogarsi è ben differente da agire.
Lo stesso con Facebook. Maledizione al momento in cui si è diffuso tanto da diventare imprescindibile per far vedere una foto a un amico, per chattare, per fare tutto quello per cui servivano Flickr, MSN, un blog, Skype.
Prima la gente bloggava -pure io, parecchio di più, si prendeva la briga di scrivere tutti gli affari propri, quello che andava bene e quello che non le tornava. Occorreva lo sforzo di scrivere più di due righe -e che fosse roba tua, non un’immagine ripresa da chissà dove, o un testo in un quadratino come va di moda in questo momento-, che qualcuno cercasse il tuo blog o fosse iscritto ai tuoi RSS, che leggesse tutto, che poi se aveva da commentare, nel bene o nel male, scrivesse qualcosa di suo. Occoreva interesse e lavoro.
Adesso, scorrete un po’ me e tra i miei link per vedere se è vero o no, i blogger hanno molto diratato i loro interventi. Ti iscrivi a FB in tre minuti, se vuoi anche senza metterci la faccia o il nome vero, checchè se ne dica, e cominci a farti i cazzi degli altri tre righe per volta; agli altri, sempre tre righe per volta, sbatti in faccia i tuoi, che questi lo vogliano o no, visto che ignorare gli aggiornamenti o negare un’amicizia pare uno sgarbo imperdonabile.
Se quello che leggi ti piace, clicchi sull’apposito tastino.
“W le coccole”: Mi piace.
“Più rispetto alle donne”: Mi piace
“Fermiamo chi maltratta i cuccioli”: Mi piace.
“Tibet libero”: Mi piace.
“Basta a tutte le guerre del mondo”: Mi piace.
Con un click del tastino ci si mette la coscienza a posto, si fa vedere al mondo che quegli argomenti li abbiamo a cuore, che vogliamo migliorare e migliorarci. Ma quanto dura un click? Ancora meno dell’urlo “sono incazzato” alla finestra, e al contrario di quell’urlo, non implica necessariamente che alziamo il culo, nemmeno figuratamente, dalla poltrona, che ci ingegniamo per capire come possiamo fare a rispettare di pi?donne o a liberare il Tibet. tanto, mica tocca noi, la nostra parte l’abbiamo fatta con quel click, no?
Pigrizia. La stessa pigrizia che -non ne sono esente- ti fa scrivere “giornata del cavolo” nel tuo status, senza spiegare perchè e nessuno te lo chiede. In un blog, scorrete per credere, il perchè lo spieghi: scrivere ti aiuta a sfogarti, a vedere le cose pi?are, a trovare magari una soluzione.
E nessuno clicca “mi piace” se ti girano le palle.












giugno 12th, 2010 at 07:10
E infatti… io sono venuta a leggere questo post seguendo il link su fb!
Comunque condivido… anzi no, mi piace!
giugno 12th, 2010 at 07:18
Grazie, Lidia
come si dice, se non puoi batterli, unisciti a loro.
basta non adeguarsi
giugno 15th, 2010 at 09:42
Noi rimaniamo fedeli al mondo dei Blog.
hep
giugno 30th, 2010 at 15:25
MADONNA SIMONE
QUANTO CAZZO C’HAI RAGIONE!!!
Scusa il caps, ma era d’obbligo.
Continuo ad odiare facebook.